I russi frenati dalle perquisizioni. Il solito, sospetto, tempismo
Se i russi della Nafta Moskva non comprano più la Roma e il ripensamento ha a che fare con le perquisizioni indiscriminate e poliziesche (decise dalla magistratura senza un preciso indizio di reato, ma basate su un passaggio di carte chissà da parte di chi) sarebbe un fatto gravissimo. Un danno economico per Sensi e la Roma di cui qualcuno, lì, di quei pupazzi con la toga, dovrebbe rispondere.
Sunday, February 29, 2004
Com'è difficile diventare riformisti
Si interroga Michele Salvati sul Corriere della Sera:
«I politici della sinistra riformista sono soli e gli intellettuali di sinistra o stanno in silenzio o si mobilitano su posizioni estreme: così ha scritto Galli della Loggia sul Corriere mercoledì 25. Difficile non essere d'accordo. (...) Questo Paese non ha mai conosciuto, nonostante il grande Cattaneo, una robusta intellettualità liberale, raziocinante e riformista, di destra o di sinistra: nulla di paragonabile a Francia e Gran Bretagna».
I perché - «In ultima analisi una politica riformista non è cool, direbbero gli inglesi, non è entusiasmante: Tony Blair ha dovuto usare dosi massicce di spin doctoring per rendere appetibile la sua Terza via. Insomma, dà un grande ruolo al cervello e uno piccolo al cuore. È difficile, impegna in ragionamenti che tirano in ballo compatibilità e incompatibilità, effetti non voluti o perversi. Esige conoscenze e specializzazione. Richiede di pensare in termini di sistema, economico, internazionale o altro. Anche il riformismo più coraggioso potrà sempre essere accusato di moderatismo o di sconfinamento nel campo avversario. E questo fa sì che "vendere" un riformismo serio, sia agli elettori, sia agli intellettuali, non sia per nulla facile. (...) Gli ostacoli principali, per gli intellettuali di sinistra, sono i tre seguenti. Il primo ha a che fare con le idee ricevute: oggi non si trova un marxista nemmeno a pagarlo, ma rimanenze profonde di una visione che sembrava rendere "scientificamente" fondate trasformazioni radicali dell'economia e della società sono rimaste. Insomma, è rimasto il radicalismo anche se è stata messa da parte, senza troppo riflettere, la grande teoria che lo fondava. (...) Il secondo ha a che fare con una genuina indignazione per come vanno le cose, in Italia e nel mondo, per le ingiustizie, le nefandezze, le stupidità (...). Il terzo ha a che fare con la formazione prevalentemente umanistico-filosofica degli intellettuali di sinistra: nel loro mestiere trattano di idee e valori non di società e di economia, e questo non li predispone certo ad accettare gli argomenti dei riformisti».
Ma "Dov'è la sinistra riformista se nessuno è disposto a seguire Blair sull'Iraq?"
il Riformista
Si interroga Michele Salvati sul Corriere della Sera:
«I politici della sinistra riformista sono soli e gli intellettuali di sinistra o stanno in silenzio o si mobilitano su posizioni estreme: così ha scritto Galli della Loggia sul Corriere mercoledì 25. Difficile non essere d'accordo. (...) Questo Paese non ha mai conosciuto, nonostante il grande Cattaneo, una robusta intellettualità liberale, raziocinante e riformista, di destra o di sinistra: nulla di paragonabile a Francia e Gran Bretagna».
I perché - «In ultima analisi una politica riformista non è cool, direbbero gli inglesi, non è entusiasmante: Tony Blair ha dovuto usare dosi massicce di spin doctoring per rendere appetibile la sua Terza via. Insomma, dà un grande ruolo al cervello e uno piccolo al cuore. È difficile, impegna in ragionamenti che tirano in ballo compatibilità e incompatibilità, effetti non voluti o perversi. Esige conoscenze e specializzazione. Richiede di pensare in termini di sistema, economico, internazionale o altro. Anche il riformismo più coraggioso potrà sempre essere accusato di moderatismo o di sconfinamento nel campo avversario. E questo fa sì che "vendere" un riformismo serio, sia agli elettori, sia agli intellettuali, non sia per nulla facile. (...) Gli ostacoli principali, per gli intellettuali di sinistra, sono i tre seguenti. Il primo ha a che fare con le idee ricevute: oggi non si trova un marxista nemmeno a pagarlo, ma rimanenze profonde di una visione che sembrava rendere "scientificamente" fondate trasformazioni radicali dell'economia e della società sono rimaste. Insomma, è rimasto il radicalismo anche se è stata messa da parte, senza troppo riflettere, la grande teoria che lo fondava. (...) Il secondo ha a che fare con una genuina indignazione per come vanno le cose, in Italia e nel mondo, per le ingiustizie, le nefandezze, le stupidità (...). Il terzo ha a che fare con la formazione prevalentemente umanistico-filosofica degli intellettuali di sinistra: nel loro mestiere trattano di idee e valori non di società e di economia, e questo non li predispone certo ad accettare gli argomenti dei riformisti».
