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Friday, February 17, 2012

Nazionalismo alle vongole

La dice lunga sulla cultura giustizialista ormai straripante in Italia, e sul nostro provincialismo furbetto, il modo in cui sulla rete e sui social network sono state accolte le dimissioni del presidente tedesco Christian Wulff. Travolti anche coloro che fino a poche settimane fa facevano professione di garantismo, purché si trattasse di Berlusconi. Ecco, i tedeschi che fanno la morale agli altri popoli non sono affatto migliori di noi, è il tenore dei commenti. Ci sentiamo rinfrancati, illudendoci - come fa anche il direttore del Corriere De Bortoli sul suo profilo twitter - che la Germania «oggi è un po' più italiana». Alé! Italiana de che? Si sono forse dimessi il presidente Scalfaro e Berlusconi?

Ovviamente neanche prendiamo in considerazione che Wulff possa essersi dimesso per senso di responsabilità ma che sia innocente. L'ex presidente tedesco ammette di aver commesso degli errori «in buona fede», ma dichiara di non aver commesso illeciti e si dice sicuro di poterlo dimostrare. Noi italiani ormai assuefatti alle derive di casa nostra scambiamo le dimissioni per un'ammissione di colpevolezza, e tanto ci basta per goderci la nostra misera, provinciale rivalsa anti-tedesca.

Ma andiamoci piano con il motto "tutto il mondo è Paese", perché la Germania non è infettata da una corruzione sistemica come la nostra e la magistratura non è screditata dai suoi errori in mondovisione (do you remember Amanda Knox?) e dal suo fervore ideologico e politico. Dai noi si contano a centinaia le inchieste scoppiate come bolle di sapone, condotte con metodi discutibili e spesso contro una sola parte al solo scopo di difendere i privilegi e il potere di condizionamento della magistratura sulla politica. E' per questo corto circuito - malcostume politico diffuso e magistratura screditata - che difficilmente in Italia vedremo mai un politico dimettersi sulla base di un sospetto.

Però in queste ore il caso Wulff sembra avere l'effetto di un'amnistia di massa sui nostri peccati e di un grande colpo di spugna sui nostri debiti. Ma davvero può farci sentire in diritto di pensare che la Germania non è poi così diversa dall'Italia quanto a corruzione? Oppure che i tedeschi non abbiano titoli per pretendere politiche di austerità e di rientro dal nostro debito? Fortuna che ci siamo noi, in questa Europa di crucchi corrotti e di insulari molto superficiali. Eh sì, anche noi qualche volta ci ricordiamo dell'orgoglio patrio, peccato sia quasi sempre nazionalismo alle vongole. Massì, godiamocela questa misera rivalsa, perché durerà 5 minuti, poi torneremo alla realtà.

Monday, September 05, 2011

De Brontoli

Grande mobilitazione facebookiana per la libertà di stampa, contro il «bavaglio» imposto dalla Cgil al solo Corriere della Sera, punito personalmente dalla segretaria generale Camusso per la sua linea nei confronti del grande sindacato. Solo ai poligrafici che stampano il Corriere infatti la Camusso non avrebbe concesso la deroga. Così almeno la racconta il direttore de Bortoli. Nessuna simpatia per lo sciopero della Cgil, ma mi riesce difficile credere che de Bortoli non abbia i mezzi per fare uscire ugualmente, in qualche modo, il giornale, almeno qualche copia simbolica. Magari, se proprio non si riesce con le maestranze presenti (che non saranno mica tutte della Cgil!), solo in pdf, come suggerisce il mio amico Salvio, scaricabile a tutti dal sito internet e sugli smartphone.

No, la sensazione è che de Bortoli non abbia gli attributi, che non abbia alcuna intenzione di ingaggiare una battaglia per la libertà che rivendica, né di inimicarsi il sindacato. Che preferisca quindi elemosinare un po' di solidarietà a buon mercato in nome della libertà di stampa. Diciamo che questi scioperi in cui gli "scioperati" (più che gli scioperanti) pretendono di impedire di lavorare anche a chi vorrebbe farlo, sono un tantino illiberali, ma che la libertà bisogna anche avere le palle per difenderla. Ma cosa volete, il caro de Bortoli se ne intende di terzismo, non di liberalismo.

Tuesday, September 14, 2010

Cose che sul Corrierino non si scrivono...

