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Monday, May 21, 2007

In onda, ma non nell'arena faziosa di Santoro

Benedetto XVICertamente sì. La Rai dovrebbe mandare in onda "Sex crimes and Vatican", il documentario della Bbc sugli abusi sessuali commessi dal clero cattolico, ma soprattutto sul "Crimen sollicitationis", il documento del 1962 in cui la Santa Sede ordina a tutti i vescovi, pena la scomunica, l'insabbiamento dei casi di violenze di cui fossero venuti a conoscenza.

Si sono subito udite provenire dal quotidiano dei vescovi, Avvenire, le grida preventive. Il tono è quello della minaccia: se venisse trasmesso, lo scontro sarebbe durissimo. Addirittura ai «calunniatori» viene intimato di «chinare il capo e chiedere scusa». A questo punto, però, essendo il video disponibile su internet con traduzione in italiano, e di evidente attualità giornalistica, l'emittente pubblica è in un vicolo cieco: da una parte, trasmetterlo vorrebbe dire aprire un incidente grave con il Vaticano; dall'altra, impedirne l'acquisto, giustificare le denunce di una censura vaticana. Staremo a vedere se i vertici di viale Mazzini si faranno intimidire.

Tuttavia, altrettanto certamente siamo convinti che dare in pasto il documentario della Bbc nell'arena di Santoro sarebbe un clamoroso autogol. L'irritante e inaccettabile faziosità di Santoro renderebbe persino più facile il compito alla "difesa". Il clima da "trappolone" susciterebbe nei telespettatori meno politicizzati una comprensibile, istintiva simpatia per gli accusati di turno. La faziosità è l'arma spuntata, perdente, di chi non crede nella forza dei fatti e non ha stima delle capacità del pubblico. Il documentario dovrebbe essere mandato in onda integralmente, senza interruzioni, e seguito da un dibattito condotto da un giornalista imparziale e corretto, capace di dar voce a tutte le opinioni con le stesse opportunità.

Anche perché il documentario è materiale scottante ma delicato, va trattato con cura. Chi volesse utilizzarlo rozzamente, come una clava, andrebbe incontro a un insuccesso sicuro.

Le accuse più pesanti sono rivolte all'ex Cardinale Ratzinger, oggi Papa, che avrebbe avallato la politica di copertura e segretezza, e fatto applicare le disposizioni del documento, mentre ricopriva la carica di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, emanando persino un seguito in cui si stabiliva che ogni indagine venisse accentrata in Vaticano.

Avvenire ha già abbozzato una strategia difensiva. E' roba «da bidone della spazzatura». L'«istruzione» fu emanata dal Sant'Uffizio nel 1962 e «in quel tempo Ratzinger era ancora teologo in Germania...». Vero, ma per vent'anni Ratzinger ha guidato l'ente ecclesiastico che ha preso il posto del Sant'Uffizio, non revocando, bensì adottando il documento del '62 e ribadendo quelle disposizioni nel 2001.

«Il documento era atto a istruire i casi canonici e portare allo stato laicale i presbiteri coinvolti in nefandezze pedofile... obbligava chiunque fosse a conoscenza di un uso del confessionale per abusi sessuali a denunciare il tutto, pena la scomunica... Ratzinger, diventato più tardi Prefetto della Congregazione, firma una Lettera ai Vescovi dove si prevede che il delitto commesso da un chierico contro un minore di diciotto anni sia di competenza diretta della Congregazione stessa. Segno della volontà di dare il massimo rilievo a certi reati».

Vero anche questo. Il documento «era atto a istruire», «obbligava a denunciare», stabiliva la «competenza diretta della Congregazione». Ma «denunciare» a chi? Sarebbe sbagliato e facilmente smentibile, infatti, accusare la Chiesa di un generico insabbiamento, o di non aver voluto «dare il massimo rilievo» al fenomeno. Non è questo il punto. Probabilmente le indagini ci sono state e ci sono, le punizioni e i tentativi di sradicare queste pratiche criminali anche.

Il fatto che si contesta è che la Chiesa abbia organizzato una politica mondiale di occultamento di questi casi alle giurisdizioni civili, per non pagare il danno d'immagine e i danni materiali (stimabili in milioni di dollari). Non importa un fico secco quanto la Chiesa sia severa con i suoi membri colpevoli di crimini sessuali. Si può anche non dubitare che lo sia stata e che lo sia.

La domanda è: è legale o no, è giusto o no, che la Chiesa tenga nascosti alla giustizia civile i casi di abusi sessuali di cui i suoi membri si rendono responsabili?

La vera questione non è tanto, o non solo, morale e religiosa, cioè la diffusione degli abusi sessuali commessi da preti cattolici, ma il conflitto tra giurisdizione dello Stato e giurisdizione della Chiesa. Nascondere alla giurisdizione di uno Stato sovrano i crimini commessi dai propri aderenti sul suo territorio è un reato: favoreggiamento.

11 comments:

Anonymous said...

E tu vuoi vedere "se i vertici Rai si faranno intimidire"?

Ma dico: ci sei o ci fai?

salpetti said...

