"Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco". E Valentino Rossi nel sacco ancora non ci sta. Aspetterei a titolare Valentino «incastrato», come ha fatto oggi Corriere.it. Perché queste vicende fiscali sono complesse, si trascinano per anni e anni, spesso concludendosi con un nulla di fatto o sfumando in una conciliazione al ribasso. Ok, pare che Valentino tenesse molti dei suoi beni di lusso in Italia, vicino casa, e che lì trascorresse molti giorni all'anno, ma è tutt'altro che facile - anche alla luce della sua movimentata vita da campione e da vip - dimostrare che non sia effettivamente residente in Gran Bretagna e definire il confine oltrepassato il quale l'esercizio della sua libertà di movimento nega di fatto la residenza formale. Ed è ragionevole supporre che si sia affidato a studi competenti in materia di diritto tributario e spostamenti di capitale.In realtà gli Stati - ancora di più quelli europei grazie alla libera circolazione dei cittadini - hanno ben pochi strumenti per difendersi dalla concorrenza fiscale dei loro vicini, se non quello di ridurre a loro volta le aliquote. Se non lo fanno, non gli rimane che ricorrere a lunghi accertamenti e affrontare costose dispute legali dall'esito incerto e spesso sfavorevole.
Ma forse, in questo come in molti altri casi simili, l'obiettivo dell'Agenzie delle Entrate è... come dire, semplicemente dimostrativo. Qui pensiamo che abbia visto giusto Oscar Giannino: al fisco piace perseguitare sportivi, personaggi dello spettacolo, in generale del cosiddetto "star system", perché non c'è rischio di pestare i piedi a qualche milionario esponente dei "poteri forti". Inoltre, nei confronti dei "vip", spesso scatta nell'uomo comune un sentimento di invidia sociale, di rivalsa: scandalizzano il campione, o la "star", che non si accontentano dei tanti milioni di euro che guadagnano e sentono comunque il bisogno di evadere, o aggirare il fisco. Non suscitano nessuna simpatia né comprensione presso l'opinione pubblica, che, una volta beccati, reagisce come se sulla loro pelle tutto il paese recuperasse all'improvviso il senso civico.
E nel frattempo, a prescindere da come finirà, molti anni dopo, il contenzioso legale, i media avranno contribuito a rappresentare al pubblico l'immagine di un fisco cui nessuno può sfuggire.
Ebbene, invece allo "Stato predatore" bisognerebbe resistere e chi può farlo è bene che indichi il buon esempio.
Se Londra è la capitale europea dei capitali, ci sarà pure un motivo.