Ma "Dov'è la sinistra riformista se nessuno è disposto a seguire Blair sull'Iraq?"
il Riformista
Non buoni e cattivi, ma interessi in conflitto
Angelo Panebianco individua oggi sul Corriere della Sera «ragioni strutturali dietro ai conflitti nella maggioranza. Questi conflitti hanno spesso la natura di giochi a somma zero».
Due linee di frattura interne alla coalizione. «La prima contrappone il "partito del Nord" (rappresentato dalla Lega, dal ministro dell'Economia Tremonti e fino a oggi sostenuto da Berlusconi) e il "partito del Centro-Sud", i cui interessi trovano ascolto soprattutto in An e nell'Udc». La seconda «oppone gli interessi "esterni" agli interessi "interni" allo Stato. Se gli elettori della Lega, ma anche di una parte di Forza Italia, sono estranei allo Stato, e alle categorie professionali che allo Stato fanno riferimento, An e Udc rappresentano proprio quelle categorie: dipendenti pubblici, funzionari ministeriali, e più in generale quella parte della società che ha nello Stato la sua fonte di reddito. Si spiega perché Udc e An, in quanto rappresentanti di interessi "interni" allo Stato, si sforzino, in molti casi, di difendere lo status quo e, con esso, le corporazioni interessate. Quella che viene presentata come espressione di "moderazione" contrapposta all'estremismo dei leghisti (o del ministro dell'Economia) è spesso, a ben vedere, la difesa di interessi professionali-corporativi di cui si vuole impedire la destabilizzazione. Incidentalmente, ciò spiega anche perché An e Udc siano guardate con occhi amichevoli da settori del centrosinistra. Non è solo perché esse logorano il nemico Berlusconi. E' anche perché tutelano interessi non dissimili da quelli tradizionalmente rappresentati dal centrosinistra. In questa storia non ci sono "buoni" e "cattivi" ma interessi in conflitto».
Angelo Panebianco individua oggi sul Corriere della Sera «ragioni strutturali dietro ai conflitti nella maggioranza. Questi conflitti hanno spesso la natura di giochi a somma zero».
Due linee di frattura interne alla coalizione. «La prima contrappone il "partito del Nord" (rappresentato dalla Lega, dal ministro dell'Economia Tremonti e fino a oggi sostenuto da Berlusconi) e il "partito del Centro-Sud", i cui interessi trovano ascolto soprattutto in An e nell'Udc». La seconda «oppone gli interessi "esterni" agli interessi "interni" allo Stato. Se gli elettori della Lega, ma anche di una parte di Forza Italia, sono estranei allo Stato, e alle categorie professionali che allo Stato fanno riferimento, An e Udc rappresentano proprio quelle categorie: dipendenti pubblici, funzionari ministeriali, e più in generale quella parte della società che ha nello Stato la sua fonte di reddito. Si spiega perché Udc e An, in quanto rappresentanti di interessi "interni" allo Stato, si sforzino, in molti casi, di difendere lo status quo e, con esso, le corporazioni interessate. Quella che viene presentata come espressione di "moderazione" contrapposta all'estremismo dei leghisti (o del ministro dell'Economia) è spesso, a ben vedere, la difesa di interessi professionali-corporativi di cui si vuole impedire la destabilizzazione. Incidentalmente, ciò spiega anche perché An e Udc siano guardate con occhi amichevoli da settori del centrosinistra. Non è solo perché esse logorano il nemico Berlusconi. E' anche perché tutelano interessi non dissimili da quelli tradizionalmente rappresentati dal centrosinistra. In questa storia non ci sono "buoni" e "cattivi" ma interessi in conflitto».
Chi fa la spia non è figlio di Maria?
«Ogni vero potere sa di essere spiato». di Sergio Romano.
