Camillo
Decisione di oggi: aggiungo un nuovo link stabile. Il blog di Christian Rocca.
Friday, February 28, 2003
Splendida lezione "liberale"
Padoa-Schioppa: se l'Europa riesce a "parlare con una voce sola", ciò non significa che sia un'unione. Sull'Iraq: la decisione che potrebbe prendere l'Onu "non è necessariamente migliore" di quella che potrebbero prendere Usa e Nato.
Nella prolusione dal titolo "Italia, Europa: Perché l'Unione?", pronunciata in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2002-2003 dell'Università di Roma Tre, Tommaso Padoa-Schioppa, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, ha parlato dell'Unione europea come di un'"unione virtuale", nella quale, ha esordito, si accolgono dieci nuovi paesi, ma "subito alcuni illustri governanti di paesi fondatori li apostrofano come scolari indisciplinati".
Poi ci spiega quali sono i tre elementi essenziali per poter avere un'unione politica europea, e scopriamo che ne mancano ben due.
Audiovideo della prolusione di Padoa-Schioppa su RadioRadicale.it
Padoa-Schioppa: se l'Europa riesce a "parlare con una voce sola", ciò non significa che sia un'unione. Sull'Iraq: la decisione che potrebbe prendere l'Onu "non è necessariamente migliore" di quella che potrebbero prendere Usa e Nato.
Nella prolusione dal titolo "Italia, Europa: Perché l'Unione?", pronunciata in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2002-2003 dell'Università di Roma Tre, Tommaso Padoa-Schioppa, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, ha parlato dell'Unione europea come di un'"unione virtuale", nella quale, ha esordito, si accolgono dieci nuovi paesi, ma "subito alcuni illustri governanti di paesi fondatori li apostrofano come scolari indisciplinati".
Poi ci spiega quali sono i tre elementi essenziali per poter avere un'unione politica europea, e scopriamo che ne mancano ben due.
Audiovideo della prolusione di Padoa-Schioppa su RadioRadicale.it
Inaugurazione Anno Accademico Università di Roma Tre
Roma Tre è l'Università dove mi sono laureato in Scienze politiche. Oggi ho assistito all'ennesima inaugurazione di anno accademico. Relazione del Rettore Guido Fabiani: dura critica ai tagli in finanziaria; sì alla valutazione, ma nell'autonomia (il controllore che controlla se stesso, n.d.r.); "carta dei doveri" dei docenti, ma per ribadire la libertà d'insegnamento; nessun accenno a legare riconferma a rendimenti, ma "verifiche valutative obbligatorie, non formali (???, n.d.r.), su criteri chiari e noti in anticipo", altrimenti, saranno prese come "angherie" (bah, n.d.r.). Bella la battuta di spirito sui risultati del CLA... perché, cosa? non era una battuta?
Insomma, tante finte questue, discorsi corporativi, ma nessuna autocritica alla gestione di un'istituzione che non produce, e che pure rimane saldamente in mano ai baronati di sempre.
Audiovideo del discorso del Rettore Guido Fabiani su RadioRadicale.it
Roma Tre è l'Università dove mi sono laureato in Scienze politiche. Oggi ho assistito all'ennesima inaugurazione di anno accademico. Relazione del Rettore Guido Fabiani: dura critica ai tagli in finanziaria; sì alla valutazione, ma nell'autonomia (il controllore che controlla se stesso, n.d.r.); "carta dei doveri" dei docenti, ma per ribadire la libertà d'insegnamento; nessun accenno a legare riconferma a rendimenti, ma "verifiche valutative obbligatorie, non formali (???, n.d.r.), su criteri chiari e noti in anticipo", altrimenti, saranno prese come "angherie" (bah, n.d.r.). Bella la battuta di spirito sui risultati del CLA... perché, cosa? non era una battuta?
Insomma, tante finte questue, discorsi corporativi, ma nessuna autocritica alla gestione di un'istituzione che non produce, e che pure rimane saldamente in mano ai baronati di sempre.
