Pagine

Thursday, June 10, 2004

Tic televisivi

Credo che ormai tutti gli italiani si siano accorti che quando in tv Fassino comincia a parlare ad occhi chiusi, o sbattendo freneticamente le palpebre, vuol dire che è a corto di argomenti, cerca disperatamente di divagare e puntualmente gli si legge in faccia che neanche lui crede a ciò che sta dicendo.
Ieri sera, a Ballarò, Rutelli ha dato dell'esoterico a Tremonti, che per tutta risposta gli ha chiesto di spiegare ai telespettatori cosa significasse quel termine. Ciccio c'è riuscito dopo un paio di blocchi di pubblicità, mentre Floris cercava di aiutarlo: «Viene dal greco, è un po' come dire esotico».

Wednesday, June 09, 2004

Cile!

La bombetta al comizio di Fini è una bruttissima faccenda. Roba da Cile o giù di lì. L'informazione è quella che è, ma se neanche si può più andare ad un comizio di piazza siamo messi davvero male: sono minacciate le libertà fondamentali, la democrazia ne esce malconcia. Una brutta storia che però non sorprende in questo clima di costante delegittimazione e demonizzazione del governo, che, con tutti i difetti, è uscito dalle urne. Se lo si chiama regime, poi a qualcuno gli va di chiamarla "resistenza".

Nuova risoluzione, la terza, e all'unanimità

Nuovo mercato delle vacche, per chi si riempie la bocca di Onu
Bush convinto alla svolta dalle elezioni imminenti e dagli insuccessi sul campo. Svolta che risale almeno all'ottobre dello scorso anno.
Un testo che riconosce i progressi sul campo, legittima il nuovo governo, sostiene il processo in atto, conferma la missione Onu, chiede esplicitamente (come già la risoluzione 1511 del 2003) il contributo dei Paesi membri. Grave l'assenza di riferimenti alla Costituzione provvisoria. Francia, Germania e Russia accettano, e incassano (= successo evidente, pagato con generosi compromessi, per gli Stati Uniti e i loro alleati).
«Tra soli 7 mesi ci saranno le elezioni in Iraq. Gli iracheni avranno un governo democraticamente eletto. Che contrasto con la tirannia di Saddam Hussein!». Di chi il merito?
Le solite arroganti dichiarazioni francesi: anche se non pienamente soddisfatti, votano a favore tanto per non intralciare la soluzione della «tragedia» irachena. Ma c'è voluta tutta la forza degli accordi tra Stati Uniti e il nuovo governo iracheno, i quali proprio non si potevano calpestare questa volta, a convincerli.
Ma i dettagli da mettere a punto, oggetto dei negoziati in Consiglio di Sicurezza, ci scommetterei, non erano quelli riguardanti la sicurezza, la sovranità e i rapporti tra governo iracheno e forze della Coalizione, bensì le più tangibili assicurazioni su come l'Iraq farà fronte ai suoi contratti e debiti con Francia e Russia. Quale assise che si occupa della pace e del bene dei popoli è l'Onu!
1972 spiega bene di quale portata sia il "successo" della linea Zapatero: si ritirò ritenendo ormai impossibili, per colpa degli americani, una «svolta» e l'accordo per una nuova risoluzione dell'Onu entro il 30 giugno, inutile aspettare. Ieri, essendo la Spagna persino membro del Consiglio di Sicurezza, è stato costretto a votare sì, non potendo neanche vantarsi della «svolta» come fanno Francia, Germania e Russia.

Tuesday, June 08, 2004

Liberi, anzi, liberati

Altro che liberazione che unisce, senso di responsabilità istituzionale! A denti stretti, peccato, solo a denti stretti, i leader del centrosinistra hanno espresso gioia, sollievo, soddisfazione, nessuno si è congratulato né con il governo, né con i servizi segreti, né tantomeno con le forze speciali americane e polacche. Ecco il fair play.
Non mancano anzi, sciacalli che mettono le mani avanti, strumentalizzano, insinuano il dubbio, speculano. La liberazione a pochi giorni dal voto avvantaggerà Berlusconi? Può darsi, ma i meriti sono lì, visibili a tutti, a scorno di chi, testate e avversari politici, non aveva esitato a gettare fango su governo e servizi. Di sicuro l'uccisione anche solo di un ostaggio, nel tentativo, da parte dei terroristi, di condizionare il voto, era ipotesi più che plausibile e dalla quale era necessario difendere la nostra democrazia. E' stato giusto aspettare fino all'ultimo, ma anche intervenire prima che i terroristi potessero essere tentati di usare gli ostaggi per vincere loro le elezioni. Ecco perché era chiaro che la soluzione di questa vicenda, in un senso o nell'altro, sarebbe arrivata sotto elezioni.

