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Tuesday, May 28, 2013

La gente ha capito... che votare è inutile

Anche su Notapolitica e L'Opinione

E' sbagliatissimo leggere l'esito del voto amministrativo attraverso le lenti della politica nazionale. Ovviamente il governo Letta e le forze politiche che lo sostengono lo fanno per convenienza: «Ha vinto il governo delle larghe intese e chi prova a dare risposte effettive al Paese». Il premier prova a metterci il cappello, facendo filtrare ai giornali la sua soddisfazione: «La gente ha capito». Ma l'unica conclusione a cui la gente sta mostrando di essere giunta è che votare è inutile, perché tra destra e sinistra non c'è poi molta differenza. Intendiamoci: ovvio che un crollo del centrodestra e del centrosinistra, e un nuovo boom di Grillo, avrebbero indicato una bocciatura, sia pure prematura forse, delle "larghe intese".

Ma il semplice fatto che ciò non sia avvenuto non significa che l'operazione è stata promossa. Uno scampato pericolo non equivale a una promozione. Anzi, sull'elevato astensionismo semmai, oltre a una certa stanchezza di politica (dopo la "full immersion" degli ultimi mesi, tra elezioni di febbraio e travagliato parto del governo) e a un giudizio complessivamente negativo sui candidati, può aver pesato una certa rassegnazione: tanto votare è inutile, gli uni o gli altri sono la stessa cosa. E anche votare Grillo, oltre al "vaffa", è sterile, non porta a nulla per cui valga la pena distogliersi dalle proprie attività domenicali.

Il voto amministrativo può certamente dare indicazioni di approvazione o disapprovazione dell'operato del governo nazionale, ma non può essere questo il caso. Sul governo Letta, e dunque sull'operazione politica che l'ha tenuto a battesimo, il giudizio degli elettori è ancora sospeso: giustamente, dal momento che è in carica solo da poche settimane. Non è il voto amministrativo, quindi, a rafforzare le "larghe intese", ma il semplice fatto che il governo ha iniziato a lavorare da poco e dunque il primo giudizio è rimandato a settembre.

Basti prendere in esame il caso del Comune di Roma, che da solo rapppresenta il 57,5% dell'elettorato chiamato alle urne e addirittura il 73,3% di quello dei 16 comuni capoluogo. Alemanno è arrivato a questo voto sfiancato da scandali veri o presunti e da una incessante campagna di ridicolizzazione personale, eppure ha retto ed è riuscito ad andare al ballottaggio. D'altra parte, Marino non rappresenta certo la linea delle "larghe intese", e ha posizioni politiche distanti dai possibili futuri leader del suo partito. Semmai, la sua affermazione dovrebbe suonare come campanello d'allarme per il Pd impegnato nelle "larghe intese".

Insomma, gli elettori hanno dato un giudizio sull'operato dei sindaci uscenti, basato sulla percezione - spesso imprecisa - di ciò che è stato o non è stato fatto. E come spesso accade, è un giudizio molto negativo, che tuttavia si è esteso anche ai candidati sfidanti. L'astensione elevata - anche se il confronto corretto non è con il 2008, quando pesò il traino delle politiche - è probabilmente il segno che i candidati sono apparsi tutti mediocri, anche quelli del M5S. A Roma può aver pesato il derby, certo, ma forse ancor di più la certezza che si sarebbe andati al ballottaggio. Anche questo può aver convinto molti elettori a "disturbarsi" solo quando si deciderà per davvero, cioè fra due settimane. Al ballottaggio l'affluenza nella capitale potrebbe persino aumentare, o restare pressoché invariata ma con un elettorato molto diverso, anche se le chance di Alemanno sembrano ridotte al lumicino.

Ridicoli anche i frettolosi "de profundis" per Grillo e M5S: alle amministrative, dove contano di più i volti dei candidati, dove si cerca un amministratore e non ci si accontenta di un "vaffa" generalizzato, non sorprende che i grillini non abbiano convinto. La gente ha capito che anche loro sono mediocri, e rispetto agli altri pure inesperti. Probabilmente il M5S non avrebbe toccato il 25% alle politiche, se si fosse votato in collegi uninominali, che avrebbero costretto i parlamentari grillini a presentarsi agli elettori - con i loro volti, le loro storie personali - prima del voto in ogni singolo collegio.

A Roma è uscito sconfitto il candidato De Vito, ma lo tsunami nazionale non è affatto rientrato. Non sono venuti meno i motivi che lo scorso febbraio hanno indotto il 25% degli elettori a mandare un sonoro "vaffa" ai partiti tradizionali, ma adesso anche Grillo sa che non basta più evitare la tv, non bastano più i suoi comizi. Le inadeguatezze, l'ingenuità, talvolta l'antipatia dei parlamentari e dei candidati del movimento non si possono nascondere in eterno dietro una battuta o un insulto.

Tuesday, February 14, 2012

Un no all'Italia, non a Roma

Non ho pregiudizi contro l'organizzazione delle Olimpiadi o di altri mega-eventi del genere a Roma o in Italia, ma allo stesso tempo non mi scandalizza il no di Monti a Roma2020. Ha molte buone ragioni. Che segnale daremmo ai mercati, e ai partner europei cui stiamo chiedendo di rafforzare i firewalls finanziari comunitari, cioè in pratica di mettere soldi a garanzia del nostro debito pubblico, se investissimo miliardi di euro che non abbiamo letteralmente in "giochi"? Oltre tutto con il precedente di Atene dietro l'angolo? E' triste, ma in questo momento no. E non è un no ad Alemanno (che comunque ne esce distrutto), o a Roma, o al progetto in sé (anche se il comitato promotore è da brividi, con i soliti parrucconi e persino già i costruttori), ma all'Italia, che in questo momento non può permettersi, né ha la credibilità per organizzare questo tipo di eventi. La candidatura implicherebbe un impegno finanziario per il futuro imprevedibile oggi e ricordiamoci che nei prossimi anni ci aspetta un rientro dal debito al ritmo di 1/20 di Pil l'anno.

Il problema cantieri, appalti, tangenti è secondario. Ci fossero delle opere le pagheremmo a caro prezzo, certo, il 30-40% in più per consentire un po' a tutti di mangiarci sopra, ma almeno ci ritroveremmo qualcosa di utile. Il problema vero invece è che l'affare, per tutti quelli che girano intorno a Roma2020, sta nella candidatura in sé. A molti di coloro che oggi la sostengono non importa l'organizzazione dell'evento, ma la candidatura, perché è lì che inizia il magna-magna. Progetti, marketing, promozione, delegazioni in viaggio, tutto un circo che se, come probabile, non si trasformasse nell'assegnazione dell'evento, sarebbe puro spreco. Cosa ci ritroveremmo? Zero infrastrutture, ma in tanti ci avranno guadagnato sopra ugualmente, anche solo di immagine.

Ed è fin troppo lampante come la candidatura sia l'estremo espediente del sindaco Alemanno per tentare di raddrizzare la sua immagine, dopo la figuraccia annunciata con il Gran Premio di Formula 1 e la deludente gestione della città. Da annotare però anche l'ipocrisia del Pd e delle altre opposizioni romane, che considerano disastrosa l'amministrazione Alemanno, lo accusano di non aver saputo gestire l'emergenza neve, ma sono pronti ad affidargli chiavi in mano la gestione della candidatura della città davanti al Cio. Ovvio, una volta subentrati all'attuale giunta ci sarebbero ottimi affari anche per loro. Roma e l'Italia non hanno bisogno di Olimpiadi, di eventi eccezionali, per rilanciarsi. La bellezza del Paese è tale che non ha bisogno dei riflettori per attirare turisti. L'importante è riformare la nostra economia ed essere ben governati.

