Continuare testardamente a sbagliare coppia d'attacco è la maledizione di ogni ct azzurro e Prandelli non sfugge alla regola. E così può capitare che una vittoria tranquillamente a portata, viste le comiche della difesa croata nel primo tempo (con i difensori che svirgolano i rinvii e si scontrano tra di loro), possa sfuggire. Non bisogna farsi illusioni, la nostra squadra è piuttosto scarsa. Solo il centrocampo, quando De Rossi è schierato con Marchisio e Pirlo, è sul livello delle nazionali più forti. Come ha dimostrato il colossale errore di Chiellini ieri, in teoria il nostro miglior difensore, e la leggerezza, direi l'evanescenza, degli attaccanti, gli altri reparti sono molto modesti.
Per questo bisognava per lo meno adottare qualche furbizia in più. Ripeto: Balotelli non ha la testa, talmente pieno di sé che gioca con sufficienza e continua ad addormentarsi su palle decisive. Cassano ha lo spunto ma non ha nelle gambe (e non può averla) la brillantezza che servirebbe a questi livelli. Ormai sono due partite che gioca solo mezz'ora, poi scompare, eppure Prandelli lo toglie solo all'80esimo. Semmai, bisognerebbe sfruttare la sua mezz'ora a fine partita, non dall'inizio. Per non parlare di Giaccherini, generoso ma fuori ruolo, quindi sempre in affanno in difesa e quasi nullo in attacco; e di Motta, cui in quella posizione andrebbe preferito Nocerino.
Con attaccanti più incisivi in campo avremmo probabilmente chiuso la pratica nel primo tempo, quando abbiamo espresso un buon gioco, esercitato pressione, e mandato in bambola la difesa croata. Forse sarebbe stato sufficiente inserire Di Natale a inizio ripresa, per sfruttare il contropiede. Invece Prandelli ha aspettato troppo e un minuto dopo il suo ingresso i croati hanno pareggiato e la partita si è complicata.
Adesso invece di ripensare agli errori, parleremo di "biscotto" per una settimana, facendo l'errore di considerare già vinta, una pura formalità, la partita con l'Irlanda (attenzione all'orgoglio ferito). Con incredibile faccia tosta Buffon si è già "switchato" in modalità indignato preventivo. Solo un paio di settimane fa diceva che in fondo non c'è niente di male che due squadre si facciano i loro conti, se a entrambe conviene il pareggio. Oggi torna ad essere scandaloso, un 2-2 sarebbe «etichetta di antisportività», da far «ridere l'Europa e il mondo». Complimenti per la coerenza.
Comunque per farsi un'idea delle probabilità di "biscotto" (o "galleta"?) tra Spagna e Croazia bisognerà tener d'occhio le quote dei bookmakers su pareggio, over 3,5, e risultato esatto 2:2. Al momento in cui scriviamo in effetti il pareggio è bassino: 2,50-2,60, considerando che la vittoria della Croazia è data tra 7 e 8. Non si vede poi perché se sospettiamo di spagnoli e croati, loro non dovrebbero sospettare della "rassegnazione" irlandese contro di noi, non avendo più nulla da perdere né da vincere, ed essendoci in panchina un allenatore italiano.
In serata Del Bosque, che stavolta schiera dall'inizio una punta di ruolo, e Torres, che ritrova improvvisamente gol e cinismo davanti alla porta, dovrebbero farci capire quanto siamo stati fortunati contro la Spagna: un punto regalato.
Ultima nota sempre sulla Rai: ancora un attorucolo a commentare nell'intervallo; ancora un'intervista in ginocchio ad Abete; telecronaca infantile. Non se ne può davvero più. Chiudetela.