Monday, June 07, 2004

Lo staff di RadioRadicale.it ricorda così Rino Spampanato, ad un anno dalla morte


Creatore e responsabile di RadioRadicale.it e curatore dei siti radicali scomparso all'età di 33 anni.

Tv revisionista (fascista) censura il D-Day

Strepitano strepitano per la diretta televisiva del 1° maggio, o delle oceaniche manifestazioni "pacifinte", e sono guai se la Rai si rifiuta, censura! gridano. Invece, no, le celebrazioni dei 60 anni dal D-Day, quelle no. Ma che tv abbiamo?, si chiede Aldo Grasso oggi sul Corriere. Cnn, Fox News, Sky News, Sky Tg24 non hanno mancato l'appuntamento con «uno spettacolo così solenne e carico di significati» a cui hanno partecipato tutti i leader dell'Occidente e che ricorda il grande evento che ha reso possibile vivere nell'Europa di oggi. La Rai, servizio pubblico, ha preferito repliche, telefilm, trash. Ha ignorato la ricorrenza con spirito che definirei revisionista. Unica eccezione Gianni Minoli, con «La Storia siamo noi» di Rai Educational, sbattuto per punizione alle 7 del mattino. Il guaio è che neanche i ministri competenti se ne sono accorti.

Sunday, June 06, 2004

Bush alla Greatest Generation: «Ce l'avete fatta, ci siete riusciti»




In Normandia per stringere il patto di una nuova alleanza necessaria.
A Chirac: «L'alleanza per la libertà serve ancora».

Un'altra macchia su Chirac, che incredibilmente ha escluso l'Italia dalle celebrazioni. Si interroga sul gravissimo gesto francese Sergio Romano sul Corriere di oggi: un dispetto a Bush, incompatibilità con Berlusconi, o volontà di escludere l'Italia dai grandi? «E' giusto che un Paese dell'Unione trascuri a tal punto gli obblighi di lealtà e solidarietà che dovrebbero legarlo ai suoi partner?»

Per l'Iraq si passa anche da Caen. Stefano Folli sul Corriere di oggi: «Rispetto a questi sviluppi, sanciti dal riavvicinamento di Bush a Francia e Germania, la linea seguita dal centro-sinistra rivela tutte le sue incongruenze. Aver chiesto il ritiro delle truppe alla vigilia del ritorno sulla scena delle Nazioni Unite sembra un grave errore di analisi, a meno di non voler spiegare tutto con il tatticismo elettorale. In realtà è già in corso la correzione della linea. Le plateali distanze dai cortei "pacifisti" costituiscono il primo passo della riconversione. Il secondo è più difficile perché riguarda il rapporto con l'Onu, che il centro-sinistra ha appena sfiduciato in Parlamento. D'Alema sostiene che non è la sinistra a essere incoerente, ma è la maggioranza berlusconiana a cambiare parere dopo aver tanto sminuito, non credendoci, il ruolo delle Nazioni Unite. È esatto, ma si tratta di una magra consolazione. Nel caso di Berlusconi, l'incoerenza va tutta a suo vantaggio; per la semplice ragione che il governo si è da tempo issato sul carro di Bush e logicamente ne segue l'evoluzione pro-Nazioni Unite. Rallegrandosene. Invece il centro-sinistra ha compiuto il percorso inverso e adesso si sforza di ritrovare il punto d'equilibrio. Bene che vada, ha regalato all'avversario un cospicuo vantaggio».