Audiovideo del discorso del Rettore Guido Fabiani su RadioRadicale.it
Thursday, February 27, 2003
Tor Bella Monaca, 26 febbraio 2003, ore 20:45. Ero là con la mia ragazza e alcuni amici per vedere l'ultima fatica di Francesco Apolloni, il film 'Fate come noi', alla cui prima eravamo stati invitati dal nostro big Luciano, di 'Roma Capitale'. Il sindaco Veltroni, che aveva annunciato di dover andar via dopo il primo episodio, è invece rimasto fino al termine.
Storie di ordinaria solitudine metropolitana, che di per sé potrebbero sembrare banali, e proprio per questo difficili da rendere interessanti, a cui invece Apolloni riesce a dare una sua impronta peculiare. Altrettanto merito, se le storie riescono a coinvolgere lo spettatore, spetta agli attori, dalla grande Pupella Maggio, l'ultima interpretazione prima della sua scomparsa, alla più piccola e bravissima 'Livia', Arianne Turchi. Ma ottime le interpretazioni di tutti gli altri.
Solitudini di generazioni diverse, bambini, adolescenti, adulti, vecchi, diversa anche l'estrazione sociale dei protagonisti, dai ragazzi di Tor Bella Monaca, a una famiglia medio borghese. Due gli episodi, uno a ferragosto, l'altro alla vigilia di Natale. Protagonista anche la città, Roma: il centro, naturalmente tutto, da via Veneto a piazza Venezia, passando per i fori, piazza Navona e piazza di Spagna, ma pure la Magliana e l'estrema periferia.
Si deve notare che a Roma non molto spesso si vedono girate così tante scene e, sembrano accorgersene in pochi, la città offre potenzialità immense, un vero tesoro di ambientazioni sottovalutato, ma non da Apolloni, bravo a riprendere la capitale, anche attraverso 'morettiani' giri in motorino.
Il film è semplice, piano piano coinvolge, fa sorridere, è tutto sommato una favola metropolitana, in cui si rispecchiano molto, si intuisce, le inclinazioni dell'autore. E' amaro molte volte, un'amarezza che accompagna per tutta la durata, traspare da ogni angolatura, da ogni sguardo dei personaggi (tutti positivi), da ogni vicenda umana, però non è disperato, viceversa ottimista, in un modo tipico in cui sanno esserlo solo i romani. E poi, a trasparire parallelamente all'amarezza, un'altro lato, ci permettiamo di credere, della personalità dell'autore, la tenerezza. I personaggi, forse togliendo loro un po' di realismo, ma non è il genere di film che ha simili pretese, sanno sempre mostrare il loro lato tenero e comprensivo per il prossimo.
Il finale: nessun colpo di scena, forse prevedibile, ma per niente scontato, soprattutto per come è costruita l'ultima scena.
Eppure, come spiegare il fatto che questa pellicola, pur premiata da Giffoni e Riff, non ha trovato distributori? Per rispondere forse veniamo ai pregi e ai limiti del film. Premetto ovviamente la condanna del solito fallimentare e criminale sistema della distribuzione in Italia, comunque il film è superiore senz'altro a molte produzioni italiane in circolazione.
Mi permetto di indicare una possibile spiegazione, che per me rimane un merito: l'assenza totale di pretese morali, o sociologiche, e intenti pedagogici nei confronti dello spettatore. E' un film semplice, ma non leggero. E' impegnativo, ma non 'impegnato' a quella maniera troppo spesso richiesta ai film italiani da produttori e distributori, che risulta retorica e inutilmente noiosa.
Un'altra spiegazione non riesco ad esprimerla in modo chiaro. Non vorrei essere frainteso, ma in alcuni frangenti, che certo non esauriscono il carattere dei personaggi, si esprime una sensibilità così prettamente radicata nel centro-sud (la vecchia Giustina e i due ragazzi 'coatti' di periferia), che può aver fatto venire meno in qualche distributore il coraggio di intraprendere e 'rischiare' la diffusione della pellicola. Rischio, è bene dirlo, che varrebbe invece la pena di correre.
