Su il Velino
Il presidente Obama ha qualche problema ad accettare che ci siano dei media che non lo osannano. E' questa l'interpretazione che blog e commentatori di orientamento conservatore danno della "guerra" dichiarata dall'amministrazione Obama alla tv Fox News. «Li tratteremo come un partito d'opposizione, poiché stanno conducendo una guerra contro e non possiamo far finta di pensare che questo sia il comportamento legittimo di un organo d'informazione». No, non è l'ennesimo sfogo del premier Berlusconi contro la Repubblica, né un comunicato di Bonaiuti o Bondi. Sono parole di Anita Dunn, capo uffico stampa della Casa Bianca. Fox News, ha spiegato, «agisce spesso come una divisione di ricerca o di comunicazione del partito repubblicano», o come «un'ala del partito repubblicano» tout court. Niente a che vedere con «il modo in cui si comporta un'onesta azienda giornalistica come la CNN».
(...)
L'accusa rivolta a Fox News di essere in sostanza una "tv-partito" non può che richiamare alla mente di noi italiani l'accusa rivolta a la Repubblica di essere un "giornale-partito". Obama con Fox News come Berlusconi con la Repubblica, dunque? Naturalmente il caso americano presenta alcune notevoli differenze rispetto a quello italiano.
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Tuesday, October 13, 2009
Friday, October 02, 2009
Chicago 'out', schiaffo a ego di Obama. Scioccati media liberal
Su il Velino
Delusione e sconcerto nelle migliaia di persone riunite al Daley Center, in Chicago, occhi puntati sui megaschermi che trasmettevano in diretta l'annuncio da parte del Comitato olimpico internazionale dell'esito del primo round di votazioni. Delusione e sconcerto anche nella voce dell'anchorman della CNN, Tony Harris, in diretta televisiva: «Chicago is out!?». Ripetuto tre, quattro volte, nella totale incredulità. E subito il sito della tv concorrente, di orientamento conservatore, FoxNews, affondava il colpo: «'O'-lympic Failure», con la "O" a sottolineare il «soprendente fallimento» del presidente Obama, e della first lady Michelle, «che hanno investito il loro capitale politico in una gigantesca campagna».
L'eliminazione, addirittura al primo round, di Chicago era del tutto inattesa. Era vista come una delle sedi favorite per i giochi olimpici del 2016, se non in pole-position, e ha goduto di un appoggio al più alto livello - addirittura presidenziale. Eppure, gli appelli appassionati di Obama e di sua moglie Michelle non hanno trovato ascolto in un Comitato olimpico dominato dagli europei. Forse, avevano ragione quanti in questi giorni lo avvertivano di quanto fosse inopportuno un così esplicito intervento da parte del presidente. Avrebbe potuto imbarazzare i delegati, inducendoli a dover dimostrare la loro "indipendenza" dalle pressioni di Obama, che nonostante la stima di cui gode in Europa rimane pur sempre il presidente della superpotenza americana.
E' ciò che hanno sottolineato nei giorni scorsi, e stanno sottolineando in questi minuti, la tv Fox e i commentatori conservatori. I quali non si auguravano certo la sconfitta di Chicago, ma criticano il presidente per la scelta, a loro avviso controproducente, di aver voluto appoggiare personalmente, volando fino a Copenaghen, la sua città d'adozione. E' la prima volta che un presidente degli Stati Uniti si espone con un appello così personale perché venga scelta una città americana come olimpica. Già ieri esponenti di spicco dell'opposizione repubblicana avevano criticato la visita lampo, accusando Obama di «comportarsi più da sindaco di Chicago che da presidente degli Stati Uniti», trascurando le tante questioni che proprio in questi giorni meriterebbero maggiore attenzione da parte del presidente, dall'Afghanistan all'Iran, fino alla riforma sanitaria, vicina a un passaggio cruciale in Congresso.
La lezione che i liberal e i media dovrebbero trarne, secondo i repubblicani, è smetterla di considerare oro tutto ciò che Obama tocca. Il suo carisma non sempre è destinato a portare dei vantaggi agli Stati Uniti. Questa sconfitta, in definitiva, «non è una gran cosa, potrebbe anche non muovere il suo indice di consenso nei sondaggi, ma nel retropensiero delle persone creerà l'idea che forse Obama non è il "persuasore-in-capo" dalla "lingua d'argento" che tutti credono che sia». Riassume così un esponente repubblicano. «I limiti dell'egomania», ha commentato Jennifer Rubin su Commentary: «Obama ha incassato un brutto rifiuto, e un severo promemoria che al resto del mondo non necessariamente importa ciò che lui pensa».
