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Friday, April 30, 2004

Cosa fare per vincere in Iraq
La ricetta dei neocons, quella dei liberal della Brookings Institution
Alla lettera
Rudy ha messo piede in uno di questi siti e ha trovato la lettera di Al Kubaisi a Pasquinelli (chi è costui?). Certo che potrebbero essere degli impostori che con i sequestratori hanno ben poco a che fare e che cercano solo di sfruttare la pelle di quei tre ragazzi per ottenerne visibilità - l'uno tra i fratelli iracheni, l'altro tra i compagni del circolo - raccontando cazzate. Pasquinelli che riceve la telefonata è una presa per il culo della povera giornalista della Rai, ma vediamo come va a finire perché secondo me li consegnano ai pacifisti. Fatto sta che è in corso una evidente strumentalizzazione delle richieste dei sequestratori per accreditare l'efficacia di una cosiddetta "diplomazia dal basso", quella fatta dai movimenti, che in ogni caso consentirà poi di contestare l'efficacia dell'operato del governo sull'intera vicenda.
«Sono Wolf, risolvo problemi»
Gianni Riotta, ritratto di Lakhdar Brahimi sul Corriere
«Il piano minimalista: lista di governo entro i primi di maggio, formata solo da tecnocrati che giurino di non presentarsi alle elezioni del 2005, un presidente e due vice che bilancino sunniti, sciiti e curdi, potere amministrativo e non legislativo, come chiesto dall’ayatollah Ali al Sistani, che finora ha preferito trattare con Brahimi non di persona, ma via il suo figliolo più esperto».
«Le battute contro Israele e l'esercito Usa gli fanno guadagnare punti tra gli assediati di Falluja e di Najaf: le fa apposta», svela un collaboratore.
Iper-realista: «Come in Algeria e in Libano, Brahimi conta di fermare la guerra civile, ma non si illude in un governo democratico».
La grande muraglia
Il premier cinese Wen Jiabao intervistato dal Corriere della Sera: impegni sui diritti umani e contro la concorrenza sleale. C'è da credergli?
André Glucksmann mette in guardia dagli intellettuali nichilisti
«Alcuni certo sono un po' a disagio. Altri, per esempio Toni Negri, sempre proni al dogmatismo: trent'anni fa si rifiutavano di condannare le Br dando la colpa al capitalismo. Oggi si rifiutano di condannare il terrorismo islamico dando la colpa all'imperialismo americano. Lasciano agli altri il lavoro sporco, mentre loro, i puri, ti spiegano il perché. E' il colmo dell'ipocrisia. Non solo rifiutano qualsiasi autocritica, ma praticano la coazione a ripetere. Per loro c'è sempre un sistema demoniaco, un cattivo demiurgo, capitalista, tecnologico, occidentale, che spiega tutto. Ma se parli del male sei un fanatico. Il male non esiste: è un'aberrazione teologica o religiosa. Questo è il nichilismo, modo di ragionare attivo nell'internazionale terrorista, passivo in alcuni intellettuali occidentali» (...).

Thursday, April 29, 2004

E' un sequestro co-gestito da un ponte antimperialista Italia-Iraq
C.V.D. il ricatto perfetto si materializza. Se la sono studiata bene, per ottenere visibilità politica sulla pelle di quei connazionali che fino a ieri - e ancora oggi - hanno disprezzato
In 6 mila in marcia fino a San Pietro, mentre gli antimperialisti annunciano: saranno rilasciati solo ai pacifisti. I familiari degli ostaggi alla testa. Presenti anche i Disobbedienti e il Gruppo Abele di Don Ciotti. Il messaggio del Papa trasmesso anche da al Arabyia e al Jazeera: «Vi supplico, liberateli». Al Kubaisi, uno dei leader della "resistenza" sunnita, detta le condizioni per il rilascio a Moreno Pasquinelli, del Campo Antimperialista, con il quale è in contatto: la consegna degli ostaggi solo ad una delegazione pacifista, «sappiamo che il popolo italiano è contrario alla guerra». Segue su RadioRadicale.it
Le voci a cui dare tribune
C'è del marcio in Medio Oriente. E gli arabi cominciano a vederlo
«Tutto ciò sta avvenendo all'interno stesso del mondo arabo, nei media arabi, in lingua araba, a beneficio dell'opinione pubblica araba», scrive Magdi Allam sul Corriere. Ora spetta a noi rafforzare quelle voci flebili.
Ricatto perfetto/2
Dopo gli sputi e gli insulti, dopo averli chiamati «mercenari», o anche peggio, da «prigionieri di guerra» a «criminali di guerra», sui loro siti, «servi» degli americani, nemici in mano alla «eroica resistenza» del «fratello» iracheno, se la sono cercata, e tanto altro ancora, oggi quella parte più becera e violenta del pacifismo, e non solo no global e antimperialisti, si concedono un'operazione di immagine sulle vite dei tre ostaggi, si danno una ripulita per presentarsi in piazza, davanti all'opinione pubblica, come i salvatori, a prendersi il merito di aver soddisfatto - loro sì - le condizioni poste (e prima suggerite), la parte "buona" della nostra nazione in cui gli iracheni hanno confidato. Il tutto senza rinunciare, ovviamente, a far sì che sia anche un'occasione di dialogo con la "resistenza" irachena al grande satana americano.
Principe azzurro

