Don Gelmini, il fondatore della Comunità Incontro, è indagato dalla procura di Terni con l'accusa di abusi sessuali. Ad accusarlo - secondo quanto riporta il quotidiano La Stampa - alcuni ex ospiti delle strutture della comunità ad Amelia. L'indagine è in corso da oltre sei mesi e i magistrati hanno ascoltato diversi testimoni, le cui ricostruzioni sarebbero molte e abbastanza concordanti.
Diciamo che la questione è delicata e l'indagato va rispettato. In particolare, nel caso dell'attività di Don Gelmini, va considerato che gli accusatori non sono certo stinchi di santo. Se certamente non va assolto a prescindere, «solo perché è un sacerdote», come dice Vladimir Luxuria, è anche vero che non va condannato a prescindere, solo perché il prete che compie abusi sessuali è ormai un boccone appetitoso da dare in pasto all'opinione pubblica.
Né ridicole opere di santificazione, dunque, né odioso linciaggio mediatico. Anche perché il nostro paese ha una lunga e ricca, nonché tragica tradizione di errori giudiziari, e comunque di abusi processuali, che hanno rovinato le vite di persone innocenti e ingiustamente anche quelle dei colpevoli.
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Friday, August 03, 2007
Friday, June 01, 2007
Il modello castità/celibato destinato a fallire
«Un grande fraintendimento, è solo un segreto processuale ed equivale al silenzio che il magistrato chiede quando è in atto un'inchiesta».
In quella che da parte di Monsignor Fisichella, ieri da Santoro, voleva essere una spiegazione, c'è il cuore del conflitto tra giurisdizione della Chiesa e giurisdizione dello Stato, che per me, come ho già spiegato, resta la questione più importante sollevata dal "Crimen Sollicitationis" e dalle successive lettere attuative dei Papi.
Quel «segreto processuale» che la Chiesa chiede ai propri membri, pena la scomunica, determina di fatto che reati contro la persona severamente puniti dal codice penale italiano non vengano portati a conoscenza dell'autorità giudiziaria civile. Quindi, ciò che per la Chiesa è solo un «segreto processuale», diciamo a garanzia dell'indagine e dell'indagato, considerando che il territorio italiano non è (non più, o non ancora) sotto la giurisdizione dello Stato Città del Vaticano, equivale a favoreggiamento.
Nessuno chiede alla Chiesa di mettere alla gogna i sospetti, di sbandierare ai quattro venti crimini di cui c'è solo il sospetto, ma unicamente di comunicare all'autorità giudiziaria civile fatti e presunti responsabili. Non solo di non esercitare più pressioni sul clero o sulle vittime perché rimangano in silenzio, ma di incoraggiarli a denunciare i fatti sia alla Congregazione per la Dottrina della Fede, come previsto dai suoi documenti interni, sia alle autorità civili. D'altronde, se è il «segreto processuale» ciò che interessa, anche il magistrato dello Stato italiano, come ben sa Fisichella, avendolo preso come termine di paragone, è tenuto al suo rispetto.
Mi pare, per fortuna, che non sia stata una delle peggiori performance di Santoro. Insomma, si è dato una regolata, e anche Fisichella è stato composto, pur nell'imbarazzo e - incredibile a dirsi - nella sorpresa. Sì, appariva stupito. Le sue risposte davano spesso la sensazione di uno fuori dal mondo, sinceramente non in grado di rendersi davvero conto di essere chiamato a rispondere. Solo perché l'ostia è "corpo di Cristo", dovremmo concludere che un abuso sessuale contro un minore abbia la stessa gravità di un furto di ostie, essendo due reati contro la persona? Non un lapsus, Fisichella ha risposto sinceramente: per la Chiesa è così.
Senza voler né accusare tutti i preti di essere pedofili, né criminalizzare alcuno (anzi, a parziale attenuante dei rei), bisognerebbe chiedersi se tra le cause degli abusi sessuali su minori commessi dai membri del clero, accertata la loro abnorme frequenza, non ci sia proprio la Chiesa come istituzione.
