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Wednesday, June 16, 2010

Involontaria conferma dell'Anm: spiati in 6-7 milioni

Preso dalla foga di smentire, Palamara si copre di ridicolo: 150mila intercettati per Berlusconi; 132mila per l'Anm. Siamo lì, l'ordine di grandezza è quello e la frettolosa smentita di Palamara in realtà non fa che confermare. E considerando 50 interlocutori per utenza (stima prudente per quanto tempo oggi i magistrati possono far durare l'intercettazione), arriviamo a un numero impressionante di italiani "ascoltati": tra i 6 e i 7 milioni.

Intanto, la prima indagine di cui si abbia notizia su una fuga di notizie da una procura non trova molto spazio sui giornali. Ricordate le intercettazioni della Procura di Trani che riguardavano il premier, il direttore del Tg1 Minzolini e un membro dell'Agcom, e che finirono sui giornali? Ebbene, la procura di Bari sta indagando su come ci siano finite. Un colonnello della Guardia di Finanza è stato già accusato di rivelazione del segreto d'ufficio per aver passato informazioni a una giornalista del Corriere. Ma nella fuga di notizie sarebbero coinvolti anche ben quattro magistrati, i cui nomi (come quelli dei giornalisti) sono ancora coperti dal segreto.

A valutare la correttezza del loro comportamento sarà eventualmente il Csm, mentre per quanto riguarda i profili penali, è competente la Procura di Lecce. Ma dall'indagine sembra trovare conferma quella connivenza criminale (sì, criminale, perché in violazione del segreto istruttorio) tra magistrati e giornalisti che sospettiamo essere dietro le paginate di intercettazioni ed elementi di indagini in corso che finiscono sui giornali.

Friday, June 04, 2010

La casta per antonomasia

E' quella dei magistrati, che non si smentiscono mai. Quando si tratta di privilegi sono i primi a farsi sentire. Lo sciopero proclamato dall'Anm contro le misure della manovra che li riguardano è emblematico. La manovra prevede infatti il taglio del 10% ai compensi dei componenti degli organi di autogoverno della magistratura, esattamente come per i ministri e, probabilmente, i parlamentari; il blocco degli aumenti di stipendio per tre anni, come tutti gli altri dipendenti pubblici; il taglio del 5% sulla parte della retribuzione eccedente i 90 mila euro e del 10 su quella eccedente i 150 mila euro, esattamente come per i dirigenti pubblici. Ma la misura che li ha fatti imbestialire è la fine dell'automatismo degli adeguamenti, per cui passati i tre anni di blocco dovranno contrattare con il governo ogni aumento di stipendio (una riforma strutturale, questa). Poverini, esattamente come tutti gli altri dipendenti pubblici. Ma loro non si sentono e non vogliono essere come gli altri dipendenti pubblici. Ovviamente il Pd si è schierato subito e senza esitazioni al fianco della casta delle toghe.