Se le parole di Sollecito oggi possono apparire verosimili e non farneticazioni, è perché il teorema accusatorio, la natura puramente indiziaria del processo e le modalità della raccolta delle prove, giudicate dai periti super partes «approssimative», non conformi agli standard, hanno destato pesanti perplessità. Considerando i sospetti che fin dall'inizio gravano sulla correttezza dell'operato della pubblica accusa, e la vasta eco internazionale della vicenda, le nostre istituzioni non possono permettersi il lusso di rispondere con il silenzio alle gravi accuse esplicitate nel libro di Sollecito e, c'è da scommettere, anche in quello di Amanda. Per tutelare la credibilità e l'onorabilità della giustizia italiana dovrebbe essere fatta piena luce sulla condotta della procura durante le indagini e durante il processo. Sia il ministero della Giustizia che il Csm dovrebbero aprire un'inchiesta formale per stabilire non solo se vi siano state violazioni di legge, ma anche incompetenze e negligenze, per capire come sia stato possibile che, delle due l'una, o due innocenti sono rimasti in carcere per quattro anni, o due ragazzini hanno messo in scacco una procura.
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Thursday, September 20, 2012
Thursday, October 14, 2010
Promotional tour di Fini (con i soldi della Camera)
Il Pdl ha tenuto fede all'impegno preso sui rinnovi delle presidenze delle commissioni, accettando la conferma della Bongiorno nella delicatissima postazione alla guida della Commissione Giustizia della Camera e, di fatto, accettando il ruolo di Fli come "terza gamba" della coalizione. Adesso Fli garantirà un rispetto altrettanto leale, e integrale, del programma di governo? Sulla giustizia, i punti della riforma sono noti e al di là dell'annoso problema dell'eccessiva durata dei processi, di recente ricordato dal presidente Napolitano, sia il rafforzamento della distinzione tra magistratura inquirente e magistratura giudicante, in attuazione dei principi del giusto processo, sia il rafforzamento della responsabilità penale, civile e disciplinare dei magistrati, e persino la limitazione dell'uso e il divieto di pubblicazione delle intercettazioni, fanno parte del programma del Pdl presentato agli elettori nel 2008. Dunque, «punitivo» o no nei confronti delle toghe, niente storie! I finiani hanno sempre giurato di voler tener fede a quel programma.
Eppure, che sia tacita o meno, l'alleanza tra Fini e le toghe per far fuori il governo Berlusconi, o comunque per impedirgli di toccare alcunché dei privilegi e del potere politico della casta, mi sembra emergere chiaramente dalle sue parole e dai suoi comportamenti, nonché dallo scarso zelo, se non dall'attenzione nulla dedicata dai magistrati a vicende poco trasparenti che lo riguardano. Tra qualche mese, alla luce del comportamento di Fli sulle riforme, ne avremo conferma o smentita. Permangono quindi forti dubbi sulle reali intenzioni di Fini, che evoca il tema della giustizia come causa di una possibile crisi di governo; che usa le sue prerogative di presidente della Camera per spingere in avanti, in parallelo, la discussione sulle modifiche alla legge elettorale, con la minaccia appena velata di dar vita a governi "tecnici" con una maggioranza diversa; e che ora annuncia ai suoi la politica delle «mani libere», delle «alleanze variabili», alle prossime amministrative, esattamente come l'Udc di Casini.
Il 20 ottobre, inoltre, sarà a Londra per una visita ufficiale, prima tappa di un tour nelle principali capitali europee. Poi sarà la volta di Berlino e Parigi. Almeno è quanto anticipano, senza smentite finora, alcuni quotidiani. Formalmente in veste di presidente della Camera, ma non sfugge come in realtà - con i soldi della Camera dei deputati, e soprattutto sfruttando il prestigio della carica che ricopre e le numerose occasioni di udienza che garantisce - per Gianfranco Fini si tratterà di accreditarsi all'estero come leader di un centrodestra diverso e alternativo rispetto a quello berlusconiano, di presentarsi come avversario, se non nemico, di Berlusconi, di spiegare le sue intenzioni. Insomma, di farsi pubblicità. L'accreditamento internazionale - ancora una volta sfruttando a fini personali risorse e rilievo istituzionale garantiti dal podio di Montecitorio - come parte della strategia comunicativa per il lancio del suo movimento.
