Caro Daw, mi fa piacere leggere la tua replica, nella quale oltre a rivendicare i meriti della tua iniziativa, che per altro io stesso nel mio post avevo riconosciuto a scanso di equivoci, spieghi che «dopo la rottamazione sarà necessariamente il turno di una fase "propositiva"». Chi strappa un po' di visibilità ha sempre ragione, e chi no torto. Se della vostra campagna «parlano in tanti, non solo giornali, radio o televisioni, ma anche politici», è senz'altro un vostro merito. Mi permettevo di suggerire un passo ulteriore, che abbia a che fare sempre con il ricambio della classe politica, altrimenti - esattamente come tu stesso riconosci - "bucare" i media rischierebbe di rivelarsi «esercizio sterile e inutile».
Sicuramente nella comunicazione abbiamo tutti da imparare da Daw, e il tema della legge elettorale - l'ho premesso io stesso tanto per non fare la figura dell'idiota - è «mediaticamente meno appagante». Solo una inesattezza però mi ha un po' infastidito del tuo post di replica: non penso affatto di risolvere i problemi del Paese con la legge elettorale. Ci mancherebbe. Si parlava di ricambio della classe politica e di primarie. A quello mi riferivo. E allora sì, se hai letto bene il mio post, questo particolare problema si risolve a mio modesto avviso con l'uninominale, di cui le primarie sono una logica conseguenza. Forse la nostra bravura potrebbe consistere nel far capire a chi ci legge quanto il ricambio della classe politica dipenda concretamente dalla legge elettorale. Volete "rottamare" i politici che vi sono venuti a noia? Ebbene, sappiate che l'uninominale vi dà un grilletto da premere. Anni fa, fu tanto chiaro questo concetto alla "pancia" della gente, che in due occasioni - nel '91 e nel '93 - i cittadini si recarono in massa a votare i referendum elettorali. Altri tempi, obietterai, ma come vedi non è impossibile che i cittadini identifichino in un sistema elettorale uno strumento utile per appagare la loro voglia di rinnovamento. Bisogna essere bravi a prospettarglierlo, e chi meglio di Daw, che nella comunicazione non ha rivali?
Se non si compie questo passo ulteriore, se restiamo alla «rottamazione», riusciamo sì a far parlare di noi per qualche giorno, ma rischiamo di restare al "morettismo". Ricordi Moretti sul palco di Piazza Navona davanti a Rutelli e Fassino attoniti? "Con questi qui non vinceremo mai!". Moretti aveva ragione, ma "quelli lì" ci sono ancora tutti. Vedi, il problema è che testata dopo testata, la cappa di silenzio si riesce talvolta a penetrare. Ma quello che "buca", per l'informazione chiamiamola "ufficiale", è la provocazione. Ecco: mi piacerebbe che la rete fosse presa in considerazione non solo per il folclore, per i rumors di "pancia" che fa arrivare alle antenne dei media, che percepiscono ciò che fa comodo in un certo momento, ma anche per le idee, le analisi, e i contributi costruttivi e non paludati che soprattutto la blogosfera di area liberale e conservatrice è in grado da anni di far circolare. E a fare questo mi pare che ancora nessun blogger ci sia riuscito, anche e soprattutto per la miopia dei mezzi di informazione tradizionali e della classe politica.
Tornando ai «problemi del Paese», è da quando è iniziato questo dibattito sulle primarie nel centrodestra che pur dichiarandomi assolutamente a favore, avverto però che non sono tutto. Se l'uninominale non è in cima alle priorità della gente, riconosciamo serenamente che agli elettori interessa poco anche chi sarà, e come verrà scelto, il coordinatore del Pdl in questa o quella regione. Non ne sapranno mai nemmeno il nome. La fiducia degli elettori che nel 2008 hanno votato centrodestra sta venendo meno per la deludente prova di governo. Se bisogna restare ai «problemi del Paese», allora il tema "meno Stato", in tutte le sue declinazioni, è quello decisivo. Ancor prima della «rottamazione».
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Monday, June 20, 2011
Friday, June 17, 2011
Caro Daw, occhio alla demagogia
Innanzitutto, sul partito abbiamo ragione noi (e con "noi" intendo non solo Daw, Right Nation, Sechi, ma mi ci metto anch'io) a chiedere che le cariche interne siano elettive e che le candidature alle cariche esterne vengano decise tramite le primarie, mentre l'onorevole Stracquadanio ha torto marcio. Nel rispondere a Sechi, su La7, è rimasto con una patata in bocca e la sua lunga risposta autobiografica non rileva affatto, non c'entra nulla con ciò di cui stiamo discutendo. E ci frega anche pochino di come ha fatto "carriera".