Thursday, February 09, 2012

Halftime Italia, il governo corre ai ripari

Mentre è ormai di gran moda, fa molto twit-star, sbeffeggiare con battute più o meno sceme Alemanno e Roma per qualsiasi decisione, senza nemmeno preoccuparsi di una minima attinenza ai fatti, qualcuno si è accorto del decreto firmato ieri in tutta fretta da Monti? Qualcuno si è accorto che i temi veri dell'emergenza sono diventati la "non operatività" della Protezione civile e i gestori - pubblici - dei servizi pubblici?

Qui non si vuole entrare nel merito delle inefficienze che sicuramente ci sono state, né della decisione del sindaco di Roma e del prefetto, sentita la Protezione civile, di chiudere nuovamente scuole e uffici pubblici, ma prima di abbandonarsi all'ilarità bisognerebbe accertarsi delle previsioni meteo. Non quelle dei siti internet, ma quelle che ha in mano Alemanno, che possono sempre rivelarsi errate ma che hanno il carattere dell'ufficialità, tanto da essere state citate stamani dal ministro degli interni in Senato e confermate dalla Protezione civile in un comunicato. Previsioni che parlano di «diffuse nevicate» e «significativi accumuli di neve al suolo» sulla capitale tra domani e dopodomani, cioè di un evento pari o superiore a quello di venerdì-sabato scorsi. E va considerato che una città come Roma è strutturalmente impreparata ad eventi del genere, che altrove possono far sorridere. Città impreparata vuol dire primi fra tutti i cittadini.

Ma no, continuiamo a ironizzare su Roma, per qualche ingorgo in più del normale, mentre nessuno si è accorto del decreto firmato ieri da Monti, nel quale implicitamente si riconoscono le gravi mancanze, e quindi responsabilità, a livello governativo e centrale per quanto accaduto su tutto il territorio del centro Italia, e si tenta di porre un primo rimedio alla «non operatività» della Protezione civile denunciata da Gabrielli in Commissione Lavori pubblici del Senato. Considerando «che le previsioni meteorologiche prospettano una situazione di ulteriore aggravamento con la ripetizione di nevicate di forte intensità...», il decreto attribuisce al capo del Dipartimento della Protezione civile «il coordinamento degli interventi e di tutte le iniziative per fronteggiare la situazione emergenziale» e «l'adozione di ogni indispensabile provvedimento su tutto il territorio nazionale interessato dalle eccezionali avversità atmosferiche per assicurare ogni forma di assistenza e di tutela degli interessi pubblici primari delle popolazioni interessate, nonché di ogni misura idonea per la salvaguardia delle vite umane, allo scopo autorizzando le Regioni al reperimento di beni, mezzi e materiali pubblici e privati necessari, anche attraverso i sindaci, ovvero attraverso i centri di coordinamento e soccorso istituiti a livello provinciale». Se c'è stato bisogno di un decreto, bisogna supporre che prima questo ruolo non era previsto, o non era chiaramente definito.

Non solo il decreto. A tal punto il governo si è accorto della «non operatività» della Protezione civile, che al termine di un vertice con gli enti locali «ha confermato l'intenzione di riesaminare la legge 10 del 2011» che l'ha rovinata, «al fine di rafforzarne l'efficacia per quanto riguarda l'operatività dell'intervento emergenziale». Un vertice tra governo ed enti locali che forse sarebbe stato utile anche alla vigilia della prima ondata di maltempo, la scorsa settimana. Di Protezione civile, di gas e di gestori dei servizi pubblici, si è parlato infine alla Camera, durante l'informativa del governo sull'emergenza maltempo, mentre sui romani e Alemanno si è esibito solo qualche pittoresco deputato leghista. Il Parlamento per una volta meno banale dei social network, dove troppo spesso i tentativi di ragionamento vengono travolti dal flusso del conformismo.

L'impreparazione di Roma e l'inefficienza di Alemanno sono una miniera d'oro dal punto di vista comunicativo, cioè per garantirsi accessi e facili retwitt, ma questo non ha nulla a che fare con l'informazione, è satira. Ci vuole anche quella, basta che poi non si finisca per credere alle proprie battute e iperboli.

Wednesday, February 08, 2012

Halftime Italia, faremo meglio nel secondo tempo?

Anche su Notapolitica

Sembra che il generale Inverno voglia concederci una seconda chance per dimostrare di essere in grado di far funzionare almeno qualcosa, dopo la debàcle complessiva delle reti (elettrica, ferroviaria e autostradale), l'impreparazione delle istituzioni locali, l'assenza del governo e la totale inoperatività della Protezione civile, di fronte alla prima ondata di gelo. E lo spot Chrysler durante l'intervallo del Superbowl offre un'immagine molto emblematica anche per l'Italia alle prese con la sfida maltempo: "It's halftime Italy. And, our second half is about to begin". Faremo meglio nel secondo tempo?

Tanto per cominciare, sembra voler scendere in campo il governo Monti, rimasto comodamente in panchina durante il disastroso primo tempo, anche se stampa e pubblico non se ne sono nemmeno accorti. Ieri il premier ha voluto fare un punto della situazione con il capo della Protezione civile e poi con i suoi ministri in Cdm, informandoli, come recita il comunicato ufficiale, «sulle misure emergenziali adottate e su quelle ancora da intraprendere, così come sulle azioni di carattere preventivo necessarie per fronteggiare la nuova perturbazione attesa per la fine di questa settimana», e «sensibilizzando tutti i ministri competenti ad assicurare l'impegno più incisivo da parte di tutte le strutture del governo del territorio e delle imprese di gestione dei pubblici servizi al fine di tutelare la pubblica e privata incolumità, nel quadro del coordinamento esercitato dal Dipartimento della Protezione civile». Laddove i soggetti richiamati alle proprie responsabilità sono i ministri, le istituzioni di governo del territorio, le imprese di gestione (pubbliche) dei servizi pubblici, la Protezione civile.

Siccome non ci risulta che qualcosa di simile sia stato discusso e sottolineato nei Cdm precedenti la prima ondata di maltempo, bisogna concludere che il Paese ha affrontato la buriana dello scorso fine settimana senza nessuno al volante, o quanto meno era parecchio distratto. Ma di un vero e proprio miracolo il governo dei tecnici è comunque artefice: mai come questa volta, credo, nella storia d'Italia, un governo è stato del tutto esente da critiche per la gestione di un'emergenza evidentemente di carattere nazionale. Non poche critiche, non deboli, ma zero critiche. Non si tratta della solita luna di miele dei media con il nuovo governo, ma di un vero e proprio accecamento volontario.

Ma la cosa più stupefacente passata quasi completamente inosservata è che dopo giorni di accuse (e di varie ilarità) all'indirizzo del sindaco di Roma Alemanno, che in preda a sindrome da accerchiamento ha osato polemizzare con la Protezione civile, ebbene in un'audizione al Senato è proprio il capo della Protezione civile Gabrielli a dare ragione, nel merito, ad Alemanno. Il quale aveva denunciato che la Protezione civile è ormai ridotta ad un ruolo meramente burocratico, da «passacarte». Apriti cielo! Ebbene, ieri Gabrielli ha spiegato alla Commissione che ha dovuto difendere l'onore dell'istituzione e dei suoi meteorologi, ma nel merito ha detto la stessa identica cosa: «Il 26 febbraio del 2011, la legge n. 10 ha reso di fatto, oggi, non operativa la Protezione Civile». Una sentenza senz'appello: oggi la Protezione civile non è operativa. E ha fornito un esempio «delle tante perversioni di questa legge»: «I governatori delle regioni interessate (Emilia Romagna, Abruzzo, Lazio, Molise, Marche) non hanno chiesto lo stato d'emergenza, non perché è Gabrielli che li consiglia di non farlo perché non si vuole prendere l'onere della gestione, ma perché sanno perfettamente che la richiesta dello stato d'emergenza equivarrebbe all'innalzamento delle accise regionali sulla benzina».

