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Friday, July 18, 2014

Niente da festeggiare: giustizia usata a fini politici, un Paese intero destabilizzato pur di abbattere Berlusconi

Anche su Notapolitica

L'assoluzione in appello di Berlusconi per il caso Ruby non dovrebbe indurre a tanti festeggiamenti per la giustizia italiana. Anzi, è la dimostrazione che proprio la giustizia è stata usata politicamente nel modo più spregiudicato, cinico, senza riguardo per il destino di un Paese intero. La demolizione di Berlusconi valeva una destabilizzazione che se non è stata una delle cause della crisi finanziaria, quanto meno ci ha indeboliti nell'affrontarla? Oggi questa sentenza conferma non che in Italia, in fondo, una giustizia c'è, ma che non c'è democrazia. Che la giustizia è stata usata da un gruppo di magistrati per demolire l'immagine interna e internazionale di Berlusconi, abbattere il suo Governo, destabilizzando il Paese intero. Pazienza, si sono presi questo rischio, hanno valutato che valeva la pena correrlo pur di eliminare Berlusconi.

Ora, è legittimo in democrazia che si possa mettere sotto processo un premier democraticamente eletto? Certo che sì, essendo un cittadino come gli altri e con maggiori responsabilità degli altri. Ma che succede se i procuratori che mettono sotto processo un premier si sbagliano, se i giudici danno loro torto? Se mettono sotto processo un premier, contribuendo in larga misura alla caduta del governo, alla fine di una legislatura, e alla destabilizzazione di un Paese sull'orlo della crisi finanziaria, e poi il premier viene assolto perché 1) "il fatto non sussiste" e 2) "il fatto non costituisce reato", quei procuratori dovrebbero pagarne le conseguenze perché il danno che hanno causato al sistema è enorme. Non si inizia un'azione giudiziaria del genere da totali irresponsabili.

Monday, May 13, 2013

Requisitoria da brividi. In che mani siamo?

Anche su Notapolitica e L'Opinione

Bisogna sospendere anche i processi, per le frasi razziste pronunciate dai pm, come ieri sera è stata sospesa la partita Milan-Roma per i cori razzisti all'indirizzo di Balotelli? Se in un'aula di tribunale capita di ascoltare da una pm, durante la sua requisitoria, una frase vagamente razzista (nei confronti di una ragazza che, tra l'altro, secondo l'ipotesi accusatoria dovrebbe essere la vittima), come possiamo sorprenderci che in un contesto un po' più "popolare", allo stadio, un gruppetto di tifosi intoni "buuu" razzisti all'indirizzo di un calciatore di colore?

«Furba, di quella furbizia orientale propria delle sue origini». Questa la frase infelice pronunciata durante la sua requisitoria dalla pm Ilda Boccassini per spiegare i comportamenti di Karima El Mahroug. Ragazza che tra l'altro, essendo marocchina (e non egiziana, com'è stato appurato!), difficilmente può essere definita «orientale». Il ragionamento della pm sulla «furbizia» di Ruby appare viziato non solo da un pregiudizio vagamente razzista, ma anche sessista, laddove sembra accennare a quel particolare tipo di furbizia che usano le donne giovani e belle per ottenere i loro scopi. Che poi, la presunta «furbizia» imputata alla maghrebina Karima non sarebbe anche tipicamente italiana?

Se una frase del genere l'avessero pronunciata un leghista, o Berlusconi, è facile immaginare la quantità di reazioni veementi e indignate. Alla Boccassini, eroina della "resistenza" al berlusconismo per via giudiziaria, verrà perdonata dalla sinistra solidal-chic e politicamente corretta. Non sentiremo condanne né critiche da parte della presidente della Camera Boldrini né dal ministro dell'integrazione Kyenge. E immaginiamo come suonerebbe una frase simile nei confronti di Kabobo, tristemente famoso come il picconatore di Niguarda: "Feroce, di quella ferocia meridionale propria delle sue origini". Come la prenderebbero i concittadini ghanesi di Kabobo? Probabilmente come le concittadine marocchine di Karima.

