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Thursday, February 09, 2012

Halftime Italia, il governo corre ai ripari

Mentre è ormai di gran moda, fa molto twit-star, sbeffeggiare con battute più o meno sceme Alemanno e Roma per qualsiasi decisione, senza nemmeno preoccuparsi di una minima attinenza ai fatti, qualcuno si è accorto del decreto firmato ieri in tutta fretta da Monti? Qualcuno si è accorto che i temi veri dell'emergenza sono diventati la "non operatività" della Protezione civile e i gestori - pubblici - dei servizi pubblici?

Qui non si vuole entrare nel merito delle inefficienze che sicuramente ci sono state, né della decisione del sindaco di Roma e del prefetto, sentita la Protezione civile, di chiudere nuovamente scuole e uffici pubblici, ma prima di abbandonarsi all'ilarità bisognerebbe accertarsi delle previsioni meteo. Non quelle dei siti internet, ma quelle che ha in mano Alemanno, che possono sempre rivelarsi errate ma che hanno il carattere dell'ufficialità, tanto da essere state citate stamani dal ministro degli interni in Senato e confermate dalla Protezione civile in un comunicato. Previsioni che parlano di «diffuse nevicate» e «significativi accumuli di neve al suolo» sulla capitale tra domani e dopodomani, cioè di un evento pari o superiore a quello di venerdì-sabato scorsi. E va considerato che una città come Roma è strutturalmente impreparata ad eventi del genere, che altrove possono far sorridere. Città impreparata vuol dire primi fra tutti i cittadini.

Ma no, continuiamo a ironizzare su Roma, per qualche ingorgo in più del normale, mentre nessuno si è accorto del decreto firmato ieri da Monti, nel quale implicitamente si riconoscono le gravi mancanze, e quindi responsabilità, a livello governativo e centrale per quanto accaduto su tutto il territorio del centro Italia, e si tenta di porre un primo rimedio alla «non operatività» della Protezione civile denunciata da Gabrielli in Commissione Lavori pubblici del Senato. Considerando «che le previsioni meteorologiche prospettano una situazione di ulteriore aggravamento con la ripetizione di nevicate di forte intensità...», il decreto attribuisce al capo del Dipartimento della Protezione civile «il coordinamento degli interventi e di tutte le iniziative per fronteggiare la situazione emergenziale» e «l'adozione di ogni indispensabile provvedimento su tutto il territorio nazionale interessato dalle eccezionali avversità atmosferiche per assicurare ogni forma di assistenza e di tutela degli interessi pubblici primari delle popolazioni interessate, nonché di ogni misura idonea per la salvaguardia delle vite umane, allo scopo autorizzando le Regioni al reperimento di beni, mezzi e materiali pubblici e privati necessari, anche attraverso i sindaci, ovvero attraverso i centri di coordinamento e soccorso istituiti a livello provinciale». Se c'è stato bisogno di un decreto, bisogna supporre che prima questo ruolo non era previsto, o non era chiaramente definito.

Non solo il decreto. A tal punto il governo si è accorto della «non operatività» della Protezione civile, che al termine di un vertice con gli enti locali «ha confermato l'intenzione di riesaminare la legge 10 del 2011» che l'ha rovinata, «al fine di rafforzarne l'efficacia per quanto riguarda l'operatività dell'intervento emergenziale». Un vertice tra governo ed enti locali che forse sarebbe stato utile anche alla vigilia della prima ondata di maltempo, la scorsa settimana. Di Protezione civile, di gas e di gestori dei servizi pubblici, si è parlato infine alla Camera, durante l'informativa del governo sull'emergenza maltempo, mentre sui romani e Alemanno si è esibito solo qualche pittoresco deputato leghista. Il Parlamento per una volta meno banale dei social network, dove troppo spesso i tentativi di ragionamento vengono travolti dal flusso del conformismo.

L'impreparazione di Roma e l'inefficienza di Alemanno sono una miniera d'oro dal punto di vista comunicativo, cioè per garantirsi accessi e facili retwitt, ma questo non ha nulla a che fare con l'informazione, è satira. Ci vuole anche quella, basta che poi non si finisca per credere alle proprie battute e iperboli.

Wednesday, February 08, 2012

Halftime Italia, faremo meglio nel secondo tempo?

Anche su Notapolitica

Sembra che il generale Inverno voglia concederci una seconda chance per dimostrare di essere in grado di far funzionare almeno qualcosa, dopo la debàcle complessiva delle reti (elettrica, ferroviaria e autostradale), l'impreparazione delle istituzioni locali, l'assenza del governo e la totale inoperatività della Protezione civile, di fronte alla prima ondata di gelo. E lo spot Chrysler durante l'intervallo del Superbowl offre un'immagine molto emblematica anche per l'Italia alle prese con la sfida maltempo: "It's halftime Italy. And, our second half is about to begin". Faremo meglio nel secondo tempo?

