Culturalmente e politicamente lontanissimo dal governo in carica, e nel merito contrario al nucleare, eppure Barbera spiega che giuridicamente quel quesito non avrebbe più ragione d'essere:
«Perché tutte le norme che prevedevano procedure e tempi per l'installazione di centrali nucleari sono state abrogate. Ora si andrà a votare su due commi, il numero 1 e il numero 8 dell'articolo 5 della legge di conversione del decreto omnibus. Il primo si limita a impegnare il governo a partecipare a studi, a livello europeo, sull'impiego dell'energia nucleare: ebbene, lì non c'è alcuna decisione, si dice che "studierà" ma poi, al termine di questi studi, potrebbe anche decidere di non procedere... Il comma 8, poi, prevede l'approntamento di un piano energetico nazionale, che non riguarda l'energia nucleare, ma qualsiasi tipo di approvvigionamento energetico, incluse le fonti alternative e quelle rinnovabili... Ipotizzo che la Cassazione si sia basata sulle intenzioni del governo. Però in questi casi si procede in base alle norme scritte e approvate dalle Camere, non in base a dichiarazioni d'intenti. Tra l'altro, nel comunicato diffuso dopo la decisione, è specificato che l'Ufficio centrale ha deliberato "a maggioranza". Che io ricordi, è la prima volta che lo dice ufficialmente. Non lo fanno nemmeno i Consigli comunali».Così lo stesso Barbera in un'intervista di venerdì scorso a Radio Radicale:
«Bisognerebbe votare sulle carte, non sulle intenzioni. E le carte sono chiarissime: tutte le norme sul nucleare sottoposte al quesito referendario sono state abrogate, non ci sono più. Quello che avrebbero dovuto fare i cittadini, l'aveva già fatto il legislatore... Il quesito viene trasferito su norme che non c'entrano nulla con il nucleare».A parte il fatto che la legge su cui si voterà non è la stessa su cui si sono raccolte le firme, a conferma del fatto che non siamo di fronte semplicemente ad una modifica "truffaldina" da parte del governo, ma ad una vera e propria abrogazione, evidentemente riconosciuta anche dalla Cassazione, il senso del quesito è demenziale. In sostanza si chiede agli elettori: "Volete voi che il governo NON possa «non procedere» con il programma nucleare"; "volete voi che il governo NON possa adottare una strategia energetica nazionale?". Su questo, e su nient'altro, siamo chiamati a votare domenica e lunedì prossimi.
