Tuesday, April 29, 2003

Amato: da Bruxelles 25 aprile "terribile"
Giuliano Amato, intervistato dal quotidiano 'Europa', commenta le celebrazioni del 25 aprile, ma non ne è affatto entusiasta: «Ero a Bruxelles, ma da lì ho osservato un 25 aprile terribile. Un leader democratico come Pezzotta cui viene impedito di parlare in piazza, un senatore della Repubblica (il leghista Stiffoni, n.d.r.) che tira le monetine a un vecchio partigiano (Agostino Pavan, n.d.r.), le vittime delle foibe celebrate in camicia nera, gli ebrei di Roma cacciati da una manifestazione di sinistra a forza di slogan antisemiti».
«Che bisogna pensare? Che vorremmo portare il nostro bipolarismo a Westminster, e invece stiamo andando a Weimar», conclude amareggiato.
RadioRadicale.it

Monday, April 28, 2003

Giorgiana Masi: I «dubbi» di Cossiga, ancora una volta
"Un dubbio" che nasce da confidenze di un magistrato e di alcuni funzionari di polizia. Nel corso della registrazione di un'intervista per il programma televisivo 'Report' su Raitre Francesco Cossiga, ministro dell'Interno all'epoca dell'uccisione di Giorgiana Masi, colpita a morte durante una manifestazione a Ponte Garibaldi a Roma il 12 maggio 1977, è tornato sulle circostanze di quell'uccisione: "Non l'ho mai detto all'autorità giudiziaria e non lo dirò mai, è un dubbio che un magistrato e funzionari di polizia mi insinuarono. Se avessi preso per buono ciò che mi avevano detto sarebbe stata una cosa tragica. Ecco, io credo che questo non lo dirò mai se mi dovessero chiamare davanti all'autorità giudiziaria perché sarebbe una cosa molto dolorosa" (Vai alla notizia).
La trasmissione (Vai all'audiovideo) è stata, come spesso accade su quella rete, pessima dal punto di vista giornalistico: con toni pseudo-documentaristici si fornisce una versione forzata e, più che 'dietrologica', direi 'complottarda', di alcuni misteri d'Italia rimasti irrisolti. Nessun reale interesse per l'approfondimento, per la ricostruzione, bensì spunti per tesi politiche.
Anche Cossiga oggi se la prende con 'Report': "Sono indignato per il fazioso montaggio dell'intervista da me resa, in cui avevo risposto con chiarezza e bona fide alle domande, peraltro correttamente postemi da un giovane giornalista la cui onestà professionale è stata chiaramente carpita e strumentalizzata dai responsabili del programma e del montaggio". Poi però aggiunge qualcosa alle dichiarazioni di ieri sulle verità nascoste dietro l'uccisione della Masi: "Per quanto riguarda i commenti che sono stati fatti a margine alla mia intervista, è vero che ciò che polizia, carabinieri e magistrati mi sussurrarono, ma che non fu provato, è che ci fu il tentativo che il governo ed io, allora ministro dell'Interno, che ne attuai le direttive collegiali, riuscimmo ad evitare di innescare una strage, ma 'au contraire' di quanto è stato affermato, non da parte, ma contro le forze dell'ordine e contro lo Stato, profittando dell'onestà e dell'ingenuità degli amici radicali".
Dall'archivio di Radio Radicale, i fatti del 12 maggio 1977
RadioRadicale.it
Il bianco del sogno
Oggi Adriano ha postato sul suo blog una poesia molto bella. Vi invito a leggerla, facendo però attenzione a non scivolare oltre, perché lo sguardo potrebbe finirvi su una delle sue strampalate teorie... e sareste persi per sempre.
brainDamage