Tanto per cominciare, sembra voler scendere in campo il governo Monti, rimasto comodamente in panchina durante il disastroso primo tempo, anche se stampa e pubblico non se ne sono nemmeno accorti. Ieri il premier ha voluto fare un punto della situazione con il capo della Protezione civile e poi con i suoi ministri in Cdm, informandoli, come recita il comunicato ufficiale, «sulle misure emergenziali adottate e su quelle ancora da intraprendere, così come sulle azioni di carattere preventivo necessarie per fronteggiare la nuova perturbazione attesa per la fine di questa settimana», e «sensibilizzando tutti i ministri competenti ad assicurare l'impegno più incisivo da parte di tutte le strutture del governo del territorio e delle imprese di gestione dei pubblici servizi al fine di tutelare la pubblica e privata incolumità, nel quadro del coordinamento esercitato dal Dipartimento della Protezione civile». Laddove i soggetti richiamati alle proprie responsabilità sono i ministri, le istituzioni di governo del territorio, le imprese di gestione (pubbliche) dei servizi pubblici, la Protezione civile.

Siccome non ci risulta che qualcosa di simile sia stato discusso e sottolineato nei Cdm precedenti la prima ondata di maltempo, bisogna concludere che il Paese ha affrontato la buriana dello scorso fine settimana senza nessuno al volante, o quanto meno era parecchio distratto. Ma di un vero e proprio miracolo il governo dei tecnici è comunque artefice: mai come questa volta, credo, nella storia d'Italia, un governo è stato del tutto esente da critiche per la gestione di un'emergenza evidentemente di carattere nazionale. Non poche critiche, non deboli, ma zero critiche. Non si tratta della solita luna di miele dei media con il nuovo governo, ma di un vero e proprio accecamento volontario.

Ma la cosa più stupefacente passata quasi completamente inosservata è che dopo giorni di accuse (e di varie ilarità) all'indirizzo del sindaco di Roma Alemanno, che in preda a sindrome da accerchiamento ha osato polemizzare con la Protezione civile, ebbene in un'audizione al Senato è proprio il capo della Protezione civile Gabrielli a dare ragione, nel merito, ad Alemanno. Il quale aveva denunciato che la Protezione civile è ormai ridotta ad un ruolo meramente burocratico, da «passacarte». Apriti cielo! Ebbene, ieri Gabrielli ha spiegato alla Commissione che ha dovuto difendere l'onore dell'istituzione e dei suoi meteorologi, ma nel merito ha detto la stessa identica cosa: «Il 26 febbraio del 2011, la legge n. 10 ha reso di fatto, oggi, non operativa la Protezione Civile». Una sentenza senz'appello: oggi la Protezione civile non è operativa. E ha fornito un esempio «delle tante perversioni di questa legge»: «I governatori delle regioni interessate (Emilia Romagna, Abruzzo, Lazio, Molise, Marche) non hanno chiesto lo stato d'emergenza, non perché è Gabrielli che li consiglia di non farlo perché non si vuole prendere l'onere della gestione, ma perché sanno perfettamente che la richiesta dello stato d'emergenza equivarrebbe all'innalzamento delle accise regionali sulla benzina».

Gabrielli si è detto quindi «preoccupato che questa istituzione sia rimessa nella condizione di operare», perché «oggi questa operatività non c'è». Non è la prima volta che lancia l'allarme, è dal febbraio scorso, con il precedente governo, che segnala le criticità della nuova legislazione, che si sono puntualmente verificate.

Altrettanto allarmanti le preoccupazioni espresse riguardo le operazioni di recupero del carburante e del relitto della nave Costa Concordia naufragata sulle coste dell'Isola del Giglio: «La capacità di intervento della Protezione civile - ammette Gabrielli - sono di pura astrazione. Mi sto augurando che Costa non fallisca, perché qualora avesse questa malaugurata vicenda, avremmo qualche problema. Dovrei fare le gare comunitarie, dovrei avere il concerto del Ministero dell'Economia per avere la disponibilità di somme che sono nell'ordine di centinaia di milioni, dovrei avere il visto preventivo della Corte dei Conti, i Tar che fanno le varie cose, quindi auguriamoci tutti che la procedura privata posta in essere, al meglio dell'interlocuzione possibile, si consolidi e si concluda». Ecco la vera privatizzazione della Protezione civile: auguriamoci che i privati ce la facciano.

Il sindaco di Roma ci ha messo senz'altro del suo nell'offrirsi come capro espiatorio di una gestione dell'emergenza a dir poco fallimentare a tutti i livelli, dei gestori – tutti pubblici – delle reti, degli enti locali e delle regioni, del governo e della Protezione civile. In molti però, politici e giornalisti, l'hanno usato come «parafulmine» ben sapendo di coprire in questo modo responsabilità ben più vaste e gravi, con la cassa di risonanza gentilmente offerta dalle varie twitt-star e dal gregge dei social network.

