La condanna degli atti di violenza e la solidarietà alle vittime sono unanimi da parte delle istituzioni e dei partiti, ma la copertura politica sembra essere improvvisamente venuta meno. Mai come in questi giorni Befera si è ritrovato quasi senza, dopo averne goduto in dosi persino eccessive fino a poche settimane fa. Tutti condannano le violenze, ma tutti (o quasi) riconoscono il disagio e che qualcosa deve cambiare. Nel breve volgere di qualche settimana il dibattito si è spostato dalla spietata caccia all'evasore ai metodi illiberali di Equitalia.
La violenza è in ogni caso ingiustificabile, anche perché nel nostro Paese dissenso ed esasperazione si possono esprimere ancora liberamente, civilmente e politicamente. È anzi un dovere farlo in termini politici e nonviolenti. Equitalia non è nemmeno la causa principale dei mali fiscali che ci affliggono, che è politica, e come tale va combattuta politicamente. Una pressione fiscale ormai insopportabile, una normativa per la riscossione vessatoria e una lotta all'evasione condotta con metodi illiberali. Ma si tratta di aberrazioni la cui responsabilità principale risiede nella insaziabile voracità dello stato, quindi nei governi e nel legislatore. La linea di difesa di Equitalia però non convince del tutto: è vero che i funzionari del fisco sono chiamati a far rispettare le leggi, e che prendersela con loro significa mancare il bersaglio vero, che è lo Stato, ma nemmeno possono lavarsene le mani del tutto, uscirne come meri esecutori di ordini superiori.
Il direttore Befera ed Equitalia hanno le loro responsabilità, almeno tre:
LEGGI TUTTO su L'Opinione
Showing posts with label suicidi. Show all posts
Showing posts with label suicidi. Show all posts
Tuesday, May 15, 2012
Tuesday, May 08, 2012
La giornata: le urne scuotono i partiti e Monti perde la testa
Brutta e meschina uscita quella di Monti sui suicidi e analisi sbagliata degli effetti del voto amministrativo sull'agenda del governo.
I suicidi «dovrebbero far riflettere molto più chi ha portato l'economia italiana a questo stadio che non chi cerca di farla uscire». Sostenere che l'attuale governo non si dovrebbe preoccupare dei suicidi solo perché non ci ha portati lui in questa situazione di crisi - ammesso e non concesso che abbia davvero responsabilità così limitate - oltre che di cattivo gusto, offensiva, è palesemente un'assurdità dal punto di vista istituzionale. Un governo che si rispetti, chi rappresenta le istituzioni oggi, deve farsi carico eccome delle emergenze sociali, quali che siano, anche di quelle di cui non è diretto responsabile (ripeto: ammesso e non concesso che non lo sia). E' un suo preciso dovere istituzionale. Invece Monti si lascia andare ad una livorosa polemica politica nei confronti del suo predecessore, senza essere stato provocato, come nemmeno Bersani avrebbe avuto lo stomaco di fare su un tema così drammatico.
Monti parlava non dei suicidi, ma delle «conseguenze umane» della crisi, come si affretta a precisare Palazzo Chigi? Cambia poco: tra le «conseguenze umane» ci sono evidentemente anche i numerosi suicidi e in ogni caso è dovere del governo preoccuparsene.
Ma è una frase doppiamente infelice, quella del premier, perché scaricare le colpe sui governi passati è il primo segno della propria inadeguatezza e perché arriva all'indomani di un risultato elettorale estremamente punitivo per il Pdl. Addossare a Berlusconi e al suo partito la colpa dei suicidi di queste settimane, al di là del merito, rischia di alimentare inutili tensioni. A questo punto o Monti ha perso la testa, lo stress comincia a giocargli brutti scherzi e a fargli perdere la sobrietà, oppure è in cerca di guai, di pretesti per farsi cacciare.
