Pagine

Showing posts with label mondiali. Show all posts
Showing posts with label mondiali. Show all posts

Monday, July 12, 2010

Calcio batte calci

Alla fine vince la squadra più completa del Mondiale. Più completa per la qualità individuale in ogni reparto e nel gioco, ma anche per saggezza tattica, pazienza, maturità e sangue freddo (che sembra un ossimoro trattandosi degli spagnoli). Favorita alla vigilia, eravamo rimasti in pochi a crederci dopo la sconfitta dell'esordio contro la Svizzera. E anche dopo le vittorie con un solo gol di scarto, ha continuato ad essere sottovalutata. Prima Brasile e Argentina (il trionfo della scuola sudamericana su quella europea, si diceva sarebbe stato questo Mondiale), poi la Germania avevano impressionato di più. Ma le lacune erano evidenti, mentre la Spagna continuava a sembrarmi la più completa, anche senza strafare e soffrendo. E piano piano è arrivata lontano.

L'Olanda ha comprensibilmente impostato la partita nel distruggere il gioco avversario e nel ripartire in contropiede. Per poco non gli riusciva la beffa, ma quando giochi in questo modo devi essere cinico e non sciupare troppe occasioni. Va detto però che neanche nella fase "destruens" l'Olanda è stata perfetta: ha fermato il gioco dell'Invincibile Armada per lunghi tratti, ma più con le cattive che con le buone. E solo l'arbitro ha tenuto in partita gli arancioni. De Jong andava espulso già al primo tempo, e la partita avrebbe preso tutt'altra piega; van Bommel, già ammonito, meritava il secondo giallo in almeno altre due o tre occasioni; e anche Robben sul finale andava espulso per doppia ammonizione (una perdita di tempo per cui poco dopo si è preso il giallo Xavi). Per non parlare del rigore negato.

Un bel mondiale, forse il migliore tra gli ultimi tre. Dove anche le squadre per necessità o natura più difensive si sono poste il problema della qualità in avanti, mentre tutte le nazionali hanno mostrato passi avanti dal punto di vista dell'organizzazione del gioco. Dove i campioni più attesi forse hanno deluso, ma tra conferme e sorprese non sono stati pochi i giocatori di valore che si sono fatti notare. Tutti gli spagnoli, ovviamente. Iniesta il migliore al mondo, la sintesi tra mediano e fantasista più riuscita nel calcio moderno, un giocatore unico, gol a parte. Decisivo Casillas, la cui esperienza ha pesato nel confronto con tutti gli altri portieri, e immenso Puyol. Nell'Olanda solido e indispensabile De Jong. E' spiccato poi il talento dei tedeschi Muller e Ozil, mentre nell'Uruguay (se avesse avuto un portiere degno di questo nome chissà...) due conferme (Forlan e Suarez) e tante sorprese (Perez e Fucile).

Thursday, July 08, 2010

Vince la qualità del gioco difensivo

La Germania ci ha provato a fare l'Italia... Ma non è l'Italia, non ha quell'imponderabile guizzo opportunistico che serve in certe partite (per esempio la Semifinale del 2006). E' una buona squadra, ben organizzata, con un paio - non di più - di giovani di talento (ma Muller ieri mancava) e il sempreverde (in nazionale) Klose, ma ha affrontato la partita consapevole della sua inferiorità. Vince la qualità, la Spagna che si conferma la squadra più completa in ogni reparto. Ma l'arma vincente di questa Spagna, al contrario di quanto si possa credere, non è l'attacco (poco prolifico) dei Villa, dei Pedro e dei Torres, ma è la difesa. O meglio, il modo di difendersi: tenendo palla, facendo e imponendo il proprio gioco, anche quando gli spazi davanti sono così chiusi che non sai che fare; e recuperando palla aggredendo subito gli avversari. Stroncarlo sul nascere era l'unico modo per fermare il pericoloso contropiede tedesco, che è riuscito ad attivarsi solo in pochissime occasioni. E solo un centrocampo stellare come quello spagnolo (super Iniesta, Xavi e Alonso, ma da non sottovalutare Busquets) poteva riuscirci. Una coppia di centrali insuperabili (Puyol come il miglior Cannavaro) e un portiere che non subisce gol al primo tiro fanno il resto.

