Vita e morte di un genio bambino che voleva guarire il mondo. E' stato un bel sogno.
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Friday, June 26, 2009
Sunday, April 20, 2008
A Giuliano
Metti un gattino nero che si contorce sul ciglio di una strada,
Metti una falena che rimbalza su un parabrezza,
Metti una carpa che abbocca al gioco,
Metti un sogno interrotto dall'alba,
Metti un urlo liberato senz'aria,
Metti la notte che piomba giusto al primo sorso,
Metti un diritto d'asilo revocato,
Metti che sia durato il tempo di una corsa in taxi,
Metti un amico che cade addormentato,
quasi fosse inciampato nella vita per caso.
Metti una falena che rimbalza su un parabrezza,
Metti una carpa che abbocca al gioco,
Metti un sogno interrotto dall'alba,
Metti un urlo liberato senz'aria,
Metti la notte che piomba giusto al primo sorso,
Metti un diritto d'asilo revocato,
Metti che sia durato il tempo di una corsa in taxi,
Metti un amico che cade addormentato,
quasi fosse inciampato nella vita per caso.
Saturday, December 29, 2007
Arrivederci al 2008
Con questo post il blog si prende una pausa fino al 3 gennaio. Auguro a tutti voi un buon nuovo anno, migliore di questo.
"More than This", Roxy Music (1982)
"More than This", Roxy Music (1982)
Monday, December 24, 2007
Auguri
Auguro a tutti i lettori un sincero Buon Natale. Il blog si ferma fino al 27. Intanto, gustatevi questo Nat King Cole d'annata in "Deck the Hall".
Sunday, November 11, 2007
Sunday, October 28, 2007
Dedicato a noi due
Trying to get up that great big hill of hope
For a Destination
What's Up (4 Non Blondes, 1992)
For a Destination
What's Up (4 Non Blondes, 1992)
Tuesday, September 11, 2007
Tuesday, August 14, 2007
Wednesday, June 13, 2007
Cavatina del relativista
Il relativista
ha terrore di qualsiasi cosa stabile
solo a pronunciarla
di rimanerci incastrato
di chiedersi cosa sarebbe stato
se non avesse cominciato a chiudere le porte alle sue spalle.
Su quella spiaggia per sempre crederai di aver lasciato la tua giostra
Vai in giro scattando fotografie e archiviandole nella memoria
per il giorno in cui la colonna sonora si comporrà da sé
e tutti gli attori troveranno il loro copione.
Una mano dopo l'altra, aspettando di avere carte migliori della precedente
il momento buono per puntare tutto ciò che hai
incassare il piatto
e alzarti da quel tavolo truccato.
Ma cosa ti succede se qualcuno viene e ti sussurra all'orecchio:
"Amico, inizia l'ultimo giro. Per stasera si chiude qui"?
"Cavatina", John Williams (Stanley Myers, "The Deer Hunter", 1978)
ha terrore di qualsiasi cosa stabile
solo a pronunciarla
di rimanerci incastrato
di chiedersi cosa sarebbe stato
se non avesse cominciato a chiudere le porte alle sue spalle.
Su quella spiaggia per sempre crederai di aver lasciato la tua giostra
Vai in giro scattando fotografie e archiviandole nella memoria
per il giorno in cui la colonna sonora si comporrà da sé
e tutti gli attori troveranno il loro copione.
Una mano dopo l'altra, aspettando di avere carte migliori della precedente
il momento buono per puntare tutto ciò che hai
incassare il piatto
e alzarti da quel tavolo truccato.
Ma cosa ti succede se qualcuno viene e ti sussurra all'orecchio:
"Amico, inizia l'ultimo giro. Per stasera si chiude qui"?
"Cavatina", John Williams (Stanley Myers, "The Deer Hunter", 1978)
Tuesday, June 05, 2007
LibMagazine, nessuno lo fa meglio
Ma veniamo subito alle novità. Innanzitutto, la collaborazione di Daniele Capezzone, che della rivista diviene direttore politico ed esordisce con un intervento dall'emblematico titolo "Atene piange, Sparta non ride". Della redazione fanno parte anche due big come Emanuele Ottolenghi, storico ed editorialista, direttore del Transatlantic Institute di Bruxelles, e Luigi Castaldi, autore di Malvino, che curerà una rubrica settimanale: Unicuique suum.
