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Tuesday, May 16, 2017

Chi ha pensato di cavalcare la tigre giustizialista, ora la tigre se lo sta sbranando...

Ormai siamo al cotto-e-mangiato. Intercettazioni anche recentissime finiscono sui giornali (e persino nelle librerie). La solita infamia, che inquieta ma non sorprende. Politicamente, la lezione da trarre è che chi ha pensato di cavalcare la tigre giustizialista, ora la tigre se lo sta sbranando... A inquietare e sorprendere è la risposta di Matteo Renzi su Facebook, che rivela come sia totalmente ostaggio della logica giustizialista, tanto da sentirsi in dovere di dare spiegazioni, riferire "i fatti", raccontare con dovizia di particolari la sua telefonata con il padre Tiziano, anziché limitarsi a denunciare la pubblicazione illegale di intercettazioni, la collusione stampa-procure, e da segretario del Pd agire politicamente perché questa schifezza contraria a qualsiasi idea di stato di diritto abbia fine.

Non solo Renzi appare ostaggio della logica giustizialista... uno crede a "Repubblica" più che al proprio padre solo se A) è un cretino; B) il proprio padre è un bugiardo seriale. Delle due l'una, non si scappa. In che mani siamo??

Thursday, April 21, 2011

Inchieste alla bufala

Quante puntate di Annozero ci ha dedicato Santoro sulla tv pubblica? Quante paginate quelli di Repubblica e Il Fatto Quotidiano? Quante Procure ci hanno basato le loro inchieste? Addirittura tre (Palermo, Caltanissetta e Firenze)! Ebbene, quel Massimo Ciancimino (figlio del mafioso Vito), che veniva portato in palmo di mano come autentico oracolo e icona dell'antimafia, vera e propria star televisiva, la cui attendibilità non poteva essere messa in discussione pena l'essere additati tra coloro che ostacolano la ricerca della verità sulle stragi di mafia del '92-'93 e sulla presunta trattativa Stato-mafia, è stato fermato oggi con l'accusa di «calunnia aggravata», perché dalle perizie condotte dalla polizia scientifica è emerso che uno dei "pizzini" da lui consegnati è stato volgarmente falsificato.

Non un pizzino qualsiasi, ma quello che avrebbe dovuto inchiodare l'ex capo della Polizia De Gennaro come il "signor Franco", l'agente dei servizi che tramite il padre Vito avrebbe trattato con i boss di Cosa Nostra per conto dello Stato. Ebbene, il nome di De Gennaro risulta essere stato sovrapposto a posteriori su un vecchio documento poi banalmente fotocopiato (e ci voleva la Scientifica per accorgersene!). E questo "pizzino" è l'architrave fondamentale su cui poggia l'intera ricostruzione del Ciancimino jr.

«Noi sempre rigorosi», si giustifica adesso Ingroia (il magistrato che parla ai comizi); con lui «nessun rapporto privilegiato», giura Messineo. Balle, balle, balle. Per anni Ciancimino è stato ritenuto attendibile dai pm, addirittura chiamato a testimoniare in aula, al processo dove sono imputati il generale dei Carabinieri Mori e il colonnello Obinu.

Ma le speranze delle tre procure che pendevano dalle labbra di Ciancimino jr., nonché dai "pizzini" e dai "papelli" da lui fabbricati, andavano ben oltre: collegare in qualche modo Berlusconi e Forza Italia alla mafia e alle stragi. Peccato che fino ad ora l'unico elemento certo emerso sulla presunta trattativa Stato-mafia è che in quegli anni, subito dopo le stragi, fu sospeso il 41 bis a centinaia di boss da un governo di centrosinistra guidato da Ciampi, ministro degli Interni Mancino e presidente della Repubblica Scalfaro.

Adesso è chiaro che per anni questi pm hanno rovistato nella spazzatura, sperperando soldi dei contribuenti, allontanandoci dalla "verità" sulle stragi e probabilmente facendo un grosso favore alla mafia.

Tuesday, March 16, 2010

La beffa: Minzolini, non "Il Fatto", avrebbe violato il segreto

Finalmente vengono resi noti (ma ancora non ufficialmente) i reati contestati dalla Procura di Trani al presidente del Consiglio Berlusconi (concussione e violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario, reato quest'ultimo "desueto" dal 1954 - fonte: il Velino), al commissario dell'Agcom Innocenzi (favoreggiamento, avrebbe negato infatti agli inquirenti di aver ricevuto pressioni) e al direttore del Tg1 Minzolini. Nei confronti di quest'ultimo, oltre al danno, una vera e propria beffa. Ma come, c'è un giornale che rivela il contenuto di intercettazioni che lo riguardano coperte da segreto, che fa il nome di tre indagati prim'ancora che gli interessati ricevano gli avvisi di garanzia, e chi si ritrova indagato per «rivelazioni di segreti inerenti a un procedimento penale»?

Lui, Minzolini, che casomai è vittima delle pressioni del premier, ma che invece si ritrova indagato per aver rivelato «a terzi» il contenuto dell'interrogatorio a cui fu sottoposto a Trani il 17 dicembre 2009, che tra l'altro non ha riguardato Annozero o la linea editoriale del suo Tg, ma l'inchiesta di partenza, quella sui tassi applicati ai possessori di una carta di credito 'revolving'. La cosa sarebbe ancor più incredibile e indecente se venisse fuori che le rivelazioni che si contestano a Minzolini sono quelle rese negli ultimi giorni per difendersi dalle rivelazioni - quelle sì illegali - del Fatto Quotidiano! Cioè: per difendersi da attacchi a mezzo stampa basati sulla violazione del segreto istruttorio è costretto a sua volta a rivelare il contenuto del suo interrogatorio, non di altri, ma i magistrati accusano lui e non il giornale che ha violato per primo il segreto. Resta comunque l'interrogativo: la Procura di Trani sta indagando su come al Fatto Quotidiano possano essere giunte notizie sull'inchiesta e persino il contenuto delle intercettazioni coperte da segreto?