Ma non è tutto. Dopo averla ascoltata nella sua interezza, ci verrebbe da assolvere Berlusconi solo sulla base della requisitoria della Boccassini, senza nemmeno bisogno di ascoltare l'arringa dei difensori. Una requisitoria che dovrebbe fondarsi su fatti circostanziati e prove inoppugnabili, tenuti assieme da una logica ferrea, risulta essere invece un minestrone di luoghi comuni, pregiudizi, moralismi, teoremi, fino a scadere nell'analisi psico-sociologica da bar. E le prove schiaccianti? Tutte in un "non poteva non sapere", "non si può non pensare", "non può non aver detto", "non c'è alcun dubbio che". Emerge sì uno spaccato di squallore, quello dell'imputato, ma anche tutto lo squallore di una magistratura che anziché alla caccia di reati eventualmente commessi sembra dare la caccia a "spaccati" di squallore, voler raddrizzare il "legno storto" degli italiani.

Il tutto espresso attraverso un eloquio stentato nell'incedere, povero nel lessico, sconnesso, sgrammaticato, al punto che la Boccassini non sembra in grado di accordare le desinenze di genere, numero e persona secondo le regole della concordanza della lingua italiana. Questa la trascrizione letterale delle sue parole: «Furba, di quella furbizia proprio orientale, dellE suE ORIGINE. Sfrutta... riesce in una... a sfruttare LA propriA essere extracomunitariA». Un appello rivolgiamo al ministro della Giustizia Cancellieri: nonostante le ristrettezze finanziarie, stanziare subito fondi per corsi di italiano e geografia per magistrati. E test Invalsi per le verifiche.

Da cittadini un inquietante dubbio ci assilla sul funzionamento del sistema giustizia nel suo complesso: se questo è il pm che sta processando un ex presidente del Consiglio in un tribunale importante come quello di Milano, dunque si suppone non sia l'ultimo dei pretori di una cittadina di provincia, chi si trovano di fronte i cittadini comuni, i poveri "ladri di polli"? Bisogna avere fiducia nella magistratura, ci viene ripetuto, bisogna difendersi "nel" processo e non "dal" processo. Poi ascolti una requisitoria come quella della Boccassini, un vero e proprio compendio del 90% dei problemi della giustizia italiana, e un brivido ti corre lungo tutta la schiena. No, grazie.

UPDATE ore 17:15
Ma l'apice di inciviltà giuridica viene toccato a conclusione della requisitoria, con la richiesta di condanna, o meglio "la" condanna, pare di capire dall'emblematico lapsus della Boccassini, che nei confronti dell'imputato Berlusconi usa le parole «la procura lo condanna», anziché la formula di rito «ne richiede la condanna». Come se fosse lei, non i giudici, a emettere la sentenza (il video). E forse è davvero così...

Friday, April 20, 2012

La giornata: spread a 400 e la politica finisce in burlesque; parte Italo e Montezemolo scende

Solo «volatilità» per il viceministro Grilli (questa l'avevamo già sentita...), intanto lo spread è a 400 - e Moody's dice chiaro che siamo già a livelli insostenibili - mentre Piazza affari arresta la caduta (in mattinata si stava avvicinando alla soglia dei 14.000 punti). Ma al Fmi starebbe per arrivare un paracadute da 400 miliardi di dollari dal G20.

La «resa» sul reintegro nei licenziamenti individuali non è servita a molto, la Camusso conferma che lo sciopero generale si farà, ma soprattutto che sull'articolo 18 «la partita è tuttora aperta» e umilia Monti prendendosi il merito del «primo vero e proprio passo indietro del governo».

Intanto anche il Financial Times, dopo il WSJ, bacchetta Monti: deve fare di più per rilanciare la crescita, altrimenti «i mercati continueranno a chiedersi se il Paese riuscirà mai a ripagare il suo debito». Ok, questo lo sappiamo tutti, ma il FT aggiunge anche il "come": tagliare la spesa per tagliare le tasse. Liberalizzazioni e riforma del mercato del lavoro, osserva il quotidiano, «potrebbero avere un effetto sulla crescita ma entrambe non rispondono appieno ai bisogni dell'Italia. Qualsiasi effetto avranno sull'economia si sentirà soltanto a lungo termine». Servono misure immediate: «Il mostruoso settore pubblico italiano e il suo vorace sistema politico consentono risparmi che non andrebbero a colpire la qualità dei servizi pubblici essenziali. Le risorse recuperate potrebbero essere usate per ridurre la pressione fiscale sul Paese, che si prevede toccherà un sorprendente 49% nel 2013». Monti «merita credito» - conclude severamente il FT - «ma la sua agenda economica rischia di rivelarsi non all'altezza».