Per tutti i popoli c'è un «diritto al D-Day»




Il giorno più lungo. L'ora dell'onore e della libertà costa sacrifici
Alle 6.30 di 60 anni fa ha inizio la più imponente invasione della storia. Dall'Inghilterra, via mare, via cielo, raggiungono la costa francese della Normandia, su 6000 mezzi navali di ogni tipo, 2.800.000 uomini, mentre sopra le loro teste sono in azione contemporaneamente 13.000 aerei. Questi uomini il 28 agosto 1944 arriveranno a Parigi, il 7 marzo 1945 sul Reno. In Italia, a leggere i giornali, sembra quasi che stia vincendo la Germania.

Nel pieno della notte, verso le 2.30 antimeridiane, le LSH (Landing ship Headquarters, Navi da Sbarco, Comandi Generali) Bayfield e Ancon avevano già raggiunto le 11 miglia dalle spiagge Omaha e Utah. Pochi minuti dopo, l'immensa flotta di piccole imbarcazioni, carri armati anfibi, mezzi dei genieri cominciò la sua traversata. Per rispettare l’ordine di attaccare con la marea crescente, l’invasione avvenne in orari differenti da ovest a est, partendo dalle 6.30 AM di Utah Beach fino alle 7.20 AM circa della spiaggia Sword.
Alle 5.50 AM le navi della US Navy e della Royal Navy arrivarono nella zona delle 7 miglia nautiche. Da lì cominciarono il pesante bombardamento costiero contro le difese tedesche.

Alle 6.30 i primi soldati della 4a divisione di fanteria americana cominciarono a sbarcare a Utah Beach. La risacca era minima, la resistenza tedesca ancora inferiore. Tutto si svolse come pianificato, ma più a sud del luogo previsto. Da questo errore nacque il successo dello sbarco a Utah Beach. Praticamente nessuna perdita umana e dopo due sole ore, le avanguardie della 4a divisione erano già sulla strada verso S.te Mère Eglise per potersi ricongiungere con i paracadutisti che difendevano la zona dalla notte precedente.

«Ciò che il destino sembrava aver concesso sulla spiaggia Utah, se lo riprese con gli interessi a Omaha Beach». L'avvicinamento della 1a divisione di fanteria americana era stato travagliatissimo. Alcune imbarcazioni erano affondate nella traversata. I primi plotoni che misero piede sulla spiaggia furono massacrati da una fitta pioggia di piombo che proveniva dalle difese costiere tedesche. I sopravvissuti poterono vedere il mare rosso del sangue delle persone che li avevano preceduti o seguiti e come la risacca accumulasse a poco a poco i cadaveri sul bagnasciuga. Grazie a Dio nessuno si fermò. Continuarono a sbarcare, a correre, a scavalcare i commilitoni morti, a cercare quel poco riparo che la nuda spiaggia poteva fornire.

I 60 DD tanks che dovevano accompagnare la prima ondata di invasione scomparvero in mare o penetrati dalle batterie di artiglieria costiera dalla Punta d'Hoc, alla sommità di una scogliera di diverse decina di metri perpendicolare al mare. Il 2° battaglione dei Rangers americani la espugnò, ma i pezzi da 155 mm non erano altro che tronchi d'albero. Le vere armi erano verso l'interno.

A Gold, Juno e Sword, britannici e canadesi travolsero tutto. Nella sola mattinata del D-Day, allargano la propria zona d’influenza alla regione costiera di Arromanches a ovest e di St. Aubin a est. Alla mezza, la 4a divisione americana si era ormai riunita con le truppe aviotrasporte nella zona di S.te Mère Eglise e le truppe britanniche erano a una manciata di chilometri dalle prime case di Bayeux. A Omaha Beach, solo una manciata di uomini aveva lasciato la spiaggia

Poco dopo le dodici, Winston Churchill si presentò davanti alla Camera dei Comuni: l'operazione Overlord prosegue secondo i piani. Gli Alleati avevano fatto grandi progressi durante la mattinata, ma la situazione a Omaha Beach era ancora preoccupante. Inoltre con il ritorno di Rommel sul suolo francese, la 709a divisione di fanteria tedesca contrattaccò per più di due ore tra le 13.00 e le 15.00, ma nonostante forti perdite, gli aviotrasportati della 82ma e 101ma divisione americana mantennero il contatto con la fanteria e fecero fallire definitivamente il contrattacco.