Bisogna con serenità e pragmatismo affrontare il problema dal punto di vista psicologico e sociologico. La castità dall'adolescenza fino alla fine della propria vita è una condizione limite che la Chiesa impone al clero, centinaia di migliaia di uomini e donne che vivono in comunità monosessuali. Un'autentica sfida esistenziale, di cui credo non si possa negare il carattere estremo.
Bisogna chiedersi se il modello della castità e del celibato sui grandi numeri non sia inevitabilmente destinato a fallire. In pochi hanno la forza di carattere necessaria e sono portati per una tale ascesi da uno degli impulsi più forti come quello sessuale. E' inumano pensare di congelare in uno stato di perenne inaffettività migliaia di persone. La sessualità, in qualche modo, alla fine trova uno sfogo. In rapporti che possono essere eterosessuali e omosessuali, che per l'ordinamento ecclesiastico sono comunque punibili ma che non costituiscono reato per la legge civile, ma anche, come abbiamo visto, nei casi peggiori, in abusi su minori.
La consapevolezza, anche se inconscia, dell'inevitabilità di questi sfoghi dalle forme più varie spiega in parte i comportamenti omertosi e ha portato anche i vertici della Chiesa a sottovalutare il fenomeno per lungo tempo. Castità e celibato svolgono la funzione di assicurare la totale obbedienza degli ordinati non permettendo loro di stabilire legami che possano confliggere con la fede e la lealtà alla gerarchia. Ma, almeno sui grandi numeri, i danni possono essere maggiori dei benefici. La Chiesa dovrebbe quindi pensare a una riforma di struttura, a rivedere il voto di castità e il celibato, magari restringendoli ai vertici del clero.
Thursday, May 31, 2007
Sex Crimes and the Vatican. Non perdere di vista la questione
Oggi L'Opinione mi ha dato modo di tornare sull'argomento.
Pare che Massimo Introvigne sia riuscito a smontare pezzo per pezzo il documentario della Bbc, indicando tre falsità.
Può anche darsi che il documentario «confondi diritto della Chiesa e diritto dello Stato». Spiega Introvigne che «la Chiesa ha anche un suo diritto penale, che si occupa tra l'altro delle infrazioni commesse da sacerdoti e delle relative sanzioni, dalla sospensione a divinis alla scomunica. Queste pene non c'entrano con lo Stato, anche se potrà capitare che un sacerdote colpevole di un delitto che cade anche sotto le leggi civili sia giudicato due volte: dalla Chiesa, che lo ridurrà allo stato laicale, e dallo Stato, che lo metterà in prigione».
Fin qui ineccepibile e utile ai fini del nostro discorso. Vediamo quali sarebbero le «tre falsità». Il documentario della Bbc «presenta come segreto un documento del tutto pubblico e palese». Il documento del 1962 è stato spedito da Roma a tutti i vescovi. Per questo si può dire «pubblico»? Il fatto che lo sia oggi significa che qualcuno ne è venuto in possesso e lo ha diffuso, ma non mi risulta che fosse pubblico, disponibile a tutti, fin dal principio. E, in ogni caso, nulla di male che fosse "riservato".
Il principale accusato, il Cardinale Ratzinger, nel 2001 non fece altro che dare «esecuzione pratica alle norme promulgate con la lettera apostolica Sacramentorum sanctitatis tutela, del precedente 30 aprile, che è di Giovanni Paolo II», ma nel documentario ciò non viene specificato. Bene, un'informazione in più. Introvigne ci sta informando che le cose che attribuiamo a Ratzinger sono da attribuire anche a Wojtyla. Registriamo e proseguiamo.
Il documentario «lascia intendere al telespettatore sprovveduto che quando la Chiesa afferma che i processi relativi a certi delicta graviora ("crimini più gravi"), tra cui alcuni di natura sessuale, sono riservati alla giurisdizione della Congregazione per la dottrina della fede, intende con questo dare istruzione ai vescovi di sottrarli alla giurisdizione dello Stato e tenerli nascosti».