Secondo il premier i risultati elettorali «rendono più agevole» la realizzazione dell'agenda di governo. In realtà è l'esatto contrario, chiudono ufficialmente la breve, e deludente, finestra delle riforme. I prossimi mesi, fino alle politiche, saranno tormentati per il governo: con un Pdl nervoso, che non concederà più nulla al professore, tanto meno se viene insultato un giorno sì e l'altro pure, e un Pd sempre più smanioso di afferrare il momento e non lasciarsi sfuggire Palazzo Chigi, nel timore che possa ripetersi la beffa del '93-'94, con il fronte "moderato" che all'improvviso si ricompatta dietro un uomo della provvidenza e ferma la gioiosa macchina da guerra.
Ha ragione invece Monti quando ricorda che l'attuale governo nei suoi primi giorni aveva un «margine strettissimo», vista l'urgenza di mettere in sicurezza i conti pubblici, e non poteva certo assumere una «posizione assertiva» in sede europea. Invece adesso «l'Italia ha un'agenda per la crescita» e l'elezione di Hollande offre spazi di manovra ancora maggiori con Berlino. Da non confondere però con un'adesione di Monti alle richieste del nuovo presidente francese su fiscal compact, ruolo della Bce ed Eurobond, come molti vorrebbero. Monti chiede all'Ue e a Berlino rafforzamento del mercato unico e un «nuovo atteggiamento» sugli investimenti pubblici, quelli «veri e genuini», non spesa in deficit.
I suicidi «dovrebbero far riflettere molto più chi ha portato l'economia italiana a questo stadio che non chi cerca di farla uscire». Sostenere che l'attuale governo non si dovrebbe preoccupare dei suicidi solo perché non ci ha portati lui in questa situazione di crisi - ammesso e non concesso che abbia davvero responsabilità così limitate - oltre che di cattivo gusto, offensiva, è palesemente un'assurdità dal punto di vista istituzionale. Un governo che si rispetti, chi rappresenta le istituzioni oggi, deve farsi carico eccome delle emergenze sociali, quali che siano, anche di quelle di cui non è diretto responsabile (ripeto: ammesso e non concesso che non lo sia). E' un suo preciso dovere istituzionale. Invece Monti si lascia andare ad una livorosa polemica politica nei confronti del suo predecessore, senza essere stato provocato, come nemmeno Bersani avrebbe avuto lo stomaco di fare su un tema così drammatico.
Monti parlava non dei suicidi, ma delle «conseguenze umane» della crisi, come si affretta a precisare Palazzo Chigi? Cambia poco: tra le «conseguenze umane» ci sono evidentemente anche i numerosi suicidi e in ogni caso è dovere del governo preoccuparsene.
Ma è una frase doppiamente infelice, quella del premier, perché scaricare le colpe sui governi passati è il primo segno della propria inadeguatezza e perché arriva all'indomani di un risultato elettorale estremamente punitivo per il Pdl. Addossare a Berlusconi e al suo partito la colpa dei suicidi di queste settimane, al di là del merito, rischia di alimentare inutili tensioni. A questo punto o Monti ha perso la testa, lo stress comincia a giocargli brutti scherzi e a fargli perdere la sobrietà, oppure è in cerca di guai, di pretesti per farsi cacciare.
Secondo il premier i risultati elettorali «rendono più agevole» la realizzazione dell'agenda di governo. In realtà è l'esatto contrario, chiudono ufficialmente la breve, e deludente, finestra delle riforme. I prossimi mesi, fino alle politiche, saranno tormentati per il governo: con un Pdl nervoso, che non concederà più nulla al professore, tanto meno se viene insultato un giorno sì e l'altro pure, e un Pd sempre più smanioso di afferrare il momento e non lasciarsi sfuggire Palazzo Chigi, nel timore che possa ripetersi la beffa del '93-'94, con il fronte "moderato" che all'improvviso si ricompatta dietro un uomo della provvidenza e ferma la gioiosa macchina da guerra.