Thursday, April 24, 2003

"Penne-mercato". La 'lunga marcia' di Magdi Allam
Magdi Allam prosegue nella sua strategia per finire a scrivere sul Corriere della Sera. Sulla guerra in Iraq è sempre più tra i "falchi" e oggi il suo articolo "Gli sciiti non sono contro Bush", che spiega come le manifestazioni sciite di Karbala con slogan antiamericani fossero per lo più pellegrinaggi religiosi, su la Repubblica è finito addirittura a pag. 19 (senza neanche richiami in prima). "Quanti si ricordano cosa scriveva ai bei tempi, quando campeggiava ogni giorno in prima pagina?", si chiede giustamente robba.
Comunque, fa notare Magdi, spesso, come per tutte le manifestazioni di piazza nel mondo islamico, è degno di nota ciò che non avviene e non viene urlato. Piuttosto che andare a pescare e analizzare ogni slogan, bisogna guardare, ed è politicamente rilevante, quel "limite rosso" che non viene superato.
Tornando al "calciomercato" dei giornalisti, per un Magdi Allam al Corriere, ci potrebbe essere un Vittorio Zucconi alla direzione di la Repubblica.
25 aprile. "I compagni mai liberati"
«La sinistra (sinistra pacifista) si sbraccia e si svocia per indicare al presidente del Consiglio dove dovrebbere trascorrere il 25 aprile, ovvero a Marzabotto, simbolo italiano della guerra contro il nazifascismo. Allora voglio suggerirglielo anche io, a Berlusconi, dove andare a celebrare la data fatidica: ad Aviano».
Il perché lo storico Giordano Bruno Guerri ce lo spiega sulla prima pagina e a pag. 9 del quotidiano 'il Giornale', che però non è on-line e non ho trovato l'articolo. «Non si è mai voluto davvero riconoscere il merito della liberazione agli Alleati, deponendolo tutto sulle spalle di una Resistenza dagli effetti soltanto simbolici, pur di non riconoscere quanto dobbiamo agli angloamericani».

Wednesday, April 23, 2003

The U.N. vs. the U.S. Power
Foreign Affair critica il no franco-russo-tedesco e spiega quale nuova Onu
«E' stato davvero solo un diverso modo per realizzare lo stesso fine, neutralizzare la minaccia Saddam, a ispirare il no franco-tedesco-russo? E' la partita per bloccare gli Stati Uniti, quella che Parigi e i suoi alleati hanno giocato all'Onu, non quella per fermare Saddam. Un no all'unilateralismo perché americano, non un no di princpio all'unilateralismo come metodo e in difesa dell'Onu».
«Una nuova Onu "sulla base di come gli Stati si comportano, e non su come si dovrebbero comportare". Perciò, Francia e compagni abbandonino l'idea di adottare alla realtà internazionale la teoria di James Madison dei pesi e contrappesi, perché essa vale all'interno di un paese nei suoi ordinamenti democratici, ma non tra Stati sovrani. Abbandonino l'idea dell'eguaglianza tra paesi: la sua applicazione alla lettera, se fosse avvenuta alla Serbia di Milosevic come a qualunque dei paesi dominati da regimi sanguinari, si traduce nell'ineguaglianza degli individui, perché solo le popolazioni dei regimi democratici ottengono i diritti che ai popoli ostaggi dei tiranni vengono negati».

Queste le tesi di «Michael J. Glennon, professore di International Law alla Fletcher School of Law and Diplomacy della Tufts University. Un sofisticato cultore del diritto internazionale, non un generale militarista» spiegate sul «Foreign Affairs, l'organo del Council of Foreign Relations, certo non sospettabile di lucidare gli stivali a Donald Rumsfeld».
Leggi tutta la recensione
Il Foglio
Il testo integrale del saggio "Why the Security Council Failed"
Foreign Affair
Gli intellettuali francesi Ran Halévi e François Galichet ripensano le posizioni della Francia sulla guerra in Iraq: «Il battage pacifista: "Un'intossicazione collettiva promossa dall'Eliseo"; l'antiamericanismo?: un "nazionalismo degli imbecilli" che ha legato l'estrema destra alla sinistra in una imbarazzante union sacrée; la freddezza verso la liberazione di Baghdad?: davvero una bella pièce per la culla dei diritti dell'uomo; il veto a suo tempo minacciato dalla Francia? De Gaulle in persona si rivolta nella tomba; l'asse con Mosca, Bruxelles e la Cina? Se questo è multilateralismo idealista andiamo bene».
Il Foglio
"Conquistare" le menti degli sciiti iracheni
«We have a very narrow window in Iraq to win the support of the Shiite community, which constitutes a majority of the Iraqi people. If we do not manage that in the next month or two, the radical Iranian regime will almost certainly succeed in its ambitious and, thus far, brilliantly managed campaign to mobilize the Iraqi Shiites to discredit the Coalition victory, demand an immediate American withdrawal, and insist on "international" — that is, U.N. and European — supervision of the country. That would leave Iran with a free hand in Iraq, strengthen the regime in Tehran to our detriment, and give a second wind to the terror network. Our victory, as the old saying goes, would turn to ashes in our mouths». Leggi tutto
National Review

