Thursday, January 10, 2013

L'era del trasformismo anticipato e fenomenologia della "società civile"

Anche su Notapolitica

Siamo entrati nell'era del trasformismo anticipato. Ai nostri giorni va affermandosi una nuova categoria di politici: coloro che ancor prima di essere candidati a qualcosa hanno già indossato (quasi) tutte le casacche. Ma che non "entrano in politica", non "fanno politica". No, costoro - ci dicono - "vengono dalla società civile". Non bisogna sorprendersi, dunque, se qualche candidatura qui e là sembra davvero stonata in questa o in quella lista. Sono saltati tutti gli schemi, ogni riguardo alla coerenza, spesso anche il senso del ridicolo.

I partiti sono a caccia di esponenti della cosiddetta "società civile" da usare come altrettante foglie di fico sui fronti  in cui ritengono di essere scoperti, come specchietti per le allodole verso questo o quel pezzo di elettorato; d'altra parte, molti di essi sono ben consapevoli di quale sarà il loro ruolo, ma qualsiasi tram è buono pur di entrare in Parlamento. Nessuno si pone limiti. Nessuno che si preoccupi della compatibilità delle proprie idee con la storia, i personaggi e i programmi della lista in cui verrà eletto. Quindi capita di trovare nello stesso partito il più estremista dei sindacalisti e l'ex duro di Confindustria; il cattolico bigotto e lievemente omofobo e l'attivista gay. Nulla può più stupire in un simile caos. Si inizia firmando il manifesto di Giannino e si finisce candidati con il Pd; ci si batte al fianco di Renzi per le unioni gay e si finisce alla corte di Casini e Buttiglione; da capolista per Monti nell'arco di un paio di giorni si diventa capolista Pd; si inizia da intellettuali della Right Nation e si finisce abbracciando il liberal-keynesiano Monti.

Se è vero che in una certa misura lo schema destra/sinistra non è più sufficiente a descrivere e a spiegare la realtà politica, è anche vero che fino ad oggi nessuna iniziativa centrista, nemmeno quella di Monti, è riuscita a introdurre elementi di chiarezza e a definire nuove linee di demarcazione dotate di maggiore senso ideale e politico. Detto in parole semplici: non sono riuscite a separare i riformatori da una parte e i conservatori dall'altra, hanno solo dato vita ad ammucchiate alla ricerca di rendite di posizione.

C'è sempre il trasformismo tradizionale, quello di chi in Parlamento è pronto a spostarsi da un partito all'altro per determinare nuove maggioranze e nuovi equilibri, spesso ricavandone vantaggi personali; ma oggi il trasformismo inizia ancor prima di entrare in Parlamento, anzi come espediente per entrarvi, o comunque come mezzo di auto-promozione: la spasmodica ricerca di uno sponsor politico per fare carriera.

Tutto in nome della rappresentanza di questa benedetta "società civile". Lungi dal sostenere minimamente il professionismo in politica. Ma cos'è, esattamente, questa entità che sembra in grado di trasformare in oro anche la... ehm... di trasformare in oro chiunque e qualunque lista? La società civile siamo tutti noi e i rappresentanti della società civile non sono altro che i politici che eleggiamo come tali: i parlamentari. Essendo però così impopolare, al giorno d'oggi, ammettere di voler fare politica, quelli desiderosi di entrarvi si sono auto-proclamati rappresentanti della società civile avanzando la tesi che per rinnovarsi la politica avrebbe dovuto aprire le porte, appunto, alla società civile. Cioè, a loro.

Questo fenomeno - la corsa a candidare il magistrato, il professore, il giornalista, lo sportivo, il sindacalista, l'industriale (e da parte di queste figure a farsi candidare) - ha raggiunto in questi giorni effetti parossistici. Tutto legittimo, per carità. Quello che si chiede è un minimo di pudore: dite che vi candidate in rappresentanza di voi stessi, al massimo delle corporazioni e delle organizzazioni di cui fate parte, ma non della "società civile". Se non altro, a questo punto, la cosiddetta "società civile" non avrà più alibi, non potrà più prendersela con la politica, essendo diventata essa stessa "la politica".

1 comment:

Anonymous said...

Caro Punzi non si preoccupi.
Sarà tutto stabilito dalle banche tbtf. Troppo grandi per fallire. Chi stampa il denaro dal nulla o lo incrementa artificiosamente con la riserva frazionaria se ne prega di chi governerà.
I 4 miliardi dell'imu sulla prima casa sono andati nelle casse del MPS. Banca fallita e salvata il cui capo precedente adesso dirige l'abi ed il cui capo attuale è stato indicato dalla Bindi.
Si ricordi il matrimonio senese tra pierferdy ed azzurra...
Ordo ab chaos...
Basta vedere invece di guardare altrove.
Saluti.