Onestà intellettuale vorrebbe di ammettere che, forse non nei modi, ma nel merito Alemanno aveva ragione a porre la questione della Protezione civile. Svuotata di qualsiasi operatività solo per fare un dispetto a Bertolaso e Berlusconi, che oggi tra l'altro non sono nemmeno più al comando. Bastava ridurre il campo di intervento in modo da escludere i cosiddetti "grandi eventi", e invece l'effetto della guerra senza quartiere che si è scatenata, da fuori ma anche all'interno della stessa compagine governativa di centrodestra, contro Bertolaso, è aver ridotto la Protezione civile a «passacarte».

Tuesday, December 22, 2009

Il "generale Inverno" ridicolizza Copenhagen

Non butterei la croce addosso a Moretti, l'ad delle Ferrovie, in queste ore, quanto piuttosto ai fanatici del surriscaldamento globale. Certo, si dirà, un'ondata eccezionale di freddo e maltempo non smentisce sofisticate analisi statistiche e climatologiche. Fatto sta che il Centro e il Nord Europa sono stati spazzati da un gelo e da tanta neve come non se ne vedevano da anni, proprio nel mese in cui a Copenhagen si sono riuniti i "grandi della Terra" per agire contro il presunto surriscaldamento globale.

Non sono mai tenero nei confronti delle Ferrovie, che anche in situazioni normali si distinguono per ritardi e disservizi di ogni genere, ma questa volta, fatta eccezione per quel po' di arroganza da boiardo di stato, nel merito non si può dar torto all'ad Moretti. Né sull'eccezionalità della situazione meteo, né sul fatto che il sistema dopo tutto ha retto. I disagi hanno davvero colpito tutte le reti ferroviarie del centroeuropa, e persino la battuta controversa del maglione e del panino in più da portare con sé in viaggio l'ho trovata un suggerimento dovuto in una situazione così limite. Certo, c'è da dire che i convogli rimangono senza corrente anche in situazioni normali - purtroppo capita! - ma questa volta è obiettivamente diverso ed è sciocco prendersela con Ferrovie. Il paragone con la Finlandia mi è parso ingeneroso. E' ovvio che lì la rete ferroviaria sia preparata a far fronte a tali condizioni climatiche, essendo la normalità e non l'eccezione.

Piuttosto, dobbiamo ancora credere ai fanatici del surriscaldamento terrestre, che rischia di rivelarsi il più grande imbroglio planetario di tutti i tempi? A giudicare dalle loro azioni, i leader mondiali non sono poi così preoccupati come dicono di essere. Il sospetto è che strumentalizzino il tema dei cambiamenti climatici, verso cui le opinioni pubbliche sembrano molto sensibili, cercando di raccogliere consensi attraverso altisonanti dichiarazioni, ma che al dunque non abbiano la volontà politica di assumersi impegni concreti e verificabili. Diventa quindi inevitabile che alle grandi aspettative della vigilia di ogni vertice segua il rimpallo delle responsabilità.

Di chi è davvero la colpa del fallimento di Copenhagen? L'impressione è che in definitiva le potenze più inquinanti, Stati Uniti e Cina, non siano disposte – anche se per motivi diversi – ad accettare vincoli al loro sviluppo e alle loro economie. Gli Stati Uniti confidano più nella tecnologia che in tetti prefissati di emissioni, mentre la Cina vede dietro accordi vincolanti il tentativo da parte dell'Occidente di rallentare il suo sviluppo e frenare la sua ascesa al ruolo di superpotenza globale in competizione con gli Usa. Il clima è uno dei temi che meglio si presta alle speculazioni sul cosiddetto G2 e i leader di entrambe le potenze sono sembrati muoversi all'unisono, facendo annunciare il loro arrivo al vertice da dichiarazioni promettenti, per poi accordarsi su un minimo sindacale, che probabilmente già sapevano essere inevitabile, e farlo accettare agli altri. Ma dietro Usa e Cina, altri Paesi sono stati ben contenti del nulla di fatto e di poterne scaricare la responsabilità sui due Grandi.

L'accusa di aver fatto fallire il vertice è stata indirizzata soprattutto alla Cina, che ha posto il veto sulla riduzione del 50% delle emissioni globali collegata alla riduzione dell'80% da parte dei Paesi sviluppati. Ma soprattutto, bisognerebbe prestare attenzione alla rappresentazione che Pechino ha propagandato dei negoziati: se da parte sua la Cina ancora una volta - come in occasione della visita di Obama - ha tentato di esercitare una sapiente regia comunicativa, cercando sul tema dei cambiamenti climatici di indossare i panni della paladina dei Paesi in via di sviluppo contro l'egoismo dei "ricchi" occidentali, qualcosa non deve aver funzionato, se gli stessi Paesi in via di sviluppo l'hanno accusata di aver sottoscritto e difeso un accordo al ribasso.

