Tuesday, November 06, 2012

Obama-Romney, la posta in gioco

La posta in gioco di queste elezioni presidenziali, forse le più gravide di conseguenze degli ultimi trent'anni, è molto alta e altrettanto chiara: è minacciata l'essenza stessa dell'America, l'"eccezionalismo" americano. Con altri quattro anni di Obama proseguirebbe a tappe forzate il processo di "europeizzazione" degli Stati Uniti. E il paradosso è che questo avverrebbe proprio nel momento in cui la crisi mostra il fallimento di un certo modello economico e sociale, quello europeo, caratterizzato da welfare generoso, scarsa crescita, livelli elevati di spesa pubblica e tassazione, e quindi di debito pubblico.

Non è la prima volta che gli Stati Uniti si trovano di fronte a questo bivio, anche se forse è dalla fine degli anni '70 che la minaccia della decadenza non è così tangibile. Appena usciti dal decennio reaganiano o dalla "terza via" clintoniana non era certo lo spettro dello statalismo e dell'assistenzialismo stile europeo a incombere sul voto per la Casa Bianca. E in realtà non sarebbe la prima volta nemmeno se oggi gli americani scegliessero il big government. Ma forse sarebbe la volta che si assumono i rischi maggiori. Perché se nei decenni passati i poteri, le dimensioni, e quindi la spesa dello Stato federale non hanno fatto altro che espandersi, più o meno sotto tutte le amministrazioni, durante questo primo mandato di Obama deficit e debito hanno ormai raggiunto livelli europei, e a legislazione invariata proseguirebbero la loro corsa verso l'alto. Insomma, potremmo essere ad un punto di svolta: altri quattro anni delle stesse politiche potrebbero completare la trasformazione in senso europeo del modello economico e sociale americano.

Il che potrebbe essere l'esito inevitabile di un mutamento profondo di mentalità della maggioranza degli americani, oppure l'innesco di un tale mutamento. Nulla è mai davvero irreversibile, per carità, ma se il numero di coloro che godono di protezioni e sussidi da parte del governo supera una certa soglia, ovviamente complicata da determinare, tornare indietro e abbandonare il big government potrebbe divenire estremamente difficile anche per gli Stati Uniti, come avverte David Malpass oggi sul Wall Street Journal. L'esperimento Obama può essere stato interessante, ma perseverare può portare gli Stati Uniti sulla stessa strada dell'Europa, quella di un lento declino. Economico e anche, inevitabilmente, geopolitico.

A prescindere dalle diverse visioni di politica estera, infatti, gli Stati Uniti, come qualsiasi superpotenza, potranno continuare ad esercitare la loro leadership mondiale, o comunque un ruolo preminente, tale da porre un argine al disordine e scoraggiare potenziali aggressori, solo se sapranno mantenere la loro economia dinamica e creativa. Senza potere economico non si tiene testa alla Cina, non si indirizzano per il meglio i cambiamenti in Medio Oriente e altrove.

Nella sua «lettera ai miei amici europei», inguaribili entusiasti pro-Obama, Michael Ledeen spiega come mai non è un caso l'amore dell'Europa per Obama (traduzione del Foglio):
«Chiunque dia il giusto valore alla libertà deve vedere Obama come una minaccia. Vuole trasformare gli Stati Uniti in una nuova versione dell'Europa: un governo centrale, invadente, livelli alti di tassazione, regolamenti intrusivi su praticamente tutto, combinati con un indebolimento sistematico e deliberato del potere militare, e una politica estera che rifiuta di prendere posizione contro i nemici della libertà. E' triste dirlo, ma questo siete voi. Quindi si può capire perché sareste a favore di Obama: è solo un altro segno della decadenza dell'Europa. (...) Mi pare che gli europei abbiano abdicato alle loro libertà a favore dei loro governi, a patto che gli stessi garantiscano una vita facile, ben fornita di assistenza sanitaria, un sacco di ferie e nessun obbligo internazionale. (...) Non vogliamo seguire il vostro esempio».

Per tenere in vita il sogno americano, insomma, occorre interrompere l'esperimento obamiano. Romney non è certo il migliore dei candidati possibili e l'incertezza è assoluta, ma la posta in gioco è alta e se, nonostante i fondamentali dell'economia così avversi, Obama riuscisse ad essere rieletto, bisognerebbe prendere seriamente in considerazione l'ipotesi che anche negli Usa sia stato superato il "punto di non ritorno", oltre il quale la spesa pubblica condiziona la democrazia.

2 comments:

Anonymous said...

Lei scrive:"un certo modello economico e sociale, quello europeo, caratterizzato da welfare generoso, scarsa crescita, livelli elevati di spesa pubblica e tassazione, e quindi di debito pubblico"
La "scarsa crescita" non rientra ovviamente nel modello (tranne forse per i folli del movimento per la descrescita), ossia non è un punto programmatico (come può essere il "welfare generoso") del presunto modello europeo, perché nessuno dei politici europei punta a mantenere la crescita bassa. Può essere forse un effetto degli altri punti esposti, ma non è un punto di partenza. Insomma lei confonde cause ed effetti.

Sul legame tra spesa pubblica, tassazione e debito pubblico ci sono stati europei che sembrano delle belle eccezioni a questo presunto legame, si potrebbe dunque pensare che il debito sia forse legato (almeno in parte) all'efficienza dei diversi stati.

Riguardo le politiche economiche del GOP cito Seminerio:"E’ la solita formula fallita della bushnomics, che affonda le proprie radici nella reaganomics pseudo lafferiana ma la modifica in senso deteriore: si fanno enormi deficit, e poi si attende che l’inesistente boom economico successivo li colmi con l’aumento di gettito che ovviamente non arriverà". E ancora:"obiettivo dei Repubblicani è ormai divenuto il taglio sistematico di imposte, non il pareggio di bilancio. E le due cose non coincidono, in alcun modo".

Quello di Ledeen è poi solo un insieme di stereotipi di come i conservatori vedono le amministrazioni democratiche, infatti è stato tradotto dal Foglio (che suppongo viva solamente grazie al numero risibile di copie che vende, o no?).

paulkarl

Cachorro Quente said...

Proprio illuminante il pezzo di Ledeen, mancava solo un riferimento alle mezze stagioni e al fatto che Sean Connery è più affascinante da vecchio che da giovane e sarebbe stato un capolavoro.

Comunque è evidente che un governo repubblicano è la scelta ideale quando il deficit è elevato, si è visto come Reagan e Bush hanno affrontato ammirabilmente il problema. In particolare QUESTO partito repubblicano, la cui responsabilità fiscale e serietà politica è stata così evidente dalle ultime elezioni di mid-term...