L'aeroporto di Fiumicino è in assoluto e di gran lunga il peggiore in cui mi sia capitato di transitare. E credo che l'impressione che un aeroporto fa sui viaggiatori, con la sua efficienza, la sua organizzazione, la cortesia degli impiegati, non sia estranea all'immagine che un paese riesce a dare di se stesso. Fiumicino contribuisce a una pessima immagine dell'Italia all'estero.
Tornando dal mio ultimo viaggio, dopo aver transitato più di una volta da Tokyo Narita e dall'International Airport di Hong Kong, se l'arroganza e la maleducazione dei francesi al Charles De Gaulle mi ha fatto sentire di nuovo in Europa, l'attesa e l'ansia per i bagagli a Fiumicino mi ha fatto sentire, ahimé, di nuovo a "casa".
Per quanto riguarda i nostri bagagli, per fortuna è andato tutto bene, ma che qualcosa, come ogni estate, non stava andando, ce ne siamo resi conto vedendo le centinaia di valigie ammucchiate accanto ai nastri, evidentemente tutte quelle che nell'arco della giornata non erano state consegnate in tempo. Ed è forte l'impressione che proprio nel periodo in cui il maggior numero di passeggeri transitano per il Leonardo da Vinci, cioè tra luglio ed agosto, la maggior parte dei dipendenti sia in ferie e il numero degli addetti sotto-dimensionato.
Ma le impressioni negative vengono confermate dalle notizie di oggi. Addirittura 10 mila i bagagli non imbarcati negli ultimi 4 giorni; code al check-in; urla e gente incivile che passa avanti senza che ci sia nessuno a regolare le file; voli in ritardo.
Ogni mille valigie è stato calcolato che 12 non vengono imbarcate e addirittura, a Fiumicino, il presidente dell'Enac ha denunciato il sabotaggio dei nastri trasportatori: le operazioni vengono rallentate così da far scattare gli straordinari.
Passi per l'attesa di imbarcarsi, lunga più o meno in tutti gli aeroporti a causa delle misure di sicurezza (almeno un buon motivo), ma tra ritardo e ritiro dei bagagli attese più lunghe del volo, questo no.
Al nostro arrivo a Tokyo, giunti nell'area ritiro bagagli, dopo il controllo passaporti, abbiamo trovato le nostre valigie lì ad aspettarci, con le gentilissime addette che le custodivano; a Hong Kong è possibile effettuare il check-in in ben cinque punti diversi della città. E la notizia è che le valigie arrivano a destinazione.
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Sunday, August 05, 2007
Tuesday, July 10, 2007
Lost in Tokyo
Giapponesi che lavorano, lavorano, lavorano. Ma sanno divertirsi, eccome. Li vedi uscire dall`ufficio anche alle 10 di sera e andarsi a prendere la loro birra e i soba. La mattina tutti eleganti e profumati. Tutti in camicia bianca, cravatta, giacca. Anche i ragazzi dalle acconciature ricercate e le ragazze... le ragazze - molte bellissime - dal look sobrio o stravagante, delicato o "ribelle", ma non ti lasciano mai indifferente.
Ti ci perdi, ti lasci abbracciare da questi milioni di essere umani che ti scorrono intorno e ti senti come la carpa che risale la corrente del fiume. Come formiche invadono strade, metropolitane, centri commerciali, mercati, attraversano gli incroci in tutte le direzioni. Lavorano, mangiano, consumano a ogni ora. Sonnecchiano in metro, li vedi ridere di cuore nei locali sempre pieni. Umanita` travolgente, innanzitutto se stessa, caotica ma con il culto della precisione, della pulizia e della gentilezza.
E` tardi. Scrivo dalla postazione dell`hotel, al 25mo piano, con vista sulla torre di Tokyo. I treni della Yurikamone che scivolano via snodandosi tra i grattacieli illuminati e una pioggerellina fina come un velo si posa delicatamente sulle membra di una citta` che sembra avere sempre fame di futuro. Giusto qualche ora per riprendere fiato e poi di nuovo Tokyo, ovvero ad attraversare incroci.
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