PAGELLE: Buffon 6 Bonucci 6 DeRossi 6,5 Chiellini 5 Maggio 5 Marchisio 6,5 Pirlo 6,5 Motta 5 Giaccherini 5,5 Cassano 5 Balotelli 5,5; Di Natale ng Giovinco ng Montolivo 6; Prandelli 4
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Friday, June 15, 2012
Friday, June 01, 2012
Non sono metodi mafiosi
Non sono metodi mafiosi. L'Agenzia delle entrate, riporta oggi La Stampa, ha spedito a 300 mila contribuenti una lettera in cui fa sapere di «aver rilevato spese apparentemente non compatibili con i redditi dichiarati», avvertendo che non è dovuta alcuna risposta alla missiva, ma che nel caso il contribuente «non fosse in grado di dimostrare la compatibilità delle spese sostenute con il reddito dichiarato, l'Agenzia delle entrate potrà procedere all'accertamento sintetico del reddito complessivo». Ma no, non è una lettera minatoria, non sono metodi mafiosi. E allega alla lettera un elenco di spese "significative", ma senza indicarne l'ammontare, nemmeno complessivo, «per tutelare la sua riservatezza». Cioè, capite l'assurdità? Per tutelare la mia privacy non comunicano l'ammontare delle mie spese in una lettera a me indirizzata. Fin troppo evidente che il vero scopo è non scoprire le "carte" che hanno in mano, cioè il bluff. Infatti, redditometro e spesometro non sono ancora attivi e le spese allegate sono talmente comuni (rette scolastiche, contributi previdenziali o la stipula di un mutuo), alcune persino dovute per legge, da non essere propriamente in odore di evasione.
E se le lettere sono "mirate", e non si tratta di sparare nel mucchio, perché non scatta direttamente l'accertamento? L'operazione è un'altra: inculcando una «sana paura», proprio a ridosso della presentazione delle dichiarazioni dei redditi, si tenta di convincere i contribuenti a dichiarare qualche euro in più, tanto per non sbagliarsi e non far insospettire il fisco. Ma no, non è estorsione, non sono metodi mafiosi. In questo modo forse si inculca negli evasori e nei contribuenti quella «sana paura» di cui parlava tempo fa Befera, ma non meravigliamoci se poi torna indietro "insano terrore". Ma no, non sono metodi mafiosi.
Passato un giorno dalla denuncia di Buffon sulla «vergogna» della giustizia-spettacolo, dei processi mediatici, del rapporto marcio, perverso tra procure e media, con le fughe di notizie e i blitz con telecamere al seguito, il circuito mediatico-giudiziario passa al contrattacco. Corriere e Repubblica tirano fuori un'"informativa" (con tanto di documenti in copia pdf) della Guardia di Finanza di Torino in cui si segnalano alcune movimentazioni di denaro "sospette" da un conto di Buffon ad una ricevitoria di Parma. Movimenti che fanno presto a diventare «puntate», «scommesse milionarie». Risalgono al 2010 e non hanno avuto seguito sul piano penale (se di scommesse si tratta, sono comunque legali) né sportivo (se di scommesse si tratta, potrebbero essere su altri campionati o altri sport). Ma tanto basta a sputtanare Buffon che aveva osato toccare i fili che legano procure e giornali. Una ritorsione in puro stile non mafioso.
Che Buffon abbia o meno scommesso sul calcio italiano (commettendo quindi un illecito sportivo), a questo punto passa in secondo piano. E' il tempismo che inquieta, il potere del circuito procure-giornali di stritolare con la gogna mediatica qualsiasi cittadino, a prescindere, che osi criticarli dovrebbe preoccupare molto di più del calcioscommesse.
La sensazione è che dall'Italia delle caste siamo passati all'Italia delle cosche.
E se le lettere sono "mirate", e non si tratta di sparare nel mucchio, perché non scatta direttamente l'accertamento? L'operazione è un'altra: inculcando una «sana paura», proprio a ridosso della presentazione delle dichiarazioni dei redditi, si tenta di convincere i contribuenti a dichiarare qualche euro in più, tanto per non sbagliarsi e non far insospettire il fisco. Ma no, non è estorsione, non sono metodi mafiosi. In questo modo forse si inculca negli evasori e nei contribuenti quella «sana paura» di cui parlava tempo fa Befera, ma non meravigliamoci se poi torna indietro "insano terrore". Ma no, non sono metodi mafiosi.