P.S.: Intanto, Fini e i suoi brindano perché le autorità di Montecarlo giudicano il valore catastale (catastale!) dell'appartamento del cognato dichiarato nel 1999 (1999!), cioè all'atto del passaggio di proprietà dalla defunta contessa Colleoni all'ex An, "congruo" per l'epoca (1999, non 2008, dunque). Valore, tra l'altro, ai soli fini catastali, e non di mercato. E tutti gli italiani sanno bene cosa significhi. Può ben darsi che la Procura di Roma archivi tutto (e d'altronde ha dimostrato già uno scarsissimo zelo sulla vicenda, non ritenendo neanche di ascoltare il cognato), ma Fini non riuscirà a convincere nessuno che sia "congruo" anche il prezzo di vendita nel 2008, solo del 10% superiore al valore catastale dichiarato ben nove anni prima e a sei anni trascorsi dal passaggio all'euro, che tutti sappiamo bene cosa abbia significato per i prezzi degli immobili. A ben vedere, le carte arrivate da Montecarlo dimostrano esattamente il contrario: e cioè che vendere a 300 mila euro un immobile il cui valore catastale nove anni prima (e tre anni prima del passaggio all'euro!) era di 270 mila euro è semplicemente ridicolo, un regalo.
Eppure, che sia tacita o meno, l'alleanza tra Fini e le toghe per far fuori il governo Berlusconi, o comunque per impedirgli di toccare alcunché dei privilegi e del potere politico della casta, mi sembra emergere chiaramente dalle sue parole e dai suoi comportamenti, nonché dallo scarso zelo, se non dall'attenzione nulla dedicata dai magistrati a vicende poco trasparenti che lo riguardano. Tra qualche mese, alla luce del comportamento di Fli sulle riforme, ne avremo conferma o smentita. Permangono quindi forti dubbi sulle reali intenzioni di Fini, che evoca il tema della giustizia come causa di una possibile crisi di governo; che usa le sue prerogative di presidente della Camera per spingere in avanti, in parallelo, la discussione sulle modifiche alla legge elettorale, con la minaccia appena velata di dar vita a governi "tecnici" con una maggioranza diversa; e che ora annuncia ai suoi la politica delle «mani libere», delle «alleanze variabili», alle prossime amministrative, esattamente come l'Udc di Casini.
Il 20 ottobre, inoltre, sarà a Londra per una visita ufficiale, prima tappa di un tour nelle principali capitali europee. Poi sarà la volta di Berlino e Parigi. Almeno è quanto anticipano, senza smentite finora, alcuni quotidiani. Formalmente in veste di presidente della Camera, ma non sfugge come in realtà - con i soldi della Camera dei deputati, e soprattutto sfruttando il prestigio della carica che ricopre e le numerose occasioni di udienza che garantisce - per Gianfranco Fini si tratterà di accreditarsi all'estero come leader di un centrodestra diverso e alternativo rispetto a quello berlusconiano, di presentarsi come avversario, se non nemico, di Berlusconi, di spiegare le sue intenzioni. Insomma, di farsi pubblicità. L'accreditamento internazionale - ancora una volta sfruttando a fini personali risorse e rilievo istituzionale garantiti dal podio di Montecitorio - come parte della strategia comunicativa per il lancio del suo movimento.
P.S.: Intanto, Fini e i suoi brindano perché le autorità di Montecarlo giudicano il valore catastale (catastale!) dell'appartamento del cognato dichiarato nel 1999 (1999!), cioè all'atto del passaggio di proprietà dalla defunta contessa Colleoni all'ex An, "congruo" per l'epoca (1999, non 2008, dunque). Valore, tra l'altro, ai soli fini catastali, e non di mercato. E tutti gli italiani sanno bene cosa significhi. Può ben darsi che la Procura di Roma archivi tutto (e d'altronde ha dimostrato già uno scarsissimo zelo sulla vicenda, non ritenendo neanche di ascoltare il cognato), ma Fini non riuscirà a convincere nessuno che sia "congruo" anche il prezzo di vendita nel 2008, solo del 10% superiore al valore catastale dichiarato ben nove anni prima e a sei anni trascorsi dal passaggio all'euro, che tutti sappiamo bene cosa abbia significato per i prezzi degli immobili. A ben vedere, le carte arrivate da Montecarlo dimostrano esattamente il contrario: e cioè che vendere a 300 mila euro un immobile il cui valore catastale nove anni prima (e tre anni prima del passaggio all'euro!) era di 270 mila euro è semplicemente ridicolo, un regalo.