«Nel 1911, alla vigilia della guerra italo-turca, Luigi Barzini scrisse al direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini, che nelle grandi partite della politica internazionale ogni Stato ha il diritto di sbirciare, se può, le carte degli altri. Non so se Tony Blair, per giustificare le intercettazioni dei servizi britannici, si sia servito con Kofi Annan dello stesso argomento. Ma non credo che le rivelazioni dell'ex ministro Clare Short abbiano colto di sorpresa il segretario generale dell'Onu. Dirò di più. Se Annan pensasse davvero, quando alza il telefono, di non essere ascoltato, sarebbe un pessimo leader internazionale. (...) Ogni Stato cerca di carpire le conversazioni private di alleati e avversari. Chi si lamenta e deplora la scorrettezza, finge l'indignazione o è stupido. (...) Clare Short o Katharine Gun hanno in comune l'indignazione e appartengono al numero di coloro che non esitano a tradire un giuramento in nome della verità o di una ideologia. Alcuni di essi passano le informazioni a uno Stato straniero e ne diventano agenti. Altri informano la stampa e creano uno scandalo». Un lungo e interessante excursus storico tra spie e controspie.
Corriere della Sera
«Ogni vero potere sa di essere spiato». di Sergio Romano.
«Nel 1911, alla vigilia della guerra italo-turca, Luigi Barzini scrisse al direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini, che nelle grandi partite della politica internazionale ogni Stato ha il diritto di sbirciare, se può, le carte degli altri. Non so se Tony Blair, per giustificare le intercettazioni dei servizi britannici, si sia servito con Kofi Annan dello stesso argomento. Ma non credo che le rivelazioni dell'ex ministro Clare Short abbiano colto di sorpresa il segretario generale dell'Onu. Dirò di più. Se Annan pensasse davvero, quando alza il telefono, di non essere ascoltato, sarebbe un pessimo leader internazionale. (...) Ogni Stato cerca di carpire le conversazioni private di alleati e avversari. Chi si lamenta e deplora la scorrettezza, finge l'indignazione o è stupido. (...) Clare Short o Katharine Gun hanno in comune l'indignazione e appartengono al numero di coloro che non esitano a tradire un giuramento in nome della verità o di una ideologia. Alcuni di essi passano le informazioni a uno Stato straniero e ne diventano agenti. Altri informano la stampa e creano uno scandalo». Un lungo e interessante excursus storico tra spie e controspie.
Corriere della Sera
Saturday, February 28, 2004
La Russia ci preoccupa, Putin ha troppo potere
Condoleeza Rice parla delle preoccupazioni americane per la democrazia in Russia, dove troppo potere è concentrato nelle mani di putin e la società sta vivendo un'involuzione.
Corriere della Sera
Condoleeza Rice parla delle preoccupazioni americane per la democrazia in Russia, dove troppo potere è concentrato nelle mani di putin e la società sta vivendo un'involuzione.
Corriere della Sera
Let States Decide
... sul matrimonio tra gay.
di John Yoo, dell'American Enterprise Institute
Wall Street Journal
La proposta di Bush lascia uno spiraglio?
di David Kirkpatrick
New York Times
Per me, che matrimonio sia. La questione però è più complessa e passa per una ridefinizione generale del diritto di famiglia. Anche ai gay il diritto a contrarre un patto di tipo "matrimoniale" per quanto riguarda diritti e doveri, non vedo scandalo se si volesse mantenere una distinzione terminologica tra due situazioni oggettivamente e legittimamente diverse, entrambe degne di essere tutelate e riconosciute. Bush sbaglia a porre la questione in termini nazionali, ma ricordiamoci sempre che la legislazione che già c'è in America e che Bush non si sogna di mettere in discussione, qui in Italia ce la sognamo. Bush gioca in difesa, qui in Italia l'attacco clericale ai diritti, alla ricerca scientifica, alla libera scelta degli individui, dura da sempre.
... sul matrimonio tra gay.
di John Yoo, dell'American Enterprise Institute
Wall Street Journal
La proposta di Bush lascia uno spiraglio?
di David Kirkpatrick
New York Times
Per me, che matrimonio sia. La questione però è più complessa e passa per una ridefinizione generale del diritto di famiglia. Anche ai gay il diritto a contrarre un patto di tipo "matrimoniale" per quanto riguarda diritti e doveri, non vedo scandalo se si volesse mantenere una distinzione terminologica tra due situazioni oggettivamente e legittimamente diverse, entrambe degne di essere tutelate e riconosciute. Bush sbaglia a porre la questione in termini nazionali, ma ricordiamoci sempre che la legislazione che già c'è in America e che Bush non si sogna di mettere in discussione, qui in Italia ce la sognamo. Bush gioca in difesa, qui in Italia l'attacco clericale ai diritti, alla ricerca scientifica, alla libera scelta degli individui, dura da sempre.