Passato un giorno dalla denuncia di Buffon sulla «vergogna» della giustizia-spettacolo, dei processi mediatici, del rapporto marcio, perverso tra procure e media, con le fughe di notizie e i blitz con telecamere al seguito, il circuito mediatico-giudiziario passa al contrattacco. Corriere e Repubblica tirano fuori un'"informativa" (con tanto di documenti in copia pdf) della Guardia di Finanza di Torino in cui si segnalano alcune movimentazioni di denaro "sospette" da un conto di Buffon ad una ricevitoria di Parma. Movimenti che fanno presto a diventare «puntate», «scommesse milionarie». Risalgono al 2010 e non hanno avuto seguito sul piano penale (se di scommesse si tratta, sono comunque legali) né sportivo (se di scommesse si tratta, potrebbero essere su altri campionati o altri sport). Ma tanto basta a sputtanare Buffon che aveva osato toccare i fili che legano procure e giornali. Una ritorsione in puro stile non mafioso.
Che Buffon abbia o meno scommesso sul calcio italiano (commettendo quindi un illecito sportivo), a questo punto passa in secondo piano. E' il tempismo che inquieta, il potere del circuito procure-giornali di stritolare con la gogna mediatica qualsiasi cittadino, a prescindere, che osi criticarli dovrebbe preoccupare molto di più del calcioscommesse.
La sensazione è che dall'Italia delle caste siamo passati all'Italia delle cosche.
Thursday, May 31, 2012
La giornata: Buffon fulminato e i messaggi di Visco-Draghi a Monti
Che si tratti di un avvertimento o di una ritorsione, lo stile è quello "mafioso". Il tempismo è davvero troppo sospetto. E' passato un giorno dalla denuncia di Buffon sulla «vergogna» della giustizia-spettacolo, dei processi mediatici, del rapporto marcio, perverso tra procure e media, con le fughe di notizie e i blitz con telecamere al seguito, ed ecco che il circuito mediatico-giudiziario passa al contrattacco. Corriere e Repubblica tirano fuori un'"informativa" (con tanto di documenti in copia pdf) della Guardia di Finanza di Torino in cui si segnalano alcune movimentazioni di denaro "sospette" da un conto di Buffon ad una ricevitoria di Parma. Movimenti che fanno presto a diventare «puntate», «scommesse milionarie». La vicenda dovrebbe essere vecchia e già chiusa. Il fatto che Buffon non risulti indagato, nonostante l'informativa risalga al 2011 e i fatti al 2010, significa che le procure di Torino e Cremona non l'hanno ritenuta rilevante penalmente, o che il caso è stato chiarito. Ma tanto basta a sputtanare Buffon che aveva osato toccare i fili che legano procure e giornali.
Al di là del merito, che Buffon abbia o meno scommesso (e quindi commesso un illecito sportivo), l'intento gogna mediatica è chiaro. E vergognoso. Com'era? L'anomalia era Berlusconi? Uscito di scena lui tutto sarebbe tornato a posto, ognuno al suo ruolo? Berlusconi passa, ma il cancro procure-media ce lo teniamo. Dovrebbe intervenire il presidente Napolitano, che come presidente del Csm è responsabile di come certi documenti escono dalle procure e arrivino alla stampa così "ad orologeria".
VISCO-DRAGHI - Intanto, mentre lo spread è stabile a livelli da allarme rosso (oggi a 467 punti), Monti mette in guardia sul «rischio contagio» e si appella alla Merkel chiedendole di «riflettere profondamente, ma anche rapidamente su questo» aspetto. L'alto debito è colpa dei governi del «passato» e lo spread resta elevato per «la mancanza di una linea precisa per la crescita».
Ma c'è qualcosa nelle parole di oggi di Draghi e del governatore della Banca d'Italia Visco che chiama direttamente in causa anche le scelte chiave del governo Monti: solo tasse, zero tagli alla spesa e niente dismissioni. Il problema è una politica fiscale sbagliata, ma continuiamo diabolicamente a perseverare.