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Delusione e sconcerto nelle migliaia di persone riunite al Daley Center, in Chicago, occhi puntati sui megaschermi che trasmettevano in diretta l'annuncio da parte del Comitato olimpico internazionale dell'esito del primo round di votazioni. Delusione e sconcerto anche nella voce dell'anchorman della CNN, Tony Harris, in diretta televisiva: «Chicago is out!?». Ripetuto tre, quattro volte, nella totale incredulità. E subito il sito della tv concorrente, di orientamento conservatore, FoxNews, affondava il colpo: «'O'-lympic Failure», con la "O" a sottolineare il «soprendente fallimento» del presidente Obama, e della first lady Michelle, «che hanno investito il loro capitale politico in una gigantesca campagna».
L'eliminazione, addirittura al primo round, di Chicago era del tutto inattesa. Era vista come una delle sedi favorite per i giochi olimpici del 2016, se non in pole-position, e ha goduto di un appoggio al più alto livello - addirittura presidenziale. Eppure, gli appelli appassionati di Obama e di sua moglie Michelle non hanno trovato ascolto in un Comitato olimpico dominato dagli europei. Forse, avevano ragione quanti in questi giorni lo avvertivano di quanto fosse inopportuno un così esplicito intervento da parte del presidente. Avrebbe potuto imbarazzare i delegati, inducendoli a dover dimostrare la loro "indipendenza" dalle pressioni di Obama, che nonostante la stima di cui gode in Europa rimane pur sempre il presidente della superpotenza americana.
E' ciò che hanno sottolineato nei giorni scorsi, e stanno sottolineando in questi minuti, la tv Fox e i commentatori conservatori. I quali non si auguravano certo la sconfitta di Chicago, ma criticano il presidente per la scelta, a loro avviso controproducente, di aver voluto appoggiare personalmente, volando fino a Copenaghen, la sua città d'adozione. E' la prima volta che un presidente degli Stati Uniti si espone con un appello così personale perché venga scelta una città americana come olimpica. Già ieri esponenti di spicco dell'opposizione repubblicana avevano criticato la visita lampo, accusando Obama di «comportarsi più da sindaco di Chicago che da presidente degli Stati Uniti», trascurando le tante questioni che proprio in questi giorni meriterebbero maggiore attenzione da parte del presidente, dall'Afghanistan all'Iran, fino alla riforma sanitaria, vicina a un passaggio cruciale in Congresso.
La lezione che i liberal e i media dovrebbero trarne, secondo i repubblicani, è smetterla di considerare oro tutto ciò che Obama tocca. Il suo carisma non sempre è destinato a portare dei vantaggi agli Stati Uniti. Questa sconfitta, in definitiva, «non è una gran cosa, potrebbe anche non muovere il suo indice di consenso nei sondaggi, ma nel retropensiero delle persone creerà l'idea che forse Obama non è il "persuasore-in-capo" dalla "lingua d'argento" che tutti credono che sia». Riassume così un esponente repubblicano. «I limiti dell'egomania», ha commentato Jennifer Rubin su Commentary: «Obama ha incassato un brutto rifiuto, e un severo promemoria che al resto del mondo non necessariamente importa ciò che lui pensa».
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Monday, September 07, 2009
Una Fox News per il centrodestra
«Al centrodestra servirebbe una Fox news italiana». Da leggere il Taccuino di questa settimana di Daniele Capezzone, su il Velino:
Contrariamente a chi pensa che le tv berlusconiane siano un fucile perfettamente oliato e carico in funzione politico-elettorale... io credo che al centrodestra italiano manchi drammaticamente uno strumento televisivo (e/o radiofonico) da battaglia. Servirebbe una Fox News italiana, e forse è un triplo scandalo parlarne: perché apparirà oltraggioso, per qualcuno, il solo pensare ad un irrobustimento mediatico del centrodestra; perché i fautori del politically correct ci spiegherebbero che Fox News è più a destra di Gengis Khan; e perché - vi dirà qualche berlusconiano ortodosso - la Fox appartiene a Rupert Murdoch, il cui gruppo appare oggi globalmente orientato in modo ostile rispetto alla maggioranza politica affermatasi in Italia. Eppure il caso Fox andrebbe studiato e vivisezionato, e invece non sorprende che, con l'unica consueta eccezione rappresentata da un'attenta analisi di Christian Rocca, gli osservatori italiani sembrino così distratti rispetto a quel "paradigma".Nonostante infatti non si possa certo dire che a Berlusconi manchino tv e tg "amici", questi "amici" non fanno quasi mai informazione, e il più delle volte annoiano il pubblico, mentre Fox News sta sulla notizia, parte dai fatti e offre inchieste e approfondimenti informatissimi, fa parlare esperti, incalza i Democratici senza sconti.
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