Saturday, April 19, 2003

La ricostruzione
Gli interessi forti degli Stati si stanno muovendo attorno alla ricostruzione dell'Iraq del dopo-Saddam. Le enormi risorse a disposizione del Paese, il petrolio, ma anche rilevanti capacità industriali e umane, rischiano di non essere sufficienti per un rapido risollevamento. Sulle sorti della ricostruzione gravano i debiti contratti da Saddam Hussein e le incognite determinate dagli interessi dei grandi Stati. Russia e Francia si oppongono alla cancellazione del debito iracheno e contrastano la rapida revoca delle sanzioni economiche imposte dall'Onu.
Leggi:
Perché rimettere agli iracheni i debiti "odiosi", Irwin M. Seltzer.
I tre denari, secondo editoriale.
Un nuovo dirigismo per l'Iraq, secondo editoriale.
Il Foglio

Friday, April 18, 2003

Wednesday night death
Ne riesco a parlare solo a due giorni di distanza. Una festa in un noto centro sociale della periferia romana. Scopo: la promozione di un'associazione di beneficenza e di varia umanità. Nonostante abbia contato 20 persone in tutto: togliete me e la mia ragazza, altri tre miei amici, 4 tecnici per le riprese video. Però l'umanità era veramente varia. Ho assistito alla nascita di tutti i perché. Flauti che paiono cerbottane, nani, ballerini, giocolieri, zingari, pasticche e spinelli, 'laicamente schermati', mitomani. «Che whisky avete?», chiedo ingenuamente. «No, qui solo prodotti biologici», mi viene intimato... Bah. Gli ispettori dell'Onu hanno già dichiarato off limits l'area. Ma per favore, venite a raccogliere i vostri resti e ritroviamo un po' di dignità. Mi sono annoiato a molte feste, ma questa non è stata una festa noiosa, mi sono lasciato andare a grasse risate, è stata solo triste come non potevo mai immaginare che potesse essere una festa. D'altra parte, la folla acclama i liberatori e il popolo della notte è rimasto tutto alla radio. Denti"amari", cazzi amarissimi.

Thursday, April 17, 2003

Iraq
Ora, bisogna ubriacarsi. Ora, bisogna che ognuno
a forza beva: Mirsilo è morto.

Alceo
Manutenzione
Come avrete notate (spero), in questi giorni ho apportato dei miglioramenti al blog. Ho inserito un motore di ricerca interno, un contatore di accessi e la possibilità per i visitatori di inserire dei commenti ai post (vicino l'orario).

Saturday, April 12, 2003

"Se il pacifismo diventa catastrofista non è il caso di scendere in piazza", Umberto Ranieri.
il Riformista

"Blair, atto secondo", editoriale di Angelo Panebianco.
Corriere della Sera

Cara sinistra, ti saluto
John Lloyd, ex dicettore di New Statesman, scrive e dice: "Sull'Iraq non abbiamo capito niente".
Il Foglio-Camillo

Una guerra antifascista
Paul Berman, il Robert Kagan della sinistra, spiega in un libro che quella al terrorismo islamico è la continuazione delle guerre al totalitarismo occidentale.
Il Foglio-Camillo

