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Tuesday, March 13, 2012

Fisco da paura

Politiche di finanza pubblica del governo Monti sotto accusa da parte di Corte dei Conti e Garante per la privacy

Anche su Notapolitica

Si sta forse incrinando il monolitico unanimismo che circonda e accoglie le scelte di politica economica del governo Monti, e in particolare quelle che riguardano la crociata contro l'evasione fiscale? Presto per dirlo, ma certo ieri due importanti istituzioni di controllo – Garante per la privacy e Corte dei Conti – hanno posto l'accento su alcune criticità delle politiche del governo che dovrebbero quanto meno ridestare lo spirito critico dei mainstream media.

I magistrati contabili non fanno politica, ma unendo i puntini ciò che emerge dalla relazione del presidente Giampaolino dinanzi alla Commissione Bilancio della Camera è un atto d'accusa alle politiche di finanza pubblica del governo. In sostanza, suggerisce una serie di misure che Monti non sta facendo e non sembra intenzionato a fare: ridurre le tasse, tagliando drasticamente la spesa, e abbattere lo stock di debito pubblico attraverso dismissioni. Il presidente della Corte dei Conti quantifica in 50 miliardi il taglio necessario per riportarci a livelli di tassazione europei. Da ricavare, ovviamente mantenendo l'equilibrio di bilancio, da una «tenace» e «severa» riduzione della spesa e dalla lotta a erosione ed evasione fiscale. Si tratta di tagli alle tasse e alla spesa dell'ordine di 3-4 punti di Pil, ben lontano dalle più rosee intenzioni del governo.

Ovviamente Giampaolino apprezza il conseguimento del pareggio di bilancio, ma avverte che «dal punto di vista della crescita fa differenza a quale livello della pressione fiscale – e quindi della spesa pubblica – quel pareggio di bilancio verrà conseguito». E osserva: «Sulla spinta dell'emergenza, le ripetute manovre di aggiustamento finanziario condotte nel 2011 hanno operato soprattutto dal lato dell'aumento della pressione fiscale, piuttosto che, come sarebbe stato desiderabile – ammonisce – dal lato della riduzione della spesa. Il risultato è che ci avviamo verso una pressione superiore al 45% del prodotto, un livello che ha pochi confronti nel mondo». Considerando che «le stime più accreditate – aggiunge – ipotizzano un livello dell'evasione fiscale dell'ordine del 10-12% del prodotto, ne consegue che il nostro sistema è disegnato in modo tale da far gravare un carico tributario sui contribuenti fedeli sicuramente eccessivo». Quindi non si può certo affermare che gli italiani nel loro complesso non pagano le tasse, visto che devolvono allo Stato il 45% della loro ricchezza, ma la pressione fiscale sull'economia regolare, sugli "onesti", sfiora il 60%, la più alta del mondo sviluppato. Per poter ridurre la pressione fiscale, in modo da aiutare il rilancio dell'economia senza compromettere l'equilibrio di bilancio, «è necessario lavorare con tenacia e determinazione alla riduzione della spesa».

«In termini complessivi – osserva inoltre la Corte dei Conti – se si assume che l'assetto fiscale "medio" europeo (Europa a 17) identifichi il benchmark cui rapportare un'evoluzione virtuosa del sistema tributario italiano, gli sgravi necessari per riportare a livello europeo il prelievo sui redditi da lavoro e da impresa dovrebbero aggirarsi attorno ai 50 miliardi di euro (32 per i redditi da lavoro e 18 per quelli d'impresa)». Si tratta di 3-4 punti di Pil. Ma considerando che «un ulteriore aumento del prelievo sui consumi non assicurerebbe più di un decimo», una «trasformazione del sistema per conferirgli un assetto "europeo" in grado di rilanciare competitività, efficienza e crescita economica resta subordinata» ad una «severa politica di contenimento e di riduzione della spesa» e alla lotta a erosione ed evasione fiscale.

Il presidente Giampaolino mette anche in guardia da una politica che punti al rientro dal debito solo attraverso avanzi primari: «Anche in condizioni di pareggio di bilancio, e per quanto il risanamento faccia flettere lo spread, ancora a lungo avremo a che fare con elevati oneri per interessi del debito pubblico. Non si può, pertanto, rinunciare a ridurre lo stock del debito attraverso la cessione di quelle parti del patrimonio pubblico non funzionali allo svolgimento dei compiti essenziali delle amministrazioni e non oggetto di tutele artistiche e simili». E osserva che per «gran parte» delle dismissioni pubbliche l'ostacolo «non consiste affatto in eventuali considerazioni strategiche, bensì in difficoltà di procedura, in resistenze burocratiche, in ritardi operativi».

Particolarmente inquietanti gli allarmi lanciati dal Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, sulle armi di cui lo Stato si è dotato per stanare gli evasori. Bolla infatti le nuove norme volte a semplificare per l'amministrazione i controlli fiscali come «strappi forti allo Stato di diritto». La richiesta sempre più massiccia di accesso ai dati personali dei cittadini da parte degli uffici pubblici che combattono l'evasione fiscale o l'illegalità in settori come la previdenza è comprensibile, osserva, ma «è importante che si consideri questa una fase di emergenza dalla quale uscire al più presto, perché altrimenti – avverte – lo spread fra democrazia italiana e occidentali crescerebbe».