Da oggi LibMagazine uscirà con cadenza settimanale (ogni martedì) anziché bisettimanale e presto diventerà una testata registrata. I ruoli essenziali sono stati già definiti: direttore è il fondatore, Francesco Nardi. Come direttore responsabile Roberta Marilli. Il sottoscritto sarà vice direttore insieme a Enrico Gagliardi, e Michele Fronterrè il caporedattore.
Naturalmente auguri a tutta la squadra e un caloroso invito a tutti i lettori: cliccate, leggete, linkateci, avanzate proposte, critiche e temi di discussione.
A LibMagazine quindi una dedica musicale, che speriamo sia di buon augurio.
"Nobody Does It Better", di Carly Simon, in una versione live dei Radiohead.
Saturday, June 02, 2007
Monday, May 28, 2007
Saturday, May 26, 2007
Paul Newman va in pensione
"Raindrops Keep Falling on My Head", Burt Bacharach (Butch Cassidy and The Sundance Kid, 1969)
Paul Newman non farà più film. «L'ho fatto per 50 anni, è abbastanza». A 82 anni, troppo vecchio per poter dare il meglio sullo schermo. «Non sono più in grado di lavorare come attore al livello che vorrei», ha spiegato: «Cominci a perdere la memoria, la fiducia, la tua inventiva. Quindi, è davvero una pagina ormai chiusa per me». Si dedicherà ad iniziative umanitarie, al "Dressing Room", il suo ristorante a Westport (Connecticut), e alla sua impresa alimentare "Newman's own".
Sicuramente me ne scorderò qualcuno tra tutti i grandissimi film in cui ha lasciato il segno: "Lassù qualcuno mi ama" (1956), "La lunga estate calda" (1958), "Furia selvaggia" (1958), "La dolce ala della giovinezza" (1962), "Il colore dei soldi" (1986), "La gatta sul tetto che scotta" (1959), "Butch Cassidy and The Sundance Kid" (1969), "Il verdetto" (1982), "Diritto di cronaca" (1981), "La stangata" (1972), "Detective's story" (1966), "Intrigo a Stoccolma" (1963), "Lo spaccone" (1961), "Exodus" (1960), "L'inferno di cristallo" (1974).
Paul Newman non farà più film. «L'ho fatto per 50 anni, è abbastanza». A 82 anni, troppo vecchio per poter dare il meglio sullo schermo. «Non sono più in grado di lavorare come attore al livello che vorrei», ha spiegato: «Cominci a perdere la memoria, la fiducia, la tua inventiva. Quindi, è davvero una pagina ormai chiusa per me». Si dedicherà ad iniziative umanitarie, al "Dressing Room", il suo ristorante a Westport (Connecticut), e alla sua impresa alimentare "Newman's own".
Sicuramente me ne scorderò qualcuno tra tutti i grandissimi film in cui ha lasciato il segno: "Lassù qualcuno mi ama" (1956), "La lunga estate calda" (1958), "Furia selvaggia" (1958), "La dolce ala della giovinezza" (1962), "Il colore dei soldi" (1986), "La gatta sul tetto che scotta" (1959), "Butch Cassidy and The Sundance Kid" (1969), "Il verdetto" (1982), "Diritto di cronaca" (1981), "La stangata" (1972), "Detective's story" (1966), "Intrigo a Stoccolma" (1963), "Lo spaccone" (1961), "Exodus" (1960), "L'inferno di cristallo" (1974).
Saturday, May 19, 2007
Oggi è diverso, i colori sbiadiscono
Una volta salutarla così mi avrebbe gettato nel vuoto.
Oggi è diverso, ma è che sono un po' perso per i fatti miei.