I servizi di Sua Maestà spiavano Kofi Annan?
Salus Reipublicae suprema lex esto. E' politica signori, niente moralismi, tutti spiano tutti, da sempre, per la propria sicurezza. Se poi si parla di Annan, si fa bene a tenerlo d'occhio. Piuttosto la Claire Short avrebbe potuto vendicarsi su Blair tirando fuori uno scandaletto sessuale, invece di mettere alla berlina il lavoro dei servizi e a repentaglio la sicurezza del suo Paese: Sua Slealtà britannica.
Salus Reipublicae suprema lex esto. E' politica signori, niente moralismi, tutti spiano tutti, da sempre, per la propria sicurezza. Se poi si parla di Annan, si fa bene a tenerlo d'occhio. Piuttosto la Claire Short avrebbe potuto vendicarsi su Blair tirando fuori uno scandaletto sessuale, invece di mettere alla berlina il lavoro dei servizi e a repentaglio la sicurezza del suo Paese: Sua Slealtà britannica.
Fassino non sa più che pesci prendere
Ma come, il Paese si impoverisce, i redditi dei pensionati e di chi lavora sono bassi, bisogna pensare agli ammortizzatori sociali, ai lavoratori che perdono il posto, e lui promette la "pensione a 18 anni"?? Parlare di sviluppo proprio no, vero?
Il Foglio
Ma come, il Paese si impoverisce, i redditi dei pensionati e di chi lavora sono bassi, bisogna pensare agli ammortizzatori sociali, ai lavoratori che perdono il posto, e lui promette la "pensione a 18 anni"?? Parlare di sviluppo proprio no, vero?
Il Foglio
Perle è convinto che Kerry imparerà presto ad essere realista
Chi è il nemico. «L'11 settembre non ha soltanto cambiato la vista sulla città, ma anche il modo in cui l'America si vuole proteggere. I terroristi non sono pochi banditi da rincorrere tra le montagne dell'Afghanistan, sono un movimento fondamentalista e profondamente ideologico, come lo furono il nazismo e il comunismo, con una visione islamica estremista che considera infedeli tutti gli altri, compresi alcuni islamici, e che in quanto tali vuole ucciderli o convertirli. Noi non lo permetteremo, ovviamente. E la strada è quella di sostenere il cambiamento di politica estera attuato dal presidente Bush che consiste nel non fare distinzioni tra i terroristi e gli Stati che li sostengono». A differenza delle cautele dell'amministrazione, Perle include anche l'Arabia Saudita tra i nemici dell'Occidente.
Dove sta l'Europa?. «E' comprensibile che alcuni europei siano meno preoccupati di noi, del resto siamo noi sotto attacco, non loro. La Francia, però, gioca un'altra partita, quella di unificare l'Europa contro l'America, un'Europa che faccia da contrappeso agli Stati Uniti. Non credo che il resto degli europei sia d'accordo».
La politica estera di Kerry. «Se sei candidato alla nomination di un partito come quello democratico, dominato dal radicalismo di sinistra, devi necessariamente dire le cose che fin qui ha detto Kerry. Ma quando otterrà la nomination dirà altre cose».
Il Foglio
Chi è il nemico. «L'11 settembre non ha soltanto cambiato la vista sulla città, ma anche il modo in cui l'America si vuole proteggere. I terroristi non sono pochi banditi da rincorrere tra le montagne dell'Afghanistan, sono un movimento fondamentalista e profondamente ideologico, come lo furono il nazismo e il comunismo, con una visione islamica estremista che considera infedeli tutti gli altri, compresi alcuni islamici, e che in quanto tali vuole ucciderli o convertirli. Noi non lo permetteremo, ovviamente. E la strada è quella di sostenere il cambiamento di politica estera attuato dal presidente Bush che consiste nel non fare distinzioni tra i terroristi e gli Stati che li sostengono». A differenza delle cautele dell'amministrazione, Perle include anche l'Arabia Saudita tra i nemici dell'Occidente.
Dove sta l'Europa?. «E' comprensibile che alcuni europei siano meno preoccupati di noi, del resto siamo noi sotto attacco, non loro. La Francia, però, gioca un'altra partita, quella di unificare l'Europa contro l'America, un'Europa che faccia da contrappeso agli Stati Uniti. Non credo che il resto degli europei sia d'accordo».