Sul piano mediatico Berlusconi che si presenta al processo Ruby ruba la scena a tutti gli altri casi: ma sono le battute sulle «gare di burlesque» che campeggiano su tutti i siti, forse per non dover raccontare che i due poliziotti di turno la sera dell'arresto non è che abbiano proprio confermato l'impianto accusatorio della Boccassini, cioè le «pressioni» del premier per rilasciare la ragazza.

Sul piano politico la giornata è dominata dal fumogeno di Casini che ha gettato scompiglio nel campo del Pdl, tanto che ha indotto Alfano a rilanciare promettendo effetti speciali ancora più spettacolari: «Io e Berlusconi annunceremo la più grossa novità che cambierà il corso della politica». Ma dopo la pubblicità...

L'Udc fa sul serio e azzera i vertici. Imbarazzo in Fli e Api per il predellino di Casini (che tanto criticò quello di Berlusconi nel 2007), ma da tempo si sono rassegnati a salirci.

Casini pensa ovviamente ad un contenitore a vocazione "grancoalizionista", promotore o interprete della Grande Coalizione, fiero erede dell'esperienza montiana. Ripete che «Monti non è una parentesi», che «politici e tecnici sono nella stessa barca e devono remare insieme». Per Pd e Pdl «profondo rispetto», per il «senso di responsabilità» dimostrato, ma ora è «auspicabile continuare insieme un percorso di ricostruzione italiana», anche dopo il 2013, perché riformare l'Italia «in profondità» richiederà anni ed è «illusorio pensare che si riapra la fase degli uomini della Provvidenza». «L'operazione-salvataggio» di Monti, ammonisce il leader Udc, «è ancora in corso e nessuno può permettersi di sabotarla». Ci tiene quindi a sottolineare che «la nostra iniziativa e la sua riuscita si misura sulla capacità di rafforzare questo tentativo senza esitazioni». Peccato però che facendo apparire il governo Monti funzionale al suo disegno politico, e i suoi ministri tecnici leader "in sonno" del nuovo partito, rischia di scatenare pericolose tensioni nella maggioranza, di compromettere l'esperienza che si propone di rafforzare e persino di indurre il precipitare verso elezioni a ottobre. Tant'è che il Quirinale non ha mancato di far trapelare la sua irritazione.

Casini è da sempre ossessionato dai contenitori piuttosto che dai contenuti, è il leader del compromesso "a prescindere". La riforma del lavoro esce fuori timida, persino dannosa? Fa niente, l'importante è lo «sforzo collettivo» in sé, la Grande Coalizione, ed esserne il celebrato architetto. Ha intuito le insidie del tecno-centrismo, che qualche ministro tecnico può pensare di giocare una sua partita personale, che nuove offerte politiche (tra cui quella di Montezemolo) possono trovare ampi spazi nel campo dei moderati dopo il passo indietro di Berlusconi. Quindi ha deciso di giocare d'anticipo, di allestire un nuovo carro nel quale è pronto ad accogliere tutti, anche a farsi scudiero. Non ambisce alla premiership (troppo lavoro), ma alle poltrone istituzionali (il Quirinale è il sogno di tutti i democristiani). L'importante è che sia lui al centro di ogni equilibrio e di ogni compromesso.

Ma siamo sicuri che Passera o Montezemolo, o chiunque altro, se e quando scenderanno in campo, vorranno farsi accompagnare da Casini, Fini e Rutelli? A giudicare da un paio di tweet ironici del direttore di Italia Futura, Andrea Romano, almeno il secondo non ci pensa proprio. Il presidente della Ferrari è sfuggente rispetto ai rumors degli ultimi giorni. A chi gli chiede del suo ingresso in politica risponde «non mi parlate di politica, è come se mi parlate della luna, e oggi la luna non c'è». Però durante il primo viaggio del nuovo treno Italo, fa già sapere che una volta «avviato il servizio, tra qualche tempo, lascerò la presidenza e rimarrò azionista».