Adesso aspettiamo di conoscere quali grandi campioni il Trap porterà in Portogallo al posto di Roby. O chissà, magari ci ritroveremo con quelle pippe di Del Piero e Corradi.

Wednesday, April 28, 2004

Ricatto perfetto
Ci pensino i servizi segreti ad indagare «l'ampio sottobosco che ha celebrato i fasti ideologici saddamiti in diverse occasioni, compresa la famosa visita italiana di Tarek Aziz alla vigilia della guerra». Agisca però, al di fuori di ogni clamore.
L'inferno in Sudan
Si parla di «semi-genocidio» in Sudan, nella regione occidentale del Darfur, per le atroci violazioni dei diritti umani compiute dalle milizie dell'Arab Janjaweed, appoggiate dal governo. Una missione dell'Onu è in viaggio, ma la Commissione sui diritti umani non riesce a sviluppare un'«azione decisa». Il Sudan è il Paese dei due milioni di morti in vent'anni, dell'islamizzazione forzata, della sharia, degli stupri, dei bombardamenti sui villaggi. Leggi tutto su RadioRadicale.it

Come i ceceni, o i montagnard, anche le popolazioni sudanesi del sud fanno parte delle tragedie che si svolgono in quegli angoli del mondo dove la sporcizia si annida, dove è vero che gli interessi delle grandi potenze non arrivano, ma dove non arrivano neanche gli artigli ideologici dei nemici dell'Occidente che vivono in Occidente e dei nemici della democrazia che si esprimono nei Paesi democratici. Bisogna essere morti palestinesi per avere campagne, o bisogna essere nel mirino di soldati americani per avere coperture. Ma non ci fregano più, abbiamo capito qual è il giochetto e ci difenderemo anche da loro.
La Lista Prodi ha deciso per il 15 maggio. A metà tra il termine del 30 giugno posto tempo fa da Fassino e il ritiro immediato scelto da Zapatero. Ma soprattutto prima delle elezioni europee. E' davvero più facile essere all'opposizione!
Darwin torna in classe
La Moratti dimostra saggezza, sa fare marcia indietro.

Tuesday, April 27, 2004

«Oil for Food». Una commissione indipendente per ricostruire le trame dello scandalo dell'Onu in Iraq
Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, con risoluzione 1538 approvata all'unanimità, ha istituito una commissione d'inchiesta indipendente per far luce sui casi di corruzione e cattiva gestione di "Oil for Food", il programma varato dall'Onu a sostegno della popolazione irachena durante l'embargo contro Saddam. Dei 67 miliardi di dollari di proventi tra il 1997 e il 2002 più di 10 miliardi finiti nelle mani di Saddam per tangenti e mazzette. L'americana Heritage Foundation ha pubblicato un severo rapporto: «Alle Nazioni Unite non si può affidare un maggiore ruolo in Iraq», si conclude. Il dibattito è aperto, ma in Italia quasi non se ne sa nulla.
Link ai documenti e il seguito nell'approfondimento su RadioRadicale.it

