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Wednesday, June 27, 2007

Sciolte le Brigate al-Aqsa. Svolta o ennesimo bluff?

Militanti delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa«Abbiamo sciolto le Brigate dei Martiri di al-Aqsa». L'annuncio del capo dell'ala armata di al-Fatah, Zakkariya al-Zubeidy, riportato dal giornale arabo al-Sharq al-Awsat, meriterebbe di essere accompagnato con squilli di tromba.

Lo scioglimento di una tra le organizzazioni terroristiche protagoniste di quella sanguinosa seconda Intifada scatenata da Arafat nel 2000, responsabile di decine di attentati suicidi contro Israele nell'ultimo decennio, potrebbe rappresentare una svolta nei rapporti tra l'Anp e Israele. Al-Fatah, il partito che fu di Arafat e che oggi esprime il presidente Abu Mazen, potrebbe aver deciso di abbandonare l'uso politico della violenza contro Israele e, anzi, di combattere i gruppi terroristici, primo fra tutti Hamas, realizzando finalmente le condizioni affinché l'Anp possa esercitare i suoi poteri nei Territori.

L'annuncio giunge in seguito all'emanazione da parte del presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Mahmoud Abbas, di un decreto che, autorizzando solo uomini dei servizi di sicurezza ufficiali a portare armi all'interno dei Territori, mette fuori legge tutti i gruppi armati palestinesi: «Tutte le milizie, i gruppi e le brigate armate che non appartengono ai servizi di sicurezza saranno trattate come organizzazioni illegali». L'ordine vieta a tali gruppi di condurre qualsiasi attività, segreta o pubblica, e avverte che saranno aperte indagini contro chiunque venisse colto a partecipare a tali attività. «Il governo deve fermare il fenomeno dei gruppi armati, impedire il porto d'armi e confiscare fucili, esplosivi e ogni altro tipo di armamento acquistato illegalmente», si legge nel decreto.

Il ministro dell'Informazione palestinese, Riyad al-Maliki, fa sapere che i membri delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa hanno accettato di consegnare le loro armi al governo in cambio di garanzie sul fatto che Israele non cerchi di arrestarli o ucciderli. Alcuni membri della milizia avrebbero smentito l'accordo, riferisce il sito israeliano Debka, che si dice scettico sulla possibilità che Abbas sia in grado di far rispettare il decreto, ma poi è giunto l'annuncio di al-Zubeidy, che ha spiegato: «Le brigate al-Aqsa hanno accettato di consegnare le armi e di entrare nella sicurezza dell'Anp seguendo un preciso piano politico dettato dalla presidenza».

Al recente vertice di Sharm al-Sheikh, infatti, Abbas ha promesso al primo ministro israeliano Ehud Olmert di raccogliere le dichiarazioni di rinuncia al terrorismo sottoscritte dai membri delle Brigate Al-Aqsa, di farsi consegnare le loro armi e arruolarli nelle forze di sicurezza governative. In cambio, Olmert avrebbe assicurato ad Abbas la loro immunità.

La messa al bando delle milizie, e lo scioglimento delle Brigate al-Aqsa, sarebbero quindi tra gli effetti del nuovo clima politico venutosi a creare dopo l'offensiva di Hamas nella Striscia di Gaza. Da una parte Israele, Stati Uniti e Unione europea sostengono il presidente dell'Anp, promettendo di sbloccare i fondi destinati al governo palestinese, in funzione anti-Hamas; dall'altra, Abbas, che per combattere Hamas e mantenere il controllo della Cisgiordania ha bisogno dei militanti delle Brigate al-Aqsa e del sostegno dell'Occidente. Per questo cerca di cogliere il momento di emergenza per imprimere ad al-Fatah una svolta "moderata", spingendolo verso l'atteso passo della rinuncia alla violenza, e per dotare l'Anp dell'autorità che non ha mai avuto.

Se il monopolio dell'uso della forza è tra le prime e propedeutiche prerogative di un'autorità statuale, allora dallo scioglimento delle organizzazioni terroristiche, e dalla sconfitta di Hamas e degli altri gruppi, passa l'ultima chance per la prospettiva della nascita di uno Stato palestinese. Tuttavia, la politica palestinese ci ha abituati a una condotta caratterizzata da ambiguità e opportunismi sistematici, praticati con spudoratezza. La storia dell'Anp, e di al-Fatah, è una fitta sequenza di accordi presi e infranti il giorno dopo, di promesse mai mantenute, di decreti e impegni cui non si è voluto, o saputo, dar seguito.

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