Gabrielli si è detto quindi «preoccupato che questa istituzione sia rimessa nella condizione di operare», perché «oggi questa operatività non c'è». Non è la prima volta che lancia l'allarme, è dal febbraio scorso, con il precedente governo, che segnala le criticità della nuova legislazione, che si sono puntualmente verificate.

Altrettanto allarmanti le preoccupazioni espresse riguardo le operazioni di recupero del carburante e del relitto della nave Costa Concordia naufragata sulle coste dell'Isola del Giglio: «La capacità di intervento della Protezione civile - ammette Gabrielli - sono di pura astrazione. Mi sto augurando che Costa non fallisca, perché qualora avesse questa malaugurata vicenda, avremmo qualche problema. Dovrei fare le gare comunitarie, dovrei avere il concerto del Ministero dell'Economia per avere la disponibilità di somme che sono nell'ordine di centinaia di milioni, dovrei avere il visto preventivo della Corte dei Conti, i Tar che fanno le varie cose, quindi auguriamoci tutti che la procedura privata posta in essere, al meglio dell'interlocuzione possibile, si consolidi e si concluda». Ecco la vera privatizzazione della Protezione civile: auguriamoci che i privati ce la facciano.

Il sindaco di Roma ci ha messo senz'altro del suo nell'offrirsi come capro espiatorio di una gestione dell'emergenza a dir poco fallimentare a tutti i livelli, dei gestori – tutti pubblici – delle reti, degli enti locali e delle regioni, del governo e della Protezione civile. In molti però, politici e giornalisti, l'hanno usato come «parafulmine» ben sapendo di coprire in questo modo responsabilità ben più vaste e gravi, con la cassa di risonanza gentilmente offerta dalle varie twitt-star e dal gregge dei social network.

Onestà intellettuale vorrebbe di ammettere che, forse non nei modi, ma nel merito Alemanno aveva ragione a porre la questione della Protezione civile. Svuotata di qualsiasi operatività solo per fare un dispetto a Bertolaso e Berlusconi, che oggi tra l'altro non sono nemmeno più al comando. Bastava ridurre il campo di intervento in modo da escludere i cosiddetti "grandi eventi", e invece l'effetto della guerra senza quartiere che si è scatenata, da fuori ma anche all'interno della stessa compagine governativa di centrodestra, contro Bertolaso, è aver ridotto la Protezione civile a «passacarte».

Tuesday, February 07, 2012

L'importante è che sia retwittable

Mentre media e politici erano affaccendati a spalare neve addosso ad Alemanno, continuavano a giungere storie di morti assiderati, comuni ancora isolati, pendolari intrappolati. Non a Roma. In provincia, nel Lazio, e nel resto del centro Italia. Tanto che il direttore di Europa, su twitter, verso le 19, ammetteva: «Se Alemanno non si fosse offerto come parafulmine ce ne sarebbero di responsabilità da chiarire». «Parafulmine» è la parola usata anche da un noto blogger di centrodestra, come Daw-blog, per giustificare l'attenzione mediatica su Roma e il suo sindaco. «Ce ne sarebbero»? Ma siccome Alemanno, certo anche per la sua incapacità, in questo caso soprattutto comunicativa, s'è offerto come «parafulmine», allora è giusto chiudere gli occhi, rinunciare a chiarire ed evidenziare le molte altre responsabilità nella cattiva gestione dell'emergenza neve in tutto il centro Italia?

Probabilmente Alemanno sta perdendo la sua occasione di governare bene Roma e l'ho più volte sottolineato, per esempio quando la città è andata in tilt per le prime piogge autunnali, al contrario della neve un evento annuale e puntuale a Roma. E tra i primi ho segnalato la sua tendenza ad apparire troppo sui temi e dibattiti politici nazionali piuttosto che sui problemi della città. Penso si sia capito che non muoio dalla voglia di difendere Alemanno, che sento molto distante da me politicamente, ma per amore di verità ritengo che crocifiggerlo per l'emergenza neve sia sproporzionato, sia rispetto a quanto accaduto a Roma, sia considerando che non ci si poteva aspettare di meglio, dal momento che la città e suoi abitanti sono strutturalmente impreparati alla neve. Ed è fisiologico che sia così, perché non si può spendere come Milano o Torino per un fenomeno che si verifica si e no ogni trent'anni.

Sparare su Roma e su Alemanno, che non poteva fare molto di più stavolta, e che preso dall'ansia da prestazione insieme al suo staff ha solo comunicato male come al solito, era troppo facile. La città è andata in tilt, nella provincia e nel Lazio è ancora peggio, e ora da parte di tutti gli amministratori, scottati - anzi, raggelati - dagli eventi c'è un eccesso di prudenza. Oggi scuole ancora chiuse, nonostante l'ultimo bollettino prevedesse al massimo nevicate «deboli» (ma anche quello per venerdì prevedeva "pioggia misto neve", eppure sappiamo com'è andata). E giù altra ilarità, a colpi di hashtag, dai social network, quando sarebbe forse più utile parlare di responsabilità ben più gravi, come quelle di Enel, Anas e Trenitalia. A Roma per fortuna alla fine non è accaduto nulla di grave, ma vogliamo parlare dei gestori - pubblici - delle reti, veri responsabili del collasso? Ancora morti e comuni isolati, ma possibile che nessun sindaco abbia chiesto aiuto alla Protezione civile, che tutti #nonhobisognodinulla come Alemanno? O vogliamo dirlo che al di là di Roma, che non ne aveva nemmeno bisogno, la Protezione civile de-bertolasizzata ha fatto cilecca totale e che è quanto meno fondato supporre che per paura ora si sia burocratizzata?!

No, non si può, perché il brutto dei social network è che la battuta va di moda più dell'analisi, e tanto più se fa da cassa di risonanza, non da controinformazione, al flusso dei mainstream media. Intendiamoci, le battute ben vengano, il problema è quando si finisce per crederci e a farne uno strumento di lettura della realtà. Nessuno si pone nemmeno il dubbio che aprire un profilo falso di qualcuno per sbeffeggiarlo, per di più nel bel mezzo di un'emergenza, sia un abuso deplorevole, un furto di identità. Tutti a ridere e a rilanciarne le sciocchezze, una tira l'altra. Né più né meno che nella vita reale anche in quella virtuale è l'istinto a farsi gregge a prevalere. L'importante è coniare l'hashtag più cool. Non è importante ciò che si dice, l'importante è che sia retwittable.

Monday, February 06, 2012

Non sparate su Alemanno (stavolta)

Anche su Notapolitica

I romani hanno molti validi motivi per cui dolersi dell'amministrazione Alemanno: dall'inefficienza degli uffici allo scandalo assunzioni all'Atac, per non parlare degli infortuni comunicativi. Ma soprattutto per la tendenza del sindaco ad apparire sui temi e nei dibattiti politici nazionali piuttosto che concentrato sui problemi della città. In generale, della sua gestione si può dire quanto si poteva dire di quelle Rutelli e Veltroni: l'ansia di vivere il Campidoglio come trampolino di lancio per la politica nazionale. Il fallimento più clamoroso di Alemanno, come dei suoi predecessori, sta nei pesanti disservizi causati da un evento che, al contrario della neve, nella capitale si presenta puntuale all'appello ogni anno: le prime forti piogge autunnali. Nel caso delle nevicate di venerdì e sabato, invece, Alemanno è stato oggetto di una valanga di biasimo e accuse davvero sproporzionata rispetto ai disagi, molto più pericolosi per la vita stessa dei cittadini, che si stanno verificando altrove nel Paese, al di là del grande raccordo anulare e in altre Regioni del centro.

