Wednesday, November 07, 2012

Benvenuti in Eumerica

Qualche flash "grezzo" sulla rielezione di Obama:

1) Vittoria netta, sia nei collegi elettorali (332 a 206) che nel voto popolare (50,3% a 48,1%), ma con margini inferiori rispetto al 2008, quando finì 365 a 173 e 52,9% a 45,7%. Il presidente ha vinto largamente perché alla fine si è aggiudicato tutti gli stati-chiave, ma i distacchi sono stati minimi e il testa-a-testa è durato fino a notte inoltrata (49,8-49,3 in Florida, 50,8-47,8 in Virginia, 50,1-48,2 in Ohio, 50,7-47 in Colorado). Romney ha recuperato molto rispetto a McCain, riducendo il distacco soprattutto nel voto popolare da -7,3% a circa un -2%, e strappando a Obama due stati - North Carolina e Indiana - ma non abbastanza da impedirgli la rielezione. Va detto però che con dati macroeconomici così avversi, soprattutto quello sulla disoccupazione all'8%, la vittoria di Obama è piena e ha il sapore della grande impresa.

2) Sarebbe sbagliato mettere sotto processo Romney. Che non era certo il candidato perfetto, lo sapevamo. Probabilmente non ha scaldato i cuori e le menti della Right Nation, ma se ci fosse riuscito, a quel punto avrebbe perso troppi voti moderati e centristi, che invece a mio avviso ha recuperato, e il risultato sarebbe stato uguale se non peggiore. Il solito dramma della coperta troppo corta, insomma. Si è rivelato comunque tosto, "presidenziale", ha dato il massimo, ha messo paura ad Obama e reso la sfida aperta fino all'ultimo.

3) Nei sondaggi della vigilia c'è un prima e un dopo Sandy. Sia gli istituti più favorevoli a Romney che quelli pro-Obama avevano registrato una cospicua rimonta dello sfidante a partire dal primo dibattito tv di Denver. Gallup e Rasmussen erano arrivati ad attribuire a Romney un 5-6% di vantaggio su Obama nel voto popolare, e gli altri una sostanziale parità. Solo l'uragano sembra aver stoppato il "momentum" di Romney.

4) Va preso in considerazione il peso dei media, schierati come mai prima forse nella storia americana, e in modo virulento, dalla parte di Obama: quale altro presidente in carica avrebbe avuto la stessa "copertura", in una fase delicatissima della campagna elettorale, sul disastro di incompetenze che ha portato all'uccisione dell'ambasciatore Stevens a Bengasi? A quale altro presidente sarebbe stato "perdonato"?

5) Meno netta nei numeri rispetto a quattro anni fa, la vittoria di oggi di Obama è però più strutturale, di portata storica, perché indica mutamenti profondissimi nella composizione e nella mentalità dell'elettorato americano, molto diverso da quello del 2004: ma è Obama ad aver cambiato connotati all'America, o lui stesso è il prodotto di questo cambiamento? La sua forza, grazie al suo carisma, nonostante in parte logorato dai quattro duri anni di presidenza, è aver dato rappresentanza a una parte di America, che fino ad oggi era rimasta divisa (ceti sociali ed etnie troppo distanti tra di loro) e lontana dalle urne, che oggi si risveglia maggioritaria nel paese. E' un'America più "europea", dove la cultura latina comincia a pesare, per la quale l'economia conta ma in termini di protezione sociale e non di dinamismo. Mentre nel 2008 l'"esperimento" Obama aveva attratto molti voti moderati e centristi, ed era arrivato alla Casa Bianca sull'onda di uno spirito bipartisan, quella di ieri è stata una vittoria di (e da) sinistra, resa possibile dalla mobilitazione di un elettorato di sinistra. Niente a che vedere, insomma, con la "terza via" di Clinton.

6) Non solo sull'economia, non solo con un occhio al portafogli hanno votato gli americani. Temi quali l'immigrazione, l'aborto, i gay, sono stati decisivi in negativo per Romney, l'hanno reso invotabile anche da parte di elettori che sull'economia probabilmente bocciano o criticano Obama. Il GOP resta drammaticamente arretrato su questi temi, che sono chiave per far breccia su elettorati ormai decisivi come gli ispanici e le donne.

7) Da oggi, insomma, l'America è un po' meno "eccezionale", un po' più simile all'Europa. E con altri quattro anni di Obama proseguirà a tappe forzate il processo di "europeizzazione" degli Stati Uniti.

2 comments:

Cachorro Quente said...

Ma questa pippa su Obama che "europeizza" gli USA dobbiamo assumerla per verità di fede da quello che dicono i commentatori repubblicani meno originali oppure ha delle basi concrete?

Visto da destra, da sinistra o dal centro, Obama è stato deludente e non verrà (almeno per la sua prima legislatura) ricordato come un grande presidente.
Ma il partito repubblicano è un disastro ed è una fortuna che non abbia conquistato la presidenza.

Anonymous said...

"Ma il partito repubblicano è un disastro ed è una fortuna che non abbia conquistato la presidenza."
e questa tua verita' di fede, ripetuta sino alla noia da dove salta fuori? non e' che il nastro al tuo registratore te l'hanno prodotto Rampini, Zucconi e compagnia ragliante?