When you're gone all the colors fade
When you're gone no New Year's Day parade
You're gone
Colors seem to fade
Buon week end sulle note di questa dolce canzone.
"Colors", di Amos Lee
Oggi è diverso, ma è che sono un po' perso per i fatti miei.
When you're gone all the colors fade
When you're gone no New Year's Day parade
You're gone
Colors seem to fade
Buon week end sulle note di questa dolce canzone.
"Colors", di Amos Lee
Wednesday, May 16, 2007
L'ora di decollare
... The happy ones are near
Let's get together
Before we get much older...
Dedicato a G.
"Baba O'Riley", The Who
Let's get together
Before we get much older...
Dedicato a G.
"Baba O'Riley", The Who
Friday, May 11, 2007
Strana febbre
Mi ha rimesso KO.
Mi scorre nelle vene e mi affolla la mente.
Da mesi nello scantinato, in punizione.
La febbre di farcela, nonostante tutto.
Speriamo che non mi occorra una diagnosi del Dr. House.
Mi scorre nelle vene e mi affolla la mente.
Da mesi nello scantinato, in punizione.
La febbre di farcela, nonostante tutto.
Speriamo che non mi occorra una diagnosi del Dr. House.
Tuesday, May 01, 2007
Wednesday, April 25, 2007
La libertà è l'occasione che manca a chi ha di meno
Diciamolo subito, a mo' di disclaimer: io mi sento a posto con Formamentis. Su certe cose la pensiamo diversamente, su altre, convergiamo precisamente. Abbiamo "guerreggiato" civilmente, e mi sono pure divertito. Se un giorno ci incontreremo, gli offrirò volentieri un gelato, anche se non credo affatto che lui sia più "povero" di me (anzi!), ma di "compassione", almeno per un po', preferirei non parlare. Eppure, lo dico, è come la pensa Malvino, non siamo così distanti, è solo che la sua avversione per il liberismo (che è un termine che abolirei, come laicista) è un fatto "di pancia". Non ci si intende sul piano concettuale, ma qualcosa mi dice che se ci trovassimo intorno a un tavolo a dover scrivere una riforma economica troveremmo la formula che soddisfi entrambi e che sia utile.
Per me categorie come destra e sinistra sono superate. Lo spartiacque è tra chi propone di allargare e chi di restringere le libertà in tutti i campi (direi, quindi, tra conservatori e liberali). Ma se si è soliti ritenere che la "sinistra" abbia più a cuore i "deboli", allora le politiche liberali sono le più di "sinistra", perché assicurano maggiori opportunità al più ampio numero di cittadini.
«L'uguaglianza è presupposto della libertà». Certo, tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. E' questo che il liberalismo intende come uguaglianza e ne è effettivamente il presupposto. Ma l'uguaglianza di fronte alla legge, l'uguaglianza nelle opportunità, "a monte", non deve trasformarsi in uguaglianza "a valle". Rispetto a tali progetti di ingegneria sociale è la vita stessa che in un modo o in un altro si prende la rivincita.
E' inutile girarci intorno: non siamo uguali nel gioco dell'esistenza. La diversità fa parte della vita. Natura "matrigna"? Può darsi, ma di diversità va avanti il mondo. Un sistema politico che si prefigga di azzerare le disuguaglianze o minimizzarle è, quando va bene, destinato al fallimento, quando va male a provocare immani tragedie.
La vita è rischio e nessun sistema di protezioni può tutelarci fino in fondo. Anzi, più è intrusivo, più finisce, inevitabilmente, per consolidare poteri costituiti, per generare discriminazioni di altro tipo, poiché a elargire le protezioni non è un ente astratto, neutrale, "scientifico" - lo Stato - ma una classe politica fatta di uomini il cui interesse primario è la propria di sopravvivenza come ceto. Un male necessario, lo Stato, ma quanto meno bisognerebbe cominciare a riflettere sul fatto che anche nelle democrazie dietro il suo volto si nascondono nient'altro che gruppi di cittadini le cui decisioni, legittimamente fondate sugli interessi di alcuni, pesano sulle singole vite di tutti i cittadini.