A chi scrive, dello stesso regista, è piaciuto di più 'La verità vi prego sull'amore', più complesso, davvero rivelatore.
Anticipazioni dalla Bbc sul rapporto di Blix del primo marzo: "In termini di disarmo i risultati sinora sono molto limitati". Baghdad ha fatto sapere che la decisione sulla richiesta di distruzione dei suoi missili 'fuori legge' arriverà in 48 ore, probabilmente per aspettare di sapere qualcosa sul rapporto degli ispettori. Con queste anticipazioni sul rapporto, non proprio a favore di Baghdad, si è forse voluto dare a Saddam un'ulteriore chance per capire che il rifiuto di distruggere i missili equivarrebbe a guerra sicura. Viceversa, darebbe qualche motivo in più a Francia, Germania e Russia per sostenere in Consiglio di Sicurezza il proseguimento delle ispezioni.
Albertone, "stavorta, c'hai fatto piagne"
E un ricordo un po' particolare di Alberto Sordi su RadioRadicale.it
E un ricordo un po' particolare di Alberto Sordi su RadioRadicale.it
Wednesday, February 26, 2003
Capire Francia e Germania. E' ancora possibile?
Oggi tutto da 'Il Foglio'. Tutta la seconda pagina, in particolare:
1) «Il capo della TotalFinaElf, Thierry Desmarest, ha varcato l'oceano per una serie di approfonditi contatti con l'Amministrazione Usa: all'ordine del giorno, il ruolo riservato ai francesi nello sviluppo dei campi petroliferi iracheni nel dopo Saddam».
2) «L'islamica Albania è sempre più pro Usa».
3) «I russi diffidano del fervore europeo per la pace». Perché Milosevic sì e Saddam no. Secondo Felix Stanevskij, i russi non credono che «la pace è cara agli europei come principio», ma che «hanno timore di combattere il terrorismo».
Poi,
Seduti tra due sedie?, editoriale.
Onu addio?, di Stefano Mannoni. "Francia e Germania alla fine cederanno"
«I francesi sfruttano cinicamente un'opinione pubblica pacifista all'ottanta per centro ma ne sanno sulle armi dell'Iraq molto più di quanto non siano disposti ad ammettere». Ecco i motivi di «tanta ostinazione».
Oggi tutto da 'Il Foglio'. Tutta la seconda pagina, in particolare:
1) «Il capo della TotalFinaElf, Thierry Desmarest, ha varcato l'oceano per una serie di approfonditi contatti con l'Amministrazione Usa: all'ordine del giorno, il ruolo riservato ai francesi nello sviluppo dei campi petroliferi iracheni nel dopo Saddam».
2) «L'islamica Albania è sempre più pro Usa».
3) «I russi diffidano del fervore europeo per la pace». Perché Milosevic sì e Saddam no. Secondo Felix Stanevskij, i russi non credono che «la pace è cara agli europei come principio», ma che «hanno timore di combattere il terrorismo».
Poi,
Seduti tra due sedie?, editoriale.
Onu addio?, di Stefano Mannoni. "Francia e Germania alla fine cederanno"
«I francesi sfruttano cinicamente un'opinione pubblica pacifista all'ottanta per centro ma ne sanno sulle armi dell'Iraq molto più di quanto non siano disposti ad ammettere». Ecco i motivi di «tanta ostinazione».
The Gridlock Gang
Thomas Friedman, opinionista del New York Times mette a nudo le ipocrisie di tutti in tema Iraq.
C'è "un solo gruppo di Arabi per cui gli Europei hanno parlato in favore della loro liberazione i palestinesi. Per troppi europei, gli arabi non costituiscono un interesse morale o di per sè," osserva P. Cohen, analista del Medio Oriente. Interessano solo se combattono gli ebrei o sono brutalizzati dagli ebrei".