Lasciando da parte Roma, dove stando alla vulgata il sindaco avrebbe rifiutato l'aiuto della Protezione civile, non saprei dire di chi sia la responsabilità, ma le decine di comuni e frazioni rimasti isolati, le decine di migliaia di utenze senza elettricità, gli automobilisti bloccati nelle autostrade e i passeggeri sui treni, non hanno certo ricevuto soccorsi e assistenza rapidi ed efficienti. Al contrario, dalle immagini dei telegiornali si ha la netta sensazione del totale abbandono. Non mi sento quindi di crocifiggere Alemanno più dell'Anas, dell'Enel, di Trenitalia e della stessa Protezione civile, né più di altre amministrazioni (in provincia e nel Lazio la situazione è anche peggiore, ma critiche a Zingaretti e Polverini non pervenute). E il governo dei tecnici? Nonostante un'emergenza di carattere evidentemente nazionale, è rimasto al calduccio, se si esclude un generico commento di Monti sulla necessità di una maggiore «prevenzione» e un appello del ministro degli interni a «non uscire» di casa, entrambi a cose fatte, nel tardo pomeriggio di sabato.

L'impressione, insomma, è che si sia concentrata su Roma l'attenzione mediatica, anche perché era più comodo per tutti i media verificare la situazione, ma è stata la debàcle complessiva delle reti (elettrica, ferroviaria e autostradale) a metterci in ginocchio – rilanciando il tema dell'efficienza dei gestori, per lo più pubblici – mentre persino la Protezione civile, in passato modello di efficienza, questa volta sembra aver fatto cilecca.

L'impreparazione di Roma alla neve, nonostante le previsioni indicassero l'alta probabilità di un evento straordinario, è in larga misura fisiologica per una città mediterranea dove così tanta se ne vede ogni trent'anni (ma forse nemmeno nell'85 il fenomeno fu di tali proporzioni). C'è da chiedersi innanzitutto se a Roma convenga, sia ragionevole in termini di costi/benefici, essere preparata come Torino e Milano per un paio di giorni di mobilità ridotta (e di passeggiate in centro a scattare foto) ogni trent'anni. Che cosa, concretamente, si può rimproverare al sindaco? Sicuramente si poteva far meglio nella mobilità di superficie. Ma ammesso che gli autobus fossero dotati tutti di gomme invernali, quanti autisti sarebbero in grado di raggiungere il posto di lavoro con i treni regionali bloccati, il raccordo bloccato (che si blocca tutto l'anno anche per un tamponamento) e non dotati a loro volta di gomme e catene sui mezzi propri? Sarebbero state comunque troppo poche le linee attive. E altrettanto si potrebbe dire degli altri servizi pubblici. Ciò per dire che l'impreparazione del Comune alla neve è l'impreparazione dei romani stessi, in pochi sufficientemente equipaggiati e abituati a guidare in simili condizioni.

Roma è una città enorme, forse gli altri italiani non si rendono conto della sua estensione territoriale. Il Municipio XII, per capirci quello dell'Eur, è un territorio vasto quasi quanto Milano, ed è solo la zona più a sud della capitale. Con una tale estensione non si possono certo pretendere spalatori e salatori capillari, spetta ad ogni condominio e/o esercizio commerciale pulire il tratto di propria competenza. Inoltre, meteorologicamente parlando le città a Roma sono almeno 3/4. Per esperienza diretta a Roma sud e in centro già sabato a pranzo si poteva circolare tranquillamente nelle vie principali, senza alcun bisogno di catene o gomme invernali, e molti dei rami abbattuti sotto il peso della neve si erano staccati da alberi regolarmente potati. Molto diversa la situazione nella periferia nord ed est della città, e nell'interland, spesso collinare, dove sono caduti ben più di 35 centimetri di neve. Il blocco dei treni regionali, essenziali per la mobilità dei pendolari che giungono nella capitale dai comuni limitrofi, ma anche dei romani stessi, e il blocco del raccordo anulare e delle vie consolari hanno mandato in tilt la città, ma in questi casi le responsabilità maggiori sono di Ferrovie e Anas, cui spettano sia la manutenzione che i soccorsi.

Non mi stupirei se gli accanimenti politici e mediatici di queste settimane contro Formigoni e Alemanno (il quale è stato pure vittima di un deplorevole furto di identità su twitter) fossero condizionati dalla volontà di alcuni di frenare le loro chance di succedere a Berlusconi nella leadership del centrodestra.

Monday, June 20, 2011

Basta lucrare su Roma

Molti cittadini romani, lavorando nei ministeri (molti ci lavorano sul serio), immaginiamo siano contenti di vedere qualcuno ergersi a difesa dell'onore della "Capitale". Ebbene, devono sapere però che si tratta di pura demagogia sulla loro pelle. Si trattasse di un dibattito serio sulla suggestione della capitale "reticolare", come sembra credere Formigoni, magari si comincerebbe a parlare del trasferimento della Consob e dell'Antitrust a Milano. Invece, siamo alla pura demagogia. Questa telenovela dei ministeri è umiliante per il Nord, anche per gli elettori leghisti, cui scommetto che non può fregare di meno di avere qualche finto ministero; ma è umiliante anche per Roma, che vede Alemanno e Polverini lucrare visibilità su un'ipotesi che sanno bene essere irrealistica, approfittando del momento di caos nel Pdl e nella maggioranza. Si agitano, sgomitano, sia per farsi posto nel partito, sia per celare dietro la difesa della romanità le loro incapacità di governo della città e della Regione Lazio. E mentre si azzuffano sul nulla con i leghisti, nel frattempo in città si tollerano gli espropri comunisti.

Tra l'altro, nella lista delle richieste leghiste uscita da Pontida, una vera e propria agenda dei prossimi 180 giorni di governo, con scadenze precise, non c'è il trasferimento dei ministeri, che Bossi ha invece citato en passant nel suo discorso. Non si parla neanche di ritiro dalla missione libica, ma si chiede una generica «riduzione dei contingenti impegnati all'estero». Il che è possibile, e anzi auspicabile per quanto riguarda l'inutile, ipocrita e anche pericolosa missione in Libano. E' assurdo che proprio nel momento in cui le richieste leghiste si concentrano sulla riforma fiscale, sulla fine delle misure "vessatorie" di Equitalia («una cosa vergognosa che neanche la sinistra aveva fatto», ha ammonito Bossi) - e quindi per la prima volta il pressing su Tremonti è anche leghista - nel Pdl ci sia chi preferisce polemizzare e alzare la tensione sui ministeri al Nord, invece di incalzare la Lega sui tagli ai costi della politica e se non sull'abolizione, almeno su una drastica riduzione delle province.

Wednesday, April 28, 2010

Due anni di Alemanno

Con oggi sono due anni. L'impressione che si ricava dall'intervista a Gianni Alemanno su Il Messaggero è che il sindaco ex An si prepari a passare all'incasso dopo la lealtà a Berlusconi nello scontro con Fini. Il conto è salato: lo pagheranno i romani e non solo. Contributi strutturali dal governo per 500 milioni di euro l'anno da oggi al 2046 (!) per ripianare il debito (pregresso, bisogna dirlo). E il bilancio slitta a luglio in attesa di incassare l'assegno. Ma anche «maggiore coinvolgimento della Regione e qualche sacrificio anche da parte dei cittadini» (adeguamento delle tariffe alle medie nazionali e - si promette - anche degli standard dei servizi). Il «banco di prova» su cui si chiede al governo di dimostrare «di non essere schiacciato sulle posizioni leghiste» come al solito è quello della spesa: sborsare soldi per ripianare i buchi di bilancio degli enti locali del centrosud. In questo senso Alemanno è molto 'finiano'.

