Non è un'esclusiva di questo governo. Ad ogni calamità naturale che si abbatte sul nostro paese, che sia un terremoto, una nevicata o un'alluvione, riparte puntuale la caccia alle risorse per affrontare l'emergenza e finanziare lo sforzo della ricostruzione. E quasi sempre la soluzione si trova nell'aumento del prelievo fiscale sulla benzina o in qualche nuovo bizzaro balzello. Se ogni volta non si può fare a meno di ricorrere a nuove tasse, vuol dire che nell'ambito degli 800 miliardi di euro l'anno di spesa pubblica non rientrano il soccorso e gli aiuti da prestare ai nostri connazionali che ogni anno vengono colpiti da straordinarie calamità naturali. Un'assurdità a cui siamo ormai assuefatti ma che da sola dimostra il fallimento dello stato, almeno di quell'idea statalista che scambia la grandezza dei suoi apparati e l'estensione delle sue competenze per forza e capacità.
Abbiamo letteralmente smarrito la ragion d'essere dello stato. A quale scopo un gruppo di individui decide di associarsi, di diventare una comunità, e di mettere insieme, in una cassa comune, una parte delle risorse che produce, e di darle in gestione ad un governo eletto, se non prioritariamente per ricevere aiuto nei momenti in cui la natura si rivela matrigna? Calamità naturali, sicurezza interna ed esterna, rispetto della legge dovrebbero essere le funzioni cardine, il core business di uno stato, quei generi di prima necessità che deve saper garantire ai suoi cittadini, pena la perdita della sua stessa legittimità. Tutto il resto è superfluo, potrebbero occuparsene i privati. Il risultato della colossale espansione della spesa pubblica nell'ultimo mezzo secolo è uno stato distratto dalle sue funzioni primarie. Il che dovrebbe farci riflettere: forse l'espansione della spesa è dovuta più alla volontà dei nostri governanti di estendere la loro sfera di potere e influenza che al soddisfacimento di bisogni reali.
Quando è chiamato a svolgere una delle sue poche funzioni davvero essenziali, lo Stato obeso si fa trovare impotente, impreparato, misero, nonostante le enormi ricchezze che ogni anno preleva dagli italiani. È questo il vero "stato minimo": massima spesa, minima efficienza, minime capacità, mentre il tanto bistrattato "stato minimo" caro ai libertari risponde al criterio di puro buon senso poche cose ma fatte bene e a costi ragionevoli.
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Thursday, May 31, 2012
Wednesday, May 30, 2012
La giornata: spread al massimo, Stato "minimo", Napolitano presidenzialista a sua insaputa e Buffon garantista
Trainato da un'asta piuttosto negativa dei nostri titoli di Stato - con domanda pericolosamente in calo e rendimenti sopra il 6% - lo spread Btp-Bund oggi è tornato a livelli da allarme rosso, toccando i 480 punti e attestandosi sui 460, mentre sono messi ancora peggio quelli spagnoli (530). E se l'idea di sospendere il campionato di calcio per 2-3 anni era solo una battuta, sullo spread Monti non può nemmeno scherzare.
TERREMOTO - Immancabile, sicuro come la morte, anche questa volta è arrivato l'aumento dell'accisa sui carburanti (2 centesimi) per far fronte alle spese del terremoto in Emilia. Non è, purtroppo, un'esclusiva di questo governo, ma che su 800 miliardi di spesa pubblica non ci sia un euro da destinare in aiuti alle zone colpite dal terremoto, e che ci sia bisogno di ricorrere a nuove tasse, dimostra il fallimento dello Stato. Quando chiamato a svolgere una delle sue poche funzioni davvero essenziali, lo Stato obeso si fa trovare impotente, impreparato, misero, nonostante le enormi ricchezze che preleva ogni anno dagli italiani. E' questo il vero Stato "minimo": massima spesa, minima efficienza, minime capacità.
PRESIDENZIALISMO - Non nasconde certo la sua contrarietà al presidenzialismo il presidente Napolitano, il quale ricorda la saggia scelta dei costituenti di volere al Quirinale una «figura neutra e imparziale». Già, non come uno che si sceglie il premier e boccia a priori una riforma presidenzialista! Ma proprio il settennato Napolitano insegna che non bisogna confondere la correttezza con la neutralità (lui è stato corretto, ma tutt'altro che neutro) e dimostra che il semipresidenzialismo in Italia c'è già (nei poteri, ma senza investitura popolare).
Un semipresidenzialismo "a corrente alternata", come scrissi qualche anno fa. Negli ultimi 17 anni il Quirinale è stato infatti studio notarile durante i governi di centrosinistra, e potere presidenzialista durante i governi di centrodestra. Sempre formalmente rispettando la Costituzione, Napolitano è intervenuto come nessun presidente prima di lui nel processo legislativo (affossando provvedimenti, condizionando il calendario parlamentare e l'agenda politica, intervenendo su tutti i temi d'attualità, dalla politica economica alle riforme, come dimostrano anche le parole di oggi sul presidenzialismo) e nell'indirizzo politico del governo, esercitando una sorta di potere di veto sui decreti governativi e arrivando a scegliersi il premier.
