«Ci hanno di fatto sequestrato per almeno venti minuti. Lì fuori erano più di un centinaio, tutti dei Collettivi di sinistra. Non potevamo uscire. Poi hanno cercato di sfondare la porta prendendola a calci. Gridavano: "Dimettiti o ti mandiamo via noi", "Non ti faremo più insegnare", "Non potrai più mettere piede qui"». E' il racconto al Corriere del preside di Lettere, Guido Pescosolido, che l'altra mattina si è sentito dire alle spalle "Senti, preside, ma quanti figli hai?". «Temo per la libertà di insegnamento e la stessa vita democratica della facoltà. Alcuni colleghi, per esempio Lucetta Scaraffia, mi hanno segnalato casi in cui gruppi dei Comitati hanno tentato di far sospendere le lezioni o di imporre una discussione su fascismo e antifascismo...»
Il sequestro e la tentata aggressione del preside di Lettere da parte dei collettivi chiariscono una volta per tutte la sostanza del "caso Sapienza". Una facoltà, se non tutto l'ateneo più grande d'Italia, è nelle mani dei collettivi di sinistra. E' così da sempre e i presidi, il rettore, le autorità accademiche, oggetto di aggressioni e intimidazioni, hanno gravissime responsabilità per aver sottovalutato il fenomeno e, in alcuni casi, favorito e legittimato (per simpatia ideologica o vicinanza politica) una vera e propria egemonia che ormai è andata oltre la vita "politica" della facoltà, arrivando a minacciare il semplice funzionamento dell'istituzione.
Come mai l'università è in mano a questi gruppi di estrema sinistra che fanno il bello e cattivo tempo, che decidono quali convegni possono tenersi, chi può parlare e chi no, e che sono in grado di piegare alle loro volontà autorità accademiche ideologicamente compiacenti? "Chi è che decide se si può o non si può tenere un convegno", si chiede ora il preside di Lettere Pescosolido. Dovrebbe saperlo benissimo, visto che ha ceduto alle pressioni dei collettivi e annullato il convegno sulle foibe. Siamo al paradosso che anche se condannati, i ragazzi della rissa di martedì scorso potranno comodamente tornare a occupare aule, corridoi e piazzali. Mi permetto di avanzare una proposta al governo: renda possibile l'immediata espulsione di quanti turbino il regolare svolgimento delle attività accademiche e provochino disordini all'interno o in aree circostanti le università; e l'accesso in ateneo sia consentito soltanto agli iscritti dotati di tessera personale.
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Friday, May 30, 2008
Thursday, May 29, 2008
Non ci hanno ancora capito un cazzo
Non vedono la realtà accecati da vecchi pregiudizi ideologiciVeltroni, il ministro ombra dell'Interno Minniti, altri esponenti del Pd, Tg nazionali della Rai e la stampa di partito. Ci sono cascati tutti, per i loro riflessi ideologici condizionati. Tutti a strumentalizzare, a denunciare la «matrice politica», il «raid neonazista», additando il sindaco di Roma Alemanno e il governo di centrodestra come responsabili di un clima di intolleranza e xenofobia che sarebbe improvvisamente comparso all'indomani delle elezioni.
Ebbene, il responsabile della spedizione punitiva contro alcuni negozi di immigrati nel quartire del Pigneto, a Roma, si è costituito. «Non mi sento in colpa per quello che ho fatto perché non ho fatto niente di male. Non sono né di destra né di sinistra, sono per i grandi uomini come Ernesto Che Guevara», ha dichiarato mostrando il tatuaggio del Che che porta fieramente sul braccio, aggiungendo che in quello che ha fatto «il motivo politico non c'entra» e invitando «tutti a non imitarlo».
Una cantonata pazzesca per Veltroni e i vertici di questo Pd, ma soprattutto la conferma che ancora non l'hanno imparata la lezione dalla sconfitta elettorale. Si rafforza la sensazione che le loro categorie di interpretazione della realtà sono ferme a quarant'anni fa, quando la violenza poteva essere inequivocabilmente etichettata, o nera o rossa. Non hanno compreso il fenomeno. Non hanno ancora capito che non sono la destra o la Lega ad aver alimentato il clima di tensione e intolleranza che si vive in quasi tutta Italia, soprattutto in alcuni quartieri. Che, piuttosto, la destra e la Lega quel clima si sono limitate a comprenderlo e a intercettarlo. Ma c'è, non è un invenzione della propaganda o dei tg. Il loro problema è che sono ancora convinti che sia la politica a "creare" il clima, mentre in democrazia la politica dovrebbe umilmente comprendere il clima e trovare soluzioni, non applicare alla realtà di oggi categorie concettuali scadute da decenni.