Qualcuno non la prende «sportivamente»? Ce ne faremo una ragione, ma non c'è alcuna ingiustizia in questo. Costruire artificialmente, tramite il potere pubblico, un'uguaglianza «al traguardo» semplicemente non funziona, doesn't work. Questa, piaccia o non piaccia, è la lezione del '900 e la vittoria del liberalismo. E' la grande forza della democrazia liberale, il sistema di governo che proprio perché più di ogni altro rispecchia e rispetta l'ineliminabile incertezza della vita, con i suoi successi e i suoi insuccessi, più di ogni altro, semplicemente, funziona.
Allora bisogna stare attenti: rivendico di stare dalla parte degli «sconfitti». Anche se non li ritengo davvero "sconfitti", vinti per sempre. Possono aver perso una partita, ma potersene giocare delle altre. E chi ha vinto la mano precedente non può negargli la rivincita. Le politiche liberiste hanno tra i loro obiettivi proprio quello di impedire ai «danarosi di alzare barricate protezioniste, ad escludere il loro tesoretto dai giochi e rendertelo inaccessibile».
Non ignorare le ragioni degli «sconfitti» è un'apprezzabile motivazione morale, ma poi sul campo bisogna mettere in atto politiche che riducano nelle nostre società il numero degli "sconfitti". La povertà non è una «colpa» moralisticamente intesa, ma bisogna uscire dal retropensiero che la «colpa» sia sempre di qualcuno o qualcosa che, cattivo, strappa il pane dalla bocca degli altri. Purtroppo in Italia la situazione è esattamente questa, ma non per eccesso di "liberismo", al contrario, per la sua quasi totale mancanza. Parlerei di cause e non di colpe. Ma più spesso di quanto si pensi il non farcela di chi non ce la fa è dovuto a incapacità e inadeguatezze, la maggior parte superabili, non per colpa o causa del "sistema".
«Se in Italia il liberismo non passa, ci sarà un motivo». Certo che c'è. Ci saranno strategie comunicative sbagliate quanto volete, ma un dato storico e politico è certo: questo paese mantiene un assetto corporativo, familistico, statalista, perché chi trae vantaggio da questo assetto non ha alcun interesse a cambiarlo, non molla le sue rendite di posizione, i suoi privilegi. A tutti i livelli, dalle banche fino al parrucchiere che considera quasi una violazione dei diritti umani che il suo concorrente possa stare aperto di lunedì.
Il discorso di Lamiadestra parte da un assunto dato per scontato ma errato. Si tratta di un lungo lavoro culturale, perché nel nostro paese anche chi ha poco ed è ai margini rifiuta di mettersi in gioco, vedendo che chi ha tanto non sta alle regole del merito e della concorrenza. Ma i liberisti, tra una demonizzazione e l'altra, cercano proprio di parlare di convenienza per tutti, di libero mercato come gioco non a somma zero.
Certo che «c'è chi nasce più libero degli altri». Ma di che libertà stiamo parlando? La libertà, almeno quella che è chiamato a garantire lo stato liberale, non è la libertà di comprarsi uno yacht. Dunque, non coincide con il denaro. E' questo l'equivoco. Formamentis ed io non siamo meno liberi di Barbara Berlusconi. Uno stato liberale non dovrebbe garantire una presunta "felicità", quella di potersi comprare uno yacht, ma la ricerca in piena libertà per ciascuno della sua felicità (il jeffersoniano The Pursuit of Happiness), non a spese di quella degli altri.
Mettere sullo stesso piano, relativamente ai blocchi di partenza, la figlia di Berlusconi e Formamentis significa, per esempio, garantire un sistema educativo capace di sviluppare potenzialità e talenti degli studenti meritevoli ma non abbienti. Non credo che la proprietà statale sia il mezzo migliore per ottenere lo scopo. Significa un mercato in cui le più grandi fortune possano svanire nel nulla come venire create dal nulla.