Hitler si convinse che i movimenti in Normandia non erano altro che un diversivo in vista della vera invasione che sarebbe avvenuta a Calais. In ragione di ciò, vietò categoricamente a Rommel di usare la 15ma armata. Le spiagge erano in mano agli alleati, che già si stavano apprestando a montare i porti Mulberry e a cominciare lo sbarco di altre divisioni, la 29ma e 90ma americana e la 51ma e 7ma corazzata britannica. I tedeschi avevano poco tempo per approfittare della disorganizzazione degli alleati, poi tutto sarebbe stato perduto. Così alle 21.00 cominciò il viaggio della Panzer Lehr che avrebbe dovuto contrattaccare all'alba disperdendo le truppe nemiche intorno a Caen. Ma quei mezzi corazzati furono quasi tutti distrutti dall'aviazione alleata e il contrattacco non si verificò per tutto il giorno 7, concedendo un giorno in più ai rinforzi alleati per giungere dalla Gran Bretagna.

Il giorno dell'invasione toccarono il suolo francese circa 155.000 uomini delle forze alleate. Gli obbiettivi previsti dal piano originario non erano stati raggiunti, anzi nelle posizioni intorno a Omaha Beach, le conquiste si limitavano a un paio di chilometri di terreno sabbioso. Caen e il suo aero porto rimanevano ancora in mano tedesca, Cherbourg era potentemente difesa e non avrebbe mai concesso le proprie strutture portuali intatte. Ciononostante il Vallo Atlantico era stato forzato in cinque punti e, elemento ancor più importante, tutto il mondo libero era a conoscenza che le Democrazie avevano cominciato la propria marcia sul continente europeo.

La preparazione
14 agosto 1943. Si apre a Quebec la Conferenza Quadrant, cui partecipano Roosevelt, Churchill, il premier Canadese MacKenzie King e i rispettivi capi di Stato Maggiore.
30 novembre 1943. Vengono emanate le direttive per la pianificazione di "Overlord".
6 dicembre 1943. Il generale Eisenhower viene nominato comandante delle forze alleate di invasione
17 gennaio 1944. Il comando supremo delle forze di invasione alleate (SHAEF) si stabilisce a Londra.
1 febbraio 1944. Presentazione del piano "Overlord", viene disposto l'inizio della pianificazione della fase anfibia dell’invasione (piano "Neptune").
18 aprile 1944. Iniziano i bombardamenti in preparazione dello sbarco.
8 maggio 1944. D-day fissato per il 5 Giugno.
4 giugno 1944. D-day posticipato di 24 ore a causa delle condizioni metereologiche sulle aree di sbarco.
5 giugno 1944. Alle 21.30 decollano gli aerei con le divisioni aerotrasportate per la prima ondata dell’assalto.
Fonte: Cronologia.it

Made in Usa. E' morto Ronald Reagan

Anche lui ha liberato milioni di europei
Un pezzo d'America, ispirato e ottimista, il grande comunicatore, la rivoluzione liberista, l'eroe della guerra fredda, un po' neocons, odiato, come tutti i presidenti Usa, dalle sinistre antiamericane. Ha lasciato una nazione rinvigorita, un mondo più libero. Al fronte per la libertà, è tra i grandi che hanno sconfitto l'«impero del male». E da queste parti, di questi tempi, ci piace ricordarlo.
Il ricordo dei grandi

Saturday, June 05, 2004



«Soldiers, Sailors and Airmen of the Allied Expeditionary Force!
You are about to embark upon the Great Crusade, toward which we have striven these many months. The eyes of the world are upon you. The hopes and prayers of liberty-loving people everywhere march with you. In company with our brave Allies and brothers-in-arms on other Fronts, you will bring about the destruction of the German war machine, the elimination of Nazi tyranny over the oppressed peoples of Europe, and security to yourselves in a free world.
Your task will not be an easy one. Your enemy is well trained, well equipped and battle-hardened. He will fight savagely.
But this is the year 1944! Much has happened since the Nazi triumphs of 1940-41. The United Nations have in­flicted upon the Germans great defeats, in open battle, man-to-man. Our air offensive has seriously reduced their strength in the air and their capacity to wage war on the ground. Our Home Fronts have given us an overwhelming superiority in weapons and munitions of war, and placed at our disposal great reserves of trained fighting men. The tidehas turned! The free men of the world are marching together to Victory!
I have full confidence in your courage, devotion to duty and skill in battle. We will accept nothing less than full Victory!
Good Luck! And let us all beseech the blessing of Al­mighty God upon this great and noble undertaking».
Gen. Dwight D. Eisenhower alle truppe