Bisogna riconoscere che invece Carlo Bonini non ha dato il suo cervello in pasto ai soliti pregiudizi e su la Repubblica, già stamattina, era riuscito a intervistare l'aggressore del Pigneto, sia pure coperto da pseudonimo: «Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista...». La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L'avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara. Così si era presentato "Ernesto" al giornalista di Repubblica: «Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera». Sembra Mario Brega in quel film di Verdone: "Fascio a meee?!..."
«Ti racconto la verità prima che mi si bevono. Perché la verità, come diceva il Che, è rivoluzionaria. La politica non c'entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c'entrano un cazzo le razze. Non c'entra - com'è che se dice? - la xenofobia. C'entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perché mi vogliono bene. Perché mi rispettano. Perché hanno capito. Io ho sbagliato. E non devo e non voglio essere un esempio per nessuno. Ma per una volta in vita mia, ho sbagliato a fin di bene. E allora è giusto che il Pigneto veda scritta la verità. Se lo merita. E quella la posso raccontare solo io». Il seguito è qui ma all'origine di tutto c'è un portafoglio rubato a un'amica da un tunisino "protetto" da uno dei negozianti. Giustizia "fai da te", dove lo Stato è assente.
Un'altra notizia, trapelata solo su il Riformista, ieri e oggi, dovrebbe far suonare il campanello d'allarme. Secondo la ricostruzione della Digos la rissa all'università La Sapienza sarebbe partita dagli studenti dei collettivi. Ma a prescindere da chi sia stato a iniziare, sarebbe interessante capire come mai l'università è in mano a questi gruppi di estrema sinistra che fanno il bello e cattivo tempo, che decidono quali convegni possono tenersi in ateneo, chi può parlare e chi no, che sono in grado di piegare alle loro volontà autorità accademiche ideologicamente compiacenti, che costringono le forze dell'ordine a spostare convegni cui partecipano eminenti scienziati per paura di scontri.
Tuesday, May 27, 2008
Fuori la feccia dalle università
Periodicamente, a volte gli uni a volte gli altri, a volte insieme, quattro violenti di estrema destra e di estrema sinistra turbano la vita dei nostri atenei con atti di vero e proprio squadrismo, fascista e comunista. Finché i responsabili di violenze, di occupazioni, di atti di teppismo contro le strutture, gli appartenenti a questa feccia che infesta i luoghi del sapere, non saranno espulsi irrevocabilmente dalle nostre università, e finché l'accesso al loro interno non sarà permesso solo agli iscritti, temo che saremo costretti ad assistere ancora a episodi come quello accaduto oggi a Roma. Si tratta di individui "parcheggiati" negli atenei pubblici che fanno di tutto tranne che dedicarsi agli studi. Pesano sulle strutture, togliendo spazi e a volte tranquillità agli altri studenti, per svolgere un'attività quasi esclusivamente di propaganda ideologica.
Il rettore della Sapienza dovrà però spiegare perché, dopo le pressioni dei gruppi di estrema sinistra, ha negato gli spazi inizialmente concessi per una iniziativa organizzata da quelli dell'estrema destra sulle foibe.
Il potere intimidatorio dei collettivi comunisti sugli organi accademici, o la simpatia "ideologica" di cui godono, sono tali per cui l'autorizzazione per un convegno sulle foibe deve essere revocata, per non rischiare disordini ancora più gravi, mentre le aule sono sempre a disposizione per le loro assemblee e per i loro tribuni anti-americani o anti-israeliani. L'università, come luogo del dialogo e del confronto tra culture diverse, dovrebbe ospitare le iniziative di tutti. Oppure di nessuno, se nessuno dimostra di saper convivere in modo civile con chi ha e manifesta idee diverse.
Il rettore della Sapienza dovrà però spiegare perché, dopo le pressioni dei gruppi di estrema sinistra, ha negato gli spazi inizialmente concessi per una iniziativa organizzata da quelli dell'estrema destra sulle foibe.
Il potere intimidatorio dei collettivi comunisti sugli organi accademici, o la simpatia "ideologica" di cui godono, sono tali per cui l'autorizzazione per un convegno sulle foibe deve essere revocata, per non rischiare disordini ancora più gravi, mentre le aule sono sempre a disposizione per le loro assemblee e per i loro tribuni anti-americani o anti-israeliani. L'università, come luogo del dialogo e del confronto tra culture diverse, dovrebbe ospitare le iniziative di tutti. Oppure di nessuno, se nessuno dimostra di saper convivere in modo civile con chi ha e manifesta idee diverse.