E' ovvio che dato il debito pregresso, qualcosa il governo deve metterci, ma prima di chiedere soldi al governo e ai romani, tra precari stabilizzati e nuovi concorsi banditi, Alemanno ha dimostrato almeno la buona volontà con qualche taglio strutturale alla spesa? Nell'intervista non se ne fa cenno. In attesa delle nuove metropolitane, del piano buche (50 milioni di euro più contributi straordinari dal Cipe), di miglioramenti concreti su pulizia e rifiuti, e dei 1.085 posti in più negli asili nido, l'unica cosa su cui devo dire - da cittadino - ho notato una differenza è sui nomadi: se ne vedono meno aggirarsi come avvoltoi nelle strade, meno ai semafori, e alcune baraccopoli non ci sono più. Il sindaco rivendica lo sgombero di 260 micro accampamenti abusivi, oltre che del Casilino 900, e una diminuzione dei reati dai 225 mila del 2007 ai 166 mila del 2009. Per il resto, tutto sembra fermo in attesa dei 500 milioni del governo. Poi, non ci saranno più alibi.

Wednesday, January 27, 2010

Pagheremo noi la cambiale elettorale di Alemanno

Saremo noi tutti, cari romani (e turisti), a pagare la cambiale elettorale contratta da Alemanno con i tassisti. Entro fine febbraio infatti il Comune deciderà su quella che chiama «riforma del sistema tariffario», ma che in pratica si tradurrà in veri e propri rincari. L'unificazione tra corse urbane ed extraurbane potrebbe portare ad aumenti del 5% o anche superiori, mentre la corsa da e per l'aeroporto di Fiumicino passa da 40 a 45 euro (oltre il 10%), ormai il costo di un biglietto aereo low cost. Di liberalizzazione o aumento delle licenze neanche a parlarne, ovviamente. D'altronde, sapevamo che Alemanno avrebbe dovuto qualcosa alla sua più affezionata corporazione. Peccato che alla fine saremo noi a pagare.

Monday, December 15, 2008

La piena del sindaco

Dagospia riprende dal sito insiemearoma.it - sito di opposizione alla giunta Alemanno - una simpatica raccolta di lanci di agenzie dai quali si evince come la Protezione civile abbia dovuto fermare anche le «esondazioni verbali del sindaco Alemanno».

Alemanno: "Non uscire in queste ore di emergenza"
Bertolaso: "Non diffondere inutili allarmismi"

Alemanno: "Sgomberate mille persone"
Protezione civile: "Non è stato sfollato nessuno" e "non abbiamo mai chiesto ad un solo romano di allontanarsi dal lavoro o dalla propria casa".

Alemanno: "Si sta predisponendo evacuazione del Coni"
Protezione civile: "Nessun ordine evacuazione a Coni"

Alemanno: "La piena arriverà intorno all'1 di notte"
Protezione civile: "Piena Tevere alle 3 di notte, non ci sarà alcuna esondazione". "Non abbiamo mai chiesto a nessun commerciante di allontanarsi dalla propria attività né tantomeno abbiamo fatto evacuare le scuole. Se ci sono state delle decisioni in tal senso, sono arrivati da presidi o da singoli".

Thursday, December 11, 2008

Ecco perché Alitalia doveva restare italiana

Ecco perché la proprietà della compagnia di bandierina doveva rimanere italiana. Per garantire ai politici, soprattutto di regioni ed enti locali, di continuare a influenzarne le scelte in funzione delle loro clientele. Così ecco l'ultimo, inutile, braccio di ferro tra Formigoni e Alemanno, tutto in casa PdL. «Malpensa sarà l'aeroporto di riferimento e privilegiato per Cai», annuncia tronfio il governatore della Lombardia. «Ipotesi inaccettabile e infondata», la replica di Alemanno, a cui invece consiglierei di rispondere alla romana: "Ma che ce frega, ma che ce 'mporta".

La Nuova Alitalia sarà per forza di cose una compagnia molto più piccola della vecchia Alitalia e che Fiumicino resti deserto è un'ipotesi che può far solo sorridere chiunque sia dotato di un minimo di buon senso. Se non ci sarà Cai, le compagnie di tutto il mondo faranno a pugni per esserci. Stiamo parlando del principale scalo di Roma, con una posizione invidiabile, al centro dell'Italia e del Mediterraneo. Alemanno si rilassi.

"Non prendete l'auto". Ma i trasporti sono in tilt

Questa mattina presto qui a Roma, dopo il nubifragio durato tutta la notte, il sindaco Alemanno suggeriva di «limitare il più possibile l'utilizzo delle auto private. Esorto tutti i romani a usare i mezzi di trasporto pubblici». Peccato che i mezzi pubblici sono stati i primi ad andare in tilt.

La linea ferroviaria Fm1 Orte-Fiumicino completamente bloccata con centinaia di passeggeri bloccati nelle vetture. Da tutta la provincia treni in ritardo di una o anche due ore. Allagamenti in zona Prenestino hanno causato il blocco delle linee tranviarie 5, 14 e 19. Il capolinea bus della Stazione Tiburtina, allagato, è stato spostato. Altri allagamenti hanno causato numerose chiusure e deviazioni delle linee bus. Per non parlare delle stazioni della metropolitana invase dall'acqua.

Incredibile episodio nella famigerata Stazione Nomentana. A tre dei quattro binari si può accedere solo via sottopassaggio, che però si è allagato fino al soffito. Nonostante le numerose chiamate al call center di Trenitalia - racconta una lettrice di Corriere.it - i treni hanno continuato a effettuare regolarmente la fermata, ma gli sventurati che scendevano - ignari - potevano lasciare la piattaforma solo prendendo il treno successivo.

Dal punto di vista amministrativo, per giustificare i molti cittadini romani che non hanno potuto raggiungere il loro posto di lavoro, la richiesta del sindaco di proclamare lo stato di «calamità naturale» è opportuna, ma dal punto di vista meterologico è semplicemente ridicola e suona un po' irriguardosa di ben altre tragedie che sentiamo accadere nel mondo. Capita quasi tutti gli anni, almeno una volta durante l'autunno o l'inverno, che Roma sia investita da nubifragi simili, ma la città appare sempre più impreparata.

Qualche anno fa - anche molti anni fa - a Roma si temeva la neve. Da qualche anno bisogna temere anche la pioggia. Ma gli allagamenti più disastrosi, quelli di vie e sottopassi, sono per lo più dovuti a errori di progettazione e alla mancanza di un'adeguata manutenzione dei tombini. Gli allagamenti di Via dei Fori imperiali, per esempio, o del Lungotevere Aventino, di Piazzale Clodio, Largo Caravaggio, dei sottopassi di San Paolo e Via Cilicia, della Cristoforo Colombo o della Pontina, zone centralissime o arterie nevralgiche della città, sono causati da tombini che a dicembre, in autunno inoltrato, sono ancora otturati! Come se non fossero prevedibili i temporali e la caduta delle foglie in questa stagione...

E' sconcertante che di fronte alla palese impreparazione della città, il sindaco lamenti una presunta «calamità» (tra l'altro prevista dai meteo nei tempi e nella misura), o addirittura chiami in causa i cambiamenti climatici, come fa in questa dichiarazione: «C'è una situazione climatica che è cambiata e la città deve attrezzarsi a fronteggiare l'emergenza».

Anche se Roma è abbandonata da 15 anni, sono sei mesi che Alemanno è in carica, ed è ora che cominci ad amministrare questa città, partendo dai servizi essenziali, come la manutenzione delle strade e i trasporti pubblici.