Wednesday, April 09, 2003

Scene di giubilo a Baghdad
Centinaia di persone in strada a Baghdad accolgono festanti i marine americani. E' presto per dirlo, certo, ma sembra che per l'ennesima volta, sottolineo per l'ennesima volta, le cassandre che avrebbero voluto vedere un nuovo Vietnam per gli Usa abbiano avuto torto. Ed è fuggi fuggi generale: in questi giorni ci sarà chi scappa, chi rosika, ma per lo più gli iracheni stanno già tornando nell'oblio dei pacifisti di buon cuore e da salotto.
Leggi "Talking Gun-I pistola parlanti"
Il Foglio-Camillo

Monday, April 07, 2003

«Pacifisti ipocriti, tacete i crimini di Saddam»
E' l'accusa del filosofo francese André Glucksmann, che, in un'intervista sul quotidiano 'La Stampa', mette in luce le contraddizioni del movimento per la pace: «Avrei preferito che il Consiglio di sicurezza all'unanimità esigesse l'esilio di Saddam Hussein, come avevano suggerito un certo numero di Stati arabi. E forse sarebbe stato possibile ottenerlo con una forte minaccia militare. Purtroppo la Francia, la Germania e le manifestazioni pacifiste hanno incoraggiato Saddam Hussein a credersi protetto». Vai al testo integrale
RadioRadicale.it

Friday, April 04, 2003

Azione 'non convenzionale'
Il mio amico Adriano mi ha strappato una risata in questo momento drammatico. Il ministro dell'Informazione iracheno Sahaf ha appena annunciato un'azione "non convenzionale" per stanotte. Commento di Adriano: "Magari tirano fuori un'astronave madre". Madre di dio! Gli ho subito stretto la mano.
RadioRadicale.it
Chi ha armato l'Iraq
Camillo ci segnala che l'Istituto svedese SIPRI, Stockholm International Peace Research Institute, ha analizzato il flusso di armi arrivate al regime di Saddam nel periodo 1973/2002, cioè fino all'anno scorso. Lo studio completo si trova qui.
Interessanti questi dati:
il 57 per cento delle armi irachene proviene dall'Urss/Russia;
il 13% dalla Francia
il 12% dalla Cina
il 7% dalla Cecoslovacchia
il 4% dalla Polonia
il 2% dal Brasile
l'1% (a testa) da USA, Danimarca, Romania, Egitto e Libia.
Camillo
L'ormeggio del buon senso
«Ma "fermare la guerra" adesso vuol dire rassegnarsi alla vittoria di Saddam Hussein, e con essa a una galvanizzazione micidiale della combattività islamista, e precisamente anche a una minaccia tragica su Israele». A dirlo non è un guerrafondaio imperialista, è Adriano Sofri. Leggi tutto
la Repubblica

Wednesday, April 02, 2003

Dove nasce l'antiamericanismo del '900
L'anticipazione di un saggio dello storico Victor Zaslavsky dal titolo "L'antiamericanismo organizzato nell'Unione Sovietica staliniana", in uscita sul prossimo numero di 'Nuova Storia Contemporanea' (a partire dal 7 aprile). Scoperte che potrebbero essere sorprendenti per molti, molto meno per pochi altri. Bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi. Leggi tutto
Il Foglio

Tuesday, April 01, 2003

I marx-pacifisti
«Più che il conflitto, insomma, li preoccupa chi lo vince. Di igienico la guerra ha soltanto questo: che costringe a schierarsi. E rivela. Nella fattispecie rivela la incompatibilità esistenziale tra le due sinistre sopravvissute al crack dell'89». Leggi tutto
il Riformista
Aprile
«E' nato Aprile. Auguri. L'ambiguità è finita. Cofferati fa politica con uno proprio partitino. La novità è fortissima. Chi dice che non è accaduto niente, che Aprile sarà un punto di raccordo fra partiti e movimenti, sta imbrogliando le carte. I Ds come formazione politica unitaria sono finiti. C'è la doppia organizzazione, la doppia leadership, la doppia lealtà». Leggi tutto
il Riformista