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Friday, June 01, 2012

Non sono metodi mafiosi

Non sono metodi mafiosi. L'Agenzia delle entrate, riporta oggi La Stampa, ha spedito a 300 mila contribuenti una lettera in cui fa sapere di «aver rilevato spese apparentemente non compatibili con i redditi dichiarati», avvertendo che non è dovuta alcuna risposta alla missiva, ma che nel caso il contribuente «non fosse in grado di dimostrare la compatibilità delle spese sostenute con il reddito dichiarato, l'Agenzia delle entrate potrà procedere all'accertamento sintetico del reddito complessivo». Ma no, non è una lettera minatoria, non sono metodi mafiosi. E allega alla lettera un elenco di spese "significative", ma senza indicarne l'ammontare, nemmeno complessivo, «per tutelare la sua riservatezza». Cioè, capite l'assurdità? Per tutelare la mia privacy non comunicano l'ammontare delle mie spese in una lettera a me indirizzata. Fin troppo evidente che il vero scopo è non scoprire le "carte" che hanno in mano, cioè il bluff. Infatti, redditometro e spesometro non sono ancora attivi e le spese allegate sono talmente comuni (rette scolastiche, contributi previdenziali o la stipula di un mutuo), alcune persino dovute per legge, da non essere propriamente in odore di evasione.

E se le lettere sono "mirate", e non si tratta di sparare nel mucchio, perché non scatta direttamente l'accertamento? L'operazione è un'altra: inculcando una «sana paura», proprio a ridosso della presentazione delle dichiarazioni dei redditi, si tenta di convincere i contribuenti a dichiarare qualche euro in più, tanto per non sbagliarsi e non far insospettire il fisco. Ma no, non è estorsione, non sono metodi mafiosi. In questo modo forse si inculca negli evasori e nei contribuenti quella «sana paura» di cui parlava tempo fa Befera, ma non meravigliamoci se poi torna indietro "insano terrore". Ma no, non sono metodi mafiosi.

Passato un giorno dalla denuncia di Buffon sulla «vergogna» della giustizia-spettacolo, dei processi mediatici, del rapporto marcio, perverso tra procure e media, con le fughe di notizie e i blitz con telecamere al seguito, il circuito mediatico-giudiziario passa al contrattacco. Corriere e Repubblica tirano fuori un'"informativa" (con tanto di documenti in copia pdf) della Guardia di Finanza di Torino in cui si segnalano alcune movimentazioni di denaro "sospette" da un conto di Buffon ad una ricevitoria di Parma. Movimenti che fanno presto a diventare «puntate», «scommesse milionarie». Risalgono al 2010 e non hanno avuto seguito sul piano penale (se di scommesse si tratta, sono comunque legali) né sportivo (se di scommesse si tratta, potrebbero essere su altri campionati o altri sport). Ma tanto basta a sputtanare Buffon che aveva osato toccare i fili che legano procure e giornali. Una ritorsione in puro stile non mafioso.

Che Buffon abbia o meno scommesso sul calcio italiano (commettendo quindi un illecito sportivo), a questo punto passa in secondo piano. E' il tempismo che inquieta, il potere del circuito procure-giornali di stritolare con la gogna mediatica qualsiasi cittadino, a prescindere, che osi criticarli dovrebbe preoccupare molto di più del calcioscommesse.
La sensazione è che dall'Italia delle caste siamo passati all'Italia delle cosche.

Wednesday, June 08, 2011

Barbarie e ipocrisia

E' una barbarie, non colpisce solo Berlusconi, ed è la prova che mettere mano alle norme sulle intercettazioni è un imperativo di civiltà. I giornali mettono alla gogna società di calcio e calciatori che non solo non sono indagati. Ma di cui chiacchierano, solo per sentito dire, gli indagati quelli veri nelle telefonate intercettate. E tutti possiamo immaginare che interesse abbiano costoro, oggi, a sparare in alto, e quale spinta ci fosse nel giro delle scommesse a millantare con i propri interlocutori telefonici chissà quali "informazioni". I pm sono i primi ad avvertire che mancano riscontri, che si tratta di voci «indirette». «Il sospetto è che possa trattarsi di una millanteria», ammette persino la giornalista, gran sacerdotessa di intercettazioni telefoniche al Corriere. E viene fuori che così scarso è il valore che a quelle chiacchiere attribuiscono gli inquirenti, che le telefonate in questione non sono nemmeno state trascritte, ma riportate in "brogliacci" di polizia. Eppure i giornali non si fanno scrupoli: nomi e cognomi (prima De Rossi, adesso Totti) in prima pagina, tanto per sputtanare, infangare, vendere qualche copia in più calpestando la dignità delle persone. Una vergogna. Una vergogna che ormai quello d'indagine sia un segreto di Pulcinella; una vergogna la totale mancanza di deontologia professionale nei giornalisti.

Detto questo, qualche considerazione sull'inchiesta in corso si può azzardare. Che la cricca pizzicata con le mani nella marmellata fosse in grado con quegli spiccioli di condizionare gare di serie A è altamente improbabile e gli inquirenti se ne stanno convincendo. Riuscivano a combinare gare delle serie inferiori e per la A a venire in possesso di notizie, vere o presunte, che circolavano nell'ambiente. Che però, molte partite di A siano sospette di "combine" tra le società di calcio, non per le scommesse, ma per reciproche convenienze di classifica, è più che un sospetto. Non solo per gli inquirenti - consapevoli, pare, che questo filone travalichi l'inchiesta penale in corso, anche perché si entra nel campo dell'indimostrabile - ma per chiunque segua il calcio domenica dopo domenica. Di partite che "puzzano" se ne sono viste tante anche in questa stagione: pareggiotti di convenienza; l'improvvisa caduta in casa della provinciale che stava andando forte; ma soprattutto, quante squadre che si sciolgono come neve al sole davanti alle "grandi"? Ci sono grandi squadre del nord che contro alcune provinciali sembrano abbonate alla vittoria facile. Nell'ambiente, anche del giornalismo sportivo, se ne parla con disinvoltura, magari con ironia, ma guai a porre pubblicamente qualche domanda.

D'altra parte, dopo Lazio-Inter dello scorso anno, a poche giornate dalla fine del campionato, resta da chiedersi a che cosa bisogna assistere prima che la giustizia, quella sportiva, si attivi; che soglia di indecenza bisogna superare prima di far scattare le sanzioni previste per la violazione dell'art. 1 sulla lealtà sportiva.

UPDATE ORE 13:06
«Nessun riferimento alla Roma e quindi a Francesco Totti. È possibile che si parlasse semplicemente di una squadra delle serie minori». «Per quanto riguarda la serie A, Erodiani ha già escluso nel corso dell'interrogatorio di garanzia ogni collegamento». Così uno dei legali di Erodiani. Complimenti ancora una volta al Corriere della Sera e a La Repubblica per il loro rigoroso "giornalismo". Rigorosamente fango.