E si vanno a dire fuori. Ferruccio de Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, a La Vanguardia:
«Fini parla adesso di Berlusconi in termini critici. Ma dove è stato negli ultimi 16 anni? In quest'arco di tempo ha votato e appoggiato le peggiori leggi ad personam promosse da Berlusconi».
(...)
«Sono molto critico con Berlusconi ma gli riconosco dei meriti. È uno dei leader europei più longevi, il che significa o che la politica italiana non trova soluzioni o che Berlusconi ha talento. È a capo di un governo che ha gestito abbastanza bene la crisi economica e non sta lavorando male in ambiti come quello scolastico o della lotta alla criminalità organizzata... Gli sbarchi sono diminuiti e l'integrazione degli immigrati è soddisfacente anche nelle zone governate dalla Lega Nord... Spesso, quando si critica Berlusconi su quest'argomento ci si dimentica che l'Italia, come la Spagna, è per gli immigrati una delle porte verso l'Europa».
(...)
«Berlusconi ha molte colpe e il Corriere lo ha criticato per questo motivo, pero a volte è vittima dei pregiudizi. Che lui non faccia nulla per non alimentare questi pregiudizi è un'altra questione».
Ernesto Galli Della Loggia, editorialista del Corriere della Sera, al quotidiano svizzero Basler Zeitung:
«Fini non ha idee, non ha intuito e nemmeno visione politica. Cinquant'anni per capire cosa è stato il fascismo, quindici per capire come funziona Berlusconi: si può avere fiducia in un simile politico?».

Wednesday, May 06, 2009

Lo snobismo di De Bortoli fa fare un figurone al Cav.

Il fastidioso snobismo e la distanza abissale che divide i giornalisti di sinistra dalla vita reale degli italiani sono emersi in tutta la loro scioccante evidenza ieri sera, durante la puntata di Porta a Porta che ospitava Silvio Berlusconi. Il neo-direttore del Corriere della Sera, il grigio De Bortoli, rimproverava al premier la partecipazione a matrimoni e ad altre feste private, inopportuna a suo dire per la carica che ricopre. Poco edificante per il Paese, rincarava la dose De Bortoli, vedere il presidente del Consiglio ripreso in una foto insieme, tra gli altri, ad un "burino" che indossa una t-shirt con su scritto "Song' 'e Napoli". Assai disdicevole.

Insomma, con inusitata spocchia De Bortoli voleva convincere il premier a selezionare bene i cittadini con cui accetta di farsi fotografare: se proprio deve partecipare a simili eventi, che non appartengano al volgo, per carità! Troppo facile per Berlusconi approfittare di questo assist. Dopo aver sottolineato che quei ragazzi con cui si era fatto fotografare erano lì per lavorare, erano cioè dei lavoratori, è partito con una lunga tirata sulla sua vicinanza e il suo rispetto per i ceti più umili e popolari. Rispetto che, come è apparso a tutti evidente in quel momento, è del tutto estraneo a gente come De Bortoli. Se questi sono gli intellettuali e i giornalisti di sinistra, che ti schifano solo perché fai un lavoro di fatica e magari ti trovi a indossare una t-shirt in una foto col premier, allora si spiega molto delle pagine dei nostri giornali e delle sconfitte del Pd.

Anche grazie a De Bortoli, Berlusconi ha fatto un figurone ieri sera. Anche se, occorre dirlo, non si capisce perché nessuno obietti a Berlusconi che la storia delle sue frequentazioni con la minorenne Noemi non è una totale invenzione della stampa di sinistra. A raccontare i dettagli della sua fequentazione con il premier infatti è la stessa Noemi Letizia, nell'intervista concessa ad Angelo Agrippa, del Corriere del Mezzogiorno, il 28 aprile scorso. Se è comprensibile che la ignorino il premier e i giornalisti "amici", il fatto davvero curioso è che nessuno, neanche i giornali "nemici" di Berlusconi, quelli che hanno alimentato la campagna mediatica sulle dichiarazioni della Lario, riprenda in mano quell'intervista per chiedere al premier di smentire le dichiarazioni rese al Corriere dalla neo-diciottenne.

Friday, September 07, 2007

Decidere decidere decidere

Ma guarda un po'. Il termine "decidere" riempie sempre più le pagine degli editoriali. Sembra essere esplosa una vera e propria moda da quando Capezzone ha deciso di intitolare Decidere.net il suo network politico. Grazie a una segnalazione di Francesco Machina Grifeo ci siamo accorti che sul numero di settembre del mensile L'Impresa (Il Sole 24 Ore) Ferruccio de Bortoli dà alle stampe il suo editoriale con il titolo "L'insostenibile peso del non decidere". Cosa fare per rilanciare la competitività in Italia? «Decidere, decidere, decidere», scrive.

Troppi centri decisionali, poche decisioni e responsabilità diffuse, di tutti e di nessuno; il costo del non fare, quindi, più basso di quello del fare; sistema elettorale che premia la scelta dei partiti e non dell'elettore; le corporazioni spadroneggiano, il merito non conta nulla. E de Bortoli ripete: «Decidere, decidere, decidere».

«La democrazia occidentale ha dei nemici più temibili del terrorismo: sono i suoi costi, i suoi sprechi, le sue miopie, i suoi egosimi generazionali». Colpa delle «sovrastrutture inefficienti». Burocrazia, corporazioni, politica, sono «la polvere che offusca una corretta visione del paese».

Possibile che de Bortoli guardandosi intorno non veda qualcuno che sia d'accordo?