La politica estera di Kerry. «Se sei candidato alla nomination di un partito come quello democratico, dominato dal radicalismo di sinistra, devi necessariamente dire le cose che fin qui ha detto Kerry. Ma quando otterrà la nomination dirà altre cose».
Il Foglio
Thursday, February 26, 2004
Il rapporto annuale del Dipartimento di Stato Usa sui diritti umani
Tutti i rapporti, che sono molto dettagliati, Paese per Paese, sono consultabili su internet. Sotto accusa Russia, Cina, Siria. In Italia sono un problema il sovraffollamento delle carceri e la carcerazione preventiva.
RadioRadicale.it
Tutti i rapporti, che sono molto dettagliati, Paese per Paese, sono consultabili su internet. Sotto accusa Russia, Cina, Siria. In Italia sono un problema il sovraffollamento delle carceri e la carcerazione preventiva.
RadioRadicale.it
Eppure, l'Onu in Iraq c'è
E conta. Annan ha recentemente annunciato che le elezioni non potranno svolgersi prima della fine del 2004 e forse dell'inizio del 2005. Sull'invio di truppe, la risposta a Fassino dal discorso che il segretario generale dell'Onu ha pronunciato al Senato giapponese: «Voi avete risposto agli appelli del Consiglio di sicurezza dell'Onu e offerto una prova esemplare a livello internazionale di vera solidarietà al popolo iracheno, e dopo un sofferto dibattito in Parlamento avete deciso di inviare un contingente militare in Iraq per partecipare all'assistenza umanitaria e alla ricostruzione dell'Iraq, oltre che offrire un generoso contributo finanziario all'opera di ricostruzione». La svolta c'è stata da un bel pezzo, è da irresponsabili giocarci ancora sopra solo per tenere ipocritamente "unita" la sinistra.
E conta. Annan ha recentemente annunciato che le elezioni non potranno svolgersi prima della fine del 2004 e forse dell'inizio del 2005. Sull'invio di truppe, la risposta a Fassino dal discorso che il segretario generale dell'Onu ha pronunciato al Senato giapponese: «Voi avete risposto agli appelli del Consiglio di sicurezza dell'Onu e offerto una prova esemplare a livello internazionale di vera solidarietà al popolo iracheno, e dopo un sofferto dibattito in Parlamento avete deciso di inviare un contingente militare in Iraq per partecipare all'assistenza umanitaria e alla ricostruzione dell'Iraq, oltre che offrire un generoso contributo finanziario all'opera di ricostruzione». La svolta c'è stata da un bel pezzo, è da irresponsabili giocarci ancora sopra solo per tenere ipocritamente "unita" la sinistra.
Matrimoni Gay. Per capirci di più...
... su che cosa si stanno accapigliando in America. Un magistrale punto della situazione su 1972
... su che cosa si stanno accapigliando in America. Un magistrale punto della situazione su 1972
Attenti alla scuffia
Ironie radiofoniche, acrobazie politichesi, dire-non dire, tatticismi incomprensibili ai più, messaggi criptati e le cose non dette ma fatte alla chetichella. Tutto questo non fa una linea politica, ma velleità di fine mandato. Va bene la "strambata", ma un tantino di trasparenza e confronto non farebbero male, perché le manovre in ordine sparso... Qui si rischia la "scuffia". Auguri.
Ironie radiofoniche, acrobazie politichesi, dire-non dire, tatticismi incomprensibili ai più, messaggi criptati e le cose non dette ma fatte alla chetichella. Tutto questo non fa una linea politica, ma velleità di fine mandato. Va bene la "strambata", ma un tantino di trasparenza e confronto non farebbero male, perché le manovre in ordine sparso... Qui si rischia la "scuffia". Auguri.
Magari trovassero il coraggio
«Con i pacifisti siamo in rotta, facciamoci il nostro corteo. La tentazione dei riformisti ds».
Salvatore Buglio: «A Fassino vorrei dire: lascia perdere, facciamo un'altra manifestazione di partito, aperta a tutti; troviamo finalmente la forza di dire no, quella piattaforma non ci va, e quindi noi con questa manifestazione non ci stiamo».
