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Tuesday, October 11, 2011

Accuse verosimili

Sarebbero disposti a scarcerarlo solo se confessa uno dei reati di cui è accusato e se depone contro Berlusconi e i suoi più vicini collaboratori. Sono accuse gravissime quelle che Alfonso Papa, il deputato nei cui confronti la Camera ha autorizzato l'arresto il 20 luglio scorso, muove ai pm che lo accusano, tra i quali Woodcock, dal carcere di Poggioreale. Lo stesso Papa ha provveduto a denunciare i magistrati di Napoli responsabili dell'inchiesta alla Procura di Roma. Accuse che ovviamente dovrà provare, il che trovandosi in carcere appare complicato, ma che non possono passare inosservate. Per la loro gravità, per il sospetto di persecuzione politica che aleggia sull'intera vicenda, ma soprattutto perché terribilmente verosimili.

A renderle plausibili sono la totale insussistenza delle esigenze di custodia cautelare nei suoi confronti e l'uso distorto della carcerazione preventiva - per estorcere confessioni e "far parlare" l'imputato - che nel nostro Paese è più una norma che l'eccezione. Basti ricordare il caso di Silvio Scaglia, l'ex manager di Fastweb che si è fatto un anno in custodia cautelare (di cui oltre sei mesi successivi al rinvio a giudizio), fino alla decima udienza del processo, pur essendo rientrato in Italia dalle Antille per consegnarsi spontaneamente ai magistrati.

Avendo chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di Papa (l'inizio del processo tra l'altro è imminente: il 26 ottobre), la pubblica accusa evidentemente ritiene di avere già in mano le prove necessarie per una condanna. Dunque se ne deduce che non sussista più il pericolo di inquinamento delle prove, normalmente presumibile nella fase delle indagini; e non è mai stato ipotizzato il pericolo di fuga o di reiterazione del reato. Queste tre condizioni devono essere accertate «in concreto» per giustificare una misura di custodia cautelare. Non dovrebbe bastare, quindi, come fa il tribunale del riesame di Napoli nei confronti di Papa, sostenere che egli «in quanto parlamentare» potrebbe sempre inquinare le prove (anche se le indagini si sono concluse) e che sempre «in quanto parlamentare» sarebbe incompatibile con i domiciliari perché non potrebbe essere privato della facoltà di comunicare liberamente (!).

Il ricorso facile alla carcerazione preventiva, anche in evidente assenza dei presupposti giuridici, e la sua durata potenzialmente infinita, sono vere e proprie violazioni dei diritti umani, che rendono verosimili accuse come quelle mosse da Papa ai pm di Napoli. Il carcere sempre più da pena a strumento d'indagine.