Wednesday, September 17, 2008

Alemanno arriva secondo: la sua prima ordinanza idiota

Dopo la prima legge idiota varata dal governo, ecco la prima ordinanza idiota del sindaco Alemanno: divieto di «assumere atteggiamenti e comportamenti e di indossare abbigliamenti, che manifestino inequivocabilmente l'intenzione di adescare o esercitare l'attività di meretricio». Si incorre in una multa fino a 500 euro.

Un'ordinanza scritta sull'acqua, tale è la discrezionalità lasciata a chi dovrebbe accertare questi inequivocabili atteggiamenti, comportamenti, abbigliamenti. Gli stessi ai quali chiunque, ogni sabato sera, può assistere in qualsiasi discoteca o pub della città. Il problema è che l'adescamento e l'attività di meretricio si possono dimostrare solo cogliendo, e registrando, l'intera conversazione in cui viene stabilito il prezzo della prestazione sessuale e/o il momento del passaggio di denaro. Un'impresa praticamente impossibile, a meno di non tappezzare tutti i viali di telecamere e microfoni ultrapotenti. Oppure, contestando gli "atti osceni in luogo pubblico", ma occorre sorprendere prostituta e cliente proprio durante la consumazione del rapporto.

Oggi, nello stesso bar dove mi era capitato tempo fa di sentire commenti entusiastici da parte dei proprietari e di alcuni clienti per l'elezione di Alemanno, erano tutti concordi: che cazzata! Che presa per il culo!

Dopo l'estate Roma è ripartita come sempre. Paralizzata dal traffico all'avvio delle scuole; allagata ai primi temporali di settembre (perché non c'è manutenzione dei tombini); voragini che si aprono nelle strade più centrali e trafficate (pochi giorni fa è toccato a viale Marconi). Insomma, è ora che Alemanno cominci a fare l'amministratore invece che prendere in giro i cittadini con ordinanze demagogiche e perfettamente inutili.

La prostituzione nelle strade è un problema per tutti, seppure per motivi diversi: per gli abitanti, per le prostitute e per i loro clienti. Come per la legge della Carfagna, anche in questo caso poniamo una questione che va al di là del merito. L'ordinanza non è solo sbagliata, è anche idiota. Durerà qualche mese. Poi, quando si spargerà la voce che le multe vengono annullate senza problemi, tutto tornerà alla normalità. L'unico risultato sarà quello di aver arrecato disagi a prostitute e clienti senza aver tolto agli abitanti il fastidio della prostituzione di fronte casa.

Tutti i cittadini di buon senso, anche i più umili e quelli che ritengono ripugnante la prostituzione, comprendono che per toglierla dalle strade occorre un serio progetto di eros center.

Friday, June 20, 2008

Bancarotta a Roma, Veltroni si ritiri dalla politica

Uno scandalo che in qualsiasi altro Paese democratico che non sia l'Italia interromperebbe all'istante la carriera di un politico.

Walter Veltroni ha lasciato il Comune di Roma, candidandosi alla guida dell'Italia, con un «debito complessivo che va verso i 9 miliardi e 762 milioni di euro». La «base debitoria al 31 dicembre 2007 è di circa 8,151 miliardi, cui si aggiungono «investimenti da finanziare per circa 1,544 miliardi di euro». Un caso unico in tutta Europa. Cosa credeva Veltroni, di essere già in Africa? Ma i grandi quotidiani e la tv di stato tacciono. Vespa e Mentana non fanno puntate per far conoscere agli italiani la monnezza che Veltroni ha lasciato nei conti di Roma.

Nel Pd si è aperto il "processo" al candidato sconfitto e alle sue strategie, ma è per il fallimento di Roma che i democratici dovrebbero "processare" Veltroni e cacciarlo dalla guida del partito. E il veltronismo archiviato, come il bassolinismo, come una delle pagine più brutte della politica italiana.

Certo, a diffondere i dati è il neosindaco di Roma, Gianni Alemanno, ma nella sede più ufficiale, cioè durante una seduta del Consiglio comunale, nell'aula "Giulio Cesare". E la relazione sui conti capitolini, presentata da Alemanno e Tremonti, è firmata Ragioneria dello Stato e quindi lascia davvero pochi dubbi che possa essere frutto di propaganda.

Ma non è tutto. «Alcuni dati di bilancio in questi anni sono stati occultati», ha denunciato Alemanno.

Smentendo nei fatti quanti come Rutelli, in campagna elettorale, avevano provato a far leva sulla paura dei romani per il presunto atteggiamento "anti-romano" della Lega, il governo ha sbloccato subito 500 milioni di euro per Roma. «Se non ci fosse stato l'intervento del Governo sicuramente l'Ama e l'Atac sarebbero dovute andare in fallimento», ha osservato Alemanno. Ora «bisogna intervenire anche sul taglio della spesa», ha aggiunto, e «riorganizzare la holding Comune di Roma». Pensate: ad oggi ci sono ben 81 società di primo livello. Gli amici degli amici - non c'è bisogno di dire di chi - che «mettono le mani dappertutto». E mi sembra ragionevole, responsabile da parte del nuovo sindaco, che in una tale situazione ad essere sacrificato sia innanzitutto il "circenses", cioè la "Notte bianca".


E' assurdo che il responsabile di questo disastro si proponga come leader politico e addirittura candidato premier. Come amministratore responsabile di bancarotta credo che ci siano gli estremi per cui Veltroni venga inibito dall'assumere nuovamente incarichi di governo. Volevano rendere incompatibile Berlusconi per il suo conflitto d'interessi, ora si scopre che il vero incompatibile, a norma di legge, è il fallito Veltroni. Stacchi questo biglietto per l'Africa, per favore.

P.S.: Sul sito del Messaggero c'è il commento di una certa Mara, che scrive:
«E' tutto vero. Io sono di Sinistra e lavoro da 10 anni nel gabinetto del sindaco. Questo mese Alemanno ci ha fatto lavorare come matti, non ci ha sostituito con quelli del suo partito e non ci sostituirà finché non farà definitiva chiarezza, il gabinetto è ancora quello di Veltroni. In effetti non tornano i conti; la cifra è quella, anzi secondo me anche qualcosina in più; ci sono tante cose che non tornano. Ragazzi, ci sarà aria di tempesta perché Alemanno vuole documentare tutto».

Friday, June 13, 2008

Veltroni è stato il sindaco dello sfascio

Ma nessuno lo può dire, perché a nessuno conviene. Di seguito l'articolo di Carlo Panella per L'Occidentale: «A Roma la spazzatura è nel bilancio».
Il bilancio del Comune di Roma è falso, alcune scritture contabili sono state alterate, sono state commesse irregolarità di rilevanza penale anche nella emissione dei bond: tutto questo è noto, di questo si parla da giorni sottovoce a Roma, ma la stampa tace.

In questi giorni si sta scrivendo una delle pagine più nere del giornalismo italiano, perché in tutte le redazioni della capitale sono arrivate le notizie della rapida ispezione che Alemanno ha fatto fare ai tecnici della Ragioneria dello Stato sui bilanci ereditati dall'amministrazione di Veltroni. Tutte le redazioni sanno che alcuni tra i più grandi studi internazionali legali della capitale sono stati incaricati di seguire lo scandalo. Ma tutti tacciono, complici. Unica eccezione, a nostra conoscenza, sono gli articoli di Franco Bechis, direttore di Italia Oggi.