Friday, June 04, 2004

Welcome to Rome (oggi come 60 anni fa)

Le unità della V armata Usa convergono su Roma, mentre le ultime retroguardie tedesche stanno ormai abbandonando la capitale. I primi reparti del gen. Clark entrano da sud in mattinata e alle ore 19,15 l’88ma divisione americana raggiunge Piazza Venezia.
Il mattino del 4 giugno il gen. Mark Clark arriva nei dintorni di Roma e se la prende con i suoi sottoposti per non aver spinto l'affondo finale. Ancora troppo agguerriti sono i tedeschi, è la spiegazione, ed è pericoloso spingersi in avanti. Il generale, notando il cartello stradale "Roma", si mette in posa per farsi fotografare, proprio mentre lo raggiungono delle raffiche di mitra di cecchini tedeschi. «Ha capito ora perché non ci siamo spinti in avanti?». Il giorno dopo Clark fece staccare il cartello e se lo portò a casa come souvenir. Il 5 mattina, all'alba di una giornata di sole, Clark sale su una Jeep, imbocca la Casilina e cerca - sbagliando cinque volte strada - di arrivare al Campidoglio per passare in parata davanti al Colosseo. L'ingresso delle truppe alleate in centro è trionfale, la popolazione gli riserva un'accoglienza entusiastica quanto inattesa. A piazza Venezia, c'era l'inviato della Bbc Godfrey Talbot: la sua corrispondenza. Il re Vittorio Emanuele III, secondo gli impegni presi, abdica in favore del figlio Umberto di Savoia.
Il sacrificio. Per poter giungere a Roma la V armata americana ha perduto 30.000 uomini (tra morti, feriti e dispersi); 12.000 sono le perdite dei reparti dell’VIII armata britannica; contro le 25.000 dei tedeschi.

Su RadioRadicale.it (a cura di Michele Lembo) i ricordi di Angiolo Bandinelli, l'«attesa vera di libertà e di liberazione» di quel giorno.

Churchill aveva esitato a dare forza all'offensiva alleata su Roma. In gioco c'erano ancora gli assetti del dopoguerra e una liberazione troppo repentina dell'Italia rischiava di pregiudicarli a vantaggio dell'influenza sovietica. Gli bastava che una sola divisione, quella del gen. Usa Mark Clark, avesse liberato le zone di sbarco laziali e non Roma, per concentrarsi sulla Manica. Ma la liberazione di Roma era il centro dei pensieri ambiziosi di Clark, ci teneva ad arrivare per primo, ritardando di inseguire i tedeschi in rotta. Roma era un obiettivo importante e spettacolare che avrebbe demoralizzato i tedeschi. Clark avrebbe potuto puntare il più velocemente possibile verso est con tutte le sue forze per intrappolare la 10ma armata tedesca di Vietinghoff, dando un'accelerazione decisiva alla fine della guerra in Italia. I tedeschi ebbero invece il tempo di riorganizzarsi e di attestarsi sulla "linea gotica", dove quasi indisturbati vi rimarranno per oltre sei mesi. Da lì Kesserling ebbe il tempo di predisporre un'altra formidabile difesa. La scelta di Clark costerà all'Italia settentrionale un altro intero anno di guerra e di bombardamenti fino al 25 aprile del '45.

Con la faccia pulita cammina per strada...