"Neanche gli Stati Uniti hanno mostrato mai grande interesse per la democrazia araba. Trattano gli stati arabi come grosse e stupide stazioni di servizio. Solo dopo il 9/11, mentre cominciavamo a capire che quanto si sviluppa in quei paesi è una minaccia per noi, gli Stati Uniti hanno cominciato a chiedere democrazia".
Nemmeno gli intellettuali arabi si sono interessati alla promozione della democrazia: "Molte società arabe sono ancora così tribali, e hanno un senso così modesto della cittadinanza, che temono che la democrazia possa fare avanzare i fondamentalisti, una tribù rivale o l'anarchia. Da qui il detto arabo: meglio cento anni di tirannia che un giorno di anarchia".
"Ironicamente, 9/11 ha cominciato a cambiare questo"
Ma "là dove si tratta di costruire la democrazia in Iraq, gli Europei non soono interessati, gli americani sono ipocriti e gli arabi ambivalenti. "Se la rivoluzione democratica sarà fatta, il Medio Oriente non sarà più lo stesso. Se sarà fatta male, il mondo non sarà più lo stesso.
Tutto l'articolo sul 'New York Times'
Traduzione sul Forum di Radicali.it
Thomas Friedman, opinionista del New York Times mette a nudo le ipocrisie di tutti in tema Iraq.
C'è "un solo gruppo di Arabi per cui gli Europei hanno parlato in favore della loro liberazione i palestinesi. Per troppi europei, gli arabi non costituiscono un interesse morale o di per sè," osserva P. Cohen, analista del Medio Oriente. Interessano solo se combattono gli ebrei o sono brutalizzati dagli ebrei".
"Neanche gli Stati Uniti hanno mostrato mai grande interesse per la democrazia araba. Trattano gli stati arabi come grosse e stupide stazioni di servizio. Solo dopo il 9/11, mentre cominciavamo a capire che quanto si sviluppa in quei paesi è una minaccia per noi, gli Stati Uniti hanno cominciato a chiedere democrazia".
Nemmeno gli intellettuali arabi si sono interessati alla promozione della democrazia: "Molte società arabe sono ancora così tribali, e hanno un senso così modesto della cittadinanza, che temono che la democrazia possa fare avanzare i fondamentalisti, una tribù rivale o l'anarchia. Da qui il detto arabo: meglio cento anni di tirannia che un giorno di anarchia".
"Ironicamente, 9/11 ha cominciato a cambiare questo"
Ma "là dove si tratta di costruire la democrazia in Iraq, gli Europei non soono interessati, gli americani sono ipocriti e gli arabi ambivalenti. "Se la rivoluzione democratica sarà fatta, il Medio Oriente non sarà più lo stesso. Se sarà fatta male, il mondo non sarà più lo stesso.
Tutto l'articolo sul 'New York Times'
Traduzione sul Forum di Radicali.it
Andirivieni 'under attack'
Ieri serata con vecchi amici all''Andirivieni'. Ottimo vino, ma immancabile discussione sulla guerra in Iraq. Scadente, sterile, noiosa, devo dire. Mi sono accorto, cioè, non ieri, ma ieri ci ho riflettuto su, c'è un sacco di gente che crede davvero che l'attacco alle torri gemelle sia stato pianificato e realizzato dagli americani stessi. Bah!
Ancora sono un po' giù per la perdita di Albertone, la 'scoperta' di ieri sera mi ha rattristato. Ci sono altri motivi più validi per cui questa guerra potrebbe essere un errore.
Ieri serata con vecchi amici all''Andirivieni'. Ottimo vino, ma immancabile discussione sulla guerra in Iraq. Scadente, sterile, noiosa, devo dire. Mi sono accorto, cioè, non ieri, ma ieri ci ho riflettuto su, c'è un sacco di gente che crede davvero che l'attacco alle torri gemelle sia stato pianificato e realizzato dagli americani stessi. Bah!
