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Tuesday, December 11, 2007
Libertà d'espressione e libera iniziativa
Riguardo il "caso Luttazzi", a mio avviso c'è qualcosa che andrebbe chiarito. C'è un'azienda che decide sulla linea dei suoi prodotti. Non è affatto tenuta a garantire a tutti la libertà di esprimersi. Altrimenti, non si vede perché ciascuno di noi, e non solo Luttazzi, non possa reclamare un diritto di tribuna su una rete televisiva nazionale. Se "La 7", sospendendo il programma, ha violato in modo illegittimo il contratto stipulato con Luttazzi, sarà eventualmente un tribunale civile a stabilirlo. Ma di un rapporto commerciale si tratta, non della libertà d'espressione, che resta garantita. Ciò che lo Stato non garantisce (in realtà in qualche caso lo fa, ma qui si aprirebbe un altro discorso, sugli aiuti all'editoria), sono i mezzi economici necessari a diffondere la propria opinione, o qualsiasi frutto della nostra libertà d'espressione, su scala nazionale. Se garantisse questi mezzi a qualcuno (direttamente, oppure obbligando le aziende private a farlo), dovrebbe garantirli a tutti i cittadini, nessuno escluso, ma non sarebbe uno Stato liberale. Va da sé, infatti, che l'indiscriminato accesso ai mezzi di produzione scoraggerebbe qualsiasi libera iniziativa. Nessuno investirebbe soldi in un'impresa sapendo di non averne il controllo.
Monday, December 10, 2007
Luttazzi e la libertà come lusso
A me Daniele Luttazzi piaceva. E parecchio. Quello con la Gialappa's, a Mai dire gol, è stato il suo miglior periodo. Non male anche le prime puntate del suo talk show personale. Poi, la politica, la professione di epurato, e la nuova trasmissione su La 7: vecchia, rancorosa. Non sono uno di quelli che si scandalizza per la comicità volgare. Ma dovrebbe avere un presupposto: far ridere. E scusatemi, ma fare leva sulla corpulenza e la golosità di Ferrara, mi sembra un po' banale per uno show che costa parecchi soldini.
Parlare di censura, poi, è ridicolo, dal momento che c'è un'azienda che decide sulla linea dei suoi prodotti. Mi sembra legittimo. La libertà assoluta non esiste. Esiste la libertà e basta. Ciascuno ne fa l'uso che crede e se ne assume la responsabilità. C'è chi ritiene che solo l'«outsider emarginato» viva e muoia in «assoluta libertà»? Certe volte è proprio questa la via più facile, senza complicazioni, nella quale autocompiacersi. Soprattutto se poi - guarda un po' - si viene a sapere che l'esilio è dorato. Una fortuna o una dilapidazione?
Parlare di censura, poi, è ridicolo, dal momento che c'è un'azienda che decide sulla linea dei suoi prodotti. Mi sembra legittimo. La libertà assoluta non esiste. Esiste la libertà e basta. Ciascuno ne fa l'uso che crede e se ne assume la responsabilità. C'è chi ritiene che solo l'«outsider emarginato» viva e muoia in «assoluta libertà»? Certe volte è proprio questa la via più facile, senza complicazioni, nella quale autocompiacersi. Soprattutto se poi - guarda un po' - si viene a sapere che l'esilio è dorato. Una fortuna o una dilapidazione?
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