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Thursday, July 17, 2008

Tagli alla spesa, ricomincia il piagnisteo bipartisan

Ciò che più mi allarma di Tremonti, come ho scritto qualche giorno fa, è la sua tendenza a guardare oltre confine, quasi che sul fronte interno ci sia poco da fare, oltre a rispettare i vincoli di bilancio, e che sul fronte esterno, nella lotta contro la "speculazione", si decida il nostro futuro economico. La crisi internazionale è seria e figurarsi se voglio negare il carattere interdipendente dell'economia globalizzata. Tuttavia, l'Italia, per la sua arretratezza, ha molti margini di miglioramento, persino in una situazione di crisi. Faremmo bene quindi a guardare più al nostro interno che ai massimi sistemi. Il nostro "male", prim'ancora che nella speculazione, è nello Stato. Mentre Tremonti sembra rassegnato al fatto che tutto si giochi fuori dall'Italia, a me pare che la partita più importante si giochi dentro.

Dovremmo smetterla però con un vecchio vizio che vedo riaffiorare sia nell'opposizione che nella maggioranza. Ci riempiamo tutti la bocca della necessità di tagliare la spesa. Poi, quando da qualche parte si comincia, ci stracciamo le vesti. Gli operatori del settore protestano e i leader dell'opposizione, Veltroni in testa, irresponsabilmente si accodano. Sulla sanità e sulla sicurezza hanno torto Formigoni e i sindacati di polizia. Ma chi l'ha detto che per migliorare un servizio servono più soldi? Che non si possa persino migliorare diminuendo i costi? E che ai tagli alle voci di spesa debbano per forza corrispondere meno servizi per i cittadini?

Proprio riguardo la sanità e la sicurezza tutti i dati - numero di addetti e bilanci - parlano chiaro: spendiamo di più, ma peggio, di molti Paesi europei. Più spesa uguale più servizi e servizi migliori, è questa la scriteriata logica che ha trainato verso l'alto la spesa pubblica e gonfiato il debito nel nostro Paese. Il compito dei ministri - e dei governatori - non è chiedere più soldi (troppo facile!), ma far funzionare la macchina con il minimo della spesa. La sfida è utilizzare in modo più efficiente le risorse che si hanno. C'è qualcuno che ai livelli di spesa in cui siamo ha forse il coraggio di sostenere che non ci siano i margini? Ricordo che in un suo articolo Ricolfi aveva addirittura parlato di 80 miliardi l'anno di sprechi. Nella sanità la "responsabilizzazione del singolo cittadino-paziente", come scrive Mingardi, per esempio rimborsando i cittadini anziché le strutture convenzionate, sarebbe elementare buon senso.

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