Monday, December 15, 2008

La piena del sindaco

Dagospia riprende dal sito insiemearoma.it - sito di opposizione alla giunta Alemanno - una simpatica raccolta di lanci di agenzie dai quali si evince come la Protezione civile abbia dovuto fermare anche le «esondazioni verbali del sindaco Alemanno».

Alemanno: "Non uscire in queste ore di emergenza"
Bertolaso: "Non diffondere inutili allarmismi"

Alemanno: "Sgomberate mille persone"
Protezione civile: "Non è stato sfollato nessuno" e "non abbiamo mai chiesto ad un solo romano di allontanarsi dal lavoro o dalla propria casa".

Alemanno: "Si sta predisponendo evacuazione del Coni"
Protezione civile: "Nessun ordine evacuazione a Coni"

Alemanno: "La piena arriverà intorno all'1 di notte"
Protezione civile: "Piena Tevere alle 3 di notte, non ci sarà alcuna esondazione". "Non abbiamo mai chiesto a nessun commerciante di allontanarsi dalla propria attività né tantomeno abbiamo fatto evacuare le scuole. Se ci sono state delle decisioni in tal senso, sono arrivati da presidi o da singoli".

Thursday, December 11, 2008

"Non prendete l'auto". Ma i trasporti sono in tilt

Questa mattina presto qui a Roma, dopo il nubifragio durato tutta la notte, il sindaco Alemanno suggeriva di «limitare il più possibile l'utilizzo delle auto private. Esorto tutti i romani a usare i mezzi di trasporto pubblici». Peccato che i mezzi pubblici sono stati i primi ad andare in tilt.

La linea ferroviaria Fm1 Orte-Fiumicino completamente bloccata con centinaia di passeggeri bloccati nelle vetture. Da tutta la provincia treni in ritardo di una o anche due ore. Allagamenti in zona Prenestino hanno causato il blocco delle linee tranviarie 5, 14 e 19. Il capolinea bus della Stazione Tiburtina, allagato, è stato spostato. Altri allagamenti hanno causato numerose chiusure e deviazioni delle linee bus. Per non parlare delle stazioni della metropolitana invase dall'acqua.

Incredibile episodio nella famigerata Stazione Nomentana. A tre dei quattro binari si può accedere solo via sottopassaggio, che però si è allagato fino al soffito. Nonostante le numerose chiamate al call center di Trenitalia - racconta una lettrice di Corriere.it - i treni hanno continuato a effettuare regolarmente la fermata, ma gli sventurati che scendevano - ignari - potevano lasciare la piattaforma solo prendendo il treno successivo.

Dal punto di vista amministrativo, per giustificare i molti cittadini romani che non hanno potuto raggiungere il loro posto di lavoro, la richiesta del sindaco di proclamare lo stato di «calamità naturale» è opportuna, ma dal punto di vista meterologico è semplicemente ridicola e suona un po' irriguardosa di ben altre tragedie che sentiamo accadere nel mondo. Capita quasi tutti gli anni, almeno una volta durante l'autunno o l'inverno, che Roma sia investita da nubifragi simili, ma la città appare sempre più impreparata.

Qualche anno fa - anche molti anni fa - a Roma si temeva la neve. Da qualche anno bisogna temere anche la pioggia. Ma gli allagamenti più disastrosi, quelli di vie e sottopassi, sono per lo più dovuti a errori di progettazione e alla mancanza di un'adeguata manutenzione dei tombini. Gli allagamenti di Via dei Fori imperiali, per esempio, o del Lungotevere Aventino, di Piazzale Clodio, Largo Caravaggio, dei sottopassi di San Paolo e Via Cilicia, della Cristoforo Colombo o della Pontina, zone centralissime o arterie nevralgiche della città, sono causati da tombini che a dicembre, in autunno inoltrato, sono ancora otturati! Come se non fossero prevedibili i temporali e la caduta delle foglie in questa stagione...

E' sconcertante che di fronte alla palese impreparazione della città, il sindaco lamenti una presunta «calamità» (tra l'altro prevista dai meteo nei tempi e nella misura), o addirittura chiami in causa i cambiamenti climatici, come fa in questa dichiarazione: «C'è una situazione climatica che è cambiata e la città deve attrezzarsi a fronteggiare l'emergenza».

Anche se Roma è abbandonata da 15 anni, sono sei mesi che Alemanno è in carica, ed è ora che cominci ad amministrare questa città, partendo dai servizi essenziali, come la manutenzione delle strade e i trasporti pubblici.