Fa bene ricordarselo, ogni tanto: "no taliban, no Di Segni"
Sul numero di maggio del mensile ebraico Shalom il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, interviene con forza contro i Dico. E in ciò non vi sarebbe nulla di particolare, se non che il rabbino ricorre a degli argomenti letteralmente inquietanti.
«Non è certo il matrimonio omosessuale accettato formalmente in altri Paesi, ma in ogni caso è una prima forma di riconoscimento legale di unioni omosessuali», che il rabbino si spinge però fino a paragonare alla legalizzazione di omicidio, furto e incesto.
Ma c'è di peggio, se possibile. Dopo aver premesso che «una posizione politica abituale tra gli ebrei, e spesso condivisa anche tra i più osservanti, è quella di non intervenire nelle scelte di libertà che lo Stato fa per i suoi cittadini, riservando solo alla coscienza individuale il diritto e dovere di fare scelte rigorose personali su argomenti nei quali la legge dello Stato concede spazi permissivi e di libertà», Di Segni ricorda che «secondo la Torà gli ebrei devono osservare 613 regole, ma questo non vuol dire che i non ebrei non debbano avere alcuna regola, perché in realtà le hanno anche loro, inquadrate in sette capitoli fondamentali (i cosiddetti precetti Noachidi), ed è nostro dovere come ebrei indurre i non ebrei a rispettare le loro regole. Come questo si possa realizzare è difficile dirlo, certo è che non possiamo rimanere indifferenti al superamento di determinati limiti, acconsentendo per esempio che la legge dello Stato ammetta l'omicidio, il furto, l'incesto».
Neanche Ratzinger e Ruini si erano spinti tanto in là. Se abbiamo capito bene il rabbino sta teorizzando che gli ebrei dovrebbero «indurre i non ebrei a rispettare» i cosiddetti precetti Noachidi e che se ciò non accade è solo perché è difficile capire come si possa realizzare. Insomma, par di capire, solo perché i rapporti di forza e di potere non lo consentirebbero.
Quindi si evoca implicitamente il paragone: gli ebrei non possono rimanere indifferenti a «una prima forma di riconoscimento legale di unioni omosessuali», come non potrebbero acconsentire alla legalizzazione di omicidio, furto e incesto.
Inoltre, il rabbino spiega che dall'accettazione di «modelli di organizzazione della società non ebraica» gli ebrei pagano «il prezzo» di una «drastica contrazione numerica... Le cause del disastro sono molteplici: ci si sposa di meno e molto più tardi, si fanno molti meno figli (anche perché ci si sposa tardi), i vincoli matrimoniali sono molto instabili (separazioni, divorzi)». Ed è «innegabile dal punto di vista sociale che queste unioni sono il segno di un rapporto debole con l'ebraismo».
In fondo, non sono pur sempre i "fratelli maggiori"?