La ragione di questa pavida complicità della stampa nazionale nei confronti della "monnezza nei conti a Roma" è semplice: siccome il nuovo sindaco ha le mani legate, non può denunciare i falsi per ragioni politiche, loro stanno accucciati buoni buoni, fanno da palo a Veltroni e aspettano che passi la nottata. Gianni Alemanno, infatti, è in una situazione paradossale: se divulgasse il vero stato delle cose - che peraltro gli impedisce una libera disponibilità del bilancio - si suiciderebbe come sindaco. Il governo sarebbe infatti immediatamente costretto a commissariare il Comune, il sindaco e la Giunta non potrebbero più disporre di un euro e, per di più, le agenzie di rating sarebbero costrette a prendere atto e a divulgare la notizia - che ben conoscono ma che tacciono, al solito - del fatto che parte dei bond emessi dal Comune di Roma sono hedge funds, spazzatura, peggio di quella di Napoli...
Continua su L'Occidentale
Tra l'altro, sempre oggi esce fuori un bell'esempio, emblematico, di come Veltroni elargiva soldi pubblici - diverse decine di milioni di euro - ai suoi clientes elettorali, tramite consulenze gonfiate e progetti affidati ad associazioni "miracolate". Ironie su Alemanno sindaco "fascio", ma Veltroni sarà ricordato come il sindaco dello "sfascio".

Monday, May 12, 2008

Alemanno, non solo taxi

Parole che fanno ben sperare, quelle pronunciate da Alemanno giovedì scorso. Mi aspettavo che facessero più rumore delle scontate polemiche sul fascismo e l'Ara Pacis.
«Abbiamo parlato a lungo con i rappresentanti delle pmi [piccole medie imprese] romane sull'ingerenza che l'holding Comune di Roma ha operato in questi anni nella realtà del mercato capitolino e la nostra intenzione è di elevare tutti i livelli di liberalizzazioni, in modo che il Comune possa concentrarsi nel suo core business, su quelli che sono i servizi pubblici e che, invece, le altre dimensioni di impresa siano effettivamente affidate alla concorrenza, al mercato».

Monday, April 28, 2008

Alemanno strappa Roma alla sinistra

Disfatta personale di Rutelli e Veltroni. La sinistra estranea alla realtà del Paese, non solo del Nord.

La vittoria di Alemanno su Rutelli è sorprendente per ampiezza (53,65% a 46,35%, quasi l'8%), considerando che al primo turno era stato l'ex sindaco a staccare il candidato del PdL di circa 5 punti percentuali. Una rimonta clamorosa e un sorpasso di slancio, non il testa-a-testa che molti di noi prevedevano come ipotesi migliore possibile per Alemanno.

Rispetto al primo turno l'affluenza è calata dal 73,5% al 63% (-10,5%). Certamente Rutelli è stato tradito dalla sinistra antagonista romana, che forse ha voluto così vendicarsi per essere stata "ingannata" da Veltroni, che facendo appello al voto utile anti-berlusconiano sulla base di una rimonta inesistente ha prosciugato la sinistra determinandone la scomparsa dal Parlamento.

Ma per le sue dimensioni la disfatta di Rutelli non si può spiegare solo con l'astensionismo della sinistra estrema, che pure aveva cercato di richiamare al voto sotto la spinta del pericolo fascista. Anche i Ds, soprattutto i dalemiani, potrebbero aver tirato un brutto scherzo. Dal confronto dei voti reali tra il primo e il secondo turno sembrerebbe che Alemanno sia riuscito a ottenere tutti i suoi voti e quasi tutti quelli dell'Udc e della Destra. Ma siccome non è ipotizzabile che l'astensionismo abbia del tutto risparmiato il campo del centrodestra (da Ciocchetti a Storace), è probabile che molti elettori abbiano scelto Alemanno al ballottaggio pur avendo votato per Rutelli al primo turno, magari dopo averli visti confrontarsi in tv.

Dunque, per l'ex sindaco una sconfitta personale: è risultato antipatico a molti potenziali elettori di sinistra, che alla Provincia infatti non hanno avuto difficoltà a preferire Zingaretti ad Antoniozzi. Maturità degli elettori, che hanno saputo distinguere tra le diverse schede che si sono trovati tra le mani.

Rutelli ha perso sul tema della sicurezza? Certo, anche. Il suo approccio al problema è stato rinunciatario, le sue proposte da radical chic irritanti, veri e propri boomerang. L'immagine edificante della città e del lavoro svolto dal centrosinistra che Rutelli si è sforzato di far passare era troppo discordante con la realtà quotidiana che vivono i cittadini, che di fronte all'impostura hanno reagito: "Nun ce prova'!". Quindi, una sconfitta anche per Veltroni: è ormai chiaro che non esiste e non è mai esistito alcun "modello Roma", dal quale si è preteso di far partire una riscossa a livello nazionale: non ci hanno creduto a Roma, figuriamoci al Nord.

Ridimensionato anche il "fenomeno Lega". Dove non si presentava la Lega Nord, gli elettori comunque hanno preferito il PdL al Pd, anche al Centro e al Sud.

Chissà se questa ennesima sberla nelle urne sveglierà i vertici del Pd dal sogno di una presunta superiorità antropologica che non si è mai trasformata in superiorità politica ed elettorale. E' sempre più la sinistra dei "salotti", degli intellettuali, dei grandi giornali; rappresenta sempre più i ceti alti, che vivono comodi e non avvertono i morsi del declino. La sinistra deve modificare il suo linguaggio, reso opaco e inespressivo dal politically correct, quindi lontano dalla gente; chiamare i problemi con il loro nome e avere il coraggio di indicare con chiarezza anche soluzioni non "buoniste". Ed è forse giunto il momento che in presenza di sconfitte elettorali così cocenti venga posta la parola fine su molte carriere politiche. Serve un salto generazionale: via i cinquantenni.

Wednesday, April 23, 2008

Rutelli è vivo e lotta, e spera nei voti arcobaleno

Prendendo come metro di giudizio la performance espressiva e il tipo di elettorato cui mirava la sua comunicazione, Rutelli si è forse aggiudicato il primo duello televisivo, a Ballarò. Qualcuno gli deve aver fatto presente il rischio di apparire stanco e ingrigito, perché ieri sera l'ex sindaco ha tirato fuori gli artigli, ha saputo mantenersi per tutta la durata della trasmissione all'attacco e persino provocatorio. Alcune escandescenze, verbali e gestuali, mi sono sembrate addirittura forzate, ma non ha mai dato l'idea di perdere la calma perché rimasto senza argomenti. Nel complesso, quindi, direi che è riuscito ad apparire energico e nient'affatto dimesso, scrollandosi di dosso il grigiore delle più recenti apparizioni. Uno dei suoi obiettivi principali era naturalmente quello di motivare gli elettori della sinistra estrema, che potrebbero essere tentati dall'astensionismo per le sue posizioni centriste e moderate degli ultimi anni.

Al contrario, Alemanno è apparso teso. Sudava e arrossiva e solo verso la fine della trasmissione è riuscito a trovare le misure giuste e a sentirsi a proprio agio. E' stato un duello molto combattuto, dai toni accesi al limite della rissa, durante il quale Alemanno non ha mancato di affondare il coltello nei molti punti molli del suo avversario, il quale però ha sempre saputo far fronte con abilità agli attacchi, a volte eludendo a volte mentendo spudoratamente o indignandosi, ma senza apparire mai davvero in difficoltà. Viceversa, Alemanno ha attraversato un momento molto critico, quando è rimasto ammutolito, messo letteralmente all'angolo da Rutelli, sulla questione Alitalia.

Ma i punti deboli di Rutelli sono formidabili e ieri sera emergevano spontaneamente dai suoi stessi interventi. Sul tema della sicurezza i suoi tentativi di chiamare in causa Milano, o il Governo Berlusconi, sono apparsi per quello che erano: diversivi. La sua gestione e quella di Veltroni portano tutta intera la responsabilità delle situazioni di degrado e abbandono che favoriscono il crimine e il loro lassismo nei confronti del problema dei rom è vissuto quotidianamente dai cittadini, che vedono da anni i campi abusivi ricomparire come funghi a poche centinaia di metri dai luoghi da dove solo pochi giorni prima erano stati sgombrati.