Unico neo, i vecchi vizi che a volte riaffiorano: qualche leziosità di troppo quando c'è da chiudere la partita. Ma la chiave di questa Spagna è aver capito come usare la grande qualità nel possesso palla, che hanno sempre avuto, anche in chiave difensiva e in modo tatticamente più accorto. Se la Spagna non ha mai vinto nulla è proprio perché il possesso era fine a se stesso, si compiacevano della tecnica presumendo che bastasse a vincere, mentre bisogna metterci carattere per recuperare palloni e mettere la tecnica al servizio anche della fase difensiva, avere la pazienza di non esporsi anche se l'avversario gioca chiuso nella sua metà campo e saper soffrire quando è lui a chiuderti nella tua. La Spagna calcistica è finalmente diventata adulta.

Se una lezione in termini calcistici si può trarre da questi Mondiali, è che sono andate avanti le squadre con un miglior gioco difensivo (che non significa inevitabilmente "catenaccio"). Squadre anche con un eccezionale potenziale offensivo, ma con lacune in difesa e a centrocampo, sia tecniche che tattiche, non sono arrivate fino in fondo. E' la qualità e l'intelligenza del gioco difensivo, non quindi nella sua accezione negativa, ad aver fatto la differenza anche rispetto a campioni di conclamata fama.

L'altra Semifinale è stata decisa da un pizzico di fortuna (il tiro del 2-1 si infila all'angoletto con due deviazioni e un fuorigioco molto sospetto), che non ha abbandonato l'Olanda fin dall'esordio contro la Danimarca. Spezzato a 20' dalla fine l'equilibrio della gara (cui ha contribuito la pesante assenza di De Jong tra gli olandesi), è subentrata in modo decisivo, come prevedibile, la fatica patita con il Ghana e l'Uruguay ha concesso il terzo gol. A quel punto solo con l'orgoglio gli uruguagi ci hanno regalato un finale splendido.

P.S. - Un Mondiale che ha punito gli allenatori arroganti e "primedonne" (Domenech, Lippi, Capello, Dunga, Maradona) e premiato quelli sobri (Tabarez, van Marwijk, Loew e Del Bosque).

Monday, July 05, 2010

Brasile-Argentina, dalla Finale annunciata allo stesso finale

C'è un comune denominatore nell'amara - quanto strameritata - eliminazione di Brasile e Argentina: il non saper reagire al primo vero momento di difficoltà del Mondiale, come se nei giocatori e nei ct fossero convinti che tutto sarebbe andato liscio fino all'inevitabile esito positivo. Avevano ragione i critici casalinghi delle rispettive nazionali a non farsi abindolare dalle facili vittorie nel girone e agli Ottavi. Incontrando le prime squadre vere, quelle splendenti corazzate di talenti si sono sciolte come neve al sole. Complici le scelte sbagliate dei loro ct - nelle convocazioni e negli assurdi puntigli - ma anche la presunzione. Fin qui le similitudini.

Mentre Dunga e i brasiliani hanno peccato di arroganza, e reagito nervosamente al pareggio fortunoso dell'Olanda - rosicando, si direbbe da noi - gli argentini sono sorprendentemente mancati dell'unica cosa di cui tutti eravamo convinti fossero provvisti: il carattere. Flebile la reazione dopo lo svantaggio, neanche dopo l'intervallo c'è stata una scossa. E ciò dovrebbe farci capire che non basta qualche pacca sulle spalle e qualche bacio a rendere un allenatore davvero carismatico. La squadra di un allenatore davvero carismatico reagisce e lotta, non declina verso la sconfitta compiaciuta comunque del suo talento.

Maradona ci aveva quasi convinti del miracolo. In realtà, senza l'aiuto di Rosetti questa Argentina avrebbe avuto difficoltà a passare contro il Messico. In realtà, tutte le lacune che si indicavano alla vigilia, ed emerse anche all'esordio contro la Nigeria, hanno pesato: portiere e difensori scadenti e poco filtro a centrocampo (mentre Zanetti e Cambiasso venivano lasciati a casa); il gioco lasciato troppo ai solisti (Messi, Tevez e forse anche Di Maria insieme sono ridondanti); poco movimento senza palla, tutti ad aspettare il pallone sui piedi o la giocata risolutiva di qualche big.