Occorre però stare molto attenti alla demagogia e su un paio di cose buttate lì con troppa faciloneria dall'onorevole del Pdl bisogna ragionare. Innanzitutto, demagogica mi sembra questa campagna "ad personam" sulla «rottamazione» degli esponenti di centrodestra, come se qualche decina o centinaia di lettori, pur con tutte le ragioni per essere "arrabbiati", siano legittimati a decretare chi è il bollito e chi no in una rosa di candidati selezionati piuttosto arbitrariamente per il giochino. Bella trovata mediatica, non c'è dubbio, e probabilmente troverà spazio nei migliori giornali e sui migliori siti. Se l'intenzione era "bucare", l'obiettivo è stato centrato.
Ma provo a suggerire qualcosa di più costruttivo e "ragionato". Invece di agitare il forcone internettiano, perché non rilanciare il tema dell'uninominale? Sarà mediaticamente meno appagante, ma bisogna riconoscere che l'uninominale (e tra l'altro è in quel sistema che le primarie nascono e si affermano) è l'unico vero strumento in grado di "rottamare" davvero - non nei convegni (alla Renzi & Civati), o sui nostri blog - la classe politica. E tra l'altro solo con l'uninominale avrebbero senso le primarie per scegliere i candidati al Parlamento nazionale. L'avversione bipartisan per l'uninominale non si spiega solo con la pretesa dei partiti di "acchittarsi" il sistema di voto più congeniale ai propri disegni politici, ma con rare eccezioni è profondamente radicata nella stragrande maggioranza dei parlamentari e dei dirigenti politici di ogni schieramento. Vi siete mai chiesti perché? Perché mette in gioco la loro personalissima sopravvivenza politica. Perché con l'uninominale secco, ad un turno, o sei dentro o sei fuori. Non ci sono vie di mezzo. E per quanto possano esserci collegi "blindati", anche i leader in disarmo o i "colonnelli" rampanti possono incappare in una sconfitta. Solo che non avrebbero ripescaggi né paracadute di sorta. Se poi, assieme all'uninominale e alle primarie, avessimo partiti leggeri, "all'americana", allora sarebbero costretti a cercarsi un lavoro vero.
Secondo, internet. Come pretendiamo che i politici reagiscano senza «sindromi da lesa maestà» alle nostre critiche, ebbene anche noi dobbiamo saper ragionare su noi stessi e la rete. Se quello di Stracquadanio sembrava un anatema nei confronti di internet perché ormai "in mano alla sinistra", e se in tutti questi anni il centrodestra, così come la stampa d'area (va detto!), ha colpevolmente snobbato cosa avevano e hanno da dire migliaia di blog che come noi hanno cercato di far circolare le idee liberali e conservatrici, tuttavia anch'io ho la sensazione che sul web, sui social network e i siti più visitati, la sinistra sia «quantitativamente soverchiante sul centrodestra». Non so se sia dovuto al fatto che i militanti della sinistra sono «fannulloni», ma riconoscerlo non significa in alcun modo sminuire ciò che molti blog e siti come i nostri fanno ogni giorno da anni. A me pare, ma la mia è un'opinione parziale, che oltre ad essere una supremazia solo quantitativa e per nulla qualitativa, sia anche una maggior capacità di penetrazione e che ciò dipenda da una maggiore faziosità e da un uso più "virale" della rete. Ciò che passa, ciò che si diffonde in rete come un tam tam è la battuta demagogica, ciò che "buca" e diventa evento mediatico in grado di rimbalzare sui media tradizionali, non sono le "idee", i dibattiti, le grandi questioni, ma lo sputo telematico in faccia all'avversario.
Infine, ricordiamoci che le primarie servono come il pane ma non sono, e non saranno tutto. Riconosciamo serenamente che agli elettori interessa poco chi sarà, e come verrà scelto, il coordinatore del Pdl in questa o quella regione. Non ne sapranno mai nemmeno il nome. La fiducia degli elettori che nel 2008 hanno votato centrodestra sta venendo meno per la deludente prova di governo. Punto. Se domattina avessimo le primarie, avremmo una garanzia in più che la classe dirigente del futuro sia migliore di questa, ma guardando al 2013 è da Palazzo Chigi che si possono riannodare i fili del consenso o tirarli via completamente.
