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Monday, June 20, 2011

Bene Daw, un passo avanti insieme

Caro Daw, mi fa piacere leggere la tua replica, nella quale oltre a rivendicare i meriti della tua iniziativa, che per altro io stesso nel mio post avevo riconosciuto a scanso di equivoci, spieghi che «dopo la rottamazione sarà necessariamente il turno di una fase "propositiva"». Chi strappa un po' di visibilità ha sempre ragione, e chi no torto. Se della vostra campagna «parlano in tanti, non solo giornali, radio o televisioni, ma anche politici», è senz'altro un vostro merito. Mi permettevo di suggerire un passo ulteriore, che abbia a che fare sempre con il ricambio della classe politica, altrimenti - esattamente come tu stesso riconosci - "bucare" i media rischierebbe di rivelarsi «esercizio sterile e inutile».

Sicuramente nella comunicazione abbiamo tutti da imparare da Daw, e il tema della legge elettorale - l'ho premesso io stesso tanto per non fare la figura dell'idiota - è «mediaticamente meno appagante». Solo una inesattezza però mi ha un po' infastidito del tuo post di replica: non penso affatto di risolvere i problemi del Paese con la legge elettorale. Ci mancherebbe. Si parlava di ricambio della classe politica e di primarie. A quello mi riferivo. E allora sì, se hai letto bene il mio post, questo particolare problema si risolve a mio modesto avviso con l'uninominale, di cui le primarie sono una logica conseguenza. Forse la nostra bravura potrebbe consistere nel far capire a chi ci legge quanto il ricambio della classe politica dipenda concretamente dalla legge elettorale. Volete "rottamare" i politici che vi sono venuti a noia? Ebbene, sappiate che l'uninominale vi dà un grilletto da premere. Anni fa, fu tanto chiaro questo concetto alla "pancia" della gente, che in due occasioni - nel '91 e nel '93 - i cittadini si recarono in massa a votare i referendum elettorali. Altri tempi, obietterai, ma come vedi non è impossibile che i cittadini identifichino in un sistema elettorale uno strumento utile per appagare la loro voglia di rinnovamento. Bisogna essere bravi a prospettarglierlo, e chi meglio di Daw, che nella comunicazione non ha rivali?

Se non si compie questo passo ulteriore, se restiamo alla «rottamazione», riusciamo sì a far parlare di noi per qualche giorno, ma rischiamo di restare al "morettismo". Ricordi Moretti sul palco di Piazza Navona davanti a Rutelli e Fassino attoniti? "Con questi qui non vinceremo mai!". Moretti aveva ragione, ma "quelli lì" ci sono ancora tutti. Vedi, il problema è che testata dopo testata, la cappa di silenzio si riesce talvolta a penetrare. Ma quello che "buca", per l'informazione chiamiamola "ufficiale", è la provocazione. Ecco: mi piacerebbe che la rete fosse presa in considerazione non solo per il folclore, per i rumors di "pancia" che fa arrivare alle antenne dei media, che percepiscono ciò che fa comodo in un certo momento, ma anche per le idee, le analisi, e i contributi costruttivi e non paludati che soprattutto la blogosfera di area liberale e conservatrice è in grado da anni di far circolare. E a fare questo mi pare che ancora nessun blogger ci sia riuscito, anche e soprattutto per la miopia dei mezzi di informazione tradizionali e della classe politica.

Tornando ai «problemi del Paese», è da quando è iniziato questo dibattito sulle primarie nel centrodestra che pur dichiarandomi assolutamente a favore, avverto però che non sono tutto. Se l'uninominale non è in cima alle priorità della gente, riconosciamo serenamente che agli elettori interessa poco anche chi sarà, e come verrà scelto, il coordinatore del Pdl in questa o quella regione. Non ne sapranno mai nemmeno il nome. La fiducia degli elettori che nel 2008 hanno votato centrodestra sta venendo meno per la deludente prova di governo. Se bisogna restare ai «problemi del Paese», allora il tema "meno Stato", in tutte le sue declinazioni, è quello decisivo. Ancor prima della «rottamazione».

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