«È proprio dei sudditi – ricorda Pizzetti – essere considerati dei potenziali mariuoli. È proprio dello Stato non democratico pensare che i propri cittadini siano tutti possibili violatori delle leggi. In uno Stato democratico, il cittadino ha il diritto di essere rispettato fino a che non violi le leggi, non di essere un sospettato a priori». Definisce esplicitamente il suo come un «monito», perché è «in atto, a ogni livello dell'amministrazione, e specialmente in ambito locale, una spinta al controllo e all'acquisizione di informazioni sui comportamenti dei cittadini che cresce di giorno in giorno. Un fenomeno che, unito all'amministrazione digitale, a una concezione potenzialmente illimitata dell'open data e all'invocazione della trasparenza declinata come diritto di ogni cittadino di conoscere tutto, può condurre a fenomeni di controllo sociale di dimensioni spaventose». Sotto accusa anche ipotesi di recente formulate dal direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, come quella del "bollino" per le aziende "brave" fiscalmente: «Attenzione alle liste dei buoni e dei cattivi. Attenzione ai bollini di qualunque colore siano. Le vie dell'inferno – ammonisce il Garante per la privacy – sono lastricate di buone intenzioni».

Wednesday, April 30, 2008

L'ultimo morso del vampiro Visco

Per fortuna ce lo siamo tolti di vista, speriamo una volta per tutte. Ma Visco il "vampiro" ci saluta con l'ultimo, per la verità annunciato, morso: dichiarazioni dei redditi di tutti i contribuenti on line.

«Un fatto di trasparenza, di democrazia, non vedo problemi: c'è in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi telefilm americano», dice l'ex viceministro. Iniziativa «mai sottoposta all'attenzione del Garante della privacy», replica il Garante stesso, il quale però - si ricorda nei provvedimenti di pubblicazione - avrebbe fornito il proprio via libera con pareri del 17 gennaio 2001 e del 2 luglio 2003.

Non so come funzioni negli Stati Uniti (anche se non credo che le dichiarazioni siano on line), ma in ogni caso speriamo che il nuovo governo cancelli quanto prima questa ennesima aberrazione del "terrorismo" fiscale di Visco, capace solo di scatenare invidie e delazioni (che per lo più si rivelerebbero infondate, con aggravio per l'Agenzia delle Entrate) tra vicini di casa, parenti e colleghi di lavoro.

E per una volta siamo d'accordo con Beppe Grillo, che pone una questione che non ci pare affatto secondaria: «Dopo l'indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l'indirizzo di casa dei contribuenti. Pagare le tasse così è troppo pericoloso, meglio una condanna per evasione fiscale che una coltellata o un rapimento». Secondo Grillo, infatti, con la pubblicazione online dei redditi «i rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell'agenzia delle entrate. I nullatenetenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato».

Le dichiarazioni dei redditi sono già oggi pubbliche e accessibili, ma pubblicarle on line è cosa ben diversa. Chiunque volesse, può sapere quanto dichiara un suo concittadino, ma deve inoltrare una richiesta formale per essere a sua volta identificato. La tracciabilità del richiedente e le sue motivazioni sono (almeno lo spero) garanzie dovute ai contribuenti su dati comunque così sensibili.

Sunday, March 18, 2007

Ora si dimetta chi ha attaccato la libertà di stampa

«Gli scandali sono il sale delle democrazie», scrive oggi in prima pagina sul Corriere Sergio Romano, che tra Sircana, vallette, le foto, la stampa, chiama in causa invece i «crociati» della moralizzazione pubblica, quella figura così di moda del «procuratore battagliero, aggressivo e ansioso di pubblico consenso», le cui inchieste sputtanano tutti a 360° ma difficilmente producono condanne.

E, infine, conclude evocando la necessità della separazione delle carriere, dicendo di «non comprendere perché i giudici vogliano continuare a convivere, all'interno di una stessa carriera, con colleghi che hanno progressivamente assunto una diversa fisionomia professionale e hanno, di conseguenza, un diverso stile di lavoro».

Le foto che ritraggono Sircana intrattenersi con alcuni transessuali sui marciapiedi di Roma ci sono e questo dovrebbe spostare definitivamente i riflettori da chi ha dato la notizia a chi da Palazzo Chigi ha cercato di insabbiare, di proteggersi manovrando anche il braccio di Authority supposte indipendenti per tappare la bocca alla stampa. Altro che falso scoop del Giornale; altro che rispetto della privacy; altro che le notti brave di Sircana, di cui non frega a nessuno.

In un paese serio ogni tentativo di impedire la pubblicazione di notizie per coprire la scappatella di un membro del Governo si sarebbe trasformato in un boomerang che avrebbe fatto saltare diverse teste. Non solo quella di un Garante che l'unica cosa che cerca di garantire è la privacy della classe politica contro la libertà di stampa. Di fronte alla contro-ritrattazione, si tratta di chiedersi chi ha indotto la mendace ritrattazione. Di interesse pubblico non sono le abitudini sessuali di Sircana, ma il tentativo di ricatto di uno dei principali collaboratori del premier, addirittura quello cui è affidato il compito di comunicare ufficalmente le posizioni del Governo.

L'interesse pubblico alla libera informazione è sempre prevalente rispetto alla privacy dei personaggi noti, soprattutto se politici. La censura preventiva è incompatibile con la libertà d'espressione e la libera circolazione della conoscenza. Eventuali diffamazioni devono essere riconosciute e sanzionate in sede giudiziaria, secondo il principio "si pubblica con libertà, si risponde con responsabilità".