Nell'ottocento era ritenuta una politica liberale la lotta al latifondo e alle eredità aristocratiche, perché costituivano grandi fortune non esposte al rischio del mercato e risorse sottratte allo sviluppo del capitalismo. Tuttavia, se non vi fosse tra i diritti di proprietà quello di disporne come meglio si crede, nessuno sarebbe indotto a creare ricchezza. E il paese che tassasse pesantemente le eredità vedrebbe fuggire all'estero i capitali generati in patria, come si sono accorti di recente anche gli svedesi.
«Il denaro rende liberi quando tutto il resto ti toglie la libertà...». Per questo la libertà serve più di chiunque altro a coloro che non hanno il denaro per comprarsela.
Faye Wong in una bella interpretazione di "Dreams" (Cranberries) tratta dal film "Hong Kong Express"
Friday, April 20, 2007
You talkin' to me?
Peccato che ci sia una sostanziale differenza tra la realtà e il film. Lo studente sudcoreano ha fatto strage di innocenti suoi coetanei, mentre alla fine, dopo l'incontro con l'umanità della piccola Iris, l'atto catartico di Travis si reindirizza contro uno dei tanti angoli di criminalità urbana che degradano la sua città sul finire degli anni '70. E diventa un moderno "anti-eroe"...
A tutti i ragazzi del Virginia Tech dedico lo splendido tema di Taxi Driver (di Bernard Herrmann).
Tuesday, April 17, 2007
La famigghia è sempi la famigghia
Negli ultimi tre giorni l'avevano ribadito in modo inequivocabile il presidente del Consiglio, il ministro degli Esteri, il ministro delle Attività produttive, quello delle Infrastrutture e il ministro delle Comunicazioni: italianità della rete telefonica.
Perché si sa... la famigghia è sempi la famigghia!
Un'offensiva governativa a tutto campo, accompagnata dal silenzio complice dell'opposizione, con poche eccezioni. Prima è stata sventolata la minaccia di un decreto legge per separare la rete telefonica fissa da Telecom, giocando sull'ambiguità tra proprietà e gestione separata dai servizi. Accantonata l'ipotesi dopo la bacchettata assestata da Bruxelles, ecco la raffica dei proclami da parte dei ministri-gangster: il governo è comunque intenzionato a intervenire per mantenere la rete in mani italiane.
Così At&t ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dalla corsa per Telecom Italia. Le trattative con Pirelli per la quota che Olimpia ha in Telecom sono state interrotte, recitava la prima indiscrezione apparsa sulle pagine on line del Wall Street Journal, poi confermata da fonti vicine ad Olimpia. Alla notizia sia il titolo Telecom Italia sia quello Pirelli sono stati sospesi per eccesso di ribasso all'After Hours.
La motivazione del ritiro - appresa dal Financial Times direttamente dalla lettera della società americana a Pirelli - pesa come un macigno sulla credibilità del nostro paese: timore di «incertezze normative». Giorni prima AT&T e America Mòvil avevano dato mandato ai loro legali di studiare formule di cautela di fronte a «imprevisti» sulla proprietà della rete. Devono evidentemente aver concluso che rispetto a un intervento governativo non c'è modo.
Con questa brillante operazione il nostro governo è riuscito a diffondere sulle pagine di tutti i giornali del mondo l'immagine di un'Italia inaffidabile, dove una politica che si comporta da boss mafioso fa carta straccia delle regole del mercato; di un paese autolesionista che invece di attrarre capitali, e in questo caso anche interessanti piani industriali, li respinge, danneggiando la sua economia.
Se quindi non saremo mai utenti del colosso americano della telefonia, se rimarremo ostaggio dei capitalisti senza capitale, dell'incapacità dei Colaninno e dei Tronchetti, o del bipolarismo finanziario, dovremo ringraziare il Governo Prodi, che con un inaudito intervento a gamba tesa contro il mercato ha preservato per sé e i suoi amici il malloppo Telecom. E a rimetterci, ancora una volta, prima o dopo, saranno utenti e contribuenti.
Don Romano, Don Max, baciamo le mani a vossia...
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