A prescindere da Santoro, Secondo me, il focus della vicenda è il problema della libertà di informazione. In Rete è possibile raggiungere un pluralismo delle fonti tale da veder rappresentati tutti i punti di vista, mentre nei media tradizionali, i poteri interferiscono sempre sulla libera circolazione delle informazioni. Soprattutto per quanto riguarda il Vaticano che è sempre pronto ad occultare le notizie ad esso sgradite (pare anche in casi gravi come quelli della pedofilia). Anche se a me Santoro non sta paticolarmente simpatico, questa volta spero che riesca a trasmettere il video per far sì che esso arrivi anche al grande pubblico.

Per quanto riguarda i terribili fatti raccontati nel documentario, è bene che si apra un dibattito. Una democrazia libera dovrebbe fondarsi proprio sul confronto e sul dibattito. Spetta poi al cittadino decidere liberamente dopo aver confrontato i diversi punti di vista. La Chiesa avrà modo di smentire, rettificare e controbattere, ma non può pretendere che avvenga una censura preventiva perchè ciò è anti-democratico. In Italia purtoppo spesso non funziona così…

salpetti.wordpress.com

emilio said...

Proprio perché "La faziosità è l'arma spuntata, perdente, di chi non crede nella forza dei fatti e non ha stima delle capacità del pubblico", credo che i dati offerti dal documentario parlino più e nonostante qualsiasi supposto contesto fazioso. Peraltro, è assai curiosa la giustificazione - ossia il presunto effetto controproducente - addotta per spiegare le preoccupazione preventiva per l'estrema delicatezza del documento. Perché, forse si ritiene che Santoro voglia convertire il pubblico cattolico o istigarlo alla disobbedienza verso i pastori, così che bisogna avere riguardo e tatto per non far fallire siffatto progetto? Naturalmente no: è verosimile supporre, al contrario, che l'eventuale trasmissione non determinerebbe alcun cambiamento nei numeri degli "schieramenti". S'invoca, poi, imparzialità e correttezza: correttezza, d’accordo, ma la prima è ben difficile, una chimera, tanto più in una Rai che appalta tre serate d'una sua trasmissione (l'"arena" di Vespa) per il viaggio del Papa in Brasile. A fronte di ciò, rivendico senza riserve il diritto alla faziosità, come strumento di (almeno parziale) riequilibrio dei rapporti di forza nell’ambito del servizio pubblico radiotelevisivo. Nel merito, non sarei così sicuro che, "Probabilmente", indagini, punizioni e tentativi di sradicare la pratica delittuosa ci siano stati: anzi, il documentario sembra andare esattamente nella direzione opposta. Non vedo inoltre differenze sostanziali tra l'accusa d'insabbiamento, che invece potrebbe essere generica e quindi - anch'essa - controproducente, e quella di una "politica mondiale d'occultamento di questi casi alle giurisdizioni civili". Anche perché in questo stesso blog, in un post del 17 maggio 2007, si evidenziava, parlando del documentario, “l'insabbiamento dei casi di abusi sessuali commessi dal clero cattolico”. Dolendocisi, peraltro, del fatto che “finora in Italia non è mai andato in onda, né i giornali né gli altri mezzi di informazione vi hanno fatto il minimo accenno”. Ora che invece c’è la concreta possibilità di trasmetterlo in una prima serata Rai e costruirci una trasmissione, che si fa? Mi raccomando: imparzialità, correttezza, è materiale scottante, no, per carità, l’arena faziosa di Santoro no.

patrizia said...

esiste un'arena che non sia faziosa?

Anonymous said...

Premesso che Anno Zero è una trasmissione che sa di muffa, la scelta se trasmettere il documentario dovrebbe spettare a Santoro, non certo alla politica.

Anonymous said...

ero Paolo

adriano said...

Fede sei sempre di parte, anche tu
Santoro sarà fazioso ma è l'unico giornalista in Italia che fa vera letteratura televisiva; che poi i detrattori lo neghino fa parte del gioco, ma appena hanno cambiato con Socci si è vista la fine che ha fatto il povero madonnnaro! La qualità della sua trasmissione era inferiore a quelle di Funari sulle tv locali.

In ogni caso spero che Anno Zero mandi il video e spero che questo comporti una seria risposta agli insulti razzisti che la Chiesa giornalmente fa contro tutti i diversi. E che i cattolici 'ingenui' si rendano conto da chi prendono davvero ordini in maniera supina.
Oddio supina... anche prona magari

Anonymous said...

Si capirà se è Santoro o se è Sanvacca

vaticano boy said...

santoro santo subito!! E' l'unico che vule che la verità sui preti venga fuori!

inyqua said...

Sei stato chiarissimo. E convengo con te.. per le gerarchie Vaticane, questo dibattito da Santoro è tutto grasso che cola...potranno invocare a gran voce la parzialità faziosa ed imbecille del conduttore, seguiti a ruota da tutto il centrodestra...E, come al solito, la verità sarà la grande assente....

capemaster said...

Mah non lo so se hai ragione o meno.
Vero che Santoro riesce a trasformare spesso in caca anche l'oro, ma è altrettanto vero che un atteggiamento di questo tipo mi sembra un po' una ammissione di debolezza.
Bel post.