Monday, April 26, 2004

Il video con il nuovo ricatto "politico" dei terroristi all'Italia
Su un video affidato alla tv satellitare araba al Arabiya e trasmesso oggi, il nuovo ricatto "politico" dei terroristi, che minacciano di uccidere i tre ostaggi italiani: il vostro popolo deve protestare contro l'occupazione dell'Iraq, altrimenti li uccideremo entro cinque giorni. Emma Bonino: è l'11 marzo italiano, speriamo in «una reazione politica all'altezza della situazione».
Clamoroso ricatto, tutto politico. Cercano di rompere il fronte di unità creatosi sul sequestro tra le forze politiche italiane. Una regia politica sapiente, degna degli ex servizi segreti di Saddam, o di Al-Qaeda. Qualche giorno fa sembrava imminente la liberazione degli ostaggi, ricordate? Poi qualcosa è andato storto, il «rallentamento», i tre italiani erano passati nelle mani di un nuovo gruppo. Abbiamo accontentato il primo, che ci ha tirato la sola, adesso dovremmo accontentare questi altri, ma la posta "politica" in gioco si alza.
«Moments of Truth». Fabrizio Quattrocchi nelle parole di James S. Robbins, su National Review.
Nation Re-building all'insegna della continuità
Quel pizzico di realismo che ha un prezzo per i rivoluzionari democratici
«Forse il più grave errore degli americani in Iraq è stato quello di non comprendere che il migliore ministro degli Esteri del Paese liberato sarebbe stato Tarek Aziz. Aveva servito bene Saddam Hussein. Avrebbe servito altrettanto bene George W. Bush». Sergio Romano sul Corriere, segnalato da mic.
Perché Esserci
Stefano Folli, sul Corriere di ieri: «Ha ragione chi contesta che il 25 aprile sia sfruttato per dare solidarietà ai "resistenti" dell'Iraq e condannare gli Stati Uniti. Ha doppiamente ragione chi ricorda quale sia stato il peso delle forze angloamericane nella liberazione dell'Italia. Ma è un altro buon motivo per ribadire il senso del 25 aprile. E quindi per essere presenti, forti della propria memoria».
Nel mio 25 aprile chiedere il ritiro delle truppe dall'Iraq è posizione legittima, ma in palese contraddizione con il giorno della nostra liberazione.

Saturday, April 24, 2004

Dibattito tra i fattori K
«E' vero Bush non sta facendo un buon lavoro in Iraq. E' stato bravo nell'affermare il diritto alla difesa preventiva, nel sollecitare la riforma del mondo arabo e nell'affrontare con realismo la questione palestinese. Ma non riesce a gestire bene il nuovo mondo unipolare, una situazione confusa e senza precedenti dai tempi dell'Impero romano. Occorre coltivare le alleanze, anche con accordi e compromessi, perché la questione della legittimità conta molto in politica estera: è importante ciò che il mondo pensa di noi, non possiamo ignorarlo. Dobbiamo riconciliare il nostro potere con l'ordine internazionale, per rassicurare coloro che normalmente starebbero dalla nostra parte».
Robert Kagan, neocon

«Quella del Kosovo fu una guerra illegale ma legittima, questa in Iraq è legale ma illegittima e mi spiego: avrei voluto che l'asticella del livello di pericolo necessario per attaccare preventivamente l'Iraq fosse messa più in alto. La minaccia non era così imminente. Insomma, il concetto di guerra preventiva è giusto, ma è stato sbagliato inaugurarlo con l'Iraq, discreditandolo. Ci siamo bruciati le dita, e ora sarebbe molto più difficile attaccare, che so, la Corea del Nord. Gli Stati Uniti non sono più visti come la soluzione ma come il problema, perché l'unipolarismo funziona soltanto se il polo unico è considerato legittimo. La nostra arma principale non sono le portaerei o gli aerei F16, ma il prestigio. Non è vero che è meglio essere temuti che amati. (...) Un altro punto su cui Bush ha ragione è che l'Onu limita il nostro potere. E' vero, ma è esattamente questo il motivo per cui al resto del mondo l'Onu piace».
Charles Kupchan, clintoniano
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La posizione di Fassino sembra concordata con Bush e Blair
Ma non se ne è accorto neanche lui
I pacifinti contro Fassino dopo Porta a Porta
La sua posizione («la svolta non consiste certo nel ritiro degli Usa, perché sono l'unico paese che può dislocare 150mila soldati ed è difficile che l'Onu possa prescindere dagli americani. E' difficile negare che, se forza militare internazionale deve restare in Iraq, essa non possa prescindere dagli americani. Ed è per questo che ci chiediamo perché mai Zapatero, per ottenere meno occupazione americana, abbia pensato bene di lasciarli un po' più soli: più gli alleati si ritirano, più occupazione americana sarà») e il suo atteggiamento «serio e sincero» che anche Il Foglio gli riconosce gli sono valsi il record di ascolti nel salotto di Vespa, superando gli show di Berlusconi: 200 mila telespettatori in più del premier, più 4% di share, dal 17 di B. al 21 di F. Merito delle posizioni? Buona notizia, continuare così.
Commento di Aldo Grasso
Bush spieghi i suoi piani
«Gli Stati Uniti restano molto determinati e sono disposti a subire delle perdite, se si convincono che i capi abbiano un piano per riuscire nell'impresa e se credono che la causa sia giusta». Quindi Bush ha un solo modo per perdere le elezioni, «se agli elettori dà l'impressione di non avere un piano ragionevole per vincere». Per questo motivo, «man mano che si avvicinano le elezioni ha bisogno di impegnarsi di più, non di meno». Gary Schmitt, del Pnac, al Foglio.