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Monday, August 20, 2007

Nascita di una dittatura annunciata

A chi ha imparato qualche lezione dalla storia del secolo scorso - il secolo delle ideologie - sono bastate le sue prime misure, i primi vertici con altri capi di Stato (da Ahmadinejad a Fidel Castro), ed è stato sufficiente udirne la retorica, per capire che quella che si andava scrivendo in Venezuela era la storia dell'ennesimo dispotismo rivoluzionario «animato da propositi palingenetici di giustizia sociale», come lo ha descritto qualche giorno fa Pierluigi Battista sul Corriere della Sera.

Ogni cosa faceva presagire che sarebbe andata a finire così, con la nascita di una nuova dittatura, la «nuova bandiera di una mitologia rivoluzionaria», un nuovo castrismo che già «elettrizza i cuori dei sempre inappagati turisti della rivoluzione mondiale».

Una modifica alla Costituzione e Chavez si garantirà l'"elezione" a vita, dopo le nazionalizzazioni e l'abrogazione della proprietà privata, dopo aver schiacciato le opposizioni accentrando su di sé potere politico, economico e mediatico.

Ma ovviamente, com'era prevedibile, nessuno sdegno, né nazionale né internazionale, per il golpe di Chavez. Come al solito - come i cubani, per esempio - saranno i venezuelani, consapevoli o meno, le prime vittime delle politiche di Chavez, mentre in Occidente l'immagine di «agitatore antimperialista» gli garantirà «un'atmosfera di indulgenza, di bonaria accondiscendenza, quando non addirittura di adesione alle sue invettive antiamericane».

Ignorati gli allarmi di un intellettuale scomodo, perché liberale, come Mario Vargas Llosa, una mosca bianca tra gli intellettuali anti-imperialisti latino-americani, sempre molto ascoltati. Nessuno che abbia voglia di indagare il perché di questa «maledizione» che condanna l'America Latina a una sorta di eterno ritorno dell'autoritarismo rivoluzionario.

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