Le vittorie di Olanda e Germania sono state la vittoria dell'organizzazione e del gioco di squadra contro la pretesa improvvisazione dei singoli. Insomma, nulla di nuovo, nulla di soprendente, l'eterna disputa del calcio. Non so se Messi e Robinho non sono all'altezza dei giocatori di una volta, oppure - e protendo per questa seconda - se il calcio è cambiato e ormai quasi tutte le squadre dal punto di vista atletico e organizzativo non concedono troppo ai fuoriclasse. Ma sarebbe ingiusto dare l'idea che Olanda e Germania sono squadre prive di talenti (Robben e Snejider lo sono, come Muller e Ozil). Hanno saputo però meglio mettere questi talenti al servizio della squadra.

Dopo le prime partite i commentatori ci avevano ripetuto fino alla noia che questo sarebbe stato il Mondiale della scuola sudamericana, e invece è stata la rivincita del calcio europeo (3 squadre su 4 in semifinale) e per la prima volta nella storia dei Mondiali una squadra europea potrebbe vincere fuori dai confini dell'Europa (alla faccia di Blatter, che vuole togliere posti alle squadre europee). L'esito drammatico di Uruguay-Ghana conferma che il calcio è cosa serissima, e come la vita sa essere crudele. Papere dei portieri a parte (altro che jabulani!), gran spettacolo! Addolora lo psicodramma degli africani, dal paradiso all'inferno in pochi secondi. Ma sarebbe ingiusto dire che l'Uruguay non ha meritato. Ha creato grandi occasioni, senza dimenticare che l'azione del Ghana al 120' era viziata da fuorigioco e un netto rigore su Abreu poco prima.

A questo punto, anche se non brillante, la Spagna continua a sembrarmi la squadra più completa. Grande qualità in tutti i ruoli (anche in panchina), carattere e saggezza tattica (cose che mancavano agli spagnoli fino a qualche anno fa). La Germania vive un momento di grande esaltazione psicologica, ma non è completa in tutti i ruoli come la Spagna: difficilmente portiere e difensori spagnoli concederanno ai tedeschi di passare in vantaggio così facilmente come con Inghilterra e Argentina, e poter quindi colpire in contropiede. Apertissima anche la sfida tra uruguaiani e olandesi: ai primi mancherà la classe di Suarez davanti, ma potrebbe essere più pesante l'assenza del perno del centrocampo olandese, De Jong, che rende la squadra solida difensivamente come forse l'Olanda non è mai stata.

Monday, June 28, 2010

Bel Mondiale, ma arbitri inguardabili

Stiamo assistendo ad un buon Mondiale, forse migliore di quelli del 2006 e del 2002. Si vedono tanti errori tecnici, ma anche giocate e gol pregevoli (finora ben cinque agli Ottavi: quelli di Suarez, Gyan, Muller, Tevez e Hernandez). Le partite sono equilibrate ed emozionanti, e molti giocatori di talento si stanno mettendo in mostra. Gli Ottavi sono cominciati con l'Uruguay, che ha dato un'altra dimostrazione di forza, compattezza e qualità (Suarez, Peres e Lugano su tutti), anche se i coreani se la sono giocata fino all'ultimo. Può arrivare lontano, minacciare anche il Brasile.

Anche Stati Uniti-Ghana è stata una bella partita, in bilico fino all'ultimo. Gli africani hanno superato gli Usa probabilmente solo grazie alla loro resistenza fisica, che gli ha permesso di continuare a correre ed essere brillanti anche ai supplementari, quando gli americani sono crollati.

