Christian Rocca torna a smontare la tesi assurda pannelliana secondo cui sarebbero stati Bush e Blair ad impedire l'esilio di Saddam Hussein perché volevano a tutti i costi la guerra e segnala un articolo del New York Times in cui si riporta che nella sua autobiografia Laura Bush si chiede che cosa sarebbe successo se il francese Chirac e il tedesco Schroeder si fossero davvero impegnati a convincere Saddam ad accettare l'esilio («if one of them could have persuaded Saddam to go into exile, if they could have conveyed that the United States was not bluffing»). A conferma, ancora una volta, che gli americani l'esilio lo volevano, anzi l'avevano ideata loro la proposta, e che era Saddam a non volerlo perché francesi, tedeschi (e russi) ebbero un ruolo determinante nel far credere al dittatore che sarebbero stati capaci di fermare gli americani.
Sono anni che lo scriviamo. Tesi confermata da diplomatici, dal numero due del regime iracheno (Tarek Aziz), ma evidente a tutti anche tra quel febbraio e quel marzo del 2003. Così André Glucksmann, in un'intervista a La Stampa: «Avrei preferito che il Consiglio di sicurezza all'unanimità esigesse l'esilio di Saddam Hussein, come avevano suggerito un certo numero di Stati arabi. E forse sarebbe stato possibile ottenerlo con una forte minaccia militare. Purtroppo la Francia, la Germania e le manifestazioni pacifiste hanno incoraggiato Saddam Hussein a credersi protetto». Non ci voleva la Cia per accorgersene. Lo ripetiamo per l'ennesima volta. Non è che Francia, Germania e Russia non volevano la guerra. Volevano che Saddam restasse dov'era e hanno agito di conseguenza. Punto.
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Friday, April 30, 2010
Tuesday, September 02, 2008
Il punto su "Iraq libero"
Riporto integralmente questo articolo di Christian Rocca su Style perché credo che chiuda l'argomento. L'ho scritto innumerevoli volte anche su questo blog: la proposta "Iraq libero", l'esilio di Saddam Hussein, non aveva alcuna possibilità di realizzarsi. Non perché Bush voleva a tutti i costi la guerra (nella telefonata con Aznar dice espressamente che preferirebbe non sparare un colpo), ma perché Francia, Germania, Russia e le piazze pacifiste erano dalla parte di Saddam, nel senso che lo volevano al potere, e gli hanno fatto credere di poter fermare gli Stati Uniti.
Marco Pannella da anni parla di una sua fantasmagorica proposta "Iraq Libero", ovvero di una soluzione politica della crisi irachena che, con l'esilio di Saddam, avrebbe evitato la guerra. Se Pannella leggesse il libro di Douglas Feith, "War and decision", appena uscito in America, potrebbe liberarsi di questa storia e passare prontamente ad altro.Aggiungo solo una nota e una osservazione. Il piano di esilio che Saddam sarebbe stato pronto ad accettare (secondo Gheddafi che lo avrebbe detto a Berlusconi!?) prevedeva che l'ex dittatore portasse con sé mille uomini (10 mila secondo un'altra versione), un miliardo di dollari e tutte le informazioni sulle armi di distruzione di massa (che anche lui fosse convinto di averle?). Praticamente uno stato intero, quasi una provocazione, se fosse vera. Inoltre, l'esilio di Saddam era solo la prima parte della proposta di Pannella. La seconda, l'amministrazione controllata dell'Iraq da parte dell'Onu, sarebbe stata un disastro alla luce della guerra terroristica che è stata scatenata da al Qaeda e da altri gruppi dopo la caduta del regime. Un protettorato Onu non avrebbe retto una settimana.
I fatti: Pannella aveva lanciato la sua campagna il 20 gennaio 2003, un giorno dopo che La Repubblica aveva titolato in prima pagina che a Washington stavano lavorando all'ipotesi di "un esilio dorato" per Saddam (parole di Donald Rumsfeld, mica di Marco Cappato). Col tempo, Pannella si è dimenticato che "Iraq Libero" era nei piani della Casa Bianca ben prima che in quelli dei radicali e anche che la meravigliosa idea di sbarazzarsi di Saddam senza guerra non è andata in porto per il piccolo particolare che il medesimo Saddam, forte delle rassicurazioni del presidente francese Jacques Chirac e del valoroso popolo della pace, pensava di farla franca. Qualche tempo fa i giornali hanno pubblicato la trascrizione di una telefonata tra George W. Bush e l'ex premier spagnolo Jose Maria Aznar precedente la guerra. La lettura di quel testo conferma tutto, malgrado Pannella l'abbia interpretato come la prova che Bush (cioè l'autore originale della proposta di Pannella) non volesse l'esilio di Saddam.
