Molto dipenderà dall'uso che Visco intenderà fare di questa lista, dal tempismo con il quale deciderà di rendere pubblici i nomi dei politici coinvolti. Quando verranno svelati i nomi? Prima o dopo il deposito ufficiale delle liste? Quanto prima del voto?
Se, guarda un po', i doverosi "accertamenti" del Ministero dovessero protrarsi per troppi giorni, osserva Panebianco, «non ci sarebbe verso di evitare un pesante inquinamento della campagna elettorale. Il minimo è che gli accertamenti sui politici siano immediati e che questo argomento possa essere subito tolto dal confronto». Altrimenti, «il sospetto di strumentalizzazioni in atto diventerà legittimo».
Se un politico presente nella lista, ipotizza Panebianco, dovesse tacerlo al proprio partito e farsi candidare, come potrà quel partito difendersi da un sicuro danno d'immagine una volta che quel nome dovesse uscire all'indomani della presentazione delle liste?
E' vero che molti italiani sembrano facili prede di un irrefrenabile sentimento di invidia sociale, ma se Visco dovesse decidere di accendere la miccia e giocarsi questa lista come arma di propaganda elettorale, gli effetti potrebbero anche ritorcersi contro il Pd. Berlusconi infatti potrebbe rivoltare la questione a suo vantaggio accusando di nuovo Visco e la sua parte politica di terrorismo fiscale, annullando d'un colpo tutti i tentativi di Veltroni di presentarsi con un nuovo approccio sul tema tasse.
Insomma, converrebbe davvero al Pd? Molti elettori di sinistra si accanirebbero contro i presunti evasori, soprattutto se molti dei nomi politici nella lista dovessero appartenere al PdL, ma il Pd dovrà dire addio ai voti moderati e ai sogni di sfondamento al centro.
Al grido «lunga vita ai paradisi fiscali», «lunga vita alla libertà dei contribuenti», l'ex ministro Antonio Martino ha spiegato al Corriere quanto negativa sia l'idea, sempre strisciante tra Roma, Berlino e Parigi, «dell'armonizzazione fiscale in Europa». Un'idea che tentò persino Berlusconi, ricorda, il quale pensò così di poter abbassare le tasse agganciandosi alle aliquote tedesche.
«Lo dissuasi. Gli spiegai che con un sistema unico ci sarebbe da parte dei governi nazionali una spinta ad alzare la pressione fiscale. E a quel punto per i cittadini europei sarebbe la fine. Mentre in un regime di concorrenza fiscale, se uno Stato tassa troppo, prima o poi vede ridurre la propria base di contribuenti. E' con la concorrenza che si limita lo strapotere pubblico e si tutela la libertà dei cittadini».Per questo i pochi paradisi fiscali europei, ma anche stati dove la tassazione è bassa, come Gran Bretagna e repubbliche baltiche, sono preziosi e i grandi Paesi come Germania, Francia e Italia dovrebbero prendere esempio da questi per attrarre capitali invece di darsi alla "caccia alle streghe" fiscali. E Martino va oltre. «Difendo quei Paesi dove viene salvaguardato strenuamente il segreto bancario, altro principio di civiltà e di garanzia per i contribuenti». Persino ovvio che bisogna combattere l'evasione, ma l'ex ministro ricorda come questa lotta non sia mai stata un'esclusiva del centrosinistra e come Ricolfi abbia autorevolmente calcolato in soli 2 miliardi di euro i ricavati di Visco e Prodi dalla lotta all'evasione.
Una lotta nella quale è determinante anche la pressione fiscale, «che in Italia è arrivata al 43,3% ed è diventata intollerabile con il centrosinistra al governo». A tali livelli non solo piccole e grandi forme di evasione non sono moralmente condannate da gran parte della cittadinanza, rendendo più difficile scovare gli evasori, ma si rendono persino necessarie per l'efficienza del nostro sistema produttivo.
Insomma, potremmo presto accorgerci di essere giunti al paradosso di dover ringraziare quegli imprenditori che non si sono rassegnati a chiudere i battenti, a non far crescere la propria impresa, a non poter destinare neanche un euro in R&S, a causa di una pressione fiscale che dagli utili - tolti i costi e il guadagno - drena proprio quella quota di risorse che ogni impresa dovrebbe sempre impiegare per gli investimenti e l'innovazione allo scopo di rimanere competitiva. E abolendo il sostituto d'imposta avremmo un'importante controprova. Quanti lavoratori dipendenti pagherebbero fino all'ultimo centesimo le tasse che oggi decurtano anche più del 30% i loro stipendi non certo ricchi, se ne fossero pienamente consapevoli?