Che dire della classica, Inghilterra-Germania? La più bella Germania che mi ricordi (quindi da vent'anni), giovani interessanti e di grande qualità (Ozil e Muller), anche se da una squadra di Capello non ti aspetti certi svarioni difensivi da terza categoria (scandalosa tutta la difesa, dal portiere "calamity" James a Terry, per non parlare di Barry). L'errore arbitrale ha senz'altro condizionato la gara. Chi ha visto la partita sa che proprio in quel momento, dopo l'1 a 2, gli inglesi sembravano finalmente usciti dal torpore iniziale e la Germania era in difficoltà. Il gol del 2-2 non avrebbe consentito ai tedeschi di giocare in contropiede e probabilmente avrebbe galvanizzato gli inglesi come solo a loro capita, ma non si può neanche escludere che invece, con quella difesa, avrebbero regalato comunque altri gol.

Capello ha sbagliato ad attribuire la sconfitta all'errore arbitrale. Anche se fosse vero, non è nella mentalità degli inglesi. E infatti i giocatori hanno minimizzato ammettendo di essere stati dominati dai tedeschi. La mia sensazione è che Capello lascerà. Non solo per la pressione della stampa e della Federazione, ma anche perché al di là delle recriminazioni si sarà accorto del suo fallimento. Il suo obiettivo era dare solidità alla difesa e cervello in mezzo al campo. Ha fallito. Probabilmente non per colpa sua. Nel senso che conoscendo il suo valore avrà lavorato certamente molto e bene sulla difesa, ma dopo ieri si sarà reso conto che con quei giocatori è inutile: non hanno cervello.

Argentina-Messico è stata condizionata forse ancora di più dal clamoroso errore della terna italiana guidata da Rosetti. D'altra parte, conosciamo gli arbitri italiani e Rosetti in particolare. Al Mondiale come in campionato, non ci ha sorpreso. Fino ad allora l'Argentina non aveva combinato nulla, la partita era bloccata. Anzi, il Messico (davvero interessanti il "chicharito" Hernandez e Salcido) aveva creato tre occasioni, cogliendo una traversa piena. Quel gol ha sbloccato un equilibrio preziosissimo per i messicani, su cui avevano puntato tutto il loro gioco, che stava riuscendo alla perfezione. A questa Argentina non puoi regalare un gol, perché poi cominciano a giocare sul velluto, come hanno fatto.

L'errore dell'arbitro ci può stare, ma non quando è così clamoroso e decisivo. E soprattutto è intollerabile perché evitabilissimo, dal momento che ormai abbiamo a disposizione la tecnologia necessaria per correggere gli errori più decisivi in una manciata di secondi. Sarebbe bastato che qualcuno avesse contattato Rosetti durante il suo consulto con Airoldi durato un minuto. Favorito non poco dagli errori arbitrali anche il Brasile. Con un palleggio di mano Fabiano segna il secondo gol e chiude la partita contro la Costa d'Avorio; ma soprattutto la mancata espulsione di Juan contro il Portogallo, per un fallo di mano volontario e da ultimo uomo. Di sicuro non avrebbe potuto giocare gli Ottavi, e forse il Brasile, in dieci, non sarebbe neanche riuscito ad arrivare primo nel suo girone (e dunque a posizionarsi nella parte del tabellone opposta a quella dell'Argentina). Insomma, c'è di che sospettare che si voglia arrivare ad una finale Brasile-Argentina.

Friday, June 25, 2010

Disastro annunciato, ora no allo scaricabarile

E' il fallimento della Federazione e di Lippi, non del «nostro calcio»

Un disastro annunciato, per chi non si era foderato gli occhi in attesa del fattore "C" o in imbarazzo per certe convocazioni dall'organico non proprio stellare della Juventus di quest'anno. Come nell'86, credere nel vecchio gruppo dei campioni del mondo di quattro anni prima è stato l'errore di fondo. Un errore a cui non era possibile rimediare con un paio di innesti confusi dell'ultima ora. Inutile accapigliarsi per una o due convocazioni diverse, o per gli errori tattici (a dire il vero clamorosi) di Lippi, sono due anni che lo vado dicendo: è l'impostazione di fondo ad essere sbagliata. Specchio di un'Italia aggrappata al passato, che crede poco nei suoi giovani e che ha paura di rischiare scoprendo i nuovi talenti. La peggior mistificazione che in queste ore tentano di far passare è che non c'erano «fenomeni» a casa, né giovani talenti per rimpiazzare i "bolliti" (e bastava seguire l'ultimo campionato per accorgersi che erano "bolliti").

