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Monday, April 16, 2012

La giornata: ABC delirano e Monti prepara i suoi ennesimi bluff su fisco e sviluppo

Lavitola, Formigoni e ancora Lega, questi i nomi dei tre cicloni giudiziari che imperversano su giornali e siti internet. Ma qui ci interessa altro:

Piazza affari che consolida... le perdite dei giorni scorsi, lo spread sull'orlo dei 400, sulla scia di quello spagnolo, e i cds da record;

I PARTITI che difendono con le unghie e con i denti il loro tesoretto da 2,7 miliardi in vent'anni contro l'ondata di antipolitica cavalcata da Grillo:
«Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici, drasticamente tagliati dalle manovre finanziarie del 2010-2011, sarebbe un errore drammatico, che metterebbe la politica completamente nelle mani di lobbies, centri di potere e di interesse particolare».
E' quanto si legge nella relazione che accompagna la pdl di ABC sulla trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti. Una spudoratezza ormai oltre ogni limite;

MONTI che 1) rimanda a mercoledì la presentazione del Def con le stime aggiornate dei conti pubblici (spera ancora di limare la previsione del Pil e di trovare un "tesoretto" per non spaventare troppo Bruxelles);

2) difende la sua pessima riforma del lavoro: il ddl è «più ampio ed incisivo» di quello annunciato a novembre. Le misure avrebbero dovuto riguardare solo i nuovi assunti, e a titolo sperimentale, - ricorda il premier - mentre nel nuovo testo «l'intervento è esteso a tutti i lavoratori ed è inserito a titolo definitivo». Meglio una vera cancellazione del reintegro limitata ai nuovi assunti piuttosto che il pastrocchio attuale: sarebbe rimasto il dualismo (che rimarrà comunque), ma almeno avrebbe favorito le assunzioni. Ma al di là della preoccupazione che non appaia come un nuovo cedimento, l'apertura del governo alle richieste delle imprese e del Pdl sulla flessibilità in entrata è più che concreta;

3) sta per varare una delega fiscale tutt'altro che ambiziosa (e i cui decreti attuativi probabilmente non vedranno mai la luce);

4) sta preparando con i suoi ministri economici l'ennesimo pacchetto sviluppo da discutere al vertice di domani sera con ABC, quando il vero pacchetto sviluppo dovrebbe essere il combinato disposto spending review-delega fiscale. In totale continuità con i governi precedenti, anche Monti e i suoi ministri s'illudono di cavarsela con tre-quattro «ideine», come le chiama Bersani, roba marginale, magari sperperando altro denaro pubblico, mentre tutti ormai dovrebbero aver compreso che l'unico vero shock in grado di contrastare la recessione è un abbattimento, graduale ma cospicuo, della spesa corrente per tagliare le tasse su lavoro e impresa. Qualsiasi "pacchetto" che eludesse questo punto sarebbe poco più che un'arma di distrazione di massa. Nulla di concreto insomma, per il governo più che altro un modo per attenuare il pressing della stampa e di Confindustria e le fibrillazioni dei partiti, tutti additati come i colpevoli della caduta d'immagine del governo all'esterno.

LUNA DI MIELE OFF - L'editoriale di Alesina-Giavazzi - in cui si avverte che proprio la spending review è la «sola carta rimasta da giocare» - e la «resa» ai sindacati e alla sinistra sull'articolo 18 vengono usati ora anche da Reuters per spiegare che Monti «ha perso la sua brillantezza», ha perso il suo "momentum". Tutti sembrano improvvisamente scoprire che «le aspettative non erano realistiche» (ma va?); che a parte le pensioni, su tutti gli altri fronti, dalle liberalizzazioni al mercato del lavoro, tutto è rimasto sostanzialmente invariato; che molto modesti sono i suoi progressi nell'attuare i consigli della Bce di agosto e gli impegni assunti con l'Ue. E che ora il professore della Bocconi sta pagando con gli interessi le lodi eccessive delle prime settimane.

CONTINUITA' - Per Di Vico «il governo ha sicuramente commesso degli errori», ma si chiede se vi sia «qualcuno che in piena onestà intellettuale possa tentare un confronto con le performance dei precedenti esecutivi». Ebbene sì, la continuità con i governi precedenti, con la via al risanamento attraverso l'aumento della pressione fiscale per salvare non l'Italia o gli italiani, ma il baraccone-Stato, è talmente smaccata da essere esasperante.

Non c'è «l'ideona» per la crescita, ma la fantasia sul fronte fiscale è fervida, non passa giorno senza un nuovo balzello. Scongiurata in extremis l'ultima beffa, l'Irpef sulle borse di studio, il Pdl ha incassato il successo della rateizzazione dell'Imu sulla prima casa e si prepara a incassarne uno analogo sulla flessibilità in entrata.