La stessa idea del braccialetto, su cui Rutelli ha insistito, mi sembra un boomerang. Può certamente essere un'arma di difesa di cui il singolo cittadino sceglie di dotarsi (come lo spray irritante, ben più efficace e stranamente rimasto fuori dal dibattito), ma non può divenire la soluzione avanzata da chi si candida a guidare l'amministrazione. Non solo perché presta il fianco a una facile battuta: invece dei braccialetti alle donne, cerchiamo di mettere le manette agli aggressori. Ma soprattutto, proponendo di risolvere il problema sicurezza con braccialetti e colonnine SOS, Rutelli sta lanciando un messaggio perdente e di resa dell'amministrazione. Sta dicendo: le aggressioni sono inevitabili, pensiamo a come attrezzare i cittadini per rendere più tempestivi i soccorsi. Sarà anche un aspetto importante, ma suona senz'altro come arrendevole.

Così come un'altra proposta, quella di scontare la bolletta elettrica a quei negozianti disposti a lasciare accese le luci durante la notte, tradisce implicitamente l'incapacità di garantire l'illuminazione notturna delle strade, tra le mansioni imprescindibili che competono a un'amministrazione comunale.

Alemanno ha avuto gioco facile nel ricordare come Rutelli sia stato già per 7 anni sindaco senza risolvere nessuno dei grandi problemi della città: traffico, trasporti, case. Quando l'ex sindaco, tirando fuori una mappa per mostrare tutti i cantieri aperti e il futuro tracciato delle metropolitane, ha annunciato l'imminente conclusione dell'ultimo tratto dell'anello ferroviario, il candidato del PdL lo ha "pizzicato" mostrando un articolo in cui Rutelli annunciava già nel 2000 il completamento di quell'opera.

Alemanno ci è sembrato efficace soprattutto perché ha saputo spiegare con parole semplici quale fosse a suo avviso l'essenza della scelta che i romani si trovano a dover compiere: tra il "continuismo" dello stesso gruppo di potere che gestisce Roma da 15 anni e il cambiamento da lui rappresentato. Tuttavia, a mio avviso, avrebbe dovuto sottolineare di più la sua scelta di «correre da solo», rinunciando all'apparentamento con "La Destra" di Storace, antitetica a quella di Rutelli, appoggiato da una coalizione di cui fa ancora parte la sinistra antagonista romana. Alemanno ha sì contestato a Rutelli che in Consiglio comunale è stato già eletto con la Sinistra Arcobaleno il famigerato "Tarzan", che rivendica le occupazioni delle case sfitte, ma in queste elezioni, nelle quali molti elettori forse per la prima volta hanno votato per il Pd perché non più alleato con Rifondazione comunista, il candidato del PdL avrebbe dovuto rimarcare di più il fatto che Rutelli, a differenza di Veltroni, si è presentato con la vecchia coalizione. Venerdì, a Matrix, il secondo e ultimo duello.

Saturday, April 19, 2008

Alemanno corre da solo, Rutelli cotto

Mossa astuta di Alemanno che annuncia di voler «correre da solo» (do you remember?) al ballottaggio per il Comune di Roma. Consapevole di ottenere la stragrande maggioranza dei voti al primo turno andati a "La Destra" e all'Udc senza bisogno di scendere a compromessi con i loro leader, Alemanno incalza Rutelli, che invece è stato costretto a elemosinare - invano - l'apparentamento con l'Udc e a presentarsi con Rifondazione comunista, di cui fa parte quel consigliere già eletto, di nome "Tarzan", che non è esattamente il miglior biglietto da visita per intercettare i voti moderati.

Rutelli avevamo già avuto modo di vederlo alla chiusura della campagna elettorale, all'Eur, e nella sua stanchezza avevamo letto la consapevolezza di dati piuttosto deludenti. L'ex sindaco appare stanco, pallido, ingrigito, opaco, direi prodizzato nel tentativo di dare un tocco di solennità a un eloquio che è solo lento e trascinato. Quasi cotto, se non fosse che il comune di Roma rappresenta ormai per tutta la sinistra una vera e propria "linea del Piave" e l'apparato del Pd verrà mobilitato per una battaglia all'ultimo voto.

Wednesday, April 16, 2008

Il travaso Sinistra-Pd-Lega e i veri miracolati

Non credo affatto al travaso diretto di voti dalla sinistra massimalista e comunista alla Lega Nord. Certo, è una teoria comoda per il Pd, ma ci dev'essere stato un passaggio intermedio:
Ulivo -> Udc + Lega
Sinistra Arcobaleno -> Pd + Di Pietro + astensione.

Mi sembra poco probabile che un elettore di Bertinotti o di Diliberto voti la Lega. E' molto più probabile che, se scoraggiato si astenga, o se affabulato dal sogno della rimonta voti Veltroni o Di Pietro in funzione anti-berlusconiana. Se fosse così, non sarebbero Berlusconi e la Lega ad essersi spostati a destra dopo aver rinunciato all'Udc, ma Veltroni e il Pd ad essersi spostati a sinistra per fare spazio al centro, guarda un po', proprio alla Lega.

Ne parlo più ampiamente in questo articolo per Ideazione.com.

Ma i veri miracolati di queste elezioni sono i radicali, che vedono tutti eletti i 9 candidati nelle liste del Pd. Non è vero che Pannella ha mentito e Veltroni ha mantenuto la promessa dei «9 eletti sicuri», come scrivono oggi, da sponde opposte, Renato Farina su Libero e Adriano Sofri nella sua "piccola posta" su Il Foglio, i quali devono essere senz'altro più rincoglioniti di Pannella se non hanno ancora capito come funziona la legge elettorale con la quale si è votato.

I candidati radicali sono stati tutti eletti solo perché la Sinistra Arcobaleno non ha ottenuto il 4% alla Camera. Il Pd si è trovato così a spartirsi il 45% dei seggi di minoranza solo con l'Udc e con Di Pietro, mentre era previsto che almeno alla Camera la ripartizione dovesse riguardare anche l'alleanza rosso-verde. Sorprende l'ignoranza di alcuni commentatori.

E c'è da rimanere davvero ammirati del cinismo dei radicali, che senza il minimo sforzo riescono addirittura a migliorare la loro presenza parlamentare, nonostante la sconfitta della coalizione. Entrano al Senato e aumentano di due unità il numero di parlamentari. Ciò a fronte del progressivo azzeramento del loro elettorato, come dimostra il dato su Roma, dove presentandosi con il simbolo "Lista Bonino-Radicali" ottengono lo 0,68% dei voti. Tanto per capirci, la lista "Forza Roma" ha preso lo 0,32%. E nella capitale storicamente raggiungevano percentuali al di sopra della loro media nazionale. Dunque, dovrebbero ringraziare Veltroni per non avergli fatto presentare il loro simbolo collegato, che' probabilmente avrebbero fatto la fine di Boselli.

E a proposito di Roma, andiamo verso un ballottaggio interessante. Rutelli è provatissimo da un deludente 45,7 (inferiore di un punto al totale dei voti presi dalle liste che lo appoggiano), mentre Alemanno è lanciatissimo dopo aver sfondato quota 40%. Sarà una sfida all'ultimo sangue, perché dopo la sconfitta Roma per il Pd e la sinistra diventa una linea del Piave, ma Alemanno potrà sfruttare l'effetto traino della vittoria "landslide" a livello nazionale.