Falso. Certo, i talenti si coltivano, non si improvvisano a una settimana dall'esordio. Ma sono convinto che se due anni fa si fosse intrapresa con decisione la strada del rinnovamento, un gruppo più giovane avrebbe avuto il tempo di crescere molto. Con ogni probabilità non avrebbe rivinto il Mondiale, ma neanche perso in modo così indegno. E il giorno dopo non ci saremmo trovati un cumulo di macerie, ma delle basi promettenti su cui lavorare.

Adesso il presidente della Federazione, anziché dimettersi, vorrebbe far pesare il suo fallimento, quello di Lippi e di questo gruppo, sull'intero nostro movimento calcistico, come se quella vista ieri fosse la massima espressione possibile del nostro calcio, invece che una rispettabile, ma pur sempre particolare versione, quella frutto delle scelte della Federazione e di Lippi. E' quindi un fallimento che ha nomi e cognomi ben precisi, non è «la crisi del nostro calcio», se non per chi non riesce a vedere al di là di Juve e Milan. Adesso non provino a scendere da quel «carro» su cui, se avessero vinto, non avrebbero voluto - giustamente - far salire i loro critici.

Non è un gran bel «metterci la faccia», non è un assumersi le proprie responsabilità, dire che il fallimento della Nazionale «è il fallimento del calcio italiano e dei club» (Cannavaro) e che «il panorama del calcio italiano è questo» (Buffon). E', anzi, un atto di indicibile arroganza: far ricadere la colpa della disfatta anche su chi non c'era, dando per scontato che nessun altro avrebbe saputo far meglio.

P.S. 1 - Lippi come Domenech. Passi il non voler concedere l'intervista a bordo campo, ma esce dal campo senza stringere la mano all'allenatore avversario.

P.S. 2 - Nota di demerito per la gran parte dei commentatori tv, che temendo il fattore "C" si sono trattenuti dal criticare Lippi e la squadra, hanno voluto vedere il bicchiere mezzo pieno, per poi massacrarlo di fronte alla debacle.

Wednesday, June 23, 2010

Per ora è Argentina-Brasile

A giudicare da quanto visto finora Argentina e Brasile non sembrano avere rivali in questo Mondiale (se non la Spagna, se si decide ad essere meno leziosa e più concreta). Non che non abbiano i loro punti deboli: se è enorme la qualità del possesso palla e delle soluzioni offensive (un Messi stellare cui solo la sfortuna ha negato finora il gol), le due difese non sono mai state finora messe davvero alla prova (e visto i valori espressi dalle altre squadre, non è detto che lo siano nel proseguio del torneo). Ma Demichelis viaggia su una media di uno o due errori potenzialmente decisivi a partita (e Gutierrez non sembra da meno) e Lucio, sia pure fisicamente arrembante nelle sue sortite in avanti, non è immune da amnesie difensive. A ciò si aggiunge il fatto che entrambe le squadre non proteggono a sufficienza le loro difese filtrando a centrocampo. Mascherano (o Bolatti) non sono certo Cambiasso e Felipe Melo conferma tutte le lacune mostrate in Italia. Ieri Veron ha giocato bene, ma rallenta sempre troppo il gioco e questo è limitante per Messi. Con gli ingressi di Di Maria e Pastore la squadra aveva decisamente una marcia in più, anche con lui in campo, e si è visto: da lì in avanti i gol e le azioni più belle.

Sono nel complesso due grandi squadre che stanno esprimendo un buon gioco e una buona vena realizzativa. L'unico modo per metterle in difficoltà è non cedere al loro possesso palla, costringerle a giocare di più nella loro metà campo. Il problema è che non vedo per ora squadre in grado di farlo, tranne (forse) la Spagna. Due squadre che mi hanno ben impressionato e che potrebbero arrivare lontano sono Uruguay (impenetrabile in difesa e con una discreta qualità in avanti) e Cile. E stasera una sorpresa potrebbe arrivare dal Ghana.