Antonio Polito: «Una leadership veramente riformista dovrebbe avere il coraggio di non andare a quella manifestazione spiegando il perché: non è la nostra piattaforma, non è quello che realmente vogliamo, immaginiamo, auspichiamo per l'Iraq. Semplicemente sono due idee completamente differenti, e non ha senso tenere in piedi artificialmente qualcosa che non esiste più. Però qui gioca il ricatto politico, cioè stare nel movimento anche quando il movimento sbaglia, e invece bisognerebbe avere il coraggio di dire: questa manifestazione non è la mia manifestazione, anche se la migliore manifestazione sarebbe votare sì al rifinanziamento delle truppe in Iraq».
Emanuele Macaluso: «Fassino pensa di dover scendere a compromessi con questa gente e mescolarsi: io penso che non ci vogliano, legittimamente, e che è giusto che facciano la loro manifestazione, mentre noi ci facciamo la nostra, con la nostra impostazione e con i nostri slogan, invece di fingere ipocritamente, per una marcia unitaria che anche politicamente suona strana».
Il Foglio
«Con i pacifisti siamo in rotta, facciamoci il nostro corteo. La tentazione dei riformisti ds».
Salvatore Buglio: «A Fassino vorrei dire: lascia perdere, facciamo un'altra manifestazione di partito, aperta a tutti; troviamo finalmente la forza di dire no, quella piattaforma non ci va, e quindi noi con questa manifestazione non ci stiamo».
Antonio Polito: «Una leadership veramente riformista dovrebbe avere il coraggio di non andare a quella manifestazione spiegando il perché: non è la nostra piattaforma, non è quello che realmente vogliamo, immaginiamo, auspichiamo per l'Iraq. Semplicemente sono due idee completamente differenti, e non ha senso tenere in piedi artificialmente qualcosa che non esiste più. Però qui gioca il ricatto politico, cioè stare nel movimento anche quando il movimento sbaglia, e invece bisognerebbe avere il coraggio di dire: questa manifestazione non è la mia manifestazione, anche se la migliore manifestazione sarebbe votare sì al rifinanziamento delle truppe in Iraq».
Emanuele Macaluso: «Fassino pensa di dover scendere a compromessi con questa gente e mescolarsi: io penso che non ci vogliano, legittimamente, e che è giusto che facciano la loro manifestazione, mentre noi ci facciamo la nostra, con la nostra impostazione e con i nostri slogan, invece di fingere ipocritamente, per una marcia unitaria che anche politicamente suona strana».
Il Foglio
Tuesday, February 24, 2004
Iran. Astensionismo record alle politiche. Per l'Ue, un «passo indietro»
Astensionismo record in Iran per elezioni politiche viziate in partenza dall'esclusione di migliaia di candidati riformisti. Affluenza del 50,5% (meno del 29% a Teheran). Un «passo indietro» per i ministri degli Esteri Ue. Il Dipartimento di Stato Usa: «La pressione per la democrazia continuerà».
RadioRadicale.it
Infatti:
Intervista del Corriere della Sera a Taha Ashemi
Michael Leeden:
«The Iranian regime is in open battle with its own people»
"Il grande fiasco delle elezioni iraniane"
Astensionismo record in Iran per elezioni politiche viziate in partenza dall'esclusione di migliaia di candidati riformisti. Affluenza del 50,5% (meno del 29% a Teheran). Un «passo indietro» per i ministri degli Esteri Ue. Il Dipartimento di Stato Usa: «La pressione per la democrazia continuerà».
RadioRadicale.it
Infatti:
Michael Leeden:
Cecenia. Spiragli a Bruxelles, arresti a Mosca
«A Bruxelles la riunione dei ministri degli Esteri Ue: in discussione la politica nei confronti della Russia. Una politica, sembrano accorgersi i ministri, che manca di coerenza, poco efficace, basata su presupposti sbagliati e senza una strategia globale. A Mosca intanto, vietato commemorare la deportazione dei ceceni ad opera di Stalin: arrestati i manifestanti. In 200 a Roma davanti palazzo Chigi con i Radicali: il Governo non sia complice, la sinistra si mobiliti».
RadioRadicale.it
«A Bruxelles la riunione dei ministri degli Esteri Ue: in discussione la politica nei confronti della Russia. Una politica, sembrano accorgersi i ministri, che manca di coerenza, poco efficace, basata su presupposti sbagliati e senza una strategia globale. A Mosca intanto, vietato commemorare la deportazione dei ceceni ad opera di Stalin: arrestati i manifestanti. In 200 a Roma davanti palazzo Chigi con i Radicali: il Governo non sia complice, la sinistra si mobiliti».