Ha ragione invece Monti quando ricorda che l'attuale governo nei suoi primi giorni aveva un «margine strettissimo», vista l'urgenza di mettere in sicurezza i conti pubblici, e non poteva certo assumere una «posizione assertiva» in sede europea. Invece adesso «l'Italia ha un'agenda per la crescita» e l'elezione di Hollande offre spazi di manovra ancora maggiori con Berlino. Da non confondere però con un'adesione di Monti alle richieste del nuovo presidente francese su fiscal compact, ruolo della Bce ed Eurobond, come molti vorrebbero. Monti chiede all'Ue e a Berlino rafforzamento del mercato unico e un «nuovo atteggiamento» sugli investimenti pubblici, quelli «veri e genuini», non spesa in deficit.
Friday, May 04, 2012
Vittime di uno Stato criminogeno
Per fortuna non si è fatto male nessuno, e lo stesso procuratore capo di Bergamo ha chiarito che «non c'è mai stata una vera minaccia per gli ostaggi». Ma sarebbe sbagliato sminuire il blitz del 54enne Luigi Martinelli, che armato fino ai denti si è asserragliato nella sede dell'Agenzia delle Entrate di Romano di Lombardia prendendo in ostaggio una quindicina di impiegati. Un'azione isolata, scarsamente pianificata, ma comunque un salto di qualità nelle forme di protesta contro il fisco. Non più solo sit-in, minacce anonime o lettere-bomba. Sono sempre di più i contribuenti che escono dall'anonimato e ci mettono la propria faccia. In questo caso passando all'azione violenta in prima persona, ma più spesso compiendo atti di disobbedienza civile e persino di autolesionismo, fino al suicidio.
I casi sono così numerosi che ieri a Bologna si è svolto un corteo delle vedove dei suicidi: mariti disperati, non pazzi, tanto meno evasori. Ovviamente la violenza, contro se stessi o gli altri, è sempre inaccettabile, ma qualche domanda bisogna porsela se solo in Italia si muore di tasse, se gli imprenditori si suicidano non per debiti ma per crediti, il più delle volte vantati nei confronti della pubblica amministrazione.
LEGGI TUTTO su L'Opinione
I casi sono così numerosi che ieri a Bologna si è svolto un corteo delle vedove dei suicidi: mariti disperati, non pazzi, tanto meno evasori. Ovviamente la violenza, contro se stessi o gli altri, è sempre inaccettabile, ma qualche domanda bisogna porsela se solo in Italia si muore di tasse, se gli imprenditori si suicidano non per debiti ma per crediti, il più delle volte vantati nei confronti della pubblica amministrazione.
LEGGI TUTTO su L'Opinione
Friday, April 20, 2012
Quel macabro “spread” sui suicidi
A rischio di venire accusati di essere nostalgici del berlusconismo - e non lo siamo, certo non dell'ultima fase - non possiamo però far a meno di notare che stime ottimistiche sui conti pubblici come quelle presentate con un certo compiacimento dal premier Mario Monti non sarebbero state perdonate al Cavaliere. Così come non sarebbe stata perdonata quella caduta di stile (non è la prima, a dire il vero) che il sobrio premier si è concesso citando il numero esatto (1.725) dei suicidi in Grecia, proprio nei giorni in cui le nostre cronache sono piene della triste contabilità sugli italiani, imprenditori e non, che dall'inizio dell'anno si sono tolti la vita, per lo più per crediti non estinti dalla pubblica amministrazione e per vessazioni fiscali e bancarie. D'accordo, professor Monti, dobbiamo a Lei e al suo governo il merito di non averci fatto fare la «drammatica» fine della Grecia, ma ci auguriamo che per convincerci non arrivi ad evocare implicitamente un nuovo tipo di spread, ben più macabro di quello sui rendimenti dei titoli di Stato.
LEGGI TUTTO su L'Opinione
LEGGI TUTTO su L'Opinione
Subscribe to:
Posts (Atom)