Paradossalmente Casini può sperare che ministri tecnici, o lo stesso Montezemolo, si convincano a farsi "cooptare" se resta in vigore la legge elettorale che il leader centrista tanto avversa. La riforma di cui si discute, invece, aprirebbe il campo a nuovi giocatori in proprio. Non ci sarebbe da stupirsi se il più appiattito sostenitore di Monti in realtà, in segreto, stesse accarezzando la speranza di votare a ottobre con questa legge, dando chiaramente la colpa agli altri.

Tuesday, February 01, 2011

Il "perfetto" strabismo delle Procure

Gli articoli brutti, offensivi e diffamatori sui nostri giornali non si contano. Ma suonano come intimidazioni, hanno un sapore vagamente - questo sì - "egiziano", le perquisizioni nelle redazioni di alcuni - solo di alcuni - giornali e persino nelle abitazioni private di alcuni - solo alcuni - giornalisti. Soltanto quando escono carte a loro sgradite, come quelle sulla Boccassini, anche se si riferiscono a fatti ormai di decenni fa, i magistrati scatenano la caccia al colpevole della fuga di notizie. Ma MAI - nonostante tutta l'obbligatorietà dell'azione penale - mai una volta che scatenino una simile caccia all'uomo per capire come mai e grazie a chi Corriere, Repubblica e tutti gli altri giornali e fattacci quotidiani pubblicano centinaia di pagine di verbali, intercettazioni e atti coperti da segreto istruttorio che riguardano indagini ancora in corso e spesso non arrivate nemmeno davanti a un gip. Come mai - rimanendo su notizie di giornata - non vengono perquisite le redazioni dei giornali che questa mattina hanno pubblicato i virgolettati dell'interrogatorio alla Minetti? C'è da fidarsi che siano questi magistrati, con questi metodi, ad abbattere Berlusconi?

Tuesday, November 02, 2010

Procure scatenate e gioco di squadra

Milano di nuovo all'attacco, Palermo che scalda i motori su un "giro di escort". Ed è sintomatico che sul caso Ruby si sia avventata la toga super-rossa Boccassini, che coordina la Dda (antimafia) del capoluogo lombardo, ma evidentemente trova il tempo (interrogatori anche il giorno di Ognissanti) di occuparsi di minori e prostituzione. Ma sintomatico del suo movente politico è soprattutto come è arrivata a mettere le mani sull'inchiesta: il reato ipotizzato nel fascicolo - favoreggiamento della prostituzione minorile - esula infatti dall'antimafia. Ma il pm assegnatario del fascicolo dal 2009 è stato promosso - guarda caso solo pochi giorni fa, il 28 ottobre - al pool antimafia, e la regola a Milano vuole che i pm che cambiano dipartimento portino con sé le loro inchieste, e che a sovrintenderle sia, dunque, il nuovo capo.

Il caso Ruby è molto poco chiaro, ma trapelano i tipici contorni del caso gonfiato ad arte per essere mediatizzato e usato politicamente. Inutile addentrarsi nei meandri dell'inchiesta, a partire dal fermo della ragazza, sembra per furto (accusa però formalizzata solo pochi giorni fa, e secondo alcuni mai), anche se ha rischiato di essere spedita in comunità in quanto minorenne senza documenti. Sul premier non c'è l'ombra di un reato, e questa volta, diversamente dal caso Noemi, nessuno lo accusa esplicitamente di un rapporto sessuale con una minorenne (dal momento che Ruby ha subito smentito), e nonostante la sua telefonata alla questura il caso Ruby venne trattato nel rispetto delle procedure, come conferma lo stesso procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, certo non un "berlusconiano". Lo scopo, però, mediaticamente parlando è già raggiunto: alludere e "mascariare".

Come già accaduto diverse volte, tutto sembra destinato a sgonfiarsi e a rivelarsi per quello che è: un caso puramente mediatico per armare il grilletto di Fini, in quello che sembra un perfetto gioco di squadra, tacito o meno importa poco, con le procure. "Dài, Gianfranco, cosa ti serve ancora per battere questo calcio di rigore?" Peccato che una volta segnato il gol, coloro lo hanno spinto sul dischetto saranno gli stessi che lo relegheranno in panchina.