P.S. 1 - Domenech che non stringe la mano all'allenatore avversario è per fortuna l'ultima brezza di boria francese in questo mondiale. Sulla disfatta francese - può essere politicamente scorretto ipotizzarlo, visto che nessuno mi pare si sia azzardato - può aver pesato un problema di integrazione. Attendiamo "tutta la verità" che Evra ha promesso di rivelare tra qualche giorno.

P.S. 2 - Noi italiani non abbiamo bisogno di un video come quello realizzato da quattro simpatici ragazzotti tedeschi per scongiurare la nostra vittoria al Mondiale. Noi sappiamo già che non sarà la Germania a vincerlo... Fa comunque piacere sapere che incutiamo ancora un certo terrore, con il nostro "quid" di imponderabile che i tedeschi non riusciranno mai a comprendere del nostro calcio.

Monday, June 21, 2010

Porre fine all'agonia

Si dice che sbagliare è umano ma perseverare... Ebbene, Lippi non solo persevera, sprofonda con i suoi errori. Il rebus non si può risolvere perché la madre di tutti gli errori è a monte, come ho scritto dopo l'esordio. In breve: non puoi puntare tutto sul vecchio gruppo, salvo all'ultimo momento accorgerti che la squadra va un po' svecchiata, e affidarti a due innesti giovani pretendendo che d'improvviso esplodano, sperimentando moduli e formazioni titolari mai provate prima. Con Criscito gli è andata bene, anche perché il ruolo di terzino è anche meno complesso; ma Marchisio lo sta letteralmente bruciando, per altro in ruoli non suoi. Avesse puntato due anni fa su un gruppo completamente rinnovato, di giovani che poteva far crescere nei tempi giusti, magari oggi ci sarebbe mancato un pizzico d'esperienza, ma la squadra sarebbe stata certamente più brillante e fresca.

Questo l'errore di fondo, ma poi ci sono veri e propri sfondoni tattici dell'ultima ora: Borriello, che non mi fa impazzire, era il più adatto - anche fisicamente - a "fare reparto" da solo, mentre Gilardino e Pazzini hanno bisogno di piedi buoni, molto buoni, al loro fianco. Non ha senso portarsi Di Natale (capocannoniere della serie A) - che non è né Totti né Del Piero né Cassano - per non farlo giocare o non farlo giocare di prima punta. E ancora: pretendi che Marchisio faccia il Perrotta? Potevi portarti Perrotta, non avrebbe sfigurato in questo centrocampo. Iaquinta e Camoranesi hanno avuto una stagione ancora più travagliata di quella di Totti: forse era meglio fossero rimasti a vederlo da casa il Mondiale. E come si fa a togliere Pepe, quanto meno dinamico e intraprendente, per un Camoranesi raccapricciante? E perché infliggere questa umiliazione a un Cannavaro bollito?

Nelle sue conferenze stampa Lippi si copre di ridicolo: dice che contro i difensori alti della Nuova Zelanda bisogna giocare palla a terra e scambi stretti, e mette Iaquinta lasciando fuori Di Natale; dice che a casa non c'erano giocatori in grado di fare la differenza, sapendo di mentire e che le sue scelte non sono affatto state "tecniche". Le convocazioni di Lippi, e le sue formazioni, non aiutano certo a dissipare il sospetto che cerchi di "valorizzare" (si fa per dire, visto gli esiti) l'organico non proprio stellare della Juventus di quest'anno (mai meno di cinque in campo, sei se non si fosse infortunato Buffon). E a voler essere maliziosi, sarebbe interessante sapere quanti tra i convocati e gli stessi titolari di questa nazionale sono assistiti da procuratori nell'orbita del figlio del nostro ct.