Visco ha avvertito che un calo del Pil dell'1,5% nel 2012 corrisponde ad uno «scenario non troppo sfavorevole» e che la pressione fiscale è «a livelli ormai non compatibili con una crescita sostenuta». «L'inasprimento non può che essere temporaneo», è ora che «la sfida si sposti» sui tagli alla spesa: «Occorre trovare, oltre a più ampi recuperi di evasione, tagli di spesa che compensino il necessario ridimensionamento del peso fiscale». E smentisce che anche tagliare la spesa avrebbe effetti recessivi: «Se accuratamente identificati e ispirati a criteri di equità, i tagli non comprometteranno la crescita e potranno concorrere a stimolarla se saranno volti a rimuovere inefficienze dell'azione pubblica, semplificare i processi decisionali, contenere gli oneri amministrativi». Dal governatore della Banca d'Italia arriva anche un caldo invito a «utilizzare pienamente i margini disponibili per ridurre il debito con la dismissione di attività in mano pubblica». Insomma, il messaggio a Monti è chiaro: è ora di tagliare spesa e tasse e di abbattere lo stock di debito con le dismissioni.
Draghi avverte che la Bce «non può sostituirsi ai governi nel fronteggiare la crisi, nella quale il debito di alcuni Paesi non è più percepito come sostenibile». La Bce ha fatto già tutto quello che poteva nell'ambito dei suoi compiti e «non può riempire il vuoto e la mancanza di azione da parte dei governi europei, né per quanto riguarda le politiche di bilancio, né per le riforme strutturali, né in altri campi». Anche qui il messaggio è chiaro: devono agire i leader, su bilanci e riforme.
Il governatore della Bce avverte poi che per i mercati «è importante chiarire la visione per l'euro nei prossimi dieci anni», ma anche questo spetta ai leader degli Stati membri, come fecero nel 1988 con il rapporto del Consiglio europeo che poneva l'obiettivo dell'unione monetaria. Un nuovo obiettivo di questo genere, per esempio per l'unione politica, ha lasciato intendere Draghi, farebbe «diradare la nebbia» sull'altra riva del fiume che stiamo attraversando, e che oggi non è ancora visibile. «Prima verrà presentata questa visione e meglio sarà». Sulla stessa linea europeista Visco, che ha chiesto «un percorso che abbia nell'unione politica il traguardo finale». Percorso che ad oggi «non c'è» e ciò «rende alla lunga l'unione monetaria più difficile da sostenere».
LAVORO E PRESIDENZIALISMO - La riforma del lavoro Monti-Fornero (Pd-Cgil) intanto ottiene il via libera del Senato, ma nonostante i miglioramenti resta una riforma sbagliata, come insistono a dire Sacconi e Cazzola. Chiude per molti anni il capitolo articolo 18 mentre rischia di essere controproducente sulla flessibilità in entrata. Sul piano politico, dal Pd si registrano delle aperture alla proposta presidenzialista del Pdl. I favorevoli al modello francese escono allo scoperto: cinque senatori, tra cui Morando e Tonini, chiedono a Bersani di aprire un confronto sul semipresidenzialismo, insomma di andare a vedere le carte di Alfano, Parisi propone di incalzare il Pdl e il senatore e costituzionalista Ceccanti invita a non nascondersi «dietro la tecnica», perché volendo una soluzione sarebbe già «pronta e matura».
Al di là del merito, che Buffon abbia o meno scommesso (e quindi commesso un illecito sportivo), l'intento gogna mediatica è chiaro. E vergognoso. Com'era? L'anomalia era Berlusconi? Uscito di scena lui tutto sarebbe tornato a posto, ognuno al suo ruolo? Berlusconi passa, ma il cancro procure-media ce lo teniamo. Dovrebbe intervenire il presidente Napolitano, che come presidente del Csm è responsabile di come certi documenti escono dalle procure e arrivino alla stampa così "ad orologeria".
VISCO-DRAGHI - Intanto, mentre lo spread è stabile a livelli da allarme rosso (oggi a 467 punti), Monti mette in guardia sul «rischio contagio» e si appella alla Merkel chiedendole di «riflettere profondamente, ma anche rapidamente su questo» aspetto. L'alto debito è colpa dei governi del «passato» e lo spread resta elevato per «la mancanza di una linea precisa per la crescita».
Ma c'è qualcosa nelle parole di oggi di Draghi e del governatore della Banca d'Italia Visco che chiama direttamente in causa anche le scelte chiave del governo Monti: solo tasse, zero tagli alla spesa e niente dismissioni. Il problema è una politica fiscale sbagliata, ma continuiamo diabolicamente a perseverare.
