Questa sera sono rimasto appiedato. La mia modesta utilitaria troppo all'asciutto per rischiare la traversata verso casa. Così ho dovuto prendere il bus, che per fortuna mia non mi ha fatto attendere molto.
Così, prendendo esempio dai tassisti, rimasti impuniti dopo aver bloccato il traffico a Roma, i camionisti hanno bloccato con i loro Tir autostrade e porti e il loro sciopero ha lasciato a secco i distributori. A Roma già di prima mattina era impossibile rifornirsi: benzina finita o file interminabili.
Questo genere di proteste illegali andrebbero stroncate dalle autorità con la massima fermezza, perché le molteplici emulazioni rischiano di rendere ulteriormente invivibile la nostra già massacrante vita da "sudditi". E andrebbero studiate leggi ad hoc per punire i blocchi selvaggi: basterebbe sospendere le licenze e prevederne la riattivazione dietro pagamento di super-multe. La paralisi delle città è una violenza che provoca ingenti danni economici che in un paese moderno e normale tassisti, controllori di volo, camionisti e qualsiasi altra categoria, sarebbero chiamati a risarcire.
Il sindacato della metropolitana di New York, per uno sciopero di qualche tempo fa, il primo dopo vent'anni, è stato condannato da una corte a risarcire la città di milioni di dollari.
Tuttavia, i danni causati in questi giorni ci dicono quanto siano cruciali come servizio pubblico l'autotrasporto e la logistica privati nel nostro paese. Il Governo Prodi ha la grave responsabilità di non averlo capito, di avere occhi e cuore palpitanti solo per il pubblico impiego, costringendo i camionisti alla protesta estrema, mentre tutti i governi dovrebbero spiegarci perché si investe così tanto denaro pubblico nelle ferrovie di Stato e poi oltre l'80% del trasporto avviene su gomma e non su rotaia. Se il rapporto tra i due mezzi di trasporto merci fosse più equilibrato, oggi avremmo avuto meno benzinai a secco.
Come scrive Nicola Porro, in Italia subiamo i costi dello scontro sociale, ma non a fronte di una modernizzazione reale del paese, bensì dell'immobilismo, «dell'inerzia e del compromesso» dei governi. Nel merito, gli autotrasportatori hanno le loro ragioni, che sono ben difese da Oscar Giannino.