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Tuesday, May 16, 2017

Valori, principi e pugnali

Girare con un pugnale sikh in vista mi sembra cosa civilissima rispetto a quello che si vede e che viene permesso nelle nostre città. Chi non si sente minacciato dal pugnale sikh?? Facciamo finta che il problema, quelli che non si integrano, siano i sikh... E poi chiudiamo gli occhi su vere e proprie "legalità" parallele di musulmani e rom.

Al di là del singolo caso, certamente marginale come "allarme sociale" e gruppo etnico coinvolto, e delle polemiche, il principio affermato dalla sentenza della Cassazione è che una diversità culturale e/o religiosa non dà diritto a un lasciapassare per non rispettare la legge.

Nel passaggio più contestato della sentenza si legge che "è essenziale l'obbligo per l'immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi, e di verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all'ordinamento giuridico che la disciplina".

Premesso che un altro passaggio della sentenza, altrettanto "politico" e discutibile, laddove i giudici indicano la "necessità di una società multiculturale", è sfuggito praticamente a tutti, di che valori e principi stiamo parlando? Dei principi e valori codificati nelle leggi. Far rispettare la legge vuol dire far rispettare principi e valori in essa codificati. Per esempio, l'uguaglianza tra uomini e donne, codificata nel nostro ordinamento, è senz'altro anche un "nostro valore". O no??

Friday, October 04, 2013

Basta giornate della vergogna

Anche su L'Opinione

Mi scusi presidente Napolitano. Mi scusi signor Papa Francesco. Scusatemi signori ministri e signori direttori dei giornali più responsabili e pensosi d'Italia. Ma "vergogna" a chi? Quando si esclama "Vergogna!" è sottinteso che qualcuno debba vergognarsi, quindi sarebbe corretto precisare chi si dovrebbe vergognare. Invece non è chiaro a chi fosse rivolta la vostra indignazione, anche se una vaga idea purtroppo me la sono fatta. Ma io non mi vergogno, né come italiano né come europeo. Provo pietà, certo, per gli innocenti morti in mare a Lampedusa, ma nessun senso di colpa o responsabilità, né personale né collettivo.

E credo che noi in Italia abbiamo i media, i giornalisti, i politici, i presidenti, i papi più ipocriti di tutto il mondo, che in queste drammatiche situazioni non sanno fare altro che sfoggiare una retorica pelosa e vigliacche strumentalizzazioni, incapaci di guardare in faccia e chiamare i problemi con il loro nome.

Andrebbero bandite tutte le strumentalizzazioni, quelle di chi polemizza con gli avversari politici, ma anche di chi ne approfitta per partire all'attacco della legge Bossi-Fini, che davvero non c'entra nulla con quanto è capitato. E comunque, quanti oggi puntano l'indice contro quella legge sono gli stessi che non qualche anno fa, ma nei giorni scorsi non si sono recati a firmare il referendum per abolirla, impedendo che raggiungesse il numero di firme necessarie, dunque dovrebbero solo tacere.

Non è l'Italia, e nemmeno l'Europa a doversi vergognare, ma sono i nuovi mercanti di schiavi e i governi dell'Africa e del Medio Oriente che quando va bene condannano i loro popoli alla miseria, tra corruzione e malgoverno, quando va male calpestano i loro diritti, li violentano, li derubano e li massacrano in guerre fratricide. Su di loro ricade la vera responsabilità di questa e di altre tragedie, e del dramma dell'immigrazione in generale. E ormai da decenni non c'è più nemmeno l'alibi del colonialismo ad alleggerire le loro colpe. Quando il Papa si reca in visita nelle zone più povere della terra, oltre che abbracciare i bisognosi si ricordi di gridare "vergogna" all'indirizzo dei loro governanti.