Un po' debole la risposta di Bersani all'offerta del Pdl. Riafferma la scelta parlamentarista del Pd ma ci tiene a dire che «il semipresidenzialismo non è un tabù né una bestemmia». «Il problema è capire se è una discussione seria o un modo per non fare nulla». Se la preoccupazione è questa, perché non va a vedere le carte di Alfano? E perché, se si trova un accordo su uno scambio politico "alto", non si potrebbe tradurre in un emendamento? Siccome per ridurre i parlamentari ci sono voluti 6 anni non è detto che per il presidenzialismo bisogna aspettarne 12. La riflessione è in corso da decenni, i tempi sono più che maturi. La formula dell'emendamento è la via più rapida, dal momento che è già incardinato un disegno di legge costituzionale, ma di per sé non toglie tempo né alla riflessione né al dibattito.
BUFFON - Come personaggio "politico" della giornata una citazione la merita anche Gigi Buffon, con le sue dichiarazioni sul calcioscommesse. Per la sua forte denuncia - liberale e garantista - del marcio rapporto tra procure e giornali, delle fughe di notizie, della giustizia-spettacolo dei blitz con telecamere al seguito, meriterebbe la vicepresidenza del Csm. Non meriterebbe invece la fascia di capitano della Nazionale per la sua recente intervista a Sky. Si è limitato a dire senza ipocrisie ciò che tutti sanno e vedono? No, se si parla di pareggi combinati dire che «ogni tanto qualche conto è giustificato farlo» suona come una giustificazione, non una semplice presa d'atto (basta riascoltare l'intervista). E scommesse o no, sempre di combine si tratta. Né il tema della domanda a Buffon era l'atteggiamento difensivista di una squadra a cui basta un pari per salvarsi. Difendersi accontentandosi del pareggio è strategia di gioco, e se la praticano entrambe le squadre il pari è altamente probabile. Ma è antisportivo concordare dall'inizio o nel corso della gara, anche tacitamente, l'esito finale. E di questo si sta parlando, non del "catenaccio". Tra l'altro, lo stesso Buffon fu molto meno comprensivo con il "biscotto" tra Danimarca e Svezia agli Europei del 2004.
TERREMOTO - Immancabile, sicuro come la morte, anche questa volta è arrivato l'aumento dell'accisa sui carburanti (2 centesimi) per far fronte alle spese del terremoto in Emilia. Non è, purtroppo, un'esclusiva di questo governo, ma che su 800 miliardi di spesa pubblica non ci sia un euro da destinare in aiuti alle zone colpite dal terremoto, e che ci sia bisogno di ricorrere a nuove tasse, dimostra il fallimento dello Stato. Quando chiamato a svolgere una delle sue poche funzioni davvero essenziali, lo Stato obeso si fa trovare impotente, impreparato, misero, nonostante le enormi ricchezze che preleva ogni anno dagli italiani. E' questo il vero Stato "minimo": massima spesa, minima efficienza, minime capacità.
PRESIDENZIALISMO - Non nasconde certo la sua contrarietà al presidenzialismo il presidente Napolitano, il quale ricorda la saggia scelta dei costituenti di volere al Quirinale una «figura neutra e imparziale». Già, non come uno che si sceglie il premier e boccia a priori una riforma presidenzialista! Ma proprio il settennato Napolitano insegna che non bisogna confondere la correttezza con la neutralità (lui è stato corretto, ma tutt'altro che neutro) e dimostra che il semipresidenzialismo in Italia c'è già (nei poteri, ma senza investitura popolare).
Un semipresidenzialismo "a corrente alternata", come scrissi qualche anno fa. Negli ultimi 17 anni il Quirinale è stato infatti studio notarile durante i governi di centrosinistra, e potere presidenzialista durante i governi di centrodestra. Sempre formalmente rispettando la Costituzione, Napolitano è intervenuto come nessun presidente prima di lui nel processo legislativo (affossando provvedimenti, condizionando il calendario parlamentare e l'agenda politica, intervenendo su tutti i temi d'attualità, dalla politica economica alle riforme, come dimostrano anche le parole di oggi sul presidenzialismo) e nell'indirizzo politico del governo, esercitando una sorta di potere di veto sui decreti governativi e arrivando a scegliersi il premier.