RadioRadicale.it
La "solidarietà" di Piero Ostellino a Fassino minacciato dai "pacifascisti"
«Rifilare "due schiaffoni umanitari" a qualcuno di cui non si condivide l'opinione durante un corteo della pace non è propriamente una manifestazione di pacifismo. Ma tant'è. Se Piero Fassino non riuscisse, alla Camera, a far scorporare quella in Iraq dal decreto che rifinanzia le missioni italiane all'estero - per poter dire no a quella e sì a queste - e la parte dei Ds che fa capo al segretario fosse nuovamente indotta ad astenersi, si aspetti, qualora decidesse ugualmente di partecipare alla manifestazione per la pace in programma il 20 marzo, di beccarsi un paio di schiaffoni. Pacifisti e umanitari. Lo dice Francesco Caruso, portavoce del movimento dei Disobbedienti. E aggiunge: "Spero che nessun parlamentare che ha votato a favore della guerra si scandalizzerà per questa benevola promessa come un atto di violenza e di sopraffazione". Bene. Sarò all'antica, ma io mi scandalizzo. E spero che si scandalizzino in tanti e che, in Parlamento, anche gli oppositori della guerra lo dicano chiaramente. Chiedere ai Ds e al loro segretario di votare coerentemente contro il rifinanziamento della nostra missione in Iraq, anche a costo di votare contro il rifinanziamento di tutte le altre qualora non fosse possibile scorporare quella irachena, è comprensibile e legittimo da parte di chi è contro la guerra "senza se e senza ma". Assai meno legittimo e comprensibile è minacciare ritorsioni più o meno violente se ciò non avvenisse. Il signor Caruso dovrebbe vergognarsene. A quando la minaccia dell'olio di ricino? A Piero Fassino va tutta la solidarietà dell'Italia civile. Aggiungo che, personalmente, mi scandalizza anche l'onorevole Violante quando dice che in Iraq i nostri soldati ce li ha mandati il governo, non l'opposizione. Onorevole Violante, i nostri soldati, che piaccia o no, sono stati inviati all'estero da un Paese democratico e con il libero voto del suo Parlamento, perciò essi sono in Iraq non sotto la bandiera del governo, bensì sotto quella nazionale. La distinzione che lei fa è pertanto inaccettabile sotto il profilo morale, prima ancora che politico. Sono solo le dittature che mandano all'estero i propri soldati sotto una bandiera che non rappresenta l'intero Paese. I nostri soldati a Nassiriya rappresentano tutti noi, anche quelli che non ce li avrebbero mandati e li vorrebbero ritirare. Onorevole Violante, critichi il governo, voti contro il rifinanziamento della missione. E' un suo legittimo diritto. Ma non prenda le distanze da chi, in Iraq, rischia la vita, servendo il Paese, non il suo governo. Ricordi. Se la classe politica misurasse le proprie parole, anche i Caruso, forse, sarebbero costretti a misurare le loro».
Corriere della Sera
«Rifilare "due schiaffoni umanitari" a qualcuno di cui non si condivide l'opinione durante un corteo della pace non è propriamente una manifestazione di pacifismo. Ma tant'è. Se Piero Fassino non riuscisse, alla Camera, a far scorporare quella in Iraq dal decreto che rifinanzia le missioni italiane all'estero - per poter dire no a quella e sì a queste - e la parte dei Ds che fa capo al segretario fosse nuovamente indotta ad astenersi, si aspetti, qualora decidesse ugualmente di partecipare alla manifestazione per la pace in programma il 20 marzo, di beccarsi un paio di schiaffoni. Pacifisti e umanitari. Lo dice Francesco Caruso, portavoce del movimento dei Disobbedienti. E aggiunge: "Spero che nessun parlamentare che ha votato a favore della guerra si scandalizzerà per questa benevola promessa come un atto di violenza e di sopraffazione". Bene. Sarò all'antica, ma io mi scandalizzo. E spero che si scandalizzino in tanti e che, in Parlamento, anche gli oppositori della guerra lo dicano chiaramente. Chiedere ai Ds e al loro segretario di votare coerentemente contro il rifinanziamento della nostra missione in Iraq, anche a costo di votare contro il rifinanziamento di tutte le altre qualora non fosse possibile scorporare quella irachena, è comprensibile e legittimo da parte di chi è contro la guerra "senza se e senza ma". Assai meno legittimo e comprensibile è minacciare ritorsioni più o meno violente se ciò non avvenisse. Il signor Caruso dovrebbe vergognarsene. A quando la minaccia dell'olio di ricino? A Piero Fassino va tutta la solidarietà dell'Italia civile. Aggiungo che, personalmente, mi scandalizza anche l'onorevole Violante quando dice che in Iraq i nostri soldati ce li ha mandati il governo, non l'opposizione. Onorevole Violante, i nostri soldati, che piaccia o no, sono stati inviati all'estero da un Paese democratico e con il libero voto del suo Parlamento, perciò essi sono in Iraq non sotto la bandiera del governo, bensì sotto quella nazionale. La distinzione che lei fa è pertanto inaccettabile sotto il profilo morale, prima ancora che politico. Sono solo le dittature che mandano all'estero i propri soldati sotto una bandiera che non rappresenta l'intero Paese. I nostri soldati a Nassiriya rappresentano tutti noi, anche quelli che non ce li avrebbero mandati e li vorrebbero ritirare. Onorevole Violante, critichi il governo, voti contro il rifinanziamento della missione. E' un suo legittimo diritto. Ma non prenda le distanze da chi, in Iraq, rischia la vita, servendo il Paese, non il suo governo. Ricordi. Se la classe politica misurasse le proprie parole, anche i Caruso, forse, sarebbero costretti a misurare le loro».