Pur con tutte le contraddizioni e le difficoltà finanziarie al nostro interno accogliamo tutti a braccia aperte, tolleriamo culture e religioni diverse. Anche violente, e anche se non riceviamo lo stesso trattamento. Il diritto d'asilo è riconosciuto e praticato sia in Italia che in Europa. Soccorriamo ogni anno decine di migliaia di profughi, e altrettanti li aiutiamo da lontano con aiuti umanitari. Integriamo milioni di immigrati, permettendo loro di lavorare, e offrendo servizi molto costosi: sanità, istruzione, sussidi. Abbiamo le nostre regole. Migliorabili? Certo, ma umane e in linea con quelle degli altri paesi europei, reato di clandestinità compreso, e per durezza lontane anni luce da paesi civilissimi e da sempre apertissimi all'immigrazione come gli Stati Uniti. In Europa si potrebbe collaborare di più per gestire il fenomeno dell'immigrazione? E' vero, i paesi del centro e del nord Europa ci lasciano un po' troppo soli, ma nemmeno loro è la colpa della tragedia che piangiamo oggi al largo delle nostre coste.

Ne abbiamo abbastanza di queste giornate dell'ipocrisia e della vergogna. E' un'Italia, un'Europa, e un Occidente in generale in cui si cerca la pagliuzza nei nostri occhi e non si nota la trave negli occhi altrui. Ci vergogniamo di quello che siamo, di quello che facciamo, siamo sopraffatti dal senso di colpa per le fortune che ci siamo procurati con l'ingegno, la fatica e la civiltà. Questa è la causa più grande dei nostri mali di questi tempi, del nostro immobilismo. Questo è il malessere dell'anima che rischia di trascinare la civiltà occidentale sulla via del declino.

Tuesday, September 21, 2010

Anche in Svezia suona la sveglia

Dopo l'affermazione nella liberale Olanda del partito di Geert Wilders, i partiti nazionalisti e anti-immigrazione prendono piede anche in Danimarca e in Svezia, le patrie della socialdemocrazia scandinava e di modelli sociali generosi e tolleranti. Come osserva Il Foglio, «gli establishment europei, accecati dall'ideologia del politicamente corretto, prima fingono di non vedere, poi si dicono scioccati da questa avanzata». L'analisi mi sembra scontata. Se i partiti di governo - di centrodestra o di centrosinistra - vogliono contenere l'«avanzata» e disinnescare possibili derive intolleranti e xenofobe, non devono demonizzarli, ma comprendere che intercettano e danno una rappresentanza politica a un disagio reale. E' quanto stanno facendo Sarkozy in Francia, dove Le Pen è fortemente ridimensionato, e Berlusconi in Italia, dove la Lega è sì influente, ma anche molto più "moderata" e ormai interna al "sistema" rispetto ai partiti anti-immigrazione del nord Europa. Inoltre, essendo un partito radicato solo in una parte del Paese, è più "popolare" e rappresenta istanze territoriali (come il federalismo) che l'hanno spinta a maturare un profilo "di governo".

L'immigrazione incontrollata alimenta un senso di insicurezza e di ingiustizia sociale, e spesso è davvero - inutile negarlo - fonte di criminalità e di costi sociali che gravano sui ceti medi e più deboli. Un malinteso senso di tolleranza, inoltre, produce vere e proprie sacche, zone franche del diritto in cui pullulano una cultura e spesso un'ideologia politica incompatibili con i principi fondamentali che regolano la convivenza civile in Europa. Sono questioni tremendamente importanti, che non vanno né negate né sottovalutate, ma vanno affrontate con determinazione, respingendo il "negazionismo" e il "politicamente corretto" tipico di Bruxelles, proprio per evitare l'insorgere e l'aggravarsi di fenomeni di xenofobia.

Ma è un altro il dato epocale delle elezioni svedesi di domenica scorsa, purtroppo oscurato dall'affermazione dei "Democratici di Svezia". I socialdemocratici ridotti ai minimi storici e il centrodestra liberale al 49,3 per cento. Se "dalla culla alla tomba" è lo storico slogan di un certo modello di welfare statale, almeno in Svezia sembra esserci finito quel modello nella tomba... E viene premiato l'approccio decisamente riformatore del premier Fredrik Reinfeldt: aumento dell'età di pensionamento, lotta agli sprechi, privatizzazioni, riduzione delle tasse.