«I tre quarti dei soldi vengono versati da 11 Paesi (fra i quali non compaiono Cina e Russia, nonostante abbiano diritto di veto). Gli Usa pagano da soli il 25% delle spese, il Giappone il 20. Ma quando si decide come spendere, vale la regola della maggioranza. I membri della Fao sono 191. E il voto di San Marino vale quanto quello degli Usa».Una situazione che è stata persino certificata, lo scorso settembre, da una inchiesta indipendente disposta dallo stesso direttore della Fao. Nel rapporto si legge che la sua burocrazia è «pesante e costosa», e che ha difficoltà a «identificare le vere priorità». Visti i risultati fallimentari sul campo, sarebbe comunque un bel gesto se chi guida la Fao dal 1993, il senegalese Jacques Diouf, si facesse da parte.
La sensazione è che la Fao sia poco più d'un baraccone che sopravvive organizzando vertici dopo vertici, sempre più pletorici, grazie ai quali periodicamente ricorda alle opinioni pubbliche occidentali, quelle che versano i soldi, che si sta occupando del problema, ma che le difficoltà aumentano e servono più risorse.
Certo la speculazione; certo i biocarburanti; certo l'aumento dei consumi nei paesi emergenti; certamente il protezionismo dei paesi ricchi; certo le speculazioni sui mercati; e ci si mette anche la siccità. Epperò anche la Fao ha le sue responsabilità. Per esempio, pur avendone riconosciuta l'utilità in un rapporto specifico del 2004, non ha promosso l'utilizzo delle biotecnologie, gli ogm, cedendo alle lobby moraliste che pretendono di rappresentare gli interessi dell'ambiente e dei poveri del mondo, in realtà danneggiando l'uno e gli altri.
Secondo Robert Paarlberg, autore di "Starved for Science: How Biotechnology Is Being Kept Out of Africa", gli agricoltori africani producono oggi, su base procapite, il 19% in meno rispetto al 1970. E' così in quasi tutta l'Africa sub sahariana e le altre variabili (conflitti etnici, dittatori come Mugabe, corruzione, inflazione, Aids, accesso ai mercati, aiuti dall'estero) sono quasi insignificanti. La produzione è ferma, perché non sono arrivati i progressi tecnologici: sementi migliorate, fertilizzanti chimici, corrente elettrica, irrigazione.