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Friday, January 22, 2010

Ci vuole ben altro per cambiare marcia con Pechino

Basterà il muso duro con il quale Pechino ha reagito al discorso pronunciato ieri da Hillary Clinton sulla libertà di Internet a ridurre a più miti consigli il segretario di Stato e l'amministrazione Obama? La Cina ha definito «irragionevoli» gli attacchi Usa e chiesto a Washington di «rispettare i fatti e smettere di utilizzare la 'cosiddetta' libertà su Internet per formulare accuse senza fondamento». Ma l'avvertimento sta soprattutto nell'aver definito «dannoso» il discorso di ieri per i rapporti tra i due Paesi. Non credo che la Clinton si aspettasse di passare inosservata, ma non sono nemmeno certo, visto l'approccio adottato da Obama dall'inizio del suo mandato, che gli impegni presi ieri non tornino presto nel cassetto da cui sono venuti.

E' difficile, al di là della sana retorica, che messa volutamente in secondo piano la questione dei diritti umani nei rapporti con Pechino, possa ora rientrare dalla finestra declinata nei termini di una battaglia per il libero accesso al web. Ormai la Cina, forte della sua crescita impetuosa e della crisi che ha indebolito gli Usa, si è fin troppo abituata a non sentirsi accusata, pressata e messa in discussione. Se si vuole davvero invertire questa inerzia "rinunciataria" nei confronti di Pechino ci vorrà ben altro che un discorso. Ci piacerebbe capire, dunque: cosa rappresenta davvero il discorso di ieri? Un ingenuo esercizio di buona coscienza a buon mercato, su un tema "cool" come Internet, o un reale cambio di direzione?

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