Occorre però stare molto attenti alla demagogia e su un paio di cose buttate lì con troppa faciloneria dall'onorevole del Pdl bisogna ragionare. Innanzitutto, demagogica mi sembra questa campagna "ad personam" sulla «rottamazione» degli esponenti di centrodestra, come se qualche decina o centinaia di lettori, pur con tutte le ragioni per essere "arrabbiati", siano legittimati a decretare chi è il bollito e chi no in una rosa di candidati selezionati piuttosto arbitrariamente per il giochino. Bella trovata mediatica, non c'è dubbio, e probabilmente troverà spazio nei migliori giornali e sui migliori siti. Se l'intenzione era "bucare", l'obiettivo è stato centrato.
Ma provo a suggerire qualcosa di più costruttivo e "ragionato". Invece di agitare il forcone internettiano, perché non rilanciare il tema dell'uninominale? Sarà mediaticamente meno appagante, ma bisogna riconoscere che l'uninominale (e tra l'altro è in quel sistema che le primarie nascono e si affermano) è l'unico vero strumento in grado di "rottamare" davvero - non nei convegni (alla Renzi & Civati), o sui nostri blog - la classe politica. E tra l'altro solo con l'uninominale avrebbero senso le primarie per scegliere i candidati al Parlamento nazionale. L'avversione bipartisan per l'uninominale non si spiega solo con la pretesa dei partiti di "acchittarsi" il sistema di voto più congeniale ai propri disegni politici, ma con rare eccezioni è profondamente radicata nella stragrande maggioranza dei parlamentari e dei dirigenti politici di ogni schieramento. Vi siete mai chiesti perché? Perché mette in gioco la loro personalissima sopravvivenza politica. Perché con l'uninominale secco, ad un turno, o sei dentro o sei fuori. Non ci sono vie di mezzo. E per quanto possano esserci collegi "blindati", anche i leader in disarmo o i "colonnelli" rampanti possono incappare in una sconfitta. Solo che non avrebbero ripescaggi né paracadute di sorta. Se poi, assieme all'uninominale e alle primarie, avessimo partiti leggeri, "all'americana", allora sarebbero costretti a cercarsi un lavoro vero.
Secondo, internet. Come pretendiamo che i politici reagiscano senza «sindromi da lesa maestà» alle nostre critiche, ebbene anche noi dobbiamo saper ragionare su noi stessi e la rete. Se quello di Stracquadanio sembrava un anatema nei confronti di internet perché ormai "in mano alla sinistra", e se in tutti questi anni il centrodestra, così come la stampa d'area (va detto!), ha colpevolmente snobbato cosa avevano e hanno da dire migliaia di blog che come noi hanno cercato di far circolare le idee liberali e conservatrici, tuttavia anch'io ho la sensazione che sul web, sui social network e i siti più visitati, la sinistra sia «quantitativamente soverchiante sul centrodestra». Non so se sia dovuto al fatto che i militanti della sinistra sono «fannulloni», ma riconoscerlo non significa in alcun modo sminuire ciò che molti blog e siti come i nostri fanno ogni giorno da anni. A me pare, ma la mia è un'opinione parziale, che oltre ad essere una supremazia solo quantitativa e per nulla qualitativa, sia anche una maggior capacità di penetrazione e che ciò dipenda da una maggiore faziosità e da un uso più "virale" della rete. Ciò che passa, ciò che si diffonde in rete come un tam tam è la battuta demagogica, ciò che "buca" e diventa evento mediatico in grado di rimbalzare sui media tradizionali, non sono le "idee", i dibattiti, le grandi questioni, ma lo sputo telematico in faccia all'avversario.
Infine, ricordiamoci che le primarie servono come il pane ma non sono, e non saranno tutto. Riconosciamo serenamente che agli elettori interessa poco chi sarà, e come verrà scelto, il coordinatore del Pdl in questa o quella regione. Non ne sapranno mai nemmeno il nome. La fiducia degli elettori che nel 2008 hanno votato centrodestra sta venendo meno per la deludente prova di governo. Punto. Se domattina avessimo le primarie, avremmo una garanzia in più che la classe dirigente del futuro sia migliore di questa, ma guardando al 2013 è da Palazzo Chigi che si possono riannodare i fili del consenso o tirarli via completamente.
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