Pagine

Showing posts with label cuba. Show all posts
Showing posts with label cuba. Show all posts

Thursday, March 13, 2008

Questione di tempo, e almeno ci saremo liberati di D'Alema

Di politica estera si parla troppo poco in questa campagna elettorale, ma per fortuna - se Dio vuole - il 14 aprile ci saremo per lo meno liberati di questo ambiguo, cinico e levantino ministro degli Esteri.

Ad ogni attentato di Hamas, e reazione israeliana, non ha perduto occasione per riproporre il dialogo con l'organizzazione terroristica che come unico obiettivo ha la distruzione dello stato ebraico. Speriamo per l'ultima volta, l'ha ribadito anche l'altro ieri, ricevendo non a caso gli imbarazzanti ringraziamenti del leader di Hamas, Haniyeh: «Apprezzo D'Alema», ha detto addirittura in un discorso a Gaza trasmesso dalle tv arabe: «La posizione dell'Unione europea sta migliorando. Hanno capito che è stato un errore non trattare con Hamas. Noi apprezziamo specialmente le dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema».

Un vero e proprio "regalo" ad un'organizzazione terroristica in cerca di legittimazione politica e sponde internazionali. D'Alema è l'unico a smarcarsi dalla posizione del Quartetto su Hamas e a sabotare la politica di isolamento adottata dall'Occidente, ancor più necessaria dopo che i fondamentalisti hanno preso possesso della Striscia di Gaza attraverso un golpe militare ai danni della legittima Autorità palestinese.

Ma questa volta l'ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir, non è passato sopra l'ennesimo sfregio. Dopo due anni di velenose ambiguità dalemiane, questa volta ha perso davvero la pazienza, e approfittando del fatto che il ministro è ormai alla fine del suo mandato, e che il suo partito probabilmente perderà le elezioni, si è lasciato andare ad una reazione durissima: «Chi ci invita ad aprire trattative con Hamas ci invita a negoziare sulle misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere nella corona». E con queste parole Meir fa capire quanto la proposta di D'Alema, e probabilmente tutta la sua politica mediorientale, siano viste in Israele come una continua ed estenuante provocazione.

Possibile, infatti, che D'Alema rimanga uno dei pochi - anzi, forse l'unico - ministro degli Esteri occidentale a mettere sullo stesso piano gli attacchi di Hamas e le reazioni di Israele, a far finta che sia possibile un dialogo con chi ti vuole annientare (ed è disposto solo a pause tattiche per rinforzarsi)? Possibile che D'Alema sia così ingenuo?

E' questione di tempo, e non vedremo mai più - si spera - un nostro ministro degli Esteri passeggiare a braccetto con gli esponenti di Hezbollah.

Registriamo invece, nella giornata di oggi, un segnale positivo da Cuba, il primo da quando Fidel Castro ha abbandonato il potere. Il fratello Raul, che ha preso il suo posto, ha tolto il bando alla vendita di computer, dvd e videoregistratori, che ora diventeranno acquistabili anche nell'isola caraibica.

Naturalmente, la motivazione è tipica della più patetica dittatura: «Grazie all'accresciuta disponibilità di energia elettrica, il governo al livello più alto ha approvato la vendita di alcune apprecchiature finora proibite», riporta una comunicazione interna governativa. «Tra queste vi sono: computer, Dvd, videoregistratori, televisori a 19 e 24 pollici, bollitori elettrici, pentole cuociriso elettriche, biciclette elettriche, antifurto per auto e forni a micoonde». Insomma, se il regime non escogiterà qualcos'altro, i cubani avranno più strumenti per ricevere informazioni dall'esterno.

Sunday, February 10, 2008

A volte bastano tre domande per far crollare un mito

Da Cuba trapela (per merito, crediamo, della Bbc), questo video in cui, forse senza neanche saperlo, alcuni giovani comunisti cubani mettono in imbarazzo il regime. Un regime che sostengono persino. Quei ragazzi infatti, studenti universitari, non sono dissidenti, appartengono alla gioventù comunista. E da indottrinati al marxismo in versione castrista, è quindi lecito ritenere che poco o nulla abbiano consapevolezza di cosa sia la democrazia. Eppure li vediamo capaci di domande che molto hanno a che fare con essa.

Riuniti in assemblea rivolgono alcune domande al presidente del Parlamento cubano, Ricardo Alarcon. «Presidente, perché non possiamo viaggiare all'estero? E perché a Cuba servono due, tre giorni di lavoro per comprare uno spazzolino da denti?». Un altro studente protesta per il doppio cambio: quasi tutto quello che si può comprare a Cuba è in pesos convertibili, come dire in dollari, mentre i salari - quelli dei lavoratori, dei contadini - sono in pesos normali, «che hanno un potere d'acquisto 25 volte minore».

Poi chiede perché i cittadini cubani non possono andare negli alberghi e nelle spiagge riservate agli stranieri. Dopo cinquant'anni la rivoluzione non ha affatto posto fine a quel doppio standard (simbolo del regime di Batista), denunciando il quale, nel 1959, era riuscita a suscitare le speranze dei cubani e ad aprirsi la via del potere: da una parte la Cuba villaggio vacanze esclusivo, dotato di comfort, privilegi e prostitute a prezzi modici; dall'altra la miseria e il sottosviluppo in cui versano la maggioranza dei cubani.

E secondo la testimonianza del giornalista della Bbc — sul cui sito è stato diffuso il video — i giovani hanno protestato per le forti limitazioni nell'uso di Internet, per esempio il divieto ad aprire caselle e-mail con Yahoo e Google. Interrogativi che riguardano la vita quotidiana ma anche il sistema politico: «Perché devo votare per una serie di candidati di cui non sulla? Come faccio a sapere che meritano il mio voto? Chi sono?».

Il rappresentante del regime, Alarcon, come spesso accade ai dittatori in queste circostanze, appare imbarazzato e ad un osservatore esterno persino ridicolo nelle sue patetiche risposte. Solo l'isolamento ideologico in cui quei ragazzi sono costretti a crescere e a vivere gli impedisce, forse, di accorgersi anche loro di quanto ridicoli e fragili siano gli alibi del regime.

Qualche innocente domanda che tocca i nodi cruciali del fallimento del regime cubano, che persino i comunisti nostrani si ostinano a non vedere: la miseria e il sottosviluppo economico; il partito unico; le restrizioni di movimento e i limiti alla libertà d'espressione. Ci auguriamo che questo video non rimanga senza conseguenze.