«Contrary to the majority of the news coverage this decision is getting and the gnashing of teeth in the scientific community, the trial was not about science, not about seismology, not about the ability or inability of scientists to predict earthquakes». Qualcuno, anche nel mondo scientifico oltreoceano, comincia ad arrivarci. La reazione incredula e sdegnata del mondo scientifico internazionale si deve al sensazionalismo con cui i media hanno riportato la notizia della sentenza dell'Aquila. Il boccone era ghiotto, perché in un paese così screditato in tutte le sue istituzioni come l'Italia, e la magistratura tra le prime, che si possa venire processati, e condannati, per non aver previsto un terremoto suona persino verosimile.
Il reato contestato, e quindi la pena, come ho già scritto, mi sembrano assurdi, ma almeno cerchiamo di metterci d'accordo sull'accusa rivolta ai sismologi e agli altri esperti della Commissione grandi rischi: togliamoci una volta per tutte dalla testa che sono stati condannati per non aver previsto il terremoto. E', semmai, l'esatto contrario: proprio perché i terremoti sono scientificamente imprevedibili, i commissari sono stati accusati di essersi spinti troppo imprudentemente nella previsione opposta - ma sempre di previsione si tratta - e cioè che fosse «improbabile» una forte scossa. Se non si può prevedere che un terremoto ci sarà, non si può prevedere nemmeno che non ci sarà, come invece suggerirono gli esperti. Quindi, l'accusa è di aver fornito «informazioni incomplete, imprecise e contraddittorie sulla natura, le cause, la pericolosità e i futuri sviluppi dell'attività sismica», dopo una riunione tecnica (45 minuti per valutare il rischio comportato da 400 scosse in quattro mesi di sciame sismico) definita «approssimativa, generica e inefficace».
Il pm parla di «monumentale negligenza» che portò ad un «difetto di analisi del rischio». Ciò che si contesta, insomma, è un tipo di responsabilità con cui ha a che fare qualsiasi professionista. Il giudice può aver valutato male, la sentenza potrà rivelarsi sbagliata, si vedrà dopo il secondo grado di giudizio, ciò che è uscito da quella riunione forse non corrisponde ai pareri effettivamente espressi dagli scienziati, qualcun altro è responsabile di un'errata comunicazione agli aquilani. Tutto si può sostenere a discolpa degli esperti condannati, e per criticare la sentenza, ma non si può mistificare la natura dell'accusa.
Leggendo il verbale della fatidica riunione del 31 marzo (colpevolmente redatto solo dopo il terremoto del 6 aprile, quindi a forte rischio "inquinamento") si ha effettivamente l'impressione di una discussione approssimativa, generica e confusa, persino sui concetti di previsione e di valutazione del rischio. Quando si parla di «valutazione del rischio», ciò che era chiamata ad effettuare la Commissione, non s'intende affatto la mera previsione che si verifichi o meno l'evento pericoloso, o almeno non si esaurisce in un esercizio probabilistico. Si tratta di un concetto ben più complesso, che in quella riunione sembra fosse ignorato, e che comprende sì la probabilità del verificarsi dell'evento, in questo caso il terremoto, ma ponderata con la vulnerabilità dei soggetti esposti al pericolo e con il loro valore (in termini umani e materiali). All'Aquila in quei giorni poteva anche risultare bassa la probabilità, ma la vulnerabilità e il valore dei soggetti esposti erano evidentemente ai massimi livelli e avrebbero richiesto, è quanto sembra concludere la sentenza, maggiori cautele. Erano chiamati ad effettuare una valutazione del rischio, si sono limitati a fare una previsione. Sbagliandola.
Se poi il fatto che i terremoti siano imprevedibili rende automaticamente non fattibile una valutazione del rischio, allora la convocazione stessa di una Commissione grandi rischi per questo tipo di eventi non ha senso, quindi se i sismologi si dimettono da essa ce ne faremo una ragione.
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Wednesday, October 24, 2012
Tuesday, October 23, 2012
La Commissione grandi fiaschi
Premesso che trovo il reato contestato ai componenti della Commissione grandi rischi, l'omicidio colposo, e quindi la pena, assurdi, e che la magistratura italiana - come dimostrano anche le reazioni all'estero - è totalmente screditata ed è l'unica casta che agisce nell'irresponsabilità, va detto con molta chiarezza però che non erano sotto processo gli scienziati, ma i membri, certo tecnici, di un'autorità pubblica, i quali non sono stati condannati per non aver previsto il terremoto o non aver suggerito l'evacuazione dell'Aquila, come purtroppo sta passando sui media internazionali.