Ha la faccia pulita Fausto Bertinotti quando a Porta a Porta attribuisce la responsabilità della seconda guerra mondiale e della morte dei civili italiani sotto i bombardamenti alleati al fascismo. Un po' meno pulita quando attribuisce la responsabilità delle morti del terrorismo in Iraq o altrove alla politica "imperialista" americana. A rigor di logica, se sessant'anni fa furono responsabili Mussolini e Hitler, oggi lo sono altrettanto i vari Saddam e Milosevic, e non i Clinton e i Bush.
Ma Bertinotti ha un vero e proprio problema "faccia pulita". Rifiuta l'etichetta di antiamericano (eppure non esiste presidente Usa che negli ultimi 50 anni non sia stato contestato dalla sua sinistra), lui le bandiere non le brucia (fa niente se lo fanno i parlamentari del suo gruppo), lui manifesta anche contro il terrorismo (fa niente se poi gli scappa di dire che il primo terrorista è Bush). Il problema è cavalcare, espandendone il consenso, l'onda di Movimenti (noglobal, antimperialisti, pacifisti a senso unico e violenti) che rappresentano - dalle basi ideologiche all'idea di società, dall'individuazione del nemico fino alle forme di lotta - gli epigoni dell'ideologia marxista-leninista nel XXI secolo. A questo serve la sua nuova retorica della nonviolenza, praticata solo da lui in tv da Vespa - da nessun altro né nel suo partito, né nella sua area ideologica e culturale - per grattare voti ai danni della sinistra moderata, per far superare il 5% di consensi ad una piattaforma ideologica che per fortuna in Italia - almeno fino a poco tempo fa - rappresentava il 3-4%. In tutte le sue apparizioni svolge egregiamente la funzione di "faccia pulita e presentabile", istituzionale, di quella nuova sinistra estrema, la quale "rigenerata" dall'ingresso dei Movimenti è tornata su posizioni e pratiche irriducibilmente antagoniste del sistema, evidentemente antidemocratiche. L'arma più potente, come sempre, la retorica dell'ingiustizia e dei diritti invocati a senso unico, arma brandita contro il nemico ideologico di sempre: le democrazie con i loro baluardi, Stati Uniti e Gran Bretagna. Qui, l'errore si trasforma in crimine, altrove, dove il crimine si è fatto sistema, è come se non ci fosse.

Thursday, June 03, 2004

La democrazia in Medio Oriente la chiave per battere il terrorismo

Ancora ci crede, ma la strategia non sembra coerente
Un Iraq democratico «cambierà i dati» della guerra contro il terrorismo e solleverà «un'ondata di democrazia» in Medio Oriente. Lo ha ribadito Bush parlando all'Accademia dell'Aviazione, in Colorado. E la diffusione della democrazia in Medio Oriente, migliorando le condizioni economiche e sociali, favorirà il superamento del fanatismo e del terrorismo. Bush rinnova così - da tempo non lo faceva - la sua lunga tradizione di discorsi sulla democrazia in Medio Oriente.

More connections

Saddam-bin Laden, un legame suggestivo, ma discusso. Ne ha parlato sul Weekly Standard, oggi e qualche giorno fa, Stephen F. Hayes, autore anche di un libro pieno di prove di cui ha scritto oggi sul Foglio Christian Rocca.

Road to Rome/3

Cadono finalmente in mano alleata Albano, Lanuvio e Frascati. L'avanzata può proseguire speditamente su tutto il fronte: unità della 3a divisione Usa e del Corpo di spedizione francese lungo la statale n. 6, mentre nel settore dell'VIII armata britannica, il I corpo canadese raggiunge Anagni.
Il feldmaresciallo Kesselring riceve da Hitler l'autorizzazione a ritirarsi da Roma, ma l'operazione di disimpegno è già in corso e la resistenza dei tedeschi a sud e a sud-est di Roma deve protrarsi il più a lungo possibile per consentire il ritiro delle truppe dalla capitale, e soprattutto alla 14ma armata di ritirarsi al di là del Tevere.

Wednesday, June 02, 2004

Road to Rome/2

A questo punto, in seguito allo sfondamento della cosiddetta "linea Gustav", il feldmaresciallo Kesselring ordina alla 10ma e 14ma armata di ritirarsi, fino alla linea gotica, una linea fortificata che taglia trasversalmente l'Italia dal Mar Ligure (tra La Spezia e Viareggio) fino all'Adriatico all'altezza di Pesaro, passando a nord di Lucca e Pistoia e a sud di San Marino.
Da Albano a Lanuvio, dalle alture ad est dei Monti Cavo e Tano alla statale n. 7, gli alleati del VI corpo Usa avanzano quindi su tutto il fronte seguendo il disimpegno tedesco.
Unità dell'85ma divisione conquistano Maschio d'Ariano, i monti Fiore e Ceraso, spingendosi quasi fino alla statale n. 6. Avanzano il 7mo e del 30mo reggimento della 3a divisione Usa verso Palestrina e Valmontone, da poco abbandonate dai tedeschi.
Dopo il ricongiungimento, avvenuto il 25 maggio, del II corpo Usa, che saliva verso nord lungo la costa tirrenica, con il VI, che sfondava l'accerchiamento tedesco ad Anzio dopo lo sbarco; dopo la conquista di Cisterna e Cori da parte della 3a divisione e l'avanzata decisa della 1ma verso Velletri; visto il consolidarsi del fronte, il gen. Mark Clark, a capo della V armata americana, aveva deciso di puntare direttamente su Roma. E l'avanzata alleata proseguiva velocemente grazie anche alla rapidità della ritirata tedesca (25 maggio - 1° giugno).