Visco ha avvertito che un calo del Pil dell'1,5% nel 2012 corrisponde ad uno «scenario non troppo sfavorevole» e che la pressione fiscale è «a livelli ormai non compatibili con una crescita sostenuta». «L'inasprimento non può che essere temporaneo», è ora che «la sfida si sposti» sui tagli alla spesa: «Occorre trovare, oltre a più ampi recuperi di evasione, tagli di spesa che compensino il necessario ridimensionamento del peso fiscale». E smentisce che anche tagliare la spesa avrebbe effetti recessivi: «Se accuratamente identificati e ispirati a criteri di equità, i tagli non comprometteranno la crescita e potranno concorrere a stimolarla se saranno volti a rimuovere inefficienze dell'azione pubblica, semplificare i processi decisionali, contenere gli oneri amministrativi». Dal governatore della Banca d'Italia arriva anche un caldo invito a «utilizzare pienamente i margini disponibili per ridurre il debito con la dismissione di attività in mano pubblica». Insomma, il messaggio a Monti è chiaro: è ora di tagliare spesa e tasse e di abbattere lo stock di debito con le dismissioni.
Draghi avverte che la Bce «non può sostituirsi ai governi nel fronteggiare la crisi, nella quale il debito di alcuni Paesi non è più percepito come sostenibile». La Bce ha fatto già tutto quello che poteva nell'ambito dei suoi compiti e «non può riempire il vuoto e la mancanza di azione da parte dei governi europei, né per quanto riguarda le politiche di bilancio, né per le riforme strutturali, né in altri campi». Anche qui il messaggio è chiaro: devono agire i leader, su bilanci e riforme.
Il governatore della Bce avverte poi che per i mercati «è importante chiarire la visione per l'euro nei prossimi dieci anni», ma anche questo spetta ai leader degli Stati membri, come fecero nel 1988 con il rapporto del Consiglio europeo che poneva l'obiettivo dell'unione monetaria. Un nuovo obiettivo di questo genere, per esempio per l'unione politica, ha lasciato intendere Draghi, farebbe «diradare la nebbia» sull'altra riva del fiume che stiamo attraversando, e che oggi non è ancora visibile. «Prima verrà presentata questa visione e meglio sarà». Sulla stessa linea europeista Visco, che ha chiesto «un percorso che abbia nell'unione politica il traguardo finale». Percorso che ad oggi «non c'è» e ciò «rende alla lunga l'unione monetaria più difficile da sostenere».
LAVORO E PRESIDENZIALISMO - La riforma del lavoro Monti-Fornero (Pd-Cgil) intanto ottiene il via libera del Senato, ma nonostante i miglioramenti resta una riforma sbagliata, come insistono a dire Sacconi e Cazzola. Chiude per molti anni il capitolo articolo 18 mentre rischia di essere controproducente sulla flessibilità in entrata. Sul piano politico, dal Pd si registrano delle aperture alla proposta presidenzialista del Pdl. I favorevoli al modello francese escono allo scoperto: cinque senatori, tra cui Morando e Tonini, chiedono a Bersani di aprire un confronto sul semipresidenzialismo, insomma di andare a vedere le carte di Alfano, Parisi propone di incalzare il Pdl e il senatore e costituzionalista Ceccanti invita a non nascondersi «dietro la tecnica», perché volendo una soluzione sarebbe già «pronta e matura».
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Wednesday, May 30, 2012
La giornata: spread al massimo, Stato "minimo", Napolitano presidenzialista a sua insaputa e Buffon garantista
Trainato da un'asta piuttosto negativa dei nostri titoli di Stato - con domanda pericolosamente in calo e rendimenti sopra il 6% - lo spread Btp-Bund oggi è tornato a livelli da allarme rosso, toccando i 480 punti e attestandosi sui 460, mentre sono messi ancora peggio quelli spagnoli (530). E se l'idea di sospendere il campionato di calcio per 2-3 anni era solo una battuta, sullo spread Monti non può nemmeno scherzare.