Il nostro si conferma comunque il girone più materasso, eppure arriveremo con ogni probabilità secondi. E la mia previsione è che ci arriveremo con tre punti, cioè pareggiando anche con la Slovacchia a fatica. Saremo probabilmente l'unica seconda a qualificarsi con tre punti. Un danno incalcolabile per le nostre possibilità di andare avanti nel torneo, perché arrivando primi avremmo incontrato agli Ottavi una tra Giappone e Danimarca (secondi incontreremmo l'Olanda); ed eventualmente ai Quarti, considerando le difficoltà della Spagna, una tra Svizzera e Cile (mentre arrivando secondi, e battendo l'Olanda agli Ottavi, ci aspetterebbe il Brasile). Insomma, arrivando primi avremmo avuto spalancate le porte della Semifinale (Spagna permettendo), ma è inutile farsi illusioni: la squadra è bollita, Lippi fuso. Meglio augurarsi di uscire quanto prima, per non doverci vergognare oltre.

P.S. - Le squadre europee si confermano ben poca cosa ai Mondiali che si giocano lontani dall'Europa... un mistero. Spagna e Inghilterra possono ancora riprendersi, se no si va verso una finale Brasile - Argentina.

Chi l'ha visto?

Strano, ieri sera, quel sorrisetto dell'arbitro a Luis Fabiano, appena convalidato il gol del 2 a 0 che ha chiuso la partita. I due tornano insieme verso il centrocampo e l'arbitro lascia intendere di aver avuto l'impressione che Fabiano avesso toccato con il braccio. Mimando il gesto e sorridendo (quasi a voler dire 'ti ho visto'), sembra chiedere conferma al giocatore, il quale ovviamente nega con decisione. Rimane il fatto che pur avendo avuto l'impressione che avesse toccato la palla con il braccio, l'arbitro serenamente convalida e chiede a Fabiano invece che al guardalinee o al quarto uomo. Ovviamente il Brasile si è dimostrato nettamente superiore alla Costa d'Avorio e ha meritato di vincere, ma non ha certo bisogno di certi aiuti. Tra l'altro, il gol in questione, sull'1 a zero, ha chiuso la partita. Qui le immagini.

Tuesday, June 15, 2010

I dubbi (tardivi) di Lippi

Tanto in basso erano scese le aspettative per questa nazionale dopo le ultime amichevoli, che visto l'esordio di ieri sera c'è chi ha tirato un sospiro di sollievo, non pochi commentatori in tv hanno voluto vedere il bicchiere mezzo pieno. Per quanto mi riguarda, nel bicchiere c'è un ultimo amaro sorso. Avevo pronosticato una sconfitta. Non è che avessi sottovalutato i nostri, ho sopravvalutato il Paraguay, da cui mi aspettavo qualcosa in più a livello di tecnica individuale, mentre si sono rivelati davvero scarsi, incapaci di impostare un contropiede e di azzeccare due passaggi di seguito, e per giunta terribilmente lenti, persino più dei riflessi di Chiellini. Insomma, il nostro si conferma un girone materasso e la partita di ieri sera una delle più noiose giocate fino ad ora (dopo Olanda-Danimarca). Loro un gol, un tiro in porta nel primo tempo e uno nel secondo; noi un gol regalato dalla sfarfallata del loro portiere, un "dieci piani di morbidezza" srotolato da Montolivo nel primo tempo e due tiri in porta nel secondo (Pepe e di nuovo Montolivo). Non è che non siamo stati "concreti" sotto porta, è che non abbiamo proprio creato occasioni da gol, e sul finale l'arbitro ci ha graziati evitando di estrarre il secondo giallo su Camoranesi.

Quando ha ripreso la guida della nazionale, Lippi aveva due strade davanti a sé: usare il suo prestigio per costruire e far crescere un nuovo gruppo, puntando sui giovani e due-tre 'esperti' (per esempio Buffon, Pirlo e De Rossi); o affidarsi al vecchio gruppo dei "reduci" del 2006. Ha scelto la seconda strada e l'ha imposta a tutti con decisione, chiedendo rispetto e fiducia. Fino a pochi giorni dal Mondiale, quando evidentemente ha cominciato a dubitare e molto "italianamente" a inseguire una confusa via di mezzo, né carne né pesce.

