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Wednesday, November 26, 2008

Per tutto il resto c'è SocialCard

La «social card» avrà un impatto scarsissimo, se non irrilevante, sulla domanda. Passi pure, perché non credo che il governo l'abbia introdotta credendo di sostenere in questo modo i consumi. Evidentemente il suo scopo è piuttosto quello di alleviare la drammatica situazione economica di circa 1,3 milioni di poverissimi (anche se 40 euro al mese per 12 mesi fanno 480 euro, e la spesa annuale di 450 milioni dichiarata dal governo, se si divide per 480 fa meno di un milione). In ogni caso, dietro la «social card» c'è una nobile intenzione: aiutare i più poveri.

Ma siamo sicuri che quei 450 milioni l'anno finiranno nelle mani "giuste"? Forse - anzi, magari! - sarò smentito da qualcuno più informato e più competente di me, ma leggendo con attenzione le tipologie in cui bisogna rientrare per avere diritto alla «social card», qualche dubbio m'è venuto.

Per esempio, una famiglia con due figli, di cui uno sotto i 3 anni, una casa di proprietà, due auto e 15 mila euro di risparmi in banca (!) potrà avere la «social card» solo nel caso in cui l'indicatore Isee non superi i 6 mila euro, il che significa che all'incirca la somma dei redditi dei suoi componenti non dovrebbe superare di molto i 15 mila euro l'anno.

Ma come si fanno a mantenere due adulti e due bambini, di cui uno sotto i 3 anni, una casa di proprietà su cui magari c'è da pagare un mutuo, persino due auto, con 15 mila euro? Si dirà che proprio per questo hanno bisogno di aiuto. Ma mi chiedo: fino ad oggi, come sono sopravvissuti, riuscendo persino a mantenere due auto e ad accumulare in banca un gruzzolo di 15 mila euro? Con quali soldi sono state acquistate la casa e le due auto?

Potrebbe benissimo essere il caso di una famiglia in cui uno dei due adulti è stato da poco licenziato, e quindi fino a qualche mese prima poteva permettersi quel tenore di vita (casa, figli, macchine, conto in banca). Ma in questo caso non basterebbe certo una «social card», ci vorrebbe un sussidio di disoccupazione. Il sospetto però è che dietro la maggior parte di queste situazioni si nasconda un evasore fiscale o un lavoratore in nero. Senza voler criminalizzare chi nel bisogno accetta di lavorare in nero, o si trova costretto ad evadere il fisco, non sarebbe stato meglio detassare, facendo per lo meno emergere, queste attività?

Hanno diritto alla «social card» anche gli anziani tra i 65-69 anni con redditi o pensione fino a 6 mila euro l'anno. Anche qui mi chiedo: quanti di essi, non essendo immaginabile che tutti riescano a vivere con meno di 500 euro al mese e ipotizzando che molti a quell'età sono in ottima salute, svolgono un lavoro in nero? Non sarebbe stato meglio detassare, ma far emergere, queste attività?

Insomma, la mia preoccupazione è che alla maggior parte di quel milione e trecentomila, il governo avrebbe dovuto mandare un accertamento fiscale, non una carta di credito.

Qualcuno mi illumini, se riesce: le mie vi sembrano preoccupazioni fondate, o farneticazioni?