Ecco, vieniamo al punto. Non che la Chiesa «intende con questo». L'istruzione a tenerli nascosti all'esterno è esplicita. E' vero che i documenti sotto accusa si occupano del fenomeno degli abusi sessuali, non lo ignorano, dispongono le procedure per un giudizio ecclesiastico, a norma del Diritto canonico, e a chi spetti la competenza, se alla Congregazione per la dottrina della fede, che in questi casi agisce «in qualità di tribunale apostolico», o ad altri tribunali ecclesiastici. «Non si occupano affatto - conclude Introvigne - delle denunzie e dei provvedimenti dei tribunali civili degli Stati».
Certo, se non per il piccolo ma non irrilevante particolare che i documenti, che ciascuno può leggere (il documento del 1962; la lettera di Ratzinger), tra tutte le disposizioni giuridiche che il Sir, Avvenire, e Introvigne ci ricordano, impongono anche la direttiva del «segreto pontificio» a tutti i vescovi. Portare sì a conoscenza di questi casi la Congregazione, ma mantenere l'assoluta segretezza all'esterno, pena la scomunica.
Non si tratta, dunque, di accusare la Chiesa di un generico insabbiamento, giacché, come ci dicono, i documenti citati prevedono le forme giuridiche, sulla base del Diritto canonico, per indagare sui fatti, processare e sanzionare i colpevoli.
Ciascuno si farà poi la sua idea su quanto previsto dall'ordinamento ecclesiastico. Se, cioè, ridurre il reo allo stato laicale, il trasferimento, e una prescrizione che scatta al compimento della maggiore età della vittima, siano misure proporzionate alla gravità del crimine.
Ma il punto non è capire quanto la Chiesa sia severa con i suoi membri responsabili di tali crimini. Si può anche non dubitare che lo fosse e lo sia. Né si tratta di insinuare rozzamente che i preti siano tutti pedofili.
La giustizia americana, oltre al documentario della Bbc, ha ritenuto che quel documento del 1962 e la successiva lettera del Cardinale Ratzinger provassero l'esistenza di una politica della Chiesa volta a sottrarre al controllo della giurisdizione civile rei e reati di sua pertinenza, e per questo ha accusato Ratzinger di favoreggiamento, accusa poi caduta, quando il cardinale è divenuto Papa, per subentrata immunità riconosciutagli in quanto capo di uno Stato estero. Tuttavia, rimane il fatto che molte diocesi sono state condannate a pagare risarcimenti milionari, che in alcuni casi ne hanno determinato la chiusura. Non per una sorta di responsabilità oggettiva, ma perché in sede processuale è stato provato che sapevano, nascondevano e permettevano che i crimini continuassero.
La domanda è: è legale o no, è giusto o no, che la Chiesa tenga nascosti alla giustizia civile i casi di abusi sessuali di cui suoi membri si rendono responsabili e di cui le singole Diocesi o la Congregazione vengono a conoscenza? La vera questione riguarda quindi il conflitto tra giurisdizione dello Stato e giurisdizione della Chiesa. La Santa Sede tenta di sottrarre i suoi membri alla prima, non c'importa come e quanto funzioni la seconda.
Monday, May 21, 2007
In onda, ma non nell'arena faziosa di Santoro
Si sono subito udite provenire dal quotidiano dei vescovi, Avvenire, le grida preventive. Il tono è quello della minaccia: se venisse trasmesso, lo scontro sarebbe durissimo. Addirittura ai «calunniatori» viene intimato di «chinare il capo e chiedere scusa». A questo punto, però, essendo il video disponibile su internet con traduzione in italiano, e di evidente attualità giornalistica, l'emittente pubblica è in un vicolo cieco: da una parte, trasmetterlo vorrebbe dire aprire un incidente grave con il Vaticano; dall'altra, impedirne l'acquisto, giustificare le denunce di una censura vaticana. Staremo a vedere se i vertici di viale Mazzini si faranno intimidire.
