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Thursday, December 08, 2005

Il peccato, non il peccatore

Era già difficile, fino a oggi, ma pur sempre possibile, essere gay di religione cattolica. Il peccato, non il peccatore, ci avevano insegnato. Andrew Sullivan in un suo articolo su Time commenta così le nuove disposizioni della Chiesa cattolica che prevedono l'esclusione dai seminari per il sacerdozio di chi presenta «tendenze omosessuali profondamente radicate» o chi sostiene «la cosiddetta "cultura gay"».
«Even if a gay priest remains completely celibate, his sexual orientation is now regarded, according to a Vatican expert, as a threat to "priestly life." A gay celibate priest, according to the new rules, is incapable of "sexual maturity coherent with his masculine sexual identity"... No serious psychological data are provided to verify those assertions...»
Pesanti restrizioni sulla morale sessuale nella dottrina della Chiesa hanno fino a oggi riguardato tutti indistintamente. Con questo divieto ai gay nei seminari non si colpisce l'atto impuro ma si marcano come impure le persone. Se gli "atti omosessuali" fossero stati il problema, il celibato dei preti doveva offrire sufficienti garanzie per tutti: etero e omosessuali. Invece queste nuove disposizioni identificano il peccato con la persona in sé, non con l'atto che compie. Un'eresia.
«What the new Pope has done is conflate a sin with an identity. He has created a class of human beings who, regardless of what they do, are too psychologically and thereby morally "disordered" to become priests. The message of Jesus was always to ignore the stereotype, the label, the identity - in order to observe the soul beneath, how a person actually behaves.»
Dopo Le Monde qualche giorno fa, anche il Time (ce lo segnala Malvino), si occupa dell'attivismo sulla politica italiana del Cardinale Camillo Ruini, che «non ha bisogno di alzare la voce per catturare l'attenzione... i politici italiani... pendono dalle sue labbra».
Camillo Cardinal Ruini is not shy about pushing Church doctrine onto the Italian political agenda... Over the past six months, Ruini has skillfully used the political stage to steer the Italian public closer to the Church's teachings.
(...)
Emma Bonino, a leader of the Radical Party, which led successful referendum battles to legalize divorce and abortion, is one of the few high-ups who aggressively challenges Ruini. "It has never been this bad, where their influence is so extensive and leveraged publicly on such a daily basis," she says of the Church hierarchy. "In the past, no matter what the debate, it was politicians on the front line, not the bishops."

1 comment:

Anonymous said...

E' interessante che si mischino due notizie di fatto non correlate (il documento sulla formazione dei seminaristi e i commenti su Ruini). Cio' dimostra quale sia l'intento del post. Non una critica costruttiva o un dialogo ma l'ammasso di riferimenti negativi. Questo sia detto in generale.
In particolare. Quanto scrive Sullivan, attivista gay che ha ufficialmente dichiarato di non potersi piu' dire cattolico, e' semplicemente FALSO. Il documento che orienta i responsabili dei seminari, chiarisce una politica che era gia' in atto per chiunque volesse entrare in seminario.
In piu' aggiunge una cautela particolare per le persone omosessuali: per poter essere considerate candidabili al sacerdozio debbono aver mantenuto il celibato per almeno tre anni.
Non si dice invece che la loro condizione li rende di per se inadatti al sacerdozio, basta andare a leggere il documento.
Tra l'altro sarebbe contraddittorio visto che una delle accuse che i gay ideologici fanno alla Chiesa e' proprio quella di ritenere l'omosessualita' reversibile, quindi qui si sta gia' sostenendo due concetti che si negano reciprocamente, bell'esempio di ragionamento.
La cautela cui il documento richiama risulterebbe persino ovvia se si volesse tener conto di un "dettaglio" evidente, una persona omosessuale messa nel contesto di un ambiente quale il seminario, e' per ovvi motivi esposto ad una sfida continua, dato il suo orientamento sessuale.
Possibile che sia cosi' complicato da capire? Sarebbe come mandare i seminaristi eterosessuali a vivere in un convento di novizie,secondo voi avrebbero vita facile se volessero mantenere l'impegno alla verginita' che la loro scelta implica?
Infine se qualcuno volesse andare a fare una ricerca sui cosiddetti casi di pedofilia di sacerdoti, troverebbe le ragioni di tale provvedimento. La grande maggioranza di questi casi riguarda molestie non a bambini bensi' ad adolescenti maschi tra i 13 e i 17 anni. Vogliamo ancora nasconderci e dire che non esiste un problema omosessuale tra i sacerdoti?
Queste cose il Vaticano le sa ed ha agito di conseguenza, i giornali americani ed europei, devono mantenere la linea ideologica e quindi mentono sistematicamente.
Stefano