Ancora sono un po' giù per la perdita di Albertone, la 'scoperta' di ieri sera mi ha rattristato. Ci sono altri motivi più validi per cui questa guerra potrebbe essere un errore.
Tuesday, February 25, 2003
Oggi segnalo su Camillo: «Richard Holbrooke, ex ambasciatore di Clinton all'Onu, di sinistra e multilateralista convinto, spiega perché è sbagliato cercare un diciottesimo voto all'Onu. Ai tempi della guerra alla Serbia la sinistra mondiale ne fece a meno. Non cercò l'autorizzazione dell'Onu perché la Russia avrebbe opposto il suo veto. Continua l'ex ambasciatore di Clinton: "Saddam Hussein è molto peggio di Milosevic, e l'Iraq ha una lunga storia di violazioni di risluzioni Onu, mentre non ce n'era nessuna sul Kosovo"». Leggi sul 'Washington Post'
Altre segnalazioni di oggi:
Ma cosa c'è realmente sui "treni della morte" bloccati da Casarini?
Boselli vuole la condanna dei blocchi da parte dell'Ulivo, su 'il Riformista'
La sinistra condanni i compagni che sbagliano, su 'il Riformista'
Cofferati e il mondo che non esiste più, Umberto Ranieri su 'il Riformista'
Altre segnalazioni di oggi:
Ma cosa c'è realmente sui "treni della morte" bloccati da Casarini?
Boselli vuole la condanna dei blocchi da parte dell'Ulivo, su 'il Riformista'
La sinistra condanni i compagni che sbagliano, su 'il Riformista'
Cofferati e il mondo che non esiste più, Umberto Ranieri su 'il Riformista'
Ogni link è puramente superfluo.
Monday, February 24, 2003
Friday, February 21, 2003
Fatevi forza:
Blair tenta di ammorbidire D'Alema e Rutelli sull'Iraq, su il Riformista
Blair e la sinistra sedotta e abbandonata, di Pierluigi Battista su La Stampa
Effetti imprevisti di un leader forte, di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera
Blair tenta di ammorbidire D'Alema e Rutelli sull'Iraq, su il Riformista
Blair e la sinistra sedotta e abbandonata, di Pierluigi Battista su La Stampa
Effetti imprevisti di un leader forte, di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera
I problemi di Bush per il dopo-Saddam
Marco Pannella propone l'esilio di Saddam e un'amministrazione Onu dell'Iraq per assicurare agli iracheni diritti e democrazia. Bush lavora su altro, ma sembra che qualcosa stia andando storto.
Bush non si fida più della (divisa) opposizione irachena, su Il Foglio
I guai di Bush sono a Teheran, di Carlo Panella su Il Foglio
Marco Pannella propone l'esilio di Saddam e un'amministrazione Onu dell'Iraq per assicurare agli iracheni diritti e democrazia. Bush lavora su altro, ma sembra che qualcosa stia andando storto.
Bush non si fida più della (divisa) opposizione irachena, su Il Foglio
I guai di Bush sono a Teheran, di Carlo Panella su Il Foglio
Chirac è un 'ver'?
Edizione speciale del tabloid inglese 'The Sun' a Parigi, in lingua francese. In prima pagina, il presidente dei 'bleu' viene definito "verme". L'accusa. Chirac si oppone alla guerra contro Saddam e accoglie a braccia aperte il sanguinario dittatore dello Zimbabwe, Mugabe. "Il verme incontra il mostro".
L'articolo on-line
La notizia sul 'Corriere della Sera'
Thursday, February 20, 2003
Quella stampa araba anti-Saddam
Segnalazione: Emma Bonino, dal Cairo, dove risiede da mesi, riferisce sugli atteggiamenti della stampa araba, sulla quale incrementano gli inviti alle dimissioni e finanche al suicidio nei confronti di Saddam Hussein.
Segnalazione: Emma Bonino, dal Cairo, dove risiede da mesi, riferisce sugli atteggiamenti della stampa araba, sulla quale incrementano gli inviti alle dimissioni e finanche al suicidio nei confronti di Saddam Hussein.