Wednesday, April 16, 2008
Già i primi dissidi?
Note positive e note negative dalla prima conferenza stampa dei quattro leader della coalizione vincitrice. Innanzitutto, possiamo star certi che quando Berlusconi parla di «momenti difficili» non si riferisce a nuove tasse. Ed è già qualcosa. Ma, pare, a «un forte rinnovamento per fare le riforme necessarie che avranno anche contenuti di impopolarità».
E' stato fatto il nome di Giulia Bongiorno per il Ministero della Giustizia ed è un altro segnale positivo.
Negativo, invece, che il premier in pectore abbia frenato sui nomi della squadra di governo nascondendosi dietro il ruolo del presidente della Repubblica, da non scavalcare: «Ricordo a tutti che è il capo dello Stato a nominarli su proposta del presidente del Consiglio e io non lo sono ancora».
Segno che nonostante si definiscano «distesi» i rapporti e si assicuri che non c'è «alcuna difficoltà nella composizione della squadra» di governo, questa in realtà è ancora in alto mare e qualche intoppo sembrerebbe esserci. Sensazione confermata dalle parole di Bossi all'uscita dall'incontro: «Non si è combinato niente. Finché non si fanno i nomi, prima di fare l'elenco completo passano secoli».
Altro segnale negativo su Alitalia. Da una parte Berlusconi evoca «un'altra possibilità, che è quella di tornare alla primitiva soluzione e cioè la formazione di un grande gruppo internazionale con pari dignità delle tre compagnie aeree», riferendosi ad Alitalia, Air France e Klm. Ma dall'altra sembrerebbe tornare in campo la soluzione russa, avvalorata dall'imminente incontro di Berlusconi con l'"amico" Putin. «Con nuove basi di gara, con la possibilità di una partecipazione di Aeroflot e con una proposta senza dubbio prenderemo in considerazione» la cosa, spiega, all'agenzia Apcom, Lev Koshlyakov, il numero due della compagnia di bandiera russa, che potrebbe addirittura inviare un suo manager in Sardegna per l'incontro Berlusconi-Putin.
Davvero meglio i russi, supponiamo con una compagnia sotto il diretto controllo dello Stato, che i franco-olandesi?
Per quanto riguarda l'accenno di Berlusconi a possibili ministri del Pd la riteniamo una boutade.
E' stato fatto il nome di Giulia Bongiorno per il Ministero della Giustizia ed è un altro segnale positivo.
Negativo, invece, che il premier in pectore abbia frenato sui nomi della squadra di governo nascondendosi dietro il ruolo del presidente della Repubblica, da non scavalcare: «Ricordo a tutti che è il capo dello Stato a nominarli su proposta del presidente del Consiglio e io non lo sono ancora».
Segno che nonostante si definiscano «distesi» i rapporti e si assicuri che non c'è «alcuna difficoltà nella composizione della squadra» di governo, questa in realtà è ancora in alto mare e qualche intoppo sembrerebbe esserci. Sensazione confermata dalle parole di Bossi all'uscita dall'incontro: «Non si è combinato niente. Finché non si fanno i nomi, prima di fare l'elenco completo passano secoli».
Altro segnale negativo su Alitalia. Da una parte Berlusconi evoca «un'altra possibilità, che è quella di tornare alla primitiva soluzione e cioè la formazione di un grande gruppo internazionale con pari dignità delle tre compagnie aeree», riferendosi ad Alitalia, Air France e Klm. Ma dall'altra sembrerebbe tornare in campo la soluzione russa, avvalorata dall'imminente incontro di Berlusconi con l'"amico" Putin. «Con nuove basi di gara, con la possibilità di una partecipazione di Aeroflot e con una proposta senza dubbio prenderemo in considerazione» la cosa, spiega, all'agenzia Apcom, Lev Koshlyakov, il numero due della compagnia di bandiera russa, che potrebbe addirittura inviare un suo manager in Sardegna per l'incontro Berlusconi-Putin.
Davvero meglio i russi, supponiamo con una compagnia sotto il diretto controllo dello Stato, che i franco-olandesi?
Per quanto riguarda l'accenno di Berlusconi a possibili ministri del Pd la riteniamo una boutade.
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