Corriere della Sera
La prenda sportivamente...
Non se la prenda, ma la signora Lucia Annunziata ieri alla Domenica sportiva ha fatto una figura di mmerd... e della fessa. Come una maestra che non sa tenere i suoi bambini che fanno baccano. Il Cav. è straripante, non c'è niente da fare, ed è un furbastro. Se dopo un derby pieno di colpi di scena i cronisti allo stadio gli chiedono un parere e Lui, che di calcio ne capisce, punzecchia l'allenatore con buoni argomenti sportivi, non è forse nella disponibilità professionale dei giornalisti della principale trasmissione sportiva nazionale riprendere lo spunto chiamando l'interessato? Già, si chiama giornalismo. Che poi il prode Zucconi sia riuscito a farsi prendere per i fondelli allungando la telefonata non sarà mica imputabile all'insuperabile sproloquiatore, o no? Comprendiamo la signora Annunziata, poverina, è esasperata, costretta a un continuo levar di scudi, in minoranza nel CdA Rai e pungolata dai suoi "compagni" che da lei pretendono miracoli di "garanzia". Ma stavolta ha passato il segno, addirittura minacciare di licenziamento i suoi colleghi in modo umiliante e davanti a milioni di telespettatori! Che figuraccia che ha fatto fare alla Tv pubblica. E l'Usigrai? Il mirabile sindacato dei giornalisti Rai, non si sente di difendere il lavoro dei suoi iscritti dal "padrone" che minaccia di tagliare i viveri? Bravo il Cav., Lui si è preso venti minuti, la sinistra gli ha regalato - finora - due giorni.
Non se la prenda, ma la signora Lucia Annunziata ieri alla Domenica sportiva ha fatto una figura di mmerd... e della fessa. Come una maestra che non sa tenere i suoi bambini che fanno baccano. Il Cav. è straripante, non c'è niente da fare, ed è un furbastro. Se dopo un derby pieno di colpi di scena i cronisti allo stadio gli chiedono un parere e Lui, che di calcio ne capisce, punzecchia l'allenatore con buoni argomenti sportivi, non è forse nella disponibilità professionale dei giornalisti della principale trasmissione sportiva nazionale riprendere lo spunto chiamando l'interessato? Già, si chiama giornalismo. Che poi il prode Zucconi sia riuscito a farsi prendere per i fondelli allungando la telefonata non sarà mica imputabile all'insuperabile sproloquiatore, o no? Comprendiamo la signora Annunziata, poverina, è esasperata, costretta a un continuo levar di scudi, in minoranza nel CdA Rai e pungolata dai suoi "compagni" che da lei pretendono miracoli di "garanzia". Ma stavolta ha passato il segno, addirittura minacciare di licenziamento i suoi colleghi in modo umiliante e davanti a milioni di telespettatori! Che figuraccia che ha fatto fare alla Tv pubblica. E l'Usigrai? Il mirabile sindacato dei giornalisti Rai, non si sente di difendere il lavoro dei suoi iscritti dal "padrone" che minaccia di tagliare i viveri? Bravo il Cav., Lui si è preso venti minuti, la sinistra gli ha regalato - finora - due giorni.
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