I vent'anni dal referendum che ne bandì l'uso in Italia, ma anche l'aumento esponenziale del prezzo del greggio, che in questi giorni ha sfiorato i 100 dollari al barile, fa tornare di attualità la questione dell'energia nucleare e della differenziazione delle fonti energetiche nel nostro paese.
Certo, riguardo la correlazione tra i prezzi e il presunto esaurimento della risorsa, ci sono studi, come il libro "L'era del petrolio", del direttore Strategie e sviluppo dell'Eni, Leonardo Maugeri, citato oggi da Il Foglio, che documenterebbero come «i prezzi di oggi sono frutto della lunga stagione dei bassi prezzi e bassi investimenti che si è protratta fino alla fine degli anni Novanta. E gli alti prezzi sono la premessa di una nuova ondata di investimenti: quando i loro effetti si saranno materializzati, le quotazioni del petrolio scenderanno. Il problema, dunque, più che fisico è politico: le bestia nere dei liberisti americani sono quelle regolamentazioni, spesso di matrice ambientalista, che impediscono l'accesso alle risorse», osserva Il Foglio.
Ma il ripensamento sul nucleare sta finalmente per riprendere slancio. La rivista Formiche ha scelto proprio il giorno del ventesimo anniversario del referendum che mise la parola fine alla produzione di energia nucleare nel nostro paese, per promuovere una giornata di libera informazione a favore dell'opzione atomica.
Una vera e propria maratona trasmessa in streaming audio video sul canale web Sherpa Tv - Live, sabato 10 novembre. Quattro ore di dibattito e approfondimento con i protagonisti del mondo scientifico e istituzionale, in due finestre dalle 11 alle 13 e dalle 16:30 alle 18:30, che vedranno protagonisti parlamentari, docenti universitari, tecnici ed esperti. Interverranno, tra gli altri, Casini, Oscar Giannino, Polito, Tabacci, Chicco Testa, Adolfo Urso e Daniele Capezzone.
«Bisogna riaprire con coraggio il discorso del nucleare», ha dichiarato Capezzone, rendendo noto che il suo ultimo atto da Presidente di Commissione Attività produttive, approvato all'unanimità, è stato «il varo di una indagine conoscitiva sul tema... per ragionare e decidere su come ripartire», e denunciando il «troppo immobilismo, troppo conservatorismo» della politica. «E' il momento di dire no alla cultura dei no». C'è, appunto, il tema del fabbisogno energetico e dell'ambiente e c'è il tema geostrategico, della dipendenza energetica dell'Europa, e dell'Italia in particolare, da paesi poco o nient'affatto democratici, come Russia, Algeria, Iran.
Ieri, intervistato dal Corriere della Sera, l'ex primo ministro francese Michel Rocard affrontava tutte le problematiche sul tappeto e concludeva chiaro e tondo che il no al nucleare dell'87 «fu una scelta tremendamente sbagliata, l'Italia allora non è stata seria. La questione è grave e complessa e non andava affrontata in modo emotivo».
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Friday, November 09, 2007
Sunday, May 06, 2007
Endorsement anglosassoni per Sarkozy
Sarkozy nei giorni scorsi ha continuato a ricevere endorsement da sinistra. Oltre quelli del radicale Tapie, e degli intellettuali della gauche francese come Glucksmann, sono arrivati quelli "anglosassoni" di Newsweek e Washinghton Post, e quello - seppure discreto come si deve al primo ministro di uno stato estero - di Tony Blair, che in un'intervista a Paris Match dice di avere «imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo. Durante i nostri colloqui, si è mostrato aperto e ha dato prova di spirito di decisione». E Ségolène? «Mai incontrata».
Il leader laburista, ormai vicino a passare il testimone, approfitta per fare un'osservazione con la quale concordiamo da tempo: «Bisogna mettere da parte le vecchie ideologie di sinistra e di destra».
Intanto, i primi dati del voto di oggi annunciano una vittoria ampia di Sarkozy. Ma il dibattito televisivo del 2 maggio scorso non se l'era aggiudicato la Royal, secondo giornali e tv italiani?
C'è chi già si era preparato, come l'ex ministro socialista Rocard, il quale però preferisce guardare all'aspetto positivo della sconfitta: «Non si deve parlare di crisi: il dibattito sarà salutare. Il Ps è stato intralciato dalla sua incapacità di scegliere, in particolare a pronunciarsi sull'accettazione dell'economia di mercato».
Che è al tempo stesso già un'analisi della sconfitta.
«Il Ps non ama questo tipo di discussione, perché non è nelle sue abitudini, perché culturalmente non ha mai voluto staccarsi dal Partito comunista, che oggi non conta più niente. Il Ps ha bloccato qualsiasi evoluzione, il che ci porta verso la sconfitta. E' un problema che ci ritroveremo ad affrontare lunedì mattina». Auguri.
Il leader laburista, ormai vicino a passare il testimone, approfitta per fare un'osservazione con la quale concordiamo da tempo: «Bisogna mettere da parte le vecchie ideologie di sinistra e di destra».
Intanto, i primi dati del voto di oggi annunciano una vittoria ampia di Sarkozy. Ma il dibattito televisivo del 2 maggio scorso non se l'era aggiudicato la Royal, secondo giornali e tv italiani?
C'è chi già si era preparato, come l'ex ministro socialista Rocard, il quale però preferisce guardare all'aspetto positivo della sconfitta: «Non si deve parlare di crisi: il dibattito sarà salutare. Il Ps è stato intralciato dalla sua incapacità di scegliere, in particolare a pronunciarsi sull'accettazione dell'economia di mercato».
Che è al tempo stesso già un'analisi della sconfitta.
«Il Ps non ama questo tipo di discussione, perché non è nelle sue abitudini, perché culturalmente non ha mai voluto staccarsi dal Partito comunista, che oggi non conta più niente. Il Ps ha bloccato qualsiasi evoluzione, il che ci porta verso la sconfitta. E' un problema che ci ritroveremo ad affrontare lunedì mattina». Auguri.
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