Nel marzo del 2003, pochi giorni prima dell'intervento armato, gli americani offrirono ancora una volta a Saddam la possibilità di lasciare l'Iraq in 48 ore. La risposta ufficiale del suo ministro degli Esteri, Naji Sabri, è stata questa: "L'unica strada per evitare la guerra è che se ne vada il primo guerrafondaio del mondo". Intendeva Bush, più o meno la stessa posizione odierna di Pannella, il quale addirittura cerca una sponda politica in Dennis Kucinich, una specie di Giulietto Chiesa dell'Ohio, noto per aver visto gli Ufo nel giardino dell'attrice Shirley McLaine e per aver mandato in bancarotta, da sindaco, la città di Cleveland.
Ora Pannella chiede al Congresso americano di indagare su "Iraq libero". In realtà non ce n'è bisogno, perché il libro di Feith spiega tutto. Feith era il vice di Rumsfeld al Pentagono ed è ovviamente di parte. Ma il suo libro è inconfutabile, perché si basa sui documenti ufficiali dell'Amministrazione, opportunamente desecretati e riportati in copia fotostatica. Feith ha anche aperto un sito, waranddecision.com, dove ha messo decine di altri documenti. A pagina 539 del libro c'è un memo del Pentagono, datato 23 agosto 2002, dal titolo "Amnistia e cambio di regime" con l'elaborazione della strategia per evitare la guerra e concedere l'esilio a Saddam. Sul sito, invece, si trovano le dettagliatissime 4 pagine "Strategia dell'ultimatum, esilio come alternativa alla guerra" (4 marzo 2003) con il piano diplomatico per l'esilio e la bozza di una risoluzione Onu che garantiva a Saddam e 13 suoi parenti e sodali l'immunità per i loro crimini. Saddam preferì di no. Urge campagna: "Pannella libero".
Wednesday, October 03, 2007
Esilio di Saddam. Fu Rumsfeld il primo a parlarne?
Christian Rocca ricordava bene. Se Marco Pannella lanciava la proposta "Iraq libero" (esilio di Saddam Hussein e amministrazione provvisoria dell'Onu a Baghdad) il 19 gennaio 2003 da Radio Radicale, in quello stesso giorno la Repubblica titolò in prima pagina che a Washington stavano lavorando all'ipotesi di «un esilio dorato» per Saddam (parole di Donald Rumsfeld). Rocca ha ritrovato on line l'articolo.
Ma come avevo scritto nella prima scheda dello speciale "Iraq libero", sepolto da qualche parte su RadioRadicale.it, Rumsfeld parlò di quell'ipotesi addirittura dal settembre 2002:
Si continuerà a dire che a far fallire l'ipotesi dell'esilio di Saddam fu comunque l'amministrazione Bush, dopo averla tirata fuori e sostenuta pubblicamente, perché gli Usa volevano a tutti i costi la guerra, ma la logica dovrebbe portarci a ritenere che a farla cadere non siano stati coloro che fin dall'inizio avevano dichiarato di voler cacciare Saddam dal potere in Iraq, ma coloro che per tutta la durata della crisi hanno cercato di mantenercelo, innanzitutto convincendo l'interessato che se teneva duro con il loro aiuto ci sarebbe rimasto.
Ma come avevo scritto nella prima scheda dello speciale "Iraq libero", sepolto da qualche parte su RadioRadicale.it, Rumsfeld parlò di quell'ipotesi addirittura dal settembre 2002:
Il leader radicale apprende, da alcune agenzie di stampa diffuse fin dai primi giorni di gennaio, degli sforzi delle diplomazie, principalmente di Egitto e Turchia, ma con il favore anche di Washington, volti a spingere Saddam Hussein all'esilio.Fu nel corso di un'intervista in una trasmissione televisiva della Pbs, "The NewsHour", di Jim Lehrer (ecco la trascrizione).
(...)
Noto è l'interesse per la soluzione dell'esilio che hanno manifestato il segretario di Stato Usa Colin Powell, il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld fin dal settembre 2002...
Si continuerà a dire che a far fallire l'ipotesi dell'esilio di Saddam fu comunque l'amministrazione Bush, dopo averla tirata fuori e sostenuta pubblicamente, perché gli Usa volevano a tutti i costi la guerra, ma la logica dovrebbe portarci a ritenere che a farla cadere non siano stati coloro che fin dall'inizio avevano dichiarato di voler cacciare Saddam dal potere in Iraq, ma coloro che per tutta la durata della crisi hanno cercato di mantenercelo, innanzitutto convincendo l'interessato che se teneva duro con il loro aiuto ci sarebbe rimasto.
Tuesday, October 02, 2007
Ctrl+C Ctrl+V
Vi ricordate il caso Daw-Diego Galli? Il responsabile di RadioRadicale.it inviò una diffida legale al blog Daw per non aver citato (anzi, per aver citato in ritardo e non nel modo richiesto) la fonte da cui aveva preso le immagini con le quali aveva realizzato e messo in rete il video satirico "Casa Pannella".