Non giustifica certo il protagonismo della magistratura - e i magistrati sono i primi a non pagare mai per i propri errori, l'ho scritto fino allo sfinimento su questo blog - ma di un paese nel quale chi sbaglia non lascia mai la poltrona, qualunque essa sia, a livello politico o "accademico", bisogna pur parlare. L'assurdità della sentenza non deve farci dimenticare il fallimento e le responsabilità, per lo meno politico-istituzionali, dei membri della Commissione grandi rischi.
Diciamo che se da una parte c'è il procurato allarme, dall'altra, se esistesse nel nostro codice, il reato loro imputabile sarebbe di "procurata eccessiva calma", ossia la negazione o la sottovalutazione del rischio. D'altra parte, se il rischio terremoto, come di altre calamità naturali, non fosse almeno indicativamente quantificabile, non ci sarebbe bisogno di alcuna Commissione grandi rischi. Dal momento che la Commissione c'è, si riunisce, fornisce pareri e parla alla cittadinanza, è giusto che i suoi membri ne rispondano.
Nessuno ovviamente rimprovera loro la mancata evacuazione della città, bensì le rassicurazioni forse eccessive (e forse indotte anche dagli allarmismi diffusi in quei giorni da uno pseudo-scienziato), sulla base delle quali purtroppo molti cittadini, dopo notti passate in strada, sono rientrati nelle loro case. Ma escludere, o ritenere improbabile una forte scossa di terremoto è una previsione esattamente come predire che ci sarà. E se i terremoti sono eventi imprevedibili, allora con troppa leggerezza hanno rassicurato sia gli organi di governo sia la cittadinanza.
E dirò di più: non è la prima volta. Ricordo come fosse ieri il terremoto dell'Umbria. Mi pare fosse il sismologo Enzo Boschi, di sicuro l'allora sottosegretario alla Protezione civile Barberi, a rassicurare dopo la prima scossa della notte: niente paura, ora solo scosse di assestamento. E invece la mattina dopo una scossa ancora più forte tirò giù la volta della basilica di Assisi. Insomma, a me pare che certi scienziati-burocrati o da salotto tv flirtano troppo con le previsioni, salvo poi, una volta smentiti, ripararsi dietro l'imprevedibilità dell'evento. Ma essere membri della Commissione grandi rischi non è come apparire in un programma di Discovery Science.
Non giustifica certo il protagonismo della magistratura - e i magistrati sono i primi a non pagare mai per i propri errori, l'ho scritto fino allo sfinimento su questo blog - ma di un paese nel quale chi sbaglia non lascia mai la poltrona, qualunque essa sia, a livello politico o "accademico", bisogna pur parlare. L'assurdità della sentenza non deve farci dimenticare il fallimento e le responsabilità, per lo meno politico-istituzionali, dei membri della Commissione grandi rischi.
Diciamo che se da una parte c'è il procurato allarme, dall'altra, se esistesse nel nostro codice, il reato loro imputabile sarebbe di "procurata eccessiva calma", ossia la negazione o la sottovalutazione del rischio. D'altra parte, se il rischio terremoto, come di altre calamità naturali, non fosse almeno indicativamente quantificabile, non ci sarebbe bisogno di alcuna Commissione grandi rischi. Dal momento che la Commissione c'è, si riunisce, fornisce pareri e parla alla cittadinanza, è giusto che i suoi membri ne rispondano.
Nessuno ovviamente rimprovera loro la mancata evacuazione della città, bensì le rassicurazioni forse eccessive (e forse indotte anche dagli allarmismi diffusi in quei giorni da uno pseudo-scienziato), sulla base delle quali purtroppo molti cittadini, dopo notti passate in strada, sono rientrati nelle loro case. Ma escludere, o ritenere improbabile una forte scossa di terremoto è una previsione esattamente come predire che ci sarà. E se i terremoti sono eventi imprevedibili, allora con troppa leggerezza hanno rassicurato sia gli organi di governo sia la cittadinanza.
E dirò di più: non è la prima volta. Ricordo come fosse ieri il terremoto dell'Umbria. Mi pare fosse il sismologo Enzo Boschi, di sicuro l'allora sottosegretario alla Protezione civile Barberi, a rassicurare dopo la prima scossa della notte: niente paura, ora solo scosse di assestamento. E invece la mattina dopo una scossa ancora più forte tirò giù la volta della basilica di Assisi. Insomma, a me pare che certi scienziati-burocrati o da salotto tv flirtano troppo con le previsioni, salvo poi, una volta smentiti, ripararsi dietro l'imprevedibilità dell'evento. Ma essere membri della Commissione grandi rischi non è come apparire in un programma di Discovery Science.
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