TERREMOTO - Immancabile, sicuro come la morte, anche questa volta è arrivato l'aumento dell'accisa sui carburanti (2 centesimi) per far fronte alle spese del terremoto in Emilia. Non è, purtroppo, un'esclusiva di questo governo, ma che su 800 miliardi di spesa pubblica non ci sia un euro da destinare in aiuti alle zone colpite dal terremoto, e che ci sia bisogno di ricorrere a nuove tasse, dimostra il fallimento dello Stato. Quando chiamato a svolgere una delle sue poche funzioni davvero essenziali, lo Stato obeso si fa trovare impotente, impreparato, misero, nonostante le enormi ricchezze che preleva ogni anno dagli italiani. E' questo il vero Stato "minimo": massima spesa, minima efficienza, minime capacità.
PRESIDENZIALISMO - Non nasconde certo la sua contrarietà al presidenzialismo il presidente Napolitano, il quale ricorda la saggia scelta dei costituenti di volere al Quirinale una «figura neutra e imparziale». Già, non come uno che si sceglie il premier e boccia a priori una riforma presidenzialista! Ma proprio il settennato Napolitano insegna che non bisogna confondere la correttezza con la neutralità (lui è stato corretto, ma tutt'altro che neutro) e dimostra che il semipresidenzialismo in Italia c'è già (nei poteri, ma senza investitura popolare).
Un semipresidenzialismo "a corrente alternata", come scrissi qualche anno fa. Negli ultimi 17 anni il Quirinale è stato infatti studio notarile durante i governi di centrosinistra, e potere presidenzialista durante i governi di centrodestra. Sempre formalmente rispettando la Costituzione, Napolitano è intervenuto come nessun presidente prima di lui nel processo legislativo (affossando provvedimenti, condizionando il calendario parlamentare e l'agenda politica, intervenendo su tutti i temi d'attualità, dalla politica economica alle riforme, come dimostrano anche le parole di oggi sul presidenzialismo) e nell'indirizzo politico del governo, esercitando una sorta di potere di veto sui decreti governativi e arrivando a scegliersi il premier.
Un po' debole la risposta di Bersani all'offerta del Pdl. Riafferma la scelta parlamentarista del Pd ma ci tiene a dire che «il semipresidenzialismo non è un tabù né una bestemmia». «Il problema è capire se è una discussione seria o un modo per non fare nulla». Se la preoccupazione è questa, perché non va a vedere le carte di Alfano? E perché, se si trova un accordo su uno scambio politico "alto", non si potrebbe tradurre in un emendamento? Siccome per ridurre i parlamentari ci sono voluti 6 anni non è detto che per il presidenzialismo bisogna aspettarne 12. La riflessione è in corso da decenni, i tempi sono più che maturi. La formula dell'emendamento è la via più rapida, dal momento che è già incardinato un disegno di legge costituzionale, ma di per sé non toglie tempo né alla riflessione né al dibattito.
BUFFON - Come personaggio "politico" della giornata una citazione la merita anche Gigi Buffon, con le sue dichiarazioni sul calcioscommesse. Per la sua forte denuncia - liberale e garantista - del marcio rapporto tra procure e giornali, delle fughe di notizie, della giustizia-spettacolo dei blitz con telecamere al seguito, meriterebbe la vicepresidenza del Csm. Non meriterebbe invece la fascia di capitano della Nazionale per la sua recente intervista a Sky. Si è limitato a dire senza ipocrisie ciò che tutti sanno e vedono? No, se si parla di pareggi combinati dire che «ogni tanto qualche conto è giustificato farlo» suona come una giustificazione, non una semplice presa d'atto (basta riascoltare l'intervista). E scommesse o no, sempre di combine si tratta. Né il tema della domanda a Buffon era l'atteggiamento difensivista di una squadra a cui basta un pari per salvarsi. Difendersi accontentandosi del pareggio è strategia di gioco, e se la praticano entrambe le squadre il pari è altamente probabile. Ma è antisportivo concordare dall'inizio o nel corso della gara, anche tacitamente, l'esito finale. E di questo si sta parlando, non del "catenaccio". Tra l'altro, lo stesso Buffon fu molto meno comprensivo con il "biscotto" tra Danimarca e Svezia agli Europei del 2004.