Ricatto o tragedia annunciata?

L'ennesima richiesta dei terroristi per riavere vivi i tre ostaggi italiani nelle loro mani. In sé poco significativa, perché manifestazioni contro Bush e Berlusconi il 4 giugno sono previste - ahimé - da tempo. Ma questo gioco al continuo rialzo fa temere il peggio. Se vorranno giocarsi tutte le loro carte cercheranno di influenzare gli esiti delle elezioni europee e a farne le spese, dopo Quattrocchi, potrebbe essere un altro di quei poveretti. Vorrei sbagliarmi, ma quando è chiaro al nemico che si è l'anello debole (politicamente) di una catena...
Auguri Repubblica. Sei malandata, ma uomini e donne di buona volontà sono la maggioranza silenziosa.

«Niente provoca più danno in uno Stato del fatto che i furbi passino per saggi».
Francis Bacon

Tuesday, June 01, 2004

Road to Rome/1 (25 maggio - 1° giugno)

Il 25 maggio i britannici superano Aquino, unità del X corpo conquistano Monte Cairo e le divisioni del II corpo polacco entrano a Piedimonte San Germano. Il 26 maggio, a fronte di una crescente resistenza tedesca, la 45ma e la 34ma divisione Usa avanzano fino sulla linea della Stazione di Campoleone-Lanuvio, mentre la 1ma divisione tenta invano di raggiungere Velletri. Rafforzate intanto, le posizioni a ovest di Priverno. Il 27 maggio, la 3a divisione Usa conquista Artena, mentre unità dell'88ma divisione raggiungono Roccagorga; più a nord, i francesi conquistano Amaseno, Castro dei Volsci e il Monte Siserno. Nel settore dell'VIII armata, unità del I corpo canadese attraversano il fiume Liri e occupano Ceprano. Britannici e indiani continuano gli attacchi per raggiungere Arce. Il 28 maggio, il VI corpo Usa che sale da sud incontra una crescente resistenza da parte delle forze tedesche. Il 29 maggio, la 1ma divisione corazzata Usa attacca sulla strada per Albano, conquista la stazione di Campoleone, ma la sua avanzata viene rallentata dalla decisa opposizione dei paracadutisti tedeschi. Anche a Lanuvio la 34ma divisione viene rallentata, mentre nel settore dell'VIII armata britannica, il I corpo canadese inizia l'avanzata da Ceprano verso Frosinone.

Dal 30 maggio al 1° giugno si combatte per i Colli albani. Il VI e il II corpo Usa lanciano l'offensiva, mentre i tedeschi tengono le posizioni tra Albano e Velletri contro la V armata e resistono sia ad Albano che a Lanuvio. Intanto, l'85ma divisione Usa conquista Lariano e raggiunge le posizioni oltre la strada che collega Velletri ad Artena. Nel settore dell'VIII armata britannica, il I corpo canadese entra a Frosinone e il X corpo conquista Sora. A sud dei Colli albani, il 141mo reggimento della 36ma divisione Usa conquista Velletri, dopo una durissima battaglia. Iniziava l'offensiva finale del II corpo Usa su Roma, dalla strada statale n. 6: sul suo fianco sinistro, l'85ma divisione attaccando il Monte Ceraso, sul fianco destro la 3a divisione attaccando a nord, verso Valmontone.

One Nation, One Moment

L'albero della libertà deve essere innaffiato di quando in quando con il sangue dei patrioti e dei tiranni. E' un concime naturale.
Thomas Jefferson