DELEGA FISCALE - Nel presentare il Salva-Italia il premier aveva giustificato il ricorso quasi esclusivo all'aumento della tassazione con la necessità di agire in tempi ristretti, ma assicurato che sarebbero stati i tagli alla spesa in futuro a garantire il risanamento dei conti e una sensibile riduzione del cuneo fiscale. Lo sgravio, pur minimo, dell'Irap e l'introduzione dell'"Ace" furono inseriti nel decreto espressamente come primi segnali della direzione verso cui intendeva muoversi il governo. Così come l'aggravio delle imposte indirette e patrimoniali sarebbe stato compensato da un alleggerimento di quelle dirette. Ebbene, la delega fiscale che il Cdm varerà questa sera e di cui mentre scrivo sono note alcune anticipazioni delude nuovamente tali aspettative.

Niente tagli alle tasse, né dell'Irpef né dell'Irap. Al massimo qualche sgravio dagli introiti della lotta all'evasione, ma il dibattito in seno al governo su come utilizzarli è ancora aperto, e potrebbero anche essere destinati almeno in parte a tappare nuovi buchi o a finanziarie nuove spese, per lo sviluppo s'intende. Dovrebbe essere a saldo invariato, ma la riforma del catasto è roba da far tremare i polsi e non manca l'ennesima tassa che rischia di far schizzare ancora più in alto il prezzo dei carburanti: la cosiddetta "carbon tax". Su tutto l'incertezza dei tempi: nove mesi dall'approvazione della delega per adottare i decreti attuativi, il che significa che li vedremo appena sotto le elezioni del 2013. Chi ci scommette?

Monday, February 13, 2012

Operazione simpatia

Gavin Jones, dell'agenzia Reuters, è ancora più severo del mio precedente post nel descrivere l'operazione che sta conducendo Monti. Più che puntare al cambiamento in profondità del Paese (non ne avrebbe probabilmente nemmeno il tempo), sta cercando di calmierare il costo del nostro debito agendo sui fattori esterni che lo determinano, quindi spingendo per una migliore governance europea (ammorbidimento della linea di rigore tedesca; firewalls salva-Stati, ruolo Bce e in futuro condivisione del debito) e spendendo la propria autorevolezza personale per restaurare la fiducia dei mercati. Con il minimo indispensabile di interventi cerca di convincere partner europei e operatori finanziari che l'Italia è finalmente sulla strada giusta, quindi di piazzare i nostri titoli di Stato, i cui rendimenti dovrebbero in questo modo scendere. Da qui il mio Monti che prova a fare il broker.

Chiamatela "operazione fiducia", Jones nel suo articolo - tradotto da Internazionale - la chiama "operazione simpatia". L'entusiasmo che circonda Monti è «eccessivo», perché «non ha ancora avuto il tempo di affrontare seriamente i problemi italiani, tanto meno di risolverli. Eppure è acclamato dai leader mondiali e dalla stampa internazionale, che lo trattano come il salvatore dell'Italia e dell'eurozona». Certo, «la sua formazione economica e i suoi modi sobri e diretti suscitano ammirazione, e il contrasto con il suo tanto criticato predecessore, Silvio Berlusconi, è evidentissimo», ma «i difetti dell'Italia rimangono quelli di sempre e le prospettive economiche del Paese sono perfino peggiorate».

«L'operazione simpatia lanciata da Monti e dal suo governo per corteggiare mercati e opinion leader» ricorda molto quella che negli anni '90 ha permesso all'Italia di entrare nell'euro. Allora come oggi, ricorda Jones, «un gruppo di alti funzionari che parlavano bene l'inglese fece visita alla City di Londra e organizzò conferenze stampa con i giornali stranieri per illustrare le riforme e dissipare le preoccupazioni». Al posto di Monti, Prodi e l'allora ministro del Tesoro Ciampi, con Draghi direttore generale. «Allora come oggi l'obiettivo era ridurre il costo del debito e convincere la Germania». L'operazione riuscì, ma come dimostrano le vicende dei nostri giorni «i problemi di fondo sulla competitività del Paese non erano stati risolti». «Quando l'Italia è nei guai - conclude l'analista Reuters - fa ricorso ai tecnici. E avendo a disposizione uomini competenti e cosmopoliti, come Monti, Draghi e Ciampi, puntualmente il mondo ci casca. Ma i problemi italiani sono di sostanza e non di forma, e ci vorranno anni prima che chi è chiamato a guidare il Paese quando la crisi si fa più acuta riesca a risolverli».

Tuesday, June 08, 2010

E vai col solito fotoritocco

Come quattro anni fa. Reuters evidentemente non ha perso il vizietto di ritoccare le proprie foto. Nel 2006 moltiplicava le colonne di fumo che si innalzavano su Beirut per ingigantire la portata dei bombardamenti israeliani. Oggi fa sparire i coltelli dalle mani dei militanti pro-Hamas, per non smentire la versione delle navi di "pacifisti". Togli o aggiungi, ma sempre al servizio della propaganda anti-israeliana.