Molti cittadini romani, lavorando nei ministeri (molti ci lavorano sul serio), immaginiamo siano contenti di vedere qualcuno ergersi a difesa dell'onore della "Capitale". Ebbene, devono sapere però che si tratta di pura demagogia sulla loro pelle. Si trattasse di un dibattito serio sulla suggestione della capitale "reticolare", come sembra credere Formigoni, magari si comincerebbe a parlare del trasferimento della Consob e dell'Antitrust a Milano. Invece, siamo alla pura demagogia. Questa telenovela dei ministeri è umiliante per il Nord, anche per gli elettori leghisti, cui scommetto che non può fregare di meno di avere qualche finto ministero; ma è umiliante anche per Roma, che vede Alemanno e Polverini lucrare visibilità su un'ipotesi che sanno bene essere irrealistica, approfittando del momento di caos nel Pdl e nella maggioranza. Si agitano, sgomitano, sia per farsi posto nel partito, sia per celare dietro la difesa della romanità le loro incapacità di governo della città e della Regione Lazio. E mentre si azzuffano sul nulla con i leghisti, nel frattempo in città si tollerano gli espropri comunisti.
Tra l'altro, nella lista delle richieste leghiste uscita da Pontida, una vera e propria agenda dei prossimi 180 giorni di governo, con scadenze precise, non c'è il trasferimento dei ministeri, che Bossi ha invece citato en passant nel suo discorso. Non si parla neanche di ritiro dalla missione libica, ma si chiede una generica «riduzione dei contingenti impegnati all'estero». Il che è possibile, e anzi auspicabile per quanto riguarda l'inutile, ipocrita e anche pericolosa missione in Libano. E' assurdo che proprio nel momento in cui le richieste leghiste si concentrano sulla riforma fiscale, sulla fine delle misure "vessatorie" di Equitalia («una cosa vergognosa che neanche la sinistra aveva fatto», ha ammonito Bossi) - e quindi per la prima volta il pressing su Tremonti è anche leghista - nel Pdl ci sia chi preferisce polemizzare e alzare la tensione sui ministeri al Nord, invece di incalzare la Lega sui tagli ai costi della politica e se non sull'abolizione, almeno su una drastica riduzione delle province.
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Monday, June 20, 2011
Monday, May 23, 2011
La capitale reticolare era cosa seria
Uno spettacolo desolante: a pochi giorni dal voto decisivo a Milano e Napoli Pdl e Lega non trovano di meglio che accapigliarsi sull'ipotesi di trasferire al nord un paio di ministeri inutili (quelli guidati da Bossi e Calderoli, pare di capire). Niente di più lontano dagli interessi dei cittadini. Di certo né al nord né ai romani interessa la sede di qualche ministero senza portafoglio. La Lega è riuscita a svilire anche un'idea innovativa e interessante come la capitale «reticolare», che è una realtà in Germania. La Corte costituzionale federale tedesca, per esempio, ha sede a Karlsruhe, la Bundesbank a Francoforte, e molti ministeri si dividono tra Berlino e Bonn.
Decentrare non tanto i ministeri, ma autorità e poteri di controllo, direzioni di enti pubblici e di imprese a partecipazione statale, alla ricerca di una maggiore funzionalità, non dovrebbe essere tabù. Come non lo è stato e non lo è in altre importanti capitali europee. Non si vede, per esempio, perché autorità indipendenti come la Consob e l'Antitrust non potrebbero avere sede a Milano. Ma è un tema serio, che va approfondito, discusso, preparato, e non gettato come un sasso nello stagno alla vigilia di un voto amministrativo in cui è in gioco la tenuta stessa dell'Esecutivo.
Neanche come arma propagandistica si è rivelata un gran ché, perché certo l'ubicazione dei ministeri non è in cima alla preoccupazione degli elettori e, anzi, lo scontro sul tema sta offrendo un'immagine ancor più rissosa e sconclusionata della compagine governativa. Quando dai partiti di governo, Pdl e Lega, ci si aspettava che si impegnassero a "deministerializzare", e non a "ministerializzare" oltre Roma anche il resto d'Italia; e che cominciassero come promesso a defiscalizzare, mentre solo dopo tre anni di governo il ministro Tremonti scopre che le «ganasce fiscali» (che lui stesso ha implementato) stanno soffocando la nostra già timida ripresa. Dal Senato federale e dal federalismo fiscale, dalla riduzione dei ministeri, delle province e dei loro costi, insomma dalle riforme epocali, siamo passati al reclamo delle stoviglie: un po' a me un po' a te.
Non credo proprio che la principale preoccupazione dei cittadini di Milano sia accollarsi il peso di qualche corpaccione ministeriale. No, non credo proprio. Anzi, se fosse una prospettiva seria ne sarebbero preoccupati. Ma siccome non è seria, sono avviliti, disgustati, e domenica non andranno a votare. Il centrodestra va incontro ad un massacro che con un poco più di sale in zucca poteva essere evitato.
Decentrare non tanto i ministeri, ma autorità e poteri di controllo, direzioni di enti pubblici e di imprese a partecipazione statale, alla ricerca di una maggiore funzionalità, non dovrebbe essere tabù. Come non lo è stato e non lo è in altre importanti capitali europee. Non si vede, per esempio, perché autorità indipendenti come la Consob e l'Antitrust non potrebbero avere sede a Milano. Ma è un tema serio, che va approfondito, discusso, preparato, e non gettato come un sasso nello stagno alla vigilia di un voto amministrativo in cui è in gioco la tenuta stessa dell'Esecutivo.
Neanche come arma propagandistica si è rivelata un gran ché, perché certo l'ubicazione dei ministeri non è in cima alla preoccupazione degli elettori e, anzi, lo scontro sul tema sta offrendo un'immagine ancor più rissosa e sconclusionata della compagine governativa. Quando dai partiti di governo, Pdl e Lega, ci si aspettava che si impegnassero a "deministerializzare", e non a "ministerializzare" oltre Roma anche il resto d'Italia; e che cominciassero come promesso a defiscalizzare, mentre solo dopo tre anni di governo il ministro Tremonti scopre che le «ganasce fiscali» (che lui stesso ha implementato) stanno soffocando la nostra già timida ripresa. Dal Senato federale e dal federalismo fiscale, dalla riduzione dei ministeri, delle province e dei loro costi, insomma dalle riforme epocali, siamo passati al reclamo delle stoviglie: un po' a me un po' a te.
Non credo proprio che la principale preoccupazione dei cittadini di Milano sia accollarsi il peso di qualche corpaccione ministeriale. No, non credo proprio. Anzi, se fosse una prospettiva seria ne sarebbero preoccupati. Ma siccome non è seria, sono avviliti, disgustati, e domenica non andranno a votare. Il centrodestra va incontro ad un massacro che con un poco più di sale in zucca poteva essere evitato.
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