TERREMOTO - Immancabile, sicuro come la morte, anche questa volta è arrivato l'aumento dell'accisa sui carburanti (2 centesimi) per far fronte alle spese del terremoto in Emilia. Non è, purtroppo, un'esclusiva di questo governo, ma che su 800 miliardi di spesa pubblica non ci sia un euro da destinare in aiuti alle zone colpite dal terremoto, e che ci sia bisogno di ricorrere a nuove tasse, dimostra il fallimento dello Stato. Quando chiamato a svolgere una delle sue poche funzioni davvero essenziali, lo Stato obeso si fa trovare impotente, impreparato, misero, nonostante le enormi ricchezze che preleva ogni anno dagli italiani. E' questo il vero Stato "minimo": massima spesa, minima efficienza, minime capacità.
PRESIDENZIALISMO - Non nasconde certo la sua contrarietà al presidenzialismo il presidente Napolitano, il quale ricorda la saggia scelta dei costituenti di volere al Quirinale una «figura neutra e imparziale». Già, non come uno che si sceglie il premier e boccia a priori una riforma presidenzialista! Ma proprio il settennato Napolitano insegna che non bisogna confondere la correttezza con la neutralità (lui è stato corretto, ma tutt'altro che neutro) e dimostra che il semipresidenzialismo in Italia c'è già (nei poteri, ma senza investitura popolare).
Un semipresidenzialismo "a corrente alternata", come scrissi qualche anno fa. Negli ultimi 17 anni il Quirinale è stato infatti studio notarile durante i governi di centrosinistra, e potere presidenzialista durante i governi di centrodestra. Sempre formalmente rispettando la Costituzione, Napolitano è intervenuto come nessun presidente prima di lui nel processo legislativo (affossando provvedimenti, condizionando il calendario parlamentare e l'agenda politica, intervenendo su tutti i temi d'attualità, dalla politica economica alle riforme, come dimostrano anche le parole di oggi sul presidenzialismo) e nell'indirizzo politico del governo, esercitando una sorta di potere di veto sui decreti governativi e arrivando a scegliersi il premier.
Un po' debole la risposta di Bersani all'offerta del Pdl. Riafferma la scelta parlamentarista del Pd ma ci tiene a dire che «il semipresidenzialismo non è un tabù né una bestemmia». «Il problema è capire se è una discussione seria o un modo per non fare nulla». Se la preoccupazione è questa, perché non va a vedere le carte di Alfano? E perché, se si trova un accordo su uno scambio politico "alto", non si potrebbe tradurre in un emendamento? Siccome per ridurre i parlamentari ci sono voluti 6 anni non è detto che per il presidenzialismo bisogna aspettarne 12. La riflessione è in corso da decenni, i tempi sono più che maturi. La formula dell'emendamento è la via più rapida, dal momento che è già incardinato un disegno di legge costituzionale, ma di per sé non toglie tempo né alla riflessione né al dibattito.
BUFFON - Come personaggio "politico" della giornata una citazione la merita anche Gigi Buffon, con le sue dichiarazioni sul calcioscommesse. Per la sua forte denuncia - liberale e garantista - del marcio rapporto tra procure e giornali, delle fughe di notizie, della giustizia-spettacolo dei blitz con telecamere al seguito, meriterebbe la vicepresidenza del Csm. Non meriterebbe invece la fascia di capitano della Nazionale per la sua recente intervista a Sky. Si è limitato a dire senza ipocrisie ciò che tutti sanno e vedono? No, se si parla di pareggi combinati dire che «ogni tanto qualche conto è giustificato farlo» suona come una giustificazione, non una semplice presa d'atto (basta riascoltare l'intervista). E scommesse o no, sempre di combine si tratta. Né il tema della domanda a Buffon era l'atteggiamento difensivista di una squadra a cui basta un pari per salvarsi. Difendersi accontentandosi del pareggio è strategia di gioco, e se la praticano entrambe le squadre il pari è altamente probabile. Ma è antisportivo concordare dall'inizio o nel corso della gara, anche tacitamente, l'esito finale. E di questo si sta parlando, non del "catenaccio". Tra l'altro, lo stesso Buffon fu molto meno comprensivo con il "biscotto" tra Danimarca e Svezia agli Europei del 2004.
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