Tuttavia, altrettanto certamente siamo convinti che dare in pasto il documentario della Bbc nell'arena di Santoro sarebbe un clamoroso autogol. L'irritante e inaccettabile faziosità di Santoro renderebbe persino più facile il compito alla "difesa". Il clima da "trappolone" susciterebbe nei telespettatori meno politicizzati una comprensibile, istintiva simpatia per gli accusati di turno. La faziosità è l'arma spuntata, perdente, di chi non crede nella forza dei fatti e non ha stima delle capacità del pubblico. Il documentario dovrebbe essere mandato in onda integralmente, senza interruzioni, e seguito da un dibattito condotto da un giornalista imparziale e corretto, capace di dar voce a tutte le opinioni con le stesse opportunità.
Anche perché il documentario è materiale scottante ma delicato, va trattato con cura. Chi volesse utilizzarlo rozzamente, come una clava, andrebbe incontro a un insuccesso sicuro.
Le accuse più pesanti sono rivolte all'ex Cardinale Ratzinger, oggi Papa, che avrebbe avallato la politica di copertura e segretezza, e fatto applicare le disposizioni del documento, mentre ricopriva la carica di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, emanando persino un seguito in cui si stabiliva che ogni indagine venisse accentrata in Vaticano.
Avvenire ha già abbozzato una strategia difensiva. E' roba «da bidone della spazzatura». L'«istruzione» fu emanata dal Sant'Uffizio nel 1962 e «in quel tempo Ratzinger era ancora teologo in Germania...». Vero, ma per vent'anni Ratzinger ha guidato l'ente ecclesiastico che ha preso il posto del Sant'Uffizio, non revocando, bensì adottando il documento del '62 e ribadendo quelle disposizioni nel 2001.
«Il documento era atto a istruire i casi canonici e portare allo stato laicale i presbiteri coinvolti in nefandezze pedofile... obbligava chiunque fosse a conoscenza di un uso del confessionale per abusi sessuali a denunciare il tutto, pena la scomunica... Ratzinger, diventato più tardi Prefetto della Congregazione, firma una Lettera ai Vescovi dove si prevede che il delitto commesso da un chierico contro un minore di diciotto anni sia di competenza diretta della Congregazione stessa. Segno della volontà di dare il massimo rilievo a certi reati».
Vero anche questo. Il documento «era atto a istruire», «obbligava a denunciare», stabiliva la «competenza diretta della Congregazione». Ma «denunciare» a chi? Sarebbe sbagliato e facilmente smentibile, infatti, accusare la Chiesa di un generico insabbiamento, o di non aver voluto «dare il massimo rilievo» al fenomeno. Non è questo il punto. Probabilmente le indagini ci sono state e ci sono, le punizioni e i tentativi di sradicare queste pratiche criminali anche.
Il fatto che si contesta è che la Chiesa abbia organizzato una politica mondiale di occultamento di questi casi alle giurisdizioni civili, per non pagare il danno d'immagine e i danni materiali (stimabili in milioni di dollari). Non importa un fico secco quanto la Chiesa sia severa con i suoi membri colpevoli di crimini sessuali. Si può anche non dubitare che lo sia stata e che lo sia.
La domanda è: è legale o no, è giusto o no, che la Chiesa tenga nascosti alla giustizia civile i casi di abusi sessuali di cui i suoi membri si rendono responsabili?
La vera questione non è tanto, o non solo, morale e religiosa, cioè la diffusione degli abusi sessuali commessi da preti cattolici, ma il conflitto tra giurisdizione dello Stato e giurisdizione della Chiesa. Nascondere alla giurisdizione di uno Stato sovrano i crimini commessi dai propri aderenti sul suo territorio è un reato: favoreggiamento.
Thursday, May 17, 2007
Il documentario che fa tremare le tonache
Per più di 20 anni il Cardinale Joseph Ratzinger, oggi Papa, è stato il garante dell'applicazione di quelle severe direttive.
Di nuovo, oggi, c'è che il video di quel documentario, ci segnala Daw, è on line e sottotitolato in italiano, tradotto da Bispensiero, e qualche mainstrem media sembra essersene accorto (qui alcuni fotogrammi), mentre finora in Italia non è mai andato in onda, né i giornali né gli altri mezzi di informazione vi hanno fatto il minimo accenno.
Insabbiato anche quello? Difficile. Adesso, su internet, centinaia di migliaia di italiani potranno vederlo.
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