Ebbene, l'altra sera capitando sul sito RadioRadicale.it alla ricerca di un convegno mi imbatto in un approfondimento su "Iraq libero". Toh, l'argomento mi interessa e apro la pagina. Inizio a leggere e le frasi mi suonano familiari. Infatti, mi accorgo che il testo è quasi interamente il copia incolla, parola-per-parola, di un articolo da me scritto per la rivista Diritto e Libertà (n° 9, "Armi di attrazione di massa", marzo 2004). Il mio lavoro di ricostruzione e analisi dell'iniziativa "Iraq libero" (dunque non la mera registrazione video di un evento) viene oggi utilizzato da RadioRadicale.it senza citare né la fonte né l'autore. Neanche fosse soggetto alle famose licenze Creative Commons. A scanso di equivoci, non intendo naturalmente procedere a diffide e, se me l'avessero chiesto (il numero del mio interno ce l'hanno), gli avrei dato senz'altro l'ok.
Ecco alcuni dei passaggi interamente copiati: a pagina 138, pagina 139, pagina 142, pagina 145, pagina 146, pagina 152, pagina 154. Confrontateli voi stessi con l'approfondimento on line.
L'amanuense digitale dovrebbe essere ferrato sull'argomento, ma non ha ritenuto di dover fare nemmeno lo sforzo di cambiare le frasi, di sostituire qualche parola.
Meno grave, ma altrettanto indicativo, il fatto che la maggior parte dei dati e dei documenti messi a disposizione nella pagina provengano da un mio vecchio speciale su "Iraq libero" (del dicembre 2003), che sul sito nuovo non è più disponibile.
E' chiaro che di questo lavoro possono fare ciò che vogliono, perché lo realizzai lavorando al sito, ma quanta fatica sprecata! Oggi che il tema è per loro tornato di attualità hanno preferito non ritirare fuori il mio vecchio speciale, una ricostruzione dettagliata di ben 20 schede, che all'epoca ebbe riscontri positivi. Insomma, il lavoro era già fatto e pronto.
Così, l'effetto un po' antipatico è che in rete l'unica ricostruzione dell'iniziativa "Iraq libero" è l'approfondimento attuale - con il testo redatto da me utilizzato senza citarmi - mentre è scomparso lo speciale di quasi 20 schede che avevo realizzato anni fa. In realtà, ho scoperto che sebbene non compaia nei risultati della ricerca di google, tuttavia ci si può ancora accedere, ma in un modo un po' complicato. Questa è (o era) la pagina principale, tanto per farvi un'idea del "piano dell'opera". Alle pagine interne si accede modificando i singoli indirizzi, aggiungeno -5 dopo il wwww.
Ebbene, l'altra sera capitando sul sito RadioRadicale.it alla ricerca di un convegno mi imbatto in un approfondimento su "Iraq libero". Toh, l'argomento mi interessa e apro la pagina. Inizio a leggere e le frasi mi suonano familiari. Infatti, mi accorgo che il testo è quasi interamente il copia incolla, parola-per-parola, di un articolo da me scritto per la rivista Diritto e Libertà (n° 9, "Armi di attrazione di massa", marzo 2004). Il mio lavoro di ricostruzione e analisi dell'iniziativa "Iraq libero" (dunque non la mera registrazione video di un evento) viene oggi utilizzato da RadioRadicale.it senza citare né la fonte né l'autore. Neanche fosse soggetto alle famose licenze Creative Commons. A scanso di equivoci, non intendo naturalmente procedere a diffide e, se me l'avessero chiesto (il numero del mio interno ce l'hanno), gli avrei dato senz'altro l'ok.
Ecco alcuni dei passaggi interamente copiati: a pagina 138, pagina 139, pagina 142, pagina 145, pagina 146, pagina 152, pagina 154. Confrontateli voi stessi con l'approfondimento on line.
L'amanuense digitale dovrebbe essere ferrato sull'argomento, ma non ha ritenuto di dover fare nemmeno lo sforzo di cambiare le frasi, di sostituire qualche parola.
Meno grave, ma altrettanto indicativo, il fatto che la maggior parte dei dati e dei documenti messi a disposizione nella pagina provengano da un mio vecchio speciale su "Iraq libero" (del dicembre 2003), che sul sito nuovo non è più disponibile.
E' chiaro che di questo lavoro possono fare ciò che vogliono, perché lo realizzai lavorando al sito, ma quanta fatica sprecata! Oggi che il tema è per loro tornato di attualità hanno preferito non ritirare fuori il mio vecchio speciale, una ricostruzione dettagliata di ben 20 schede, che all'epoca ebbe riscontri positivi. Insomma, il lavoro era già fatto e pronto.
Così, l'effetto un po' antipatico è che in rete l'unica ricostruzione dell'iniziativa "Iraq libero" è l'approfondimento attuale - con il testo redatto da me utilizzato senza citarmi - mentre è scomparso lo speciale di quasi 20 schede che avevo realizzato anni fa. In realtà, ho scoperto che sebbene non compaia nei risultati della ricerca di google, tuttavia ci si può ancora accedere, ma in un modo un po' complicato. Questa è (o era) la pagina principale, tanto per farvi un'idea del "piano dell'opera". Alle pagine interne si accede modificando i singoli indirizzi, aggiungeno -5 dopo il wwww.
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