Un po' debole la risposta di Bersani all'offerta del Pdl. Riafferma la scelta parlamentarista del Pd ma ci tiene a dire che «il semipresidenzialismo non è un tabù né una bestemmia». «Il problema è capire se è una discussione seria o un modo per non fare nulla». Se la preoccupazione è questa, perché non va a vedere le carte di Alfano? E perché, se si trova un accordo su uno scambio politico "alto", non si potrebbe tradurre in un emendamento? Siccome per ridurre i parlamentari ci sono voluti 6 anni non è detto che per il presidenzialismo bisogna aspettarne 12. La riflessione è in corso da decenni, i tempi sono più che maturi. La formula dell'emendamento è la via più rapida, dal momento che è già incardinato un disegno di legge costituzionale, ma di per sé non toglie tempo né alla riflessione né al dibattito.
BUFFON - Come personaggio "politico" della giornata una citazione la merita anche Gigi Buffon, con le sue dichiarazioni sul calcioscommesse. Per la sua forte denuncia - liberale e garantista - del marcio rapporto tra procure e giornali, delle fughe di notizie, della giustizia-spettacolo dei blitz con telecamere al seguito, meriterebbe la vicepresidenza del Csm. Non meriterebbe invece la fascia di capitano della Nazionale per la sua recente intervista a Sky. Si è limitato a dire senza ipocrisie ciò che tutti sanno e vedono? No, se si parla di pareggi combinati dire che «ogni tanto qualche conto è giustificato farlo» suona come una giustificazione, non una semplice presa d'atto (basta riascoltare l'intervista). E scommesse o no, sempre di combine si tratta. Né il tema della domanda a Buffon era l'atteggiamento difensivista di una squadra a cui basta un pari per salvarsi. Difendersi accontentandosi del pareggio è strategia di gioco, e se la praticano entrambe le squadre il pari è altamente probabile. Ma è antisportivo concordare dall'inizio o nel corso della gara, anche tacitamente, l'esito finale. E di questo si sta parlando, non del "catenaccio". Tra l'altro, lo stesso Buffon fu molto meno comprensivo con il "biscotto" tra Danimarca e Svezia agli Europei del 2004.
Friday, September 10, 2010
Per la sinistra non c'è alternativa alla lezione di Blair
In due interviste di oggi (Corriere e (Sole 24 Ore), Tony Blair torna a ribadire la sua stima e il suo apprezzamento per Berlusconi («non ha assolutamente niente del politico convenzionale. È unico. La conseguenza è che chi non si capisce finisce per non piacere. Io vado d'accordo con lui perché è diretto e leale alla parola data. L'ho sempre detto, a tutti. Ed è il motivo per cui ci intendiamo»), confermando i giudizi contenuti nel suo libro di Memorie ("A Journey"), ma soprattutto impartisce una lezione che le sinistre europee (e quella italiana in particolare) dovrebbero imparare a memoria. Di più, assimilare. L'ex inquilino del numero 10 di Downing Street, infatti, ha le idee molto chiare sulla malattia che affligge le sinistre europee - italiana e britannica comprese - impedendo loro di vincere e governare:
«La sinistra vincerà quando deciderà di voler vincere. Deve fare una sola cosa: analizzare il mondo come il mondo è oggi, non com'era, o come vorrebbe che fosse, o come avrebbe voluto che fosse stato. Valuta il mondo com'è e troverai le risposte giuste. È ricetta buona per tutti: i partiti progressisti vincono quando sono all'avanguardia nel capire il futuro, sono sconfitti quando diventano una brutta copia dei conservatori. Quelli con la "c" minuscola».Nel nuovo secolo «si tratta di giudicare in termini di giusto o sbagliato, non destra o sinistra». «Nessuna impostazione ideologica», dunque, e se la sinistra arretra in Europa è «perché di fronte alle incertezze del presente difende l'immobilismo. Il dovere della sinistra - sottolinea - è quello di sostenere i mutamenti, non rifiutarli e resistere». Un esempio concreto di quanto sta sostenendo Blair lo ravvisa nella reazione della sinistra alla crisi economica, dopo la quale tutti pensavano che potesse tornare ad avanzare in Europa.
«Quando la crisi finanziaria ha colpito a sinistra c'è stato un sentimento forte contro le logiche di mercato e molti si sono anche fatti scappare un "finalmente". Ma l'opinione pubblica no. Il problema di Gordon e di molti altri è stato credere che lo stato fosse tornato di moda, che le politiche sarebbero andate nella direzione pubblica e l'elettorato automaticamente a sinistra. Non poteva succedere perché i cambiamenti sociali avvenuti prima della crisi sono sopravvissuti alla crisi. Gli elettori sanno che parte del mercato ha fallito, si arrabbiano, ma non credono che la risposta sia lo Stato».La grande intuizione di Blair, che tutti a sinistra, anche i più riformisti, rigettano, è che «se alla gente tu presenti la scelta fra uno Stato burocratico invasivo e uno Stato agile minimo, la gente opta per lo Stato minimo». A questo punto, ad una sinistra che voglia ottenere il consenso dei cittadini per governare, non rimane che «una terza via: quella di uno Stato attento alla giustizia sociale, regolatore e riformatore. Ed è quella per cui mi batto».
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