In questi due anni ha mantenuto per sette undicesimi la stessa squadra del 2006. Improvvisamente, a pochi giorni dalle convocazioni, ha cominciato a capire che il gruppo andava svecchiato. Prima ha fatto fuori Grosso dai 23, poi Camoranesi dagli 11 titolari. E infine, sorprendendo tutti, ha escluso Di Natale dalla prima per fare spazio a Marchisio in un modulo inedito. Io avrei intrapreso dall'inizio la prima strada, puntando sui giovani. Ma chi? Non ci sono giovani di talento, mi sento ripetere. Eppure, secondo me è solo una questione di notorietà e in due anni si poteva costruire un buon gruppo. Ma ora è troppo tardi per affidarsi totalmente ai giovani che non si sono fatti crescere in questi due anni e per "sperimentare" nuovi moduli.

Per di più, infatti, in preda ad un evidente stato confusionale, Lippi ha adottato per l'esordio un modulo e una formazione mai provati prima. Iaquinta, Marchisio e Pepe dietro ad un'unica punta, Gilardino. E' dovuto tornare in fretta al 4-4-2 nel secondo tempo, inserendo uno alla volta Camoranesi e Di Natale, pur non riuscendo tuttavia a nascondere i suoi errori. La squadra è migliorata davanti, ma i problemi noti rimangono: Iaquinta ha passato una stagione travagliata ed è un blocco di marmo; Camoranesi e Zambrotta bolliti. Cannavaro non è più quello del 2006. Con Criscito gli è andata benino, ma con Marchisio malissimo. Montolivo è ancora acerbo, senza ruolo. Gilardino poco assistito e lento; Di Natale ha dimostrato già allo scorso Europeo di essere da Udinese ma non da nazionale.

Ma ormai è tardi per tornare indietro, gli uomini sono questi. Proverei a mettere Di Natale al centro dell'attacco, più vicino possibile alla porta, dove potrebbe meglio sfruttare la vena realizzativa mostrata durante tutto il campionato. Assistito da Pepe e Iaquinta. A centrocampo De Rossi, Palombo finché Pirlo è infortunato (tanto vale avere più sostanza se in quel ruolo non abbiamo alternative di qualità) e Montolivo. Oppure, Pazzini al centro e Di Natale seconda punta. A centrocampo Pepe a destra e Montolivo a sinistra, con De Rossi e Palombo sempre al centro.

In attesa di Brasile e Spagna, le altre "grandi" che hanno giocato finora non sono andate molto meglio di noi. Solo la Germania ha impressionato (in gran forma Klose e Podolski), ma l'Australia era ben poca cosa. Probabile che i tedeschi, compatti e organizzati ma non eccelsi, facciano come al solito un buon Mondiale, pur senza arrivare in cima. Francia-flop come previsto, dovrà guardarsi da Uruguay e Sudafrica e, soprattutto, dal solito Domenech (che ha lasciato fuori i più brillanti tra i suoi, Henry e Malouda). L'Argentina mi ha deluso: solo Messi, ma non tutte le squadre lo lasceranno in pace come hanno fatto i nigeriani. Per il resto, tanta disorganizzazione, e le "maradonate" rischiano di pesare: non convocati Cambiasso e Zanetti, fuori Milito per un Tevez che è un doppione inutile di Messi, e Veron in mezzo lento come il 30 barrato in manovra. Bene l'Inghilterra di Capello (gli Usa erano la squadra più ostica tra quelle incontrate dalle "grandi" all'esordio), ma quanto peserà l'insicurezza in porta?

Ha deluso anche l'Olanda, impacciata a aiutata solo dalla fortuna contro una buona ma grigia Danimarca. Tra le africane tutte le aspettative sono per Ghana e Costa d'Avorio. Finora Camerun e Nigeria hanno deluso, mentre il Sudafrica potrebbe essere la sorpresa. Vedo sicure agli Ottavi dai primi sei gironi Argentina e Corea del Sud, Inghilterra e Stati Uniti, Germania e Ghana, Olanda e Italia. A rischio invece la Francia, con Uruguay, Messico e Sudafrica minacciose. Al di là delle favorite Spagna e Brasile, due euri per la vittoria finale li punterei sulla Costa d'Avorio, ma anche sull'Inghilterra con il valore aggiunto Capello. Considerate che mai una squadra europea ha vinto un Mondiale fuori dall'Europa, ma questa volta non c'è fuso orario e la temperatura è fresca.