Monday, January 14, 2008
Quando Ahmadinejad parlò alla Columbia University...
Di per sé non ci sarebbe nulla di male a invitare il Papa all'Università La Sapienza. Alla Columbia University fu invitato a parlare persino il presidente iraniano Ahmadinejad. L'Ateneo si divise in manifestazioni pro e contro l'invito, ma il criticatissimo rettore Lee Bollinger riservò al dittatore un trattamento di durissima e apertissima critica, trasformando l'incontro in un confronto in cui anche gli studenti ebbero la facoltà di prendere la parola per polemizzare e, se ricordate, per sbeffeggiare l'ospite.
Purtroppo, in Italia, occasioni come l'inaugurazione di un anno accademico si trasformano in marchettoni ed eventi esclusivamente celebrativi. La prassi, inoltre, vuole che l'Università si riconosca con l'esperienza e il pensiero dell'illustre ospite. Da qui le polemiche. E' evidente che Benedetto XVI, seppure a capo di una monarchia assoluta e teocratica che condiziona pesantemente le istituzioni del nostro Paese, non è a capo di uno stato terrorista che sta sviluppando la bomba atomica. Tuttavia, è innegabile che molte posizioni della Chiesa entrino in conflitto con gran parte del mondo accademico e scientifico.
Invece che a un evento puramente celebrativo, come l'inaugurazione dell'anno accademico, sarebbe stato più opportuno invitare il Pontefice a un dibattito aperto con docenti e studenti dell'Ateneo. Sarebbe potuta essere un'interessante occasione di confronto tra "addetti ai lavori" sui temi più delicati del rapporto tra scienza e fede, mentre ancora una volta saremo costretti ad assistere ai soliti, ipocriti, baciamani da una parte, e alle solite becere e violente incursioni dei collettivi comunisti dall'altra. Per favore, non chiamateli libertari.
E, soprattutto, prestate un po' più d'attenzione, perché quelle frange studentesche violente hanno già impedito a esponenti del governo israeliano e a Magdi Allam di prendere la parola in aule universitarie. Della loro libertà d'espressione, però, è importato a molti meno.
P.S.: sui "baroni", che definendo «incongruo» l'evento hanno grossolanamente sbagliato nel riportare una citazione di Ratzinger sul processo della Chiesa a Galileo, che avrebbe dovuto dimostrarne l'oscurantismo, stendiamo un velo pietoso. E' di questo genere di docenti che le università italiane dovrebbero saper fare a meno se non vogliono condannarsi al declino.
Purtroppo, in Italia, occasioni come l'inaugurazione di un anno accademico si trasformano in marchettoni ed eventi esclusivamente celebrativi. La prassi, inoltre, vuole che l'Università si riconosca con l'esperienza e il pensiero dell'illustre ospite. Da qui le polemiche. E' evidente che Benedetto XVI, seppure a capo di una monarchia assoluta e teocratica che condiziona pesantemente le istituzioni del nostro Paese, non è a capo di uno stato terrorista che sta sviluppando la bomba atomica. Tuttavia, è innegabile che molte posizioni della Chiesa entrino in conflitto con gran parte del mondo accademico e scientifico.
Invece che a un evento puramente celebrativo, come l'inaugurazione dell'anno accademico, sarebbe stato più opportuno invitare il Pontefice a un dibattito aperto con docenti e studenti dell'Ateneo. Sarebbe potuta essere un'interessante occasione di confronto tra "addetti ai lavori" sui temi più delicati del rapporto tra scienza e fede, mentre ancora una volta saremo costretti ad assistere ai soliti, ipocriti, baciamani da una parte, e alle solite becere e violente incursioni dei collettivi comunisti dall'altra. Per favore, non chiamateli libertari.
E, soprattutto, prestate un po' più d'attenzione, perché quelle frange studentesche violente hanno già impedito a esponenti del governo israeliano e a Magdi Allam di prendere la parola in aule universitarie. Della loro libertà d'espressione, però, è importato a molti meno.
P.S.: sui "baroni", che definendo «incongruo» l'evento hanno grossolanamente sbagliato nel riportare una citazione di Ratzinger sul processo della Chiesa a Galileo, che avrebbe dovuto dimostrarne l'oscurantismo, stendiamo un velo pietoso. E' di questo genere di docenti che le università italiane dovrebbero saper fare a meno se non vogliono condannarsi al declino.
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