Sia pure effimero dal punto di vista giudiziario, non è detto quindi che il caso sia privo di conseguenze politiche, dal logoramento ulteriore alla caduta del governo. Ancora una volta, infatti, Fini ha scelto di cavalcare la vicenda. Con gran faccia tosta chiede le dimissioni del premier, pur essendo a sua volta in una condizione non irreprensibile, per aver introdotto in Rai la sua personale parentopoli, e visto che nelle stesse carte con le quali i giudici romani chiedono per lui l'archiviazione sul caso Montecarlo, si rileva tuttavia che sotto il contratto d'affitto le firme del locatore e del locatario «appaiono identiche» e Fini stesso aveva promesso di dimettersi se fosse stato dimostrato che il cognato è il vero proprietario dell'immobile.
«Il contratto di locazione intervenuto tra il locatore Timara Ltd, priva della indicazione della persona fisica che la rappresentava, e il locatario Giancarlo Tulliani reca sotto le diciture "locatore" e "locatario" due firme che appaiono identiche, così come quelle apposte sulla clausola integrativa recante la data 24/2/2009, allegata al contratto».
Il gioco è fin troppo scoperto: prima si aziona la macchina del fango, poi si accusa il premier di non volersi occupare dei problemi "reali" della gente. Ma se le sorti politiche del Paese sembrano dipendere da una minorenne marocchina, è difficile credere che sia per uno strano impulso di Berlusconi ad autosputtanarsi. I finiani invocano l'apertura di una nuova fase ma al contempo la sabotano, spalleggiati dalle, anzi spalleggiando le procure.

Ed è significativo che i nuovi siluri mediatico-giudiziari siano stati lanciati proprio nel momento in cui il governo tentava di rilanciare la propria azione, e tentava di puntellare, a partire dalla giustizia, la fragile tregua con i finiani. Ma Fini ha subito colto la palla al balzo per romperla, a dimostrazione che non ci sbagliavamo nel reputare il logoramento e l'abbattimento del Cav. l'unico reale obiettivo di Fini, e quindi impossibile qualsiasi compromesso, o modus vivendi tra i due - come invece sostenevano molte "colombe" intorno al premier, Il Foglio tra questi.

Né è un caso che accerchiamento giudiziario e macchina del fango si siano rimessi in moto non appena si è cominciato a mettere nero su bianco la riforma della giustizia. Se vivessimo in un Paese normale, ci si chiederebbe come mai certe procure non si fanno mai venire qualche sospetto prima di dare credito alle accuse dei mafiosi contro i poliziotti che li hanno arrestati (il maresciallo Lombardo, il tenente Canale, il colonnello Meli, il generale Mori: tutti assolti); se vivessimo in un Paese normale, ci si chiederebbe se i fallimenti continui e clamorosi di certe procure, perse in una perenne quanto sterile caccia al fantomatico "livello politico" (che prima faceva rima con Andreotti e dal 1994 fa rima con Berlusconi), non favoriscano oggettivamente la mafia. Se vivessimo in un Paese normale, su tutto questo, sul perché certe procure sembrano un po' troppo "vittime" dei depistaggi politici dei pentiti, si aprirebbe davvero una commissione parlamentare d'inchiesta.

I giornali sentono per l'ennesima volta l'odore del "sangue" politico di Berlusconi, zaffate che arrivano fin dentro i palazzi romani. E' possibile che Berlusconi cada, ma primo, i finiani dovranno votargli contro in Parlamento assumendosene la responsabilità; secondo, il caso Ruby prima o poi si smonterà; terzo, sia nel caso di ribaltone, che di elezioni anticipate, battere il Cav. nelle urne sarà molto più dura che "abbatterlo".

UPDATE
La versione di Ruby al settimanale Oggi: nessuno sapeva che fosse minorenne; una sola volta dal premier, ma niente sesso, "solo" un regalo di 7 mila euro; il "bunga bunga"? solo la vecchia barzelletta; quando Berlusconi ha saputo che era minorenne, «mi ha detto che non voleva più sentirmi»; uscita dalla questura, Berlusconi «mi ha detto che non voleva più vedermi»; da quel 27 maggio interrogata dai pm per ben 23 volte (!), non sul presunto furto ma «solo su Silvio». Uno zelo degno di miglior causa.