Ultima chiamata, serve più coraggio
Dopo il voto di ieri in Parlamento sulla crisi irachena, voglio dire a D'Alema e a Fassino che devono stare molto attenti a proseguire su questa linea. Comprendo che il loro comportamento è certamente motivato dall'importante scopo di mantenere l'unità del partito e della coalizione, considerato il 'bene supremo', anche se questo 'costa' dover concedere più di qualcosa alle posizioni cofferatiane e del correntone. Comprendo che l'unità è strumentale alla prossima coalizione elettorale. Tuttavia, a lungo andare, Cofferati si sarà 'mangiato" Ds e Ulivo intero. Ci ritroveremo tutti con un centrosinistra ben lontano dall'essere una coalizione 'di governo', danno grave per la sinistra e per il Paese.
Allora, Fassino e D'Alema devono finalmente iniziare a spiegare al loro elettorato, ma anche all'opinione pubblica il perché, a loro avviso, Cofferati e il correntone sbagliano. E' un'opera che non hanno mai provato a fare, l'hanno considerata, sbagliando, perdente in partenza, hanno celato invece divisioni interne che hanno motivi precisi e importanti, che vanno svelati. Ciò metterà a rischio l'unità, provocherà spaccature, ma la realtà non si può nascondere a lungo, e soprattutto si comincerà a costruire qualcosa. Anche perché non è detto, anche se si riuscisse a formarla, che l'accoppiata Prodi-Cofferati risulti, alla fine, vincente.
Come ieri anticipava 'il Riformista', l'Ulivo si è dunque spaccato di nuovo in Parlamento sulle mozioni da votare a conclusione del dibattito sulla crisi irachena. Tutto l'Ulivo ha votato una propria mozione unica ambigua e contraddittoria, poi, mentre si impediva a Sdi e Udeur di votare o astenersi su quella della maggioranza, che si limitava a recepire il documento uscito dal vertice Ue di Bruxelles, Pdci e Verdi votavano a favore della mozione di Rifondazione, apertamente alternativa a quella ulivista.
Hanno dunque prevalso l'ala cofferatiana e il correntone Ds, riuscendo a far votare la coalizione contro la mozione della maggioranza, che recepiva il documento Ue sottoscritto anche da Prodi, Francia e Germania. Insomma Cofferati contro Prodi, e l'Ulivo viene travolto sempre più su posizioni che vedono nella Nato un nemico da cacciare, nell'Europa e nell'Onu due organismi da non seguire, perché succubi dell'unilateralismo americano. Vittoria per il governo che ha fatto esplicitamente sua la politica Onu-Ue-Nato auspicata anche da Ciampi e su cui si è ricomposta l'Europa stessa.
Sull'argomento:
Si rafforza sull'Iraq il partito di Cofferati su 'il Riformista'
Scalzacani alla riscossa, su 'Il Foglio
Unità impossibile se nessuno la cerca, di Paolo Franchi sul 'Corriere della Sera'
La nuova posta in gioco in un Parlamento diviso, di Stefano Folli sul 'Corriere della Sera'
Dopo il voto di ieri in Parlamento sulla crisi irachena, voglio dire a D'Alema e a Fassino che devono stare molto attenti a proseguire su questa linea. Comprendo che il loro comportamento è certamente motivato dall'importante scopo di mantenere l'unità del partito e della coalizione, considerato il 'bene supremo', anche se questo 'costa' dover concedere più di qualcosa alle posizioni cofferatiane e del correntone. Comprendo che l'unità è strumentale alla prossima coalizione elettorale. Tuttavia, a lungo andare, Cofferati si sarà 'mangiato" Ds e Ulivo intero. Ci ritroveremo tutti con un centrosinistra ben lontano dall'essere una coalizione 'di governo', danno grave per la sinistra e per il Paese.
Allora, Fassino e D'Alema devono finalmente iniziare a spiegare al loro elettorato, ma anche all'opinione pubblica il perché, a loro avviso, Cofferati e il correntone sbagliano. E' un'opera che non hanno mai provato a fare, l'hanno considerata, sbagliando, perdente in partenza, hanno celato invece divisioni interne che hanno motivi precisi e importanti, che vanno svelati. Ciò metterà a rischio l'unità, provocherà spaccature, ma la realtà non si può nascondere a lungo, e soprattutto si comincerà a costruire qualcosa. Anche perché non è detto, anche se si riuscisse a formarla, che l'accoppiata Prodi-Cofferati risulti, alla fine, vincente.
Come ieri anticipava 'il Riformista', l'Ulivo si è dunque spaccato di nuovo in Parlamento sulle mozioni da votare a conclusione del dibattito sulla crisi irachena. Tutto l'Ulivo ha votato una propria mozione unica ambigua e contraddittoria, poi, mentre si impediva a Sdi e Udeur di votare o astenersi su quella della maggioranza, che si limitava a recepire il documento uscito dal vertice Ue di Bruxelles, Pdci e Verdi votavano a favore della mozione di Rifondazione, apertamente alternativa a quella ulivista.
Hanno dunque prevalso l'ala cofferatiana e il correntone Ds, riuscendo a far votare la coalizione contro la mozione della maggioranza, che recepiva il documento Ue sottoscritto anche da Prodi, Francia e Germania. Insomma Cofferati contro Prodi, e l'Ulivo viene travolto sempre più su posizioni che vedono nella Nato un nemico da cacciare, nell'Europa e nell'Onu due organismi da non seguire, perché succubi dell'unilateralismo americano. Vittoria per il governo che ha fatto esplicitamente sua la politica Onu-Ue-Nato auspicata anche da Ciampi e su cui si è ricomposta l'Europa stessa.
Sull'argomento:
Si rafforza sull'Iraq il partito di Cofferati su 'il Riformista'
Scalzacani alla riscossa, su 'Il Foglio
Unità impossibile se nessuno la cerca, di Paolo Franchi sul 'Corriere della Sera'
La nuova posta in gioco in un Parlamento diviso, di Stefano Folli sul 'Corriere della Sera'
Wednesday, February 19, 2003
Per l'Ulivo una sconfitta senza se e senza ma
Dopo il documento comune dei paesi Ue, oggi dibattito sulla crisi irachena in Parlamento. Maggioranza e opposizione preparano le rispettive mozioni. Ieri sera trattative non a buon fine all'interno dell'Ulivo: frattura Fassino-correntone, "Prodi contro Cofferati", parte prima e parte seconda.
«Il testo firmato da Prodi in Europa, in Italia lo presenta Berlusconi, lo vota il centrodestra», editoriale su 'Il Riformista' (prima pagina). Leggi
Dopo il documento comune dei paesi Ue, oggi dibattito sulla crisi irachena in Parlamento. Maggioranza e opposizione preparano le rispettive mozioni. Ieri sera trattative non a buon fine all'interno dell'Ulivo: frattura Fassino-correntone, "Prodi contro Cofferati", parte prima e parte seconda.
«Il testo firmato da Prodi in Europa, in Italia lo presenta Berlusconi, lo vota il centrodestra», editoriale su 'Il Riformista' (prima pagina). Leggi
Tuesday, February 18, 2003
Polemiche, e ancora commenti, sul film di Muccino
Visto che i commenti postati ieri su robba, riguardanti 'Ricordati di Me' di Gabriele Muccino, sono stati al centro di accese controversie, Roberta ha deciso di ribadire sul suo blog. Io tendo per le sue interpretazioni, a naso, anche se non ho ancora visto il film in questione.
Visto che i commenti postati ieri su robba, riguardanti 'Ricordati di Me' di Gabriele Muccino, sono stati al centro di accese controversie, Roberta ha deciso di ribadire sul suo blog. Io tendo